scoppia in pianto buttandosi fra le

braccia di Rosalia.

Ma è il mio papà, è il mio papà, è il mio papà!...

ROSALIA nasconde il viso baciando i capelli di Fannya.

BATTIFARNO scrive.

COCLE con intenzione a Ferdinando.

Anche lui allora... il Verolengo?...

FERDINANDO.

'U seccatore della giustizia e della morale!... Tene na concubina e na

bastarda 'u Bajardo Piemontese!

COCLE.

Anche lui del complotto! Tra i complici! Uno la madre e l'altro la

figlia, da buoni... fratelli...

FERDINANDO.

Anche il Verolengo...?

tra sè, mentre il Cocle lo scruta

attentamente.

Allora... con me...

fa la solita mimica con la mano

accennando alla confederazione.

Era tutta 'na finzione? Tira 'nnanze, Battifarno, e vai fino in fondo,

senza riguardi. Presto!

BATTIFARNO.

Fannya Mirabella, avvicinatevi!

Fannya, fa un passo esitando.

Avete dunque confessato che il conte di Verolengo, è vostro padre.

— Sta bene. — Ora dite quali rapporti esistevano fra il conte di

Verolengo e il vostro amante, il capitano barone Vincenzo Alliana.

FANNYA alla parola «amante» nasconde la faccia contro il petto di

Rosalia.

ROSALIA con impeto.

Io sono l'amante, perchè non posso essere che l'amante, del conte

Verolengo, ma mia figlia è la fidanzata del capitano Alliana!

BATTIFARNO.

Questo poco preme. Risponda chi è interrogato.

ROSALIA.

Mia figlia?... Che cosa volete che possa sapere? Che possa rispondere?

Io, dirò tutto quello che so, ma prima... Voi, Maestà, ditemi, voi,

Maestà, che si fa qui? Che si vuol fare qui? Che cosa si pretende da

noi, da due donne sole, sorprese, spaventate?

FERDINANDO con burbanza sprezzante.

Tira 'nnanze, Battifarno!

mentre segue il dialogo, leva di tasca

un portasigari, sceglie un sigaro,

lo spezza, lo accende a una candela e

fuma.

BATTIFARNO.

Fannya Mirabella, avvicinatevi; voi sola.

FANNYA si tiene avvinghiata a Rosalia.

BATTIFARNO fa un cenno al Müller, borbottando qualche parola in

tedesco; non si capisce che: Holtmann.

MÜLLER apre l'uscio a destra e chiama a mezza voce.

Tenente Holtmann!

HOLTMANN entra e saluta militarmente.

MÜLLER gli borbotta qualche parola in tedesco, indicando Rosalia e

Fannya che, atterrite si stringono l'una all'altra più strettamente.

HOLTMANN avvicinandosi a Rosalia, le fa un cenno, indicandole un uscio

a sinistra.

ROSALIA torva, fremente.

Con mia figlia!... Resto con mia figlia!

HOLTMANN l'afferra per un braccio.

FANNYA cercando di allontanarlo.

La mamma! La mia mamma! Lasciate la mia mamma!...

ROSALIA contro Ferdinando che le volta le spalle, e che si mostra

indispettito contro il sigaro che non si accende.

Io sono qui, perchè invitata da voi, perchè pregata da voi, e sono una

donna, in casa vostra, ospite vostra; ma se questo non tocca la lealtà,

il punto d'onore del Re di Napoli, io non sono suddita vostra, sono

libera e ho diritto di essere libera!

COCLE fa un sorriso impercettibile.

BATTIFARNO prende in mano un foglio tra quelli posti sul tavolino.

Voi dovete rispondere di una contravvenzione gravissima che le nostre

leggi puniscono col carcere da uno a tre mesi.

fa un cenno al Müller.

MÜLLER afferra Fannya, mentre Holtmann spinge Rosalia nel piccolo

gabinetto a sinistra, entra con lei, chiude l'uscio.

ROSALIA torva, fremente, con la voce rauca:

No! No! No!

