CAP. XIX.

_Come l’oste del re d’Ungheria prese la città di Giadra._

Nel settimo libro addietro è narrato l’assedio del re d’Ungheria posto

a Giadra, il quale stato lungamente, del mese di dicembre anno detto,

coll’aiuto d’alcuno trattato d’entro, si menò una cava di fuori in

certa parte ov’era l’aiuto d’entro, e in pochi dì furono fatte cadere

quaranta braccia di muro; e atati da coloro con cui s’intendeano

dentro, ebbono l’entrata della città, ed entrati gli Ungheri dentro,

senza gran contasto vinsono la terra, e tutta la gente de’ Veneziani

ch’erano alla guardia si raccolsono nel castello, ch’era alla marina

alquanto scostato dalla terra, fortissimo e ben fornito a ogni gran

difesa, e da potere avere soccorso di mare. Questa è quella città che

tanta guerra ha fatto fare tra ’l re d’Ungheria e’ Veneziani, e alla

quale il re d’Ungheria in persona alcuna volta con centomila cavalieri

è stato all’assedio, e partito se n’è con vergogna, e ora così vilmente

è stata vinta. Credo che l’ambiziosa superbia de’ Veneziani per gravi

discipline sia umiliata nel cospetto di Dio, per la qual cosa si può

comprendere che Iddio per grazia gli traesse con lieve danno di gran

pericolo e di gravi spese; e bench’elli avessono grande appetito di

pace, tenendo Giadra non la sapeano lasciare, ma ogni omaggio, ogni

gran quantità di pecunia offeriano per quella; ma il magnanimo re volea

innanzi il suo onore, che la pecunia e l’amistà de’ Veneziani. Come i

Veneziani sentirono che la città di Giadra era tolta loro sbigottirono

forte, non ostante che tenessono il castello, ch’era di gran fortezza,

e da poterlo tenere e fornire per mare; ma consideravansi consumati

dalle spese, e la potenza del re essere sopra le forze loro, e però

subitamente gli mandarono ambasciadori per volere trattare della

pace con lui. Il re essendo cresciuto in vittoria sopra loro, per

farli più accendere nell’appetito della pace, a questa non li volle

udire, mostrando animo grave contro al comune di Vinegia per le grandi

ingiurie ricevute da quello, e scrisse in Puglia all’imperadore per

volere fare armare galee, e in Lombardia a’ signori suoi amici perchè

s’apparecchiassono al suo servigio, ch’egli intendea di venire ad

assediare Trevigi, e far guerra per terra e per mare a’ suoi nemici

veneziani. Per questa risposta i Veneziani temettono più forte, e

conobbonsi disfatti dentro alle incomportabili gravezze, e di fuori

dalla gran potenza del re. E per questo diliberarono tra loro ch’ogni

altra posa era accrescimento a’ loro guai, salvo che la pace, e questa

procacciarono, come innanzi a loro tempo racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 23 / 233 题