CAP. XLVII.

_Della pomposa festa che si fè in Inghilterra in Londra._

Avendo il valoroso Adoardo re d’Inghilterra promessa pace al re di

Francia, come di sopra dicemmo, e ordinato alla Sangiorgio d’aprile

la solenne e vana festa de’ cavalieri erranti alla città di Londra,

grandissima quantità di baroni, e di cavalieri, e di nobili uomini

d’arme del reame s’accolsono per essere alla festa. I baroni come

meglio poterono, ciascuno bene montato, e con nobili armadure e

sopravveste, e insegne vaghe e maravigliose, e le donne vestite di

ricchi drappi, e ornate di ghirlande, fermagli e cinture di perle

e d’altre pietre preziose di gran valuta, ciascuna come meglio

potè. Nella città di Londra era per tutto apparecchiato a ricevere

i forestieri onoratamente, ciascuno secondo il grado suo. Quivi

rinnovellandosi l’antiche favole della Tavola rotonda, furono fatti

ventiquattro cavalieri erranti, i quali seguendo i fallaci romanzi

che della vecchia parlano, richiedeano, ed erano richiesti di giostra

e battaglia per amore di donna. E intorno alla piazza erano levati

incastellamenti di legname con panche da sedere, coperti di ricchi

drappi a oro, e forniti di dietro di ricche spalliere, dove il re e le

reine e altre nobili dame stavano a vedere; e davanti al re veniano

dame e cavalieri con finti e composti richiami di gravi oltraggi,

e differenti l’uno dall’altro, domandando l’ammenda del misfatto, o

battaglia, e il re discernea la giostra, e quale era vinto perdeva

sua dama: le quali facevano alle loro giostre cavalcare, quasi come

presente premio di colui che vincesse: le conquistate erano di presente

menate a corte, e assegnate alla reina come gaggio del vincitore: e

altre molte cose simili a queste vane e pompose, e piene di tante

inveccerie, che forse a Dio ne dispiacque. Le mense furono poste

ornatissime, vezzose e dilicate, con molte e varie vivande. Alle prime

mense fu posto sopra tutte quella della reina vecchia d’Inghilterra,

appresso quella del re di Francia, alla quale cinque figliuoli del re

d’Inghilterra servirono in su grandi destrieri; e il re d’Inghilterra

medesimo, ch’era all’altra tavola con quello di Scozia, alcuna volta

si levò dalla mensa, e andò a vicitare quella del re di Francia.

Questa solennità di festa si coprì sotto il titolo della pace, e per

tanto alcuna scusa ricevette della disordinata burbanza e vanità.

E nota lettore, che le parole del savio che dicono, gli estremi

dell’allegrezza sono occupati dal pianto, si verificarono nel re

d’Inghilterra, a cui la moria, che poco appresso seguette, tolse i

figliuoli con molto dolore e tristizia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 51 / 233 题