_Come frate Iacopo cacciò i signori da Beccheria di Pavia._
Dopo questi centurioni fatti in Pavia, del mese di settembre anno
detto, messer Milano, ch’era in Pavia, con assentimento del fratello,
vedendosi tolta la signoria, cercava segretamente di dare la città
a’ signori di Milano. Frate Iacopo, che stava attento, sentì il
fatto, e di presente raunò il popolo alla sua predica, e in quella
disse molto contro il malvagio peccato del tradimento. Ed essendo
già di ciò sospetti al popolo i signori, e chiariti per la predica
del Bossolaro, il detto frate comandò d’in sul pergamo a uno de’
centurioni, ch’andasse a messer Milano, e comandassegli, che di
presente si partisse della città e del contado di Pavia. Il signore
temendo il furore del popolo ubbidì, e spacciò la città della sua
persona e di tutta sua famiglia in quel giorno, e andossene a loro
castella. Avvenne poco appresso, che essendo morta la moglie del
marchese, ed egli imbrigato nell’esequio, messer Castellano prese suo
tempo, e partissi senza licenza, e vennesene al fratello; e come furono
insieme, diedono le castella a’ signori di Milano, e ricevettono quella
gente d’arme ch’e’ vollono, e rifeciono trattato co’ loro amici della
città, pensando colla forza de’ signori di Milano rientrare in Pavia;
il trattato si scoperse, e tutto il rimanente di que’ da Beccheria
furono cacciati della città, e furono presi cento cittadini degli
amici de’ signori, e di loro quelli che più furono trovati colpevoli ne
furono dodici decapitati, tra’ quali furono cinque giudici e avvocati
servidori de’ signori, gli altri furono liberi a volontà del popolo e
di frate Iacopo, e la terra riformata a popolo, e ribanditi tutti gli
usciti guelfi, e nominatamente il conte Giovanni e ’l conte Filippo,
e’ loro figliuoli e discendenti, che quarantasei anni erano stati di
fuori cacciati da’ tiranni da Beccheria. E come che ’l reggimento
fosse a popolo assai bene ordinato, niente si facea che montasse
senza il consiglio di frate Iacopo; e nondimeno il frate osservava
onestamente la sua religione, e infino allora l’avea trenta anni usata
con laudevole vita. Chi può stimare il fine delle cose, e la varietà
delle vie della volubile fortuna? La signoria da Beccheria non potuta
sottomettere dalla gran potenza de’ signori di Milano, nè da molte
guerre sostenute, prese fine per le parole d’un piccolo fraticello: ma
che più? quella città credendosi essere sciolta dalla servitù de’ suoi
cittadini e tornata in libertà, poco appresso fu sottoposta a più aspro
giogo di tirannia, come leggendo innanzi si potrà trovare.