_Come i Perugini tornarono a oste a Cortona._
Tornando alla nuova guerra de’ Perugini e’ Sanesi, ed essendo molto
faticato il comune di Firenze per suoi ambasciadori a Perugia per
mettere accordo e pace tra loro, disponendosi i Sanesi liberamente
alla volontà del comune di Firenze, i Perugini per loro alterigia mai
si vollono dichinare ad alcuno accordo, parendo loro ch’e’ Sanesi gli
avessono troppo oltraggiati; non volendosi ricordare dell’ingiuria
loro fatta di Montepulciano, e d’altre cose ond’eglino aveano assai
villaneggiati i Sanesi, e però ne’ loro consigli usarono atti e
parole non belle contro gli ambasciadori del comune di Firenze, non
lasciandogli dire, sufolando, e picchiando le panche quando faceano
loro diceria; e nella città i loro famigli udivano ontose e vituperose
parole sovente dall’indiscreto popolo minuto. Ma per l’affezione
ch’aveva il nostro comune a quello, e al mettere pace tra’ suoi
vicini, ogni cosa faceva dolcemente comportare. E stando ne’ detti
ragionamenti male intesi, i Perugini accolsono gente d’arme e tornarono
a Cortona, e fortificato ch’ebbono e rinfrescato l’assedio, a dì 8
d’aprile valicarono in su quello di Montepulciano con milleottocento
barbute e grande popolo, e posono loro campo a Greggiano. I Sanesi
con loro cavalleria si stavano in Torrita con milleseicento barbute,
e masnadieri e popolo assai, e nella terra e nelle circustanze assai
erano sicuri, se poca provvedenza e matta baldanza non li avesse
sconci, come appresso diviseremo.