_Della pomposa festa che si fè in Inghilterra in Londra._
Avendo il valoroso Adoardo re d’Inghilterra promessa pace al re di
Francia, come di sopra dicemmo, e ordinato alla Sangiorgio d’aprile
la solenne e vana festa de’ cavalieri erranti alla città di Londra,
grandissima quantità di baroni, e di cavalieri, e di nobili uomini
d’arme del reame s’accolsono per essere alla festa. I baroni come
meglio poterono, ciascuno bene montato, e con nobili armadure e
sopravveste, e insegne vaghe e maravigliose, e le donne vestite di
ricchi drappi, e ornate di ghirlande, fermagli e cinture di perle
e d’altre pietre preziose di gran valuta, ciascuna come meglio
potè. Nella città di Londra era per tutto apparecchiato a ricevere
i forestieri onoratamente, ciascuno secondo il grado suo. Quivi
rinnovellandosi l’antiche favole della Tavola rotonda, furono fatti
ventiquattro cavalieri erranti, i quali seguendo i fallaci romanzi
che della vecchia parlano, richiedeano, ed erano richiesti di giostra
e battaglia per amore di donna. E intorno alla piazza erano levati
incastellamenti di legname con panche da sedere, coperti di ricchi
drappi a oro, e forniti di dietro di ricche spalliere, dove il re e le
reine e altre nobili dame stavano a vedere; e davanti al re veniano
dame e cavalieri con finti e composti richiami di gravi oltraggi,
e differenti l’uno dall’altro, domandando l’ammenda del misfatto, o
battaglia, e il re discernea la giostra, e quale era vinto perdeva
sua dama: le quali facevano alle loro giostre cavalcare, quasi come
presente premio di colui che vincesse: le conquistate erano di presente
menate a corte, e assegnate alla reina come gaggio del vincitore: e
altre molte cose simili a queste vane e pompose, e piene di tante
inveccerie, che forse a Dio ne dispiacque. Le mense furono poste
ornatissime, vezzose e dilicate, con molte e varie vivande. Alle prime
mense fu posto sopra tutte quella della reina vecchia d’Inghilterra,
appresso quella del re di Francia, alla quale cinque figliuoli del re
d’Inghilterra servirono in su grandi destrieri; e il re d’Inghilterra
medesimo, ch’era all’altra tavola con quello di Scozia, alcuna volta
si levò dalla mensa, e andò a vicitare quella del re di Francia.
Questa solennità di festa si coprì sotto il titolo della pace, e per
tanto alcuna scusa ricevette della disordinata burbanza e vanità.
E nota lettore, che le parole del savio che dicono, gli estremi
dell’allegrezza sono occupati dal pianto, si verificarono nel re
d’Inghilterra, a cui la moria, che poco appresso seguette, tolse i
figliuoli con molto dolore e tristizia.