_Come l’oste del re d’Ungheria prese la città di Giadra._
Nel settimo libro addietro è narrato l’assedio del re d’Ungheria posto
a Giadra, il quale stato lungamente, del mese di dicembre anno detto,
coll’aiuto d’alcuno trattato d’entro, si menò una cava di fuori in
certa parte ov’era l’aiuto d’entro, e in pochi dì furono fatte cadere
quaranta braccia di muro; e atati da coloro con cui s’intendeano
dentro, ebbono l’entrata della città, ed entrati gli Ungheri dentro,
senza gran contasto vinsono la terra, e tutta la gente de’ Veneziani
ch’erano alla guardia si raccolsono nel castello, ch’era alla marina
alquanto scostato dalla terra, fortissimo e ben fornito a ogni gran
difesa, e da potere avere soccorso di mare. Questa è quella città che
tanta guerra ha fatto fare tra ’l re d’Ungheria e’ Veneziani, e alla
quale il re d’Ungheria in persona alcuna volta con centomila cavalieri
è stato all’assedio, e partito se n’è con vergogna, e ora così vilmente
è stata vinta. Credo che l’ambiziosa superbia de’ Veneziani per gravi
discipline sia umiliata nel cospetto di Dio, per la qual cosa si può
comprendere che Iddio per grazia gli traesse con lieve danno di gran
pericolo e di gravi spese; e bench’elli avessono grande appetito di
pace, tenendo Giadra non la sapeano lasciare, ma ogni omaggio, ogni
gran quantità di pecunia offeriano per quella; ma il magnanimo re volea
innanzi il suo onore, che la pecunia e l’amistà de’ Veneziani. Come i
Veneziani sentirono che la città di Giadra era tolta loro sbigottirono
forte, non ostante che tenessono il castello, ch’era di gran fortezza,
e da poterlo tenere e fornire per mare; ma consideravansi consumati
dalle spese, e la potenza del re essere sopra le forze loro, e però
subitamente gli mandarono ambasciadori per volere trattare della
pace con lui. Il re essendo cresciuto in vittoria sopra loro, per
farli più accendere nell’appetito della pace, a questa non li volle
udire, mostrando animo grave contro al comune di Vinegia per le grandi
ingiurie ricevute da quello, e scrisse in Puglia all’imperadore per
volere fare armare galee, e in Lombardia a’ signori suoi amici perchè
s’apparecchiassono al suo servigio, ch’egli intendea di venire ad
assediare Trevigi, e far guerra per terra e per mare a’ suoi nemici
veneziani. Per questa risposta i Veneziani temettono più forte, e
conobbonsi disfatti dentro alle incomportabili gravezze, e di fuori
dalla gran potenza del re. E per questo diliberarono tra loro ch’ogni
altra posa era accrescimento a’ loro guai, salvo che la pace, e questa
procacciarono, come innanzi a loro tempo racconteremo.