Le erano ricresciuti tutti i capelli, crespi e castanei, come prima.
Ella aveva ora una curiosità grande di guardarsi nello specchio; perchè
Rosa Catena, con uno di quei lezii che sempre svelavano in lei l'antica
femmina impudica, passandole la mano sul corpo le aveva detto: —
Bellezza!
Aspettò dunque che Camilla uscisse; poi scese dal letto, staccò
dalla parete uno di quelli specchi _rococò_ a cornice d'oro appannati
di macchie verdi; con un lembo della coperta tolse la polvere e si
guardò dentro, sorridendo. Ella aveva tutto il collo nudo e pe 'l
collo certe vene azzurrognole quasi in rilievo, e nella testa piccola
e lunga qualche cosa di caprino, la bocca fine, il mento acuto, gli
occhi castanei come i capelli, ma più tendenti al giallo. Il pallore
trasparente e il sorriso davano una grazia nuova, una nuova giovinezza
ai suoi ventisette anni.
Ella restò a guardarsi a lungo; e si piaceva di allontanare lentamente
lo specchio e di veder sparire l'imagine in quella luce un po' glauca
come in un velo d'acqua marina e quindi riemergere. La vanità la
conquistava, la occupava. Ella si accorse di tante piccole cose a
cui prima non aveva badato mai; per esempio, di un neo simile a una
lenticchia, che le macchiava la pelle su la tempia sinistra, e di una
cicatrice leggera che le attraversava l'arco di un sopracciglio. Restò
così, a lungo. Poi, assalita da una gioia repentina cercò in torno un
qualche diletto.
Quella capsula vegetale, ch'ella aveva trovato in fondo a un
repostiglio, s'era aperta come in due valve scoprendo un grappolo denso
di semi nerastri. Ogni seme pareva legato a filamenti sottilissimi
d'una lucidità argentea; e il grappolo si manteneva compatto. Ma a
pena la Vergine vi mise un soffio, un nuvolo di piumoline bianche si
levò nell'aria e si sparpagliò qua e là brillando: erano le _spie_.
I semi parevano alati, parevano insetti ésili ed evanescenti che si
dissolvessero incontrando i raggi del sole o parevano lanugini di cigno
a pena visibili; ondeggiavano, ricadevano, si mescolavano ai capelli
di Orsola, le sfioravano la faccia, la coprivano tutta. Ella rideva,
difendendosi da quell'invasione, cercando di scacciare quella pelurie
che le vellicava la pelle e le si attaccava alle mani, ma le risa le
impedivano i soffii.
Alla fine si distese lunga sul letto, lasciò che tutta quella molle
nevicata le scendesse sopra lentamente. Teneva gli occhi semichiusi
per prolungare la dolcezza; e a mano a mano che il sopore la invadeva,
si sentiva come sommergere in un giaciglio alto di piume. La luce che
entrava nella stanza era una di quelle pallide chiarità pomeridiane
del mese di marzo, ove il sole ride modestamente estinguendosi come un
indizio di aurora in un gran cielo albeggiante.
Camilla trovò la sorella ancora addormentata con accanto lo specchio,
con ne' capelli le _spie_.
— Oh, Signore Gesù! oh Signore Gesù! — mormorò tra i denti,
congiungendo le mani, in atto di compassione amara.
La cristiana veniva dalla chiesa, dove aveva cantate le litanie
per l'Annunciazione e aveva ascoltata la predica sul messaggio
dell'Arcangelo all'ancella di Dio. _Ecce ancilla Domini_. L'eloquenza
sonora del frate predicante l'aveva inebriata; le restavano ancora
negli orecchi certe parole ammonitrici.
Orsola si destava in quel momento con un lungo sbadiglio voluttuoso, e
stirava le membra.
— Ah! sei tu, Camilla? — disse ella un po' confusa da quella presenza.
— Sono io, sono io! Tu ti perderai, sciagurata, tu ti perderai —
irruppe la devota, additando lo specchio sul letto. — Tu hai tra le
mani lo strumento del demonio...
Ed eccitata dalla prima invettiva, ella seguitava, sollevava la voce,
gittava le frasi ardenti della predica con grandi gesti nell'aria,
incalzava nelle minacce dei castighi eterni, non si rivolgeva soltanto
alla pericolante, assorgeva ad ammonire l'universo dei peccatori.
— _Memento! Memento!_
Orsola non intendeva più nulla, poichè tutta quella vociferazione
l'aveva stordita.
D'un tratto dall'angolo della piazza scoppiò la fanfara militare con
uno squillo di venti trombe.