CAP. XLVI.

_D’una folgore percosse il campanile de’ frati predicatori di Firenze._

Nel detto anno, a dì 20 d’aprile, nell’ora quasi di mezza notte, il

tempo ch’era sereno si turbò con disordinata e subita pioggia, e una

folgore percosse nella punta del campanile de’ frati predicatori,

dov’era un agnolo di marmo di statura in altezza di quattro braccia

con grandi alie di ferro, il quale volgea sopra una grossa stanga

di ferro, mostrando col braccio steso il segno de’ venti, la quale

figura in molte parti spezzò, e la stanga volta in arco volse con

una gran corteccia del campanile, e assai di lontano gittò le pietre,

spargendole: e discesa nella maggiore cappella in più parti la incese,

e abbronzò le figure, e il simile fè nel dormentorio senza far danno a

persona, vituperando le cose pompose. Stimossi per molti che ciò non

fosse senza singolare dimostramento d’occulto giudicio, considerato

che i frati del detto luogo disordinatamente passando l’umiltà della

regola loro data da san Domenico, i loro chiostri e’ dormentori sono

pomposi, vezzosamente intendendo alle delicatezze e piaceri temporali.

E di ciò accorgendosi il venerabile maestro Piero degli Strozzi del

detto ordine, uomo di santa vita, considerando che ne’ suoi giorni tre

volte il detto caso era avvenuto, non volle che figura niuna più si

ponesse nel detto luogo, ma armò la vetta del campanile contro la forza

delle folgori con reliquie sante. Continovando alla predetta materia,

le simili cose ne’ detti giorni occorsero infino al mese di luglio, che

spesso cadde grandine sformata nel nostro contado, e nell’altre parti

della Toscana e della Romagna con grandissimi danni di frutti, e di

bestiame e d’alquante persone: nel nostro contado cadde in grandezza di

due tanti d’un uovo di gallina: altrove udimmo che cadde vie maggiore.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 50 / 233 题