Nessuno aveva osato di richiudere il balcone dov'era caduto il
Mazzagrogna. Il cadavere giaceva in un'attitudine scomposta. Poichè
i ribelli, per essere liberi, avevan lasciata l'antenna contro la
ringhiera, anche il corpo sanguinoso del messo, a cui qualche membro
era stato reciso con la scure, scorgevasi a traverso le cortine
gonfiate dal vento. La sera era profonda. Le stelle riscintillavano
senza fine. Qualche stoppia bruciava in lontananza.
Udendo i colpi contro le porte, il duca d'Ofena volle ancora tentare
una prova. Don Filippo, istupidito dal terrore, teneva gli occhi
chiusi; non parlava più. Carletto Grua, con la testa fasciata, si
rannicchiava tutto in un angolo, battendo i denti nella febbre e nella
paura, seguendo con i poveri occhi fuori dell'orbita ogni passo, ogni
gesto, ogni moto del suo signore. I servi erano rifugiati quasi tutti
nelle soffitte. Pochi rimanevano nelle stanze contigue.
Don Luigi li radunò, li rianimò; li armò di pistole o di fucile; quindi
a ciascuno assegnò un posto dietro il davanzale d'una finestra o tra
le persiane d'un balcone. Ciascuno doveva tirare su la folla, con la
maggior possibile celerità di colpi, in silenzio, senza esporsi.
— Avanti!
Il fuoco incominciò. Don Luigi sperava nel pànico. Egli stesso caricava
e scaricava le sue lunghe pistole con un meraviglioso vigore, senza
stancarsi. Come la moltitudine era densa, nessun colpo falliva.
Le grida, che si levavano ad ogni scarica, eccitavano i servi e
n'aumentavano l'ardore. Già lo scompiglio invadeva gli ammutinati.
Molti fuggivano, lasciando a terra i feriti.
Allora dal servidorame partì un urlo di vittoria:
— Viva il duca d'Ofena!
Quelli uomini vili ora s'imbaldanzivano, vedendo le spalle del nemico.
Non rimanevano più nascosti, nè più tiravano alla cieca, ma si erano
alzati in piedi, fieramente, e cercavano di colpire nel segno. Ed ogni
volta che vedevan cadere uno, gittavano l'urlo:
— Viva il duca!
In poco, il palazzo fu libero d'assedio. D'intorno i feriti si
lamentavano. I residui delle canne, che ancora ardevano al suolo,
gittavan su' corpi bagliori incerti, suscitavan riflessi da qualche
pozza di sangue, o stridevano spegnendosi. Il vento era cresciuto;
ed investiva gli elci con alto stormire. I latrati dei cani si
rispondevano per tutta la valle.
Inebriati dalla vittoria, grondanti per la fatica, i servi discesero a
rifocillarsi. Tutti erano incolumi. Bevevano senza misura, e facevano
gazzarra. Alcuni proclamavano i nomi di quelli che essi avevan colpito,
e ne descrivevano il modo della caduta, buffonescamente. I bracchieri
desumevano le similitudini dalla selvaggina. Un cuciniere si vantò
d'aver ucciso il terribile Rocco Furci. Alimentate dal vino, le
millanterie si moltiplicavano.