La domenica delle Palme ella uscì dopo tanti mesi, per la prima volta;
poichè Camilla voleva condurla a render grazie della guarigione al
Signore. Quando le campane si misero a squillare, Orsola s'affacciò.
Tutto il paese era ridente nel grande riso pasquale del sole d'aprile.
Tutto il contado invadeva le vie con il segno pacifico dei rami di
olivo.
Ella ora doveva vestirsi in festa: la gente nelle vie l'avrebbe
guardata passare. Una furia di vanità sùbito la prese: si chiuse nella
stanza, cercò in fondo alla cassa le vesti più chiare. Un odore acuto
di canfora saliva da quei vecchi tessuti conservati là dentro per anni:
erano grandi gonne di seta a fiorami, verdi e violette e cangianti,
che un tempo la crinolina avea forse gonfiate in torno alle anche di
una sposa novella; erano lunghi busti con màniche ampie, mantelline
color di tortora orlate di merletti bianchi, veli intrecciati di fili
d'argento, collari di tela fina ricamati a giorno; tutte cose morte per
l'uso, goffe, macchiate dall'umido.
Orsola sceglieva, come guidata da un nuovo istinto, profumandosi di
canfora le mani nel cercare. Tutta quella seta inutile e quei veli
la irritavano. Non trovava alfine nulla che le andasse alla persona!
Chiuse la cassa irosamente, la respinse sotto il letto con un urto del
piede. Le campane sonavano per la terza volta. Ella si mise in furia
il consueto abito triste color di cenere, in conspetto di Camilla,
mordendosi le labbra per ricacciare in giù le lacrime.
Le campane chiamavano. Per le vie i fasci delle palme mettevano un
mobile luccicore argenteo; da ogni gruppo di villici sorgeva una selva
di ramoscelli; e la candida clemenza della benedizione cristiana si
diffondeva per tutta l'aria da quelle selve, come se si appressasse
il Galileo, il re povero e dolce sedente su l'asina fra la turba dei
discepoli, in contro agli osanna del popolo redento. _Benedictus qui
venit in nomine Domini. Hosanna in excelsis!_
Nella chiesa la folla era immensa, sotto la selva delle palme. Per
una di quelle correnti che si formano irresistibili nelle masse di
popolo, Orsola fu divisa da Camilla; restò sola in quel rigurgito, in
mezzo a tutti quei contatti, in mezzo a tutti quegli urti e quegli
aliti. Ella tentava d'aprirsi un varco: le sue mani incontravano la
schiena d'un uomo, altre mani tiepide il cui tocco la turbava. Ella
si sentiva sfiorare il volto da una foglia d'olivo, contrastare il
passo da un ginocchio, spingere il fianco da un gomito, offendere
il petto, offendere le spalle da pressioni incognite. Sotto l'odore
dell'incenso, sotto le palme benedette, nella penombra mistica, in
tutto quell'ammasso di cristiani e di cristiane, piccole scintille
erotiche scoccavano per attrito e si propagavano; amori segreti si
ritrovavano e si congiungevano. Passavano accanto a Orsola fanciulle
della campagna con palme sul petto, con un riso fuggente nel bianco
degli occhi vòlto ad amatori che dietro le insidiavano; ed ella sentiva
in torno a sè così passare l'amore, poneva il suo corpo tra quei corpi
che si cercavano, era un ostacolo a quei gesti che tentavano toccarsi,
separava le strette di quelle mani, i legami di quelle braccia. Ma
qualche cosa di quelle carezze interrotte le penetrava nel sangue. In
un punto ella s'incontrò a faccia a faccia con un soldato biondo; quasi
gli posò il capo su la tunica, perchè una colonna di gente dietro la
spingeva. Ella levò gli occhi; e il giovine sorrise come aveva sorriso
un giorno dall'abbaino della caserma. Dietro, l'urto seguitava: il
vapore dell'incenso si spandeva più denso, e il Diacono dal fondo
cantò:
— _Procedamus in pace._
E il coro rispose:
— _In nomine Christi. Amen._
Era l'annunzio della processione, che mise un sommovimento enorme
in tutto il popolo. Per istinto, senza pensare, Orsola si attaccò
all'uomo, come se già gli appartenesse; si lasciò quasi sollevare
da quelle braccia che la prendevano ai fianchi, si sentì ne' capelli
quel fiato virile che sapeva lievemente di tabacco. Ella andava così,
indebolita, sfinita, oppressa da quella voluttà che l'aveva colta
d'improvviso, non vedendo se non un barbaglio dinanzi a sè.
Allora dall'altare maggiore si mosse il turiferario spargendo nuvoli
di fumo cerulo e dolce sul popolo; e una processione candida si svolse
nel mezzo della chiesa. I celebranti portavano in mano rami d'olivo e
cantavano.