CAP. V.

_Della materia medesima._

Erano in questo tempo i signori di Milano intenti con tutto loro sforzo

e studio sopra l’assedio della città di Mantova, e però il marchese di

Monferrato andò a Pavia con milledugento barbute e quattromila fanti, i

quali improvviso a’ signori di Milano cavalcarono il Milanese; e posono

loro campo presso alle porte di Milano; e questo feciono avvisatamente,

sapendo che gente d’arme non era nella città, e acciocchè quelli

di Pavia ch’aveano perduto il vino, per l’assedio e per le bastite

ch’aveano avuto addosso, il ricoverassono sopra il contado di Milano,

e così fu fatto; che stando quella gente a campo come detto è, frate

Iacopo Bossolaro in persona uscì di Pavia con tutta la moltitudine del

popolo, uomini, e femmine, e fanciulli con tutto il carreggio della

città e del contado, e con tutti i somieri e vasella da vendemmiare, e

misonsi nelle vigne de’ Milanesi, e in un dì vendemmiarono e misono in

Pavia diecimila vegge di vino senza alcuno contasto, e catuno n’andò

carico d’uve; e questo avvenne, ch’e’ tiranni sentendosi poche genti

temettono di loro persone, e però non vollono uscire della città.

Il marchese con la sua gente veduta fatta la vendemmia, e ’l popolo

raccolto a salvamento, saviamente levò il campo, e messosi innanzi il

popolo e la salmeria, del mese d’ottobre del detto anno, sano e salvo

si tornò in Pavia, con grande vergogna de’ superbi tiranni.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 9 / 233 题