IX.

La domenica delle Palme ella uscì dopo tanti mesi, per la prima volta;

poichè Camilla voleva condurla a render grazie della guarigione al

Signore. Quando le campane si misero a squillare, Orsola s'affacciò.

Tutto il paese era ridente nel grande riso pasquale del sole d'aprile.

Tutto il contado invadeva le vie con il segno pacifico dei rami di

olivo.

Ella ora doveva vestirsi in festa: la gente nelle vie l'avrebbe

guardata passare. Una furia di vanità sùbito la prese: si chiuse nella

stanza, cercò in fondo alla cassa le vesti più chiare. Un odore acuto

di canfora saliva da quei vecchi tessuti conservati là dentro per anni:

erano grandi gonne di seta a fiorami, verdi e violette e cangianti,

che un tempo la crinolina avea forse gonfiate in torno alle anche di

una sposa novella; erano lunghi busti con màniche ampie, mantelline

color di tortora orlate di merletti bianchi, veli intrecciati di fili

d'argento, collari di tela fina ricamati a giorno; tutte cose morte per

l'uso, goffe, macchiate dall'umido.

Orsola sceglieva, come guidata da un nuovo istinto, profumandosi di

canfora le mani nel cercare. Tutta quella seta inutile e quei veli

la irritavano. Non trovava alfine nulla che le andasse alla persona!

Chiuse la cassa irosamente, la respinse sotto il letto con un urto del

piede. Le campane sonavano per la terza volta. Ella si mise in furia

il consueto abito triste color di cenere, in conspetto di Camilla,

mordendosi le labbra per ricacciare in giù le lacrime.

Le campane chiamavano. Per le vie i fasci delle palme mettevano un

mobile luccicore argenteo; da ogni gruppo di villici sorgeva una selva

di ramoscelli; e la candida clemenza della benedizione cristiana si

diffondeva per tutta l'aria da quelle selve, come se si appressasse

il Galileo, il re povero e dolce sedente su l'asina fra la turba dei

discepoli, in contro agli osanna del popolo redento. _Benedictus qui

venit in nomine Domini. Hosanna in excelsis!_

Nella chiesa la folla era immensa, sotto la selva delle palme. Per

una di quelle correnti che si formano irresistibili nelle masse di

popolo, Orsola fu divisa da Camilla; restò sola in quel rigurgito, in

mezzo a tutti quei contatti, in mezzo a tutti quegli urti e quegli

aliti. Ella tentava d'aprirsi un varco: le sue mani incontravano la

schiena d'un uomo, altre mani tiepide il cui tocco la turbava. Ella

si sentiva sfiorare il volto da una foglia d'olivo, contrastare il

passo da un ginocchio, spingere il fianco da un gomito, offendere

il petto, offendere le spalle da pressioni incognite. Sotto l'odore

dell'incenso, sotto le palme benedette, nella penombra mistica, in

tutto quell'ammasso di cristiani e di cristiane, piccole scintille

erotiche scoccavano per attrito e si propagavano; amori segreti si

ritrovavano e si congiungevano. Passavano accanto a Orsola fanciulle

della campagna con palme sul petto, con un riso fuggente nel bianco

degli occhi vòlto ad amatori che dietro le insidiavano; ed ella sentiva

in torno a sè così passare l'amore, poneva il suo corpo tra quei corpi

che si cercavano, era un ostacolo a quei gesti che tentavano toccarsi,

separava le strette di quelle mani, i legami di quelle braccia. Ma

qualche cosa di quelle carezze interrotte le penetrava nel sangue. In

un punto ella s'incontrò a faccia a faccia con un soldato biondo; quasi

gli posò il capo su la tunica, perchè una colonna di gente dietro la

spingeva. Ella levò gli occhi; e il giovine sorrise come aveva sorriso

un giorno dall'abbaino della caserma. Dietro, l'urto seguitava: il

vapore dell'incenso si spandeva più denso, e il Diacono dal fondo

cantò:

— _Procedamus in pace._

E il coro rispose:

— _In nomine Christi. Amen._

Era l'annunzio della processione, che mise un sommovimento enorme

in tutto il popolo. Per istinto, senza pensare, Orsola si attaccò

all'uomo, come se già gli appartenesse; si lasciò quasi sollevare

da quelle braccia che la prendevano ai fianchi, si sentì ne' capelli

quel fiato virile che sapeva lievemente di tabacco. Ella andava così,

indebolita, sfinita, oppressa da quella voluttà che l'aveva colta

d'improvviso, non vedendo se non un barbaglio dinanzi a sè.

Allora dall'altare maggiore si mosse il turiferario spargendo nuvoli

di fumo cerulo e dolce sul popolo; e una processione candida si svolse

nel mezzo della chiesa. I celebranti portavano in mano rami d'olivo e

cantavano.

Le Novelle della Pescara · 第 12 / 101 题