CAP. IV.

_Come frate Iacopo cacciò i signori da Beccheria di Pavia._

Dopo questi centurioni fatti in Pavia, del mese di settembre anno

detto, messer Milano, ch’era in Pavia, con assentimento del fratello,

vedendosi tolta la signoria, cercava segretamente di dare la città

a’ signori di Milano. Frate Iacopo, che stava attento, sentì il

fatto, e di presente raunò il popolo alla sua predica, e in quella

disse molto contro il malvagio peccato del tradimento. Ed essendo

già di ciò sospetti al popolo i signori, e chiariti per la predica

del Bossolaro, il detto frate comandò d’in sul pergamo a uno de’

centurioni, ch’andasse a messer Milano, e comandassegli, che di

presente si partisse della città e del contado di Pavia. Il signore

temendo il furore del popolo ubbidì, e spacciò la città della sua

persona e di tutta sua famiglia in quel giorno, e andossene a loro

castella. Avvenne poco appresso, che essendo morta la moglie del

marchese, ed egli imbrigato nell’esequio, messer Castellano prese suo

tempo, e partissi senza licenza, e vennesene al fratello; e come furono

insieme, diedono le castella a’ signori di Milano, e ricevettono quella

gente d’arme ch’e’ vollono, e rifeciono trattato co’ loro amici della

città, pensando colla forza de’ signori di Milano rientrare in Pavia;

il trattato si scoperse, e tutto il rimanente di que’ da Beccheria

furono cacciati della città, e furono presi cento cittadini degli

amici de’ signori, e di loro quelli che più furono trovati colpevoli ne

furono dodici decapitati, tra’ quali furono cinque giudici e avvocati

servidori de’ signori, gli altri furono liberi a volontà del popolo e

di frate Iacopo, e la terra riformata a popolo, e ribanditi tutti gli

usciti guelfi, e nominatamente il conte Giovanni e ’l conte Filippo,

e’ loro figliuoli e discendenti, che quarantasei anni erano stati di

fuori cacciati da’ tiranni da Beccheria. E come che ’l reggimento

fosse a popolo assai bene ordinato, niente si facea che montasse

senza il consiglio di frate Iacopo; e nondimeno il frate osservava

onestamente la sua religione, e infino allora l’avea trenta anni usata

con laudevole vita. Chi può stimare il fine delle cose, e la varietà

delle vie della volubile fortuna? La signoria da Beccheria non potuta

sottomettere dalla gran potenza de’ signori di Milano, nè da molte

guerre sostenute, prese fine per le parole d’un piccolo fraticello: ma

che più? quella città credendosi essere sciolta dalla servitù de’ suoi

cittadini e tornata in libertà, poco appresso fu sottoposta a più aspro

giogo di tirannia, come leggendo innanzi si potrà trovare.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 8 / 233 题