_Come si levò l’oste da Cortona._
I capitani dell’oste de’ Sanesi avendo fatto vista di valicare a
Cortona contro all’oste de’ Perugini per la via dall’Olmo d’Arezzo,
avendo innanzi segretamente provveduto loro cammino, subitamente si
misono per lo contado d’Orvieto, e cavalcando sollecitamente, prima
furono al ponte Cavaliere in sulle Chiane di là dal Castello della
Pieve ed ebbonlo passato, ch’e’ Perugini se n’avvedessono; ed entrati
in su quello di Perugia, entrarono senza contasto in uno castelletto
de’ Perugini chiamato Piegaia; e nel borgo arsono alquante case, e
valicarono innanzi alle taverne di Bertuccio, e di là se ne vennono
a Panicale sopra il lago; e benchè potessono fare assai danno per lo
paese, se ne temperarono, per non accrescere materia di maggiore odio
co’ Perugini. Essendo l’oste de’ Sanesi appressata, senza mezzo delle
Chiane o di fiumari, e bene in concio per combattere, e’ Perugini mal
provveduti da riceverli alla battaglia e alla loro difensione, presono
partito di partirsi dall’assedio di Cortona per lo meno reo; e in
quella notte fortificarono il battifolle da Mezzacosta, e arrosonvi
gente alla guardia, e tutti gli altri battifolli abbandonarono,
e partironsi da campo popolo e cavalieri assai vergognosamente, e
ridussonsi in certe loro castella più vicine. La gente de’ Sanesi
scesono la mattina in sul piano del lago, e colle schiere fatte se ne
vennono all’Orsaia, e non trovandovi i nemici, si posarono quivi il
sabato santo a dì 30 di marzo 1358, e in Cortona misono quella gente
a cavallo e a piè che vollono con ogni altro fornimento compiutamente;
e appresso il dì della Pasqua si tornarono all’Olmo, e appresso se ne
vennero a Torrita in su il loro terreno, sani e salvi senza alcuno
contasto. E per questo modo fu libera Cortona dall’arroganza de’
Perugini per le mani de’ Sanesi.