_Come i Trevigiani furono rotti dagli Ungheri._
Lavorandosi il terreno de’ Trevigiani per gli Ungheri, come già è
detto, trovandosi in Trevigi una franca masnada di cavalieri e di
masnadieri, avendo pensato di fare una grande e utile preda, ed essendo
i lavoratori pe’ campi sotto la guardia degli Ungheri operando la
terra senza paura, non temendo de’ Trevigiani, i cavalieri ch’erano
in Trevigi, con certi Veneziani e Trevigiani a cavallo, e con tutti
i masnadieri a piè, una mattina innanzi al dì uscirono della terra
cinquecento cavalieri, e altrettanti masnadieri e gran popolo, e
cavalcarono il paese, e raccolsono grandissima preda di bestiame grosso
e minuto, e d’uomini. Gli Ungheri sentirono il romore, e come gente
apparecchiata di loro cavalli e che non s’hanno a vestire arme, di
tutte le castella d’attorno trassono a pochi e ad assai insieme, e
cominciarono da ogni parte a impedire colle loro saette i nemici, e
non gli lasciavano cavalcare innanzi alla loro ritratta. E tenendoli
per questo modo, l’altra moltitudine degli Ungheri traeva e cresceva
loro addosso sempre saettando, uccidendo e fedendo de’ cavalli e
degli uomini; e perchè contro a loro si movessono i cavalieri, e’ si
voltavano, e fuggivano, e ritornavano prestamente. E non valendo a’
Trevigiani il combattere e ’l lanciare, che a mano a mano n’aveano più
addosso, convenne loro per forza abbandonare la preda, e intendere a
campare le persone; ma non lo poterono fare sì interamente, che de’
loro non rimanessono trecento tra morti e presi, a cavallo e a piè. E
d’allora innanzi di Trevigi non uscì più gente per vantaggio che fosse
loro mostrato di fuori, e’ Veneziani con più appetito procacciavano
l’accordo della pace col re d’Ungheria.