FANNYA quasi senza voce, disperatamente.

Mamma... Mamma...

MÜLLER entrata Rosalia con il tenente

Holtmann, e richiuso l'uscio, lascia

Fannya e ritorna al suo posto.

FANNYA si precipita contro l'uscio, poi

cade giù di colpo, accosciata, con

un singhiozzo secco senza lacrime, un

sussulto rotto di tutto il corpo.

FERDINANDO mettendo il sigaro cattivo sul tavolino.

A te, Battifarno!... Chisto è nu sigario buono pe' regalà a n'amico.

risata.

COCLE a Fannya con grande soavità, insinuante.

Non disperatevi così, calmatevi; la mamma è qui vicino, accanto a noi!

più sottovoce.

Prego io, adesso, Sua Maestà, — il nostro Re è tanto buono, — perchè la

faccia ritornare subito subito! Siamo tutti convinti dell'innocenza del

vostro sposo e del vostro papà! Vittime, momentaneamente, dei cattivi

amici, coi quali, certo senza sapere di far male, venivano insieme

al vostro albergo... Il maestro della mamma, vero?... Il generale

dell'Annunziata, il colonnello Caracciolo, il colonnello Colangelo, e

poi?... E poi?... Salviamo lo sposo, il papà dai cattivi amici, vero?

Che volevano impadronirsi del Re, vero?... Che volevano la morte del

Re, vero?... Adesso chiamo subito la mamma, ma vi farete promettere dal

vostro sposo e dal vostro papà... di non recarsi più tutti insieme ai

Pellegrini, nel Palazzo del Marchese Dragonetti... vero?... Vero?...

Guarda Ferdinando e il Battifarno

scrollando il capo.

BATTIFARNO.

Un sistema che in simili casi mi è sempre riuscito ottimamente è quello

di legare il pollice della mano al pollice del piede, poi, con secchi

d'acqua gelata...

FERDINANDO interrompendo.

Smettila, Battifarno! Cheste so cose che se fanno, ma io non l'aggio nè

da vedè nè da sapè...

COCLE.

Non ci sarebbe nemmeno la resistenza fisica necessaria; l'importante è

che parli: se parla, scopriremo sempre qualche cosa!

fa un cenno al Müller

Richiamiamo la madre, e mettiamola a confronto col capitano Alliana.

MÜLLER batte all'uscio, chiamando sottovoce.

Tenente Holtmann!

si apre l'uscio: esce prima Rosalia,

poi il tenente Holtmann. Rosalia

solleva Fannya: il Müller scambia

qualche parola in tedesco, mentre

accompagna il tenente Holtmann fin

sull'uscio di sinistra. Il Müller

resta di nuovo ritto, immobile,

vicino al Battifarno.

BATTIFARNO.

Dal 1831 è la settima cospirazione, Maestà... Sette!

FERDINANDO.

L'esercito! Sempre l'esercito!...

sogghignando

Sangue no! Sangue no!... E dire che aggio fatta 'a grazia al tenente

Angelotti e al sergente Rosaroll.

COCLE.

Ed ora ne raccogliete il frutto.

BATTIFARNO.

Anche quando non fosse un errore, la grazia, sarebbe sempre

un'ingiustizia in confronto di coloro che non ne sono o non ne furono

beneficati!

FANNYA riavendosi, a Rosalia.

Via!... Via!... Mamma! Mamma! Andiamo via!

COCLE.

Non volete aspettare il capitano Alliana?

FANNYA

interrogando Rosalia con gli occhi

ansiosi.

Vincenzo?...

COCLE.

Eccolo, il capitano!

SCENA QUARTA.

DETTI, il tenente HOLTMANN, ALLIANA.

FANNYA lo guarda: poi arrossisce improvvisamente e nasconde il viso

contro il petto di Rosalia.

ROSALIA la bacia a lungo, dolorosamente.

FERDINANDO.

Embè, professò?... Chi nasce quadro non muore tondo... Ma chi nasce

pennarulo... muore... murattiano!

