_Della materia medesima._
Erano in questo tempo i signori di Milano intenti con tutto loro sforzo
e studio sopra l’assedio della città di Mantova, e però il marchese di
Monferrato andò a Pavia con milledugento barbute e quattromila fanti, i
quali improvviso a’ signori di Milano cavalcarono il Milanese; e posono
loro campo presso alle porte di Milano; e questo feciono avvisatamente,
sapendo che gente d’arme non era nella città, e acciocchè quelli
di Pavia ch’aveano perduto il vino, per l’assedio e per le bastite
ch’aveano avuto addosso, il ricoverassono sopra il contado di Milano,
e così fu fatto; che stando quella gente a campo come detto è, frate
Iacopo Bossolaro in persona uscì di Pavia con tutta la moltitudine del
popolo, uomini, e femmine, e fanciulli con tutto il carreggio della
città e del contado, e con tutti i somieri e vasella da vendemmiare, e
misonsi nelle vigne de’ Milanesi, e in un dì vendemmiarono e misono in
Pavia diecimila vegge di vino senza alcuno contasto, e catuno n’andò
carico d’uve; e questo avvenne, ch’e’ tiranni sentendosi poche genti
temettono di loro persone, e però non vollono uscire della città.
Il marchese con la sua gente veduta fatta la vendemmia, e ’l popolo
raccolto a salvamento, saviamente levò il campo, e messosi innanzi il
popolo e la salmeria, del mese d’ottobre del detto anno, sano e salvo
si tornò in Pavia, con grande vergogna de’ superbi tiranni.