CAP. II.

_Chi fu frate Iacopo del Bossolaro, e come procedette il suo nome, e le

sue prediche in Pavia._

Era in questi tempi nato in Pavia un giovane figliuolo d’un picciolo

artefice che facea i bossoli, il quale nella sua giovinezza entrò nella

via della penitenza, e abbandonato il secolo, traeva vita solitaria

in alcuno romitorio nel deserto. È vero, che per essere a ubbidienza

prese l’abito de’ frati romitani, e chiamavasi frate Iacopo Bossolaro.

E avendo costui gran fama di santità e di scienza, fu costretto dal

suo ministro di ritornare in Pavia, e di stare nella religione, e ivi

tenea vita più solitaria e di maggiore astinenza che gli altri del

convento. Avvenne, che venendo il tempo della quaresima, ed essendo

consuetudine di fare il primo mercoledì della quaresima nella sala del

vescovo uno sermone al popolo, fu commesso a questo frate Iacopo, il

quale il fece in tanto piacere del popolo, che fu costretto a predicare

tutta la quaresima. E come fu piacere di Dio, questo religioso facea le

sue prediche tanto piacere a ogni maniera di gente, che la fama e la

devozione cresceva maravigliosamente per modo, che molti circustanti

delle terre e delle castella traevano a udire le prediche di frate

Iacopo. Ed egli vedendo il concorso della gente, e la fede che gli era

data, cominciò a detestare i vizi, e massimamente l’usura, e l’endiche,

e le disoneste portature delle donne, e appresso cominciò a dire molto

contro la disordinata signoria de’ tiranni; e in poco tempo ridusse le

donne in genero a onesto abito e portamento, e gli uomini a rimanersi

dell’usure e dell’endiche. E continovando le sue prediche contro alla

sfrenata tirannia, e avendo, come addietro è detto, per lo suo conforto

fatto pigliare l’arme al popolo a sconfiggere quelli delle bastite,

per la qual cosa le sue parole aveano tanta efficacia, che i signori da

Beccheria, ch’erano allora signori di Pavia, cominciarono a ingrossire

delle parole ch’egli usava in genero contro a tutti i tiranni. E allora

erano signori messer Castellano e messer Milano. Costoro cercarono

segretamente di farlo morire per più riprese, tanto che la cosa gli

venne palese, e’ cittadini ne cominciarono ad avere guardia, e dovunque

andava l’accompagnavano, per modo che i signori nol poteano offendere,

ed egli per questo più apertamente contro alle crudeltà già fatte per

costoro predicava, e incitava il popolo alla loro franchigia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 6 / 233 题