_Come frate Iacopo fece tribuni di popolo nelle sue prediche in Pavia._
Il valente frate, sentendo il popolo disposto a seguire il suo
consiglio, avendo alcuno consentimento dal marchese di Monferrato
vicario dell’imperadore in Pavia, raunato un dì il popolo alla sua
predica, avendo molto detto contro alle scellerate cose, e’ vizi
che regnano nelle tirannie, e aperto l’aguato che alla sua persona
più volte era fatto per li tiranni da Beccheria per torgli la vita,
disse, che la salute di quel popolo era che si reggessono a comune,
e sopra ciò ordinò molto bene le sue parole. E stando in sul pergamo,
nominò venti buoni uomini di diverse contrade della città, e a catuno
disse, che volea ch’avesse cento uomini al suo seguito; e de’ detti
venti fece quattro capitani di tutti. E com’egli gli ebbe pronunziati
nella predica, così il popolo li confermò con viva boce, ed eglino
accettarono l’uficio. Sentendo questo i signori, furono sopra modo
turbati, e cercarono con forza d’arme d’uccidere il frate, ma il popolo
gli ordinò sessanta cittadini armati alla guardia; e per tanto que’ da
Beccheria, temendo più la commozione del popolo che degli armati, non
si vollono mettere a berzaglio. In questi dì messer Castellano era col
marchese, e volendo per questa novità tornare a Pavia, non potè avere
la licenza da lui. E questo manifesta assai, che ’l marchese fosse
consenziente a quello ch’era fatto per lo Bossolaro.