_Come furono sconfitti i Sanesi da’ Perugini._
Come detto è, il seguente dì a di 10 del mese d’aprile detto anno, i
Perugini, come saviamente aveano diliberato e provveduto, si partirono
da Greggiano, dirizzandosi con tre schiere fatte di loro verso Turrita,
e strinsonsi infino a piè della terra nel piano, e cominciarono a
trombare e richiedere i nemici di battaglia. I Sanesi vedendo i loro
nemici venire baldanzosi colle schiere fatte n’ebbono sospetto, e per
non avere quella vergogna, presono consiglio d’armarsi, e d’uscire
fuori del castello a loro vantaggio in luogo ch’e’ non potessono essere
sforzati, e ivi starsi, e rendere suono per suono, e per parole parole
senza combattere, non pensando potere essere tratti a battaglia per la
fortezza del luogo, e per le spalle della terra. Ma non sono nell’uomo
le vie sue, ma nella provvidenza di Dio, la quale sovente dispone
oltre agl’ingegni e consigli degli uomini; e così avvenne a questi
due popoli, e a ciascuno fuori di sua opinione o pensiero. Perocch’e’
Sanesi fidandosi, come è detto, della fortezza del luogo e delle spalle
della terra, uscirono fuori all’inviluppata, e con poco ordine, e senza
il loro capitano Anichino di Bongardo, il quale, o per sdegno preso
della folle accettagione da’ Sanesi non esaudita, o per altra pazzia,
o malizia, co’ suoi Tedeschi non prendea arme. Intanto da quaranta
cavalieri scorridori di quelli de’ Sanesi si misono di costa in su
un collicello, ch’era in mezzo tra l’una e l’altra oste, per vedere
con loro sicurtà il reggimento de’ nemici loro; e ciò veduto per li
Perugini, si mossono di loro schiera circa a cento cavalieri, e per
traverso giunsono sopra i detti scorridori de’ Sanesi, e loro quasi
improvviso assalirono; perchè non potendo sostenere il soperchio, si
ritrassono alla schiera. Gli Ungheri arditi e vogliosi gli seguitarono,
e tanto avanti trascorsono, che a salvamento ritrarre non si poterono;
e’ Perugini non vedendo senza grande pericolo poterli soccorere, gli
avevano posti per abbandonati, ma il loro capitano disse: Facciamci
innanzi colle schiere, sicchè s’e’ si vogliono raccogliere noi li
possiamo più da presso ricevere; e così seguette. I Sanesi vedendo
muovere le schiere verso loro, non avendo pensiere di combattere, e
temendo di non esservi recati per forza, non essendo con loro Anichino
colla sua gente, volsono le insegne, e tornaronsi in Torrita. I
Perugini veggendo che sconciamente e per viltà si partivano, montarono
in ardire, e misonsi innanzi; e non trovando contasto, in fino alle
barre del borgo di Torrita giunsono baldanzosi, e cominciarono con
grande romore ad assalire il borgo. Veggendo ciò Anichino, colla sua
gente disordinatamente si mise di fuori tra’ nemici, e di presente fu
preso col maliscalco dell’oste e con cinquanta altri cavalieri, perchè
di tradimento mala boce li corse. Preso il capitano e la sua gente
fuori del borgo, e rotta, i Perugini assalirono il borgo; e scesi molti
cavalieri de’ loro a piede, e trovando al riparo lieve contasto, per
forza lo presono; e più avanti passando messer Cagnuolo da Coreggio
soldato de’ Perugini con sessanta cavalieri per entrare nel castello,
i Sanesi uscirono per costa, e tutti a man salva li presono. Allora
si ritrassono i Perugini e rubarono e arsono il borgo, e tornaronsi
co’ prigioni, e colla preda e colla non pensata vittoria a Greggiano,
portandone bandiere assai de’ conestabili ch’aveano trovate negli
alberghi. Nella detta battaglia non ebbe oltre a cento uomini morti tra
dall’una parte e dall’altra, ma assai cavalli morti e fediti, e più di
quelli de’ Perugini. I Sanesi rotti vilissimamente, venendo la notte,
distribuirono i cavalieri alla guardia delle loro terre, e scrissono al
comune loro, che se di subito non s’avesse gente nuova al riparo, che
il loro contado sarebbe arso e guasto da’ Perugini.