CAP. XLI.

_Come furono sconfitti i Sanesi da’ Perugini._

Come detto è, il seguente dì a di 10 del mese d’aprile detto anno, i

Perugini, come saviamente aveano diliberato e provveduto, si partirono

da Greggiano, dirizzandosi con tre schiere fatte di loro verso Turrita,

e strinsonsi infino a piè della terra nel piano, e cominciarono a

trombare e richiedere i nemici di battaglia. I Sanesi vedendo i loro

nemici venire baldanzosi colle schiere fatte n’ebbono sospetto, e per

non avere quella vergogna, presono consiglio d’armarsi, e d’uscire

fuori del castello a loro vantaggio in luogo ch’e’ non potessono essere

sforzati, e ivi starsi, e rendere suono per suono, e per parole parole

senza combattere, non pensando potere essere tratti a battaglia per la

fortezza del luogo, e per le spalle della terra. Ma non sono nell’uomo

le vie sue, ma nella provvidenza di Dio, la quale sovente dispone

oltre agl’ingegni e consigli degli uomini; e così avvenne a questi

due popoli, e a ciascuno fuori di sua opinione o pensiero. Perocch’e’

Sanesi fidandosi, come è detto, della fortezza del luogo e delle spalle

della terra, uscirono fuori all’inviluppata, e con poco ordine, e senza

il loro capitano Anichino di Bongardo, il quale, o per sdegno preso

della folle accettagione da’ Sanesi non esaudita, o per altra pazzia,

o malizia, co’ suoi Tedeschi non prendea arme. Intanto da quaranta

cavalieri scorridori di quelli de’ Sanesi si misono di costa in su

un collicello, ch’era in mezzo tra l’una e l’altra oste, per vedere

con loro sicurtà il reggimento de’ nemici loro; e ciò veduto per li

Perugini, si mossono di loro schiera circa a cento cavalieri, e per

traverso giunsono sopra i detti scorridori de’ Sanesi, e loro quasi

improvviso assalirono; perchè non potendo sostenere il soperchio, si

ritrassono alla schiera. Gli Ungheri arditi e vogliosi gli seguitarono,

e tanto avanti trascorsono, che a salvamento ritrarre non si poterono;

e’ Perugini non vedendo senza grande pericolo poterli soccorere, gli

avevano posti per abbandonati, ma il loro capitano disse: Facciamci

innanzi colle schiere, sicchè s’e’ si vogliono raccogliere noi li

possiamo più da presso ricevere; e così seguette. I Sanesi vedendo

muovere le schiere verso loro, non avendo pensiere di combattere, e

temendo di non esservi recati per forza, non essendo con loro Anichino

colla sua gente, volsono le insegne, e tornaronsi in Torrita. I

Perugini veggendo che sconciamente e per viltà si partivano, montarono

in ardire, e misonsi innanzi; e non trovando contasto, in fino alle

barre del borgo di Torrita giunsono baldanzosi, e cominciarono con

grande romore ad assalire il borgo. Veggendo ciò Anichino, colla sua

gente disordinatamente si mise di fuori tra’ nemici, e di presente fu

preso col maliscalco dell’oste e con cinquanta altri cavalieri, perchè

di tradimento mala boce li corse. Preso il capitano e la sua gente

fuori del borgo, e rotta, i Perugini assalirono il borgo; e scesi molti

cavalieri de’ loro a piede, e trovando al riparo lieve contasto, per

forza lo presono; e più avanti passando messer Cagnuolo da Coreggio

soldato de’ Perugini con sessanta cavalieri per entrare nel castello,

i Sanesi uscirono per costa, e tutti a man salva li presono. Allora

si ritrassono i Perugini e rubarono e arsono il borgo, e tornaronsi

co’ prigioni, e colla preda e colla non pensata vittoria a Greggiano,

portandone bandiere assai de’ conestabili ch’aveano trovate negli

alberghi. Nella detta battaglia non ebbe oltre a cento uomini morti tra

dall’una parte e dall’altra, ma assai cavalli morti e fediti, e più di

quelli de’ Perugini. I Sanesi rotti vilissimamente, venendo la notte,

distribuirono i cavalieri alla guardia delle loro terre, e scrissono al

comune loro, che se di subito non s’avesse gente nuova al riparo, che

il loro contado sarebbe arso e guasto da’ Perugini.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 45 / 233 题