CAP. XXXVII.

_Come l’armata del comune di Firenze venne a Porto pisano._

Addietro narrato avemo il malvagio movimento de’ Pisani per levare

la franchigia a’ Fiorentini di loro mercatanzie, e come per la

detta cagione i Fiorentini del tutto partirono da Pisa, e gli altri

mercatanti forestieri che con loro trafficavano, aveano fatto porto

e Talamone; e come i Pisani per levare il detto porto, con favore

di messer Simone Boccanegra doge di Genova amico de’ Pisani, perchè

l’aveano ricevuto e favoreggiato quando fu sposto doge, con otto galee

impedivano il mare, il perchè mercatanzie nè uscire nè entrare poteano

in Talamone. I Fiorentini di ciò aontati pativano disagio e dannaggio,

piuttosto che riconciliarsi co’ Pisani, essendo di ciò richiesti

e per li Pisani e per lo detto doge di Genova a loro richiesta,

offerendo ogni franchigia e ogni vantaggio ch’e’ Fiorentini volessono

domandare. Onde seguitò, che i Fiorentini pertinacemente seguitando, e

perseverando nel loro proponimento, non avendo al gran costo rispetto

ma all’onore del comune, segretamente feciono armare in Provenza dieci

galee, e quattro nel Regno, le quali dieci galee, a dì 18 del mese

di marzo detto anno, si mossono di Provenza cariche, e se ne vennono

levate l’insegne del comune di Firenze in Porto pisano, e ivi stettono

per alquanti giorni, facendo fare la grida sotto piccolo nolo, che chi

volesse mandare mercatanzie a Talamone in sulle galee del comune di

Firenze le potesse sicuramente caricare, e ’l simile feciono in Foce;

e d’indi si partirono, e scaricarono a Talamone; onde molte barche

e legni v’apportarono con roba d’ogni parte, vedendo il mare sicuro.

Le quattro galee del Regno in questi medesimi dì vennono da Napoli, e

incontrarono una galea e uno legno di Pisani cariche di mercatanzia

ch’andavano a Corneto, e presonle, e fecionle scaricare a Talamone

senza fare loro altro danno; d’indi se n’andarono a Porto pisano per

lo modo dell’altre, e appresso in Provenza a caricare. Appresso di

questo i Fiorentini lungamente ritennero cinque galee provenzali, che

stettono a guardia del mare il più sopra Porto pisano, sicchè ogni

legno e ogni barca liberamente caricava a Talamone. I Pisani avendo

fatta la loro pruova, e rimasi beffati di loro pensiero, con loro usata

astuzia mandarono il bando, che ogni uomo potesse liberamente navicare

a Talamone colle sue mercatanzie; nè già per questo i Fiorentini non

lasciarono le loro galee della guardia. Avemo questa materia forse

più stesa che non richieda al fatto del nostro trattato, ma la novità

del fatto ci scusi; sì perchè è la prima armata che mai nostro comune

facesse in mare, e sì per mostrare il fermo proponimento del nostro

comune; il quale nè la disordinata spesa, che in poco tempo passò i

sessantamila fiorini, nè danno, nè sconcio di mercatanti, nè le grandi

profferte de’ Pisani e d’altri per loro, muovere di sua perseveranza

poterono. L’animo del nostro comune si vide netto e intero per fare de’

loro errori ricredenti i Pisani, dimostrando, che senza loro e il loro

porto i Fiorentini potevano fare; e appresso conobbono, che niuna altra

guerra tanto danno e abbassamento poteva loro fare, quanto quella che

si cominciava a praticare: ancora perchè sottilmente cercando, quanto

allo stato de’ detti due comuni, la materia ha più dentro che non

mostra di fuori, e però pensiamo d’essere scusati se di ciò avessimo

soperchio parlato.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 41 / 233 题