CAP. III.

_Come frate Iacopo fece tribuni di popolo nelle sue prediche in Pavia._

Il valente frate, sentendo il popolo disposto a seguire il suo

consiglio, avendo alcuno consentimento dal marchese di Monferrato

vicario dell’imperadore in Pavia, raunato un dì il popolo alla sua

predica, avendo molto detto contro alle scellerate cose, e’ vizi

che regnano nelle tirannie, e aperto l’aguato che alla sua persona

più volte era fatto per li tiranni da Beccheria per torgli la vita,

disse, che la salute di quel popolo era che si reggessono a comune,

e sopra ciò ordinò molto bene le sue parole. E stando in sul pergamo,

nominò venti buoni uomini di diverse contrade della città, e a catuno

disse, che volea ch’avesse cento uomini al suo seguito; e de’ detti

venti fece quattro capitani di tutti. E com’egli gli ebbe pronunziati

nella predica, così il popolo li confermò con viva boce, ed eglino

accettarono l’uficio. Sentendo questo i signori, furono sopra modo

turbati, e cercarono con forza d’arme d’uccidere il frate, ma il popolo

gli ordinò sessanta cittadini armati alla guardia; e per tanto que’ da

Beccheria, temendo più la commozione del popolo che degli armati, non

si vollono mettere a berzaglio. In questi dì messer Castellano era col

marchese, e volendo per questa novità tornare a Pavia, non potè avere

la licenza da lui. E questo manifesta assai, che ’l marchese fosse

consenziente a quello ch’era fatto per lo Bossolaro.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 7 / 233 题