_D’una folgore percosse il campanile de’ frati predicatori di Firenze._
Nel detto anno, a dì 20 d’aprile, nell’ora quasi di mezza notte, il
tempo ch’era sereno si turbò con disordinata e subita pioggia, e una
folgore percosse nella punta del campanile de’ frati predicatori,
dov’era un agnolo di marmo di statura in altezza di quattro braccia
con grandi alie di ferro, il quale volgea sopra una grossa stanga
di ferro, mostrando col braccio steso il segno de’ venti, la quale
figura in molte parti spezzò, e la stanga volta in arco volse con
una gran corteccia del campanile, e assai di lontano gittò le pietre,
spargendole: e discesa nella maggiore cappella in più parti la incese,
e abbronzò le figure, e il simile fè nel dormentorio senza far danno a
persona, vituperando le cose pompose. Stimossi per molti che ciò non
fosse senza singolare dimostramento d’occulto giudicio, considerato
che i frati del detto luogo disordinatamente passando l’umiltà della
regola loro data da san Domenico, i loro chiostri e’ dormentori sono
pomposi, vezzosamente intendendo alle delicatezze e piaceri temporali.
E di ciò accorgendosi il venerabile maestro Piero degli Strozzi del
detto ordine, uomo di santa vita, considerando che ne’ suoi giorni tre
volte il detto caso era avvenuto, non volle che figura niuna più si
ponesse nel detto luogo, ma armò la vetta del campanile contro la forza
delle folgori con reliquie sante. Continovando alla predetta materia,
le simili cose ne’ detti giorni occorsero infino al mese di luglio, che
spesso cadde grandine sformata nel nostro contado, e nell’altre parti
della Toscana e della Romagna con grandissimi danni di frutti, e di
bestiame e d’alquante persone: nel nostro contado cadde in grandezza di
due tanti d’un uovo di gallina: altrove udimmo che cadde vie maggiore.