CAP. XXIX.

_La cagione che mosse i borgesi di Parigi a nuovo stato._

Essendo in alcuna cospirazione segreta di trattato il proposto de’

mercatanti di Parigi col re di Navarra, favoreggiato occultamente dal

re d’Inghilterra, prese ardire, e ’l caso gli apparecchiò la materia

acconcia al suo proponimento. Uno borgese di Parigi vendè al Delfino

di Vienna, primogenito del re di Francia, due suoi destrieri, e ’l

Delfino comandò a un suo tesoriere che ’l pagasse: il borgese andò

molte volte al tesoriere per farsi pagare; il tesoriere il menava per

parole; e parendo essere al borgese disperato de’ suoi danari, si turbò

col tesoriere, e dissegli, che s’e’ non pagasse, che ’l comperrebbe di

suo corpo: il tesoriere altiero e presuntuoso non si curò del pagamento

nè delle minacce del borgese. Avvenne, che valicando del mese di

febbraio anno detto il tesoriere per una ruga di Parigi, si scontrò nel

borgese, il quale gli attenne la promessa; e ucciselo; e fuggissi in

franchigia. La novella corse al Delfino e al suo consiglio; i quali di

presente a forza il feciono trarre di franchigia; e impenderlo per la

gola. Per questo il proposto di Parigi montato in furore per lo male

reggimento del consiglio del Delfino, prese compagnia di certi borgesi

di suo seguito, e crebbegli ardimento del favore si sentiva in segreto

del re di Navarra, e che comunemente il Delfino e ’l suo consiglio

erano odiati da tutta maniera di gente; e con meno di ottanta borgesi

armati copertamente, in quel furore se n’andò al palagio reale ov’era

il Delfino e’ suoi consiglieri; e innanzi vi giugnessono, trovarono

nella via un avvocato ch’era del consiglio del Delfino, e di presente

l’uccisono; e seguendo loro viaggio, giunsono al palagio; il portiere

non volea lasciare entrare altro che ’l proposto con pochi, ma entrato

dentro il proposto con alcuni compagni, costrinsono i portieri, e

misono dentro gli altri compagni, e di brigata se n’andarono dov’era

il Delfino con due de’ suoi consiglieri, per cui più si reggea e

governava, e l’uno era il conestabile di Chiaramonte, e l’altro il

conestabile di Campagna; il proposto nella presenza del Delfino li

fece uccidere a ghiado. Il Delfino impaurito si gittò ginocchione

innanzi al proposto, pregandolo che nol facesse morire; il proposto non

sostenne che egli stesse a basso, ma levollo su facendoli reverenza,

e dicendo, come l’aveano per loro signore, ma aveano in odio coloro

che per loro malizia gli davano consigli; e acciocchè non fosse offeso

nel furore della gente già commossa, li misono in capo un cappuccio di

loro assisa, e menaronlo con loro in una parte di Parigi che si chiama

Grieve, e ivi lo feciono giurare che di questo fatto non renderebbe

loro per alcuno tempo mal merito, e che si reggerebbe per consiglio de’

borgesi; e fatta la promessa, e fermata col suo saramento, il rimisono

nel suo primo stato. Divolgata questa cosa per tutta la città di

Parigi, i borgesi lieti s’allegrarono insieme in gran parte, sommovendo

l’uno l’altro, e prestavano il saramento come s’ordinò per lo rettore,

a mantenere il loro novello stato e la loro usurpata franchigia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 33 / 233 题