FANNYA a Rosalia, con un filo di voce.

Era vero!... Non era un'allucinazione la tua!

FERDINANDO fissando l'Alliana con odio.

Bene ricambiata la fiducia che avevamo riposta in voi!

ALLIANA.

Potrò apparirvi colpevole, Maestà!

a Fannya e a Rosalia.

E a voi pure! E potrò anche aver commesso un errore!... Non voglio

scuse, non cerco di difendermi!... Eppure il fine nostro, il nostro

sogno, Maestà, era un sogno di grandezza e di gloria, per voi!

accennando a Fannya e a Rosalia.

Ma perchè sono qui?... Che cosa volete da queste donne?... Da due

donne? Con noi,

rivolto al Cocle

nella nostra cospirazione, c'erano uomini, molti uomini, più che non

crediate, e tutti pronti a morire; ma donne, no! — Maestà, io dirò

tutto! Voglio dirvi tutto! È l'occasione, buona o cattiva, e l'afferro

con gioia! — Ma donne, qui, con noi — no! no! no! — Fatele allontanare,

rimandatele a Napoli...

afferrando le mani di Fannya e

baciandole con trasporto e con

passione.

Perdonami, perdonami il male che ti ho fatto e pensa sempre che ti amo,

ti amo, ti amo!

per spingerle fuori.

Va! Va!

a Ferdinando

Ve lo domando in grazia, Maestà! È la sola grazia che invoco!

FERDINANDO violento.

Nessuna grazia! Più nessuna grazia, per i traditori!

ALLIANA con forza.

Traditore, no!

FANNYA si abbandona sfinita fra le braccia di Rosalia.

ALLIANA continuando.

Abbiamo raccolto il pensiero, volevamo rinnovare il tentativo di

Michelangelo Colafiore...

FERDINANDO.

Un altro complotto per impadronirvi di me?

BATTIFARNO ad Alliana continuando.

... Del professore Granchi, e di Giuseppe Rizzo...

al Cocle

Un prete, costui! — 1834 — sette di agosto! Ricordate, Maestà? Avevano

divisato di fermare la vostra carrozza, in via Capodimonte, trascinarvi

in una vicina casa, e lì, con le buone o con le triste, obbligarvi a

firmare, spontaneamente, la costituzione... Io avevo chiesto la pena

capitale per il professore e per il prete!

FERDINANDO.

Sangue no!... Maria Cristina si è opposta.

COCLE.

Anche il Del Carretto! L'ha chiamata la congiura dei ragazzi!

FERDINANDO.

E i ragazzi diventano uomini, Monsignore, a lasciarli crescere!

risata, poi ad Alliana duramente.

Lo scopo, la trama, i complici?

ALLIANA.

Noi, nessuna imposizione: persuasione, Maestà. Fra noi, giovani

soldati e il nostro giovane Re, c'è una siepe folta, intricata, nera.

Impossibile tagliarla, sfondarla, romperla. Ebbene, ecco il nostro

scopo, la nostra trama: poter averlo solo, finalmente, il nostro Re,

in mezzo a noi. Solo! E al nostro Re, dare la nostra fede e la nostra

vita. Non imposizioni; la devozione, l'amore, l'entusiasmo! — Dovevate

andare alla mattina di S. Stefano, prima ancora dell'alba alla chiesa

dei Miracoli, per ascoltare la messa di Don Placido Bacher, il Santone,

uno degli interpreti più turpi dell'ignoranza e del sortilegio...

Invece vi sareste trovato in mezzo a noi, in mezzo al vostro esercito,

all'entusiasmo del vostro esercito! La nostra voce, finalmente, sarebbe

arrivata fino a voi, alta, libera! Maestà, — questo volevano dirvi, —

gli ufficiali, i soldati napoletani, sentono l'ora, i tempi: vogliono

fare, osare; vogliono battersi per il Re, per una patria! I soldati,

gli ufficiali napoletani e siciliani, vogliono poter stringere una

spada nelle loro mani

rivolto al Cocle

e non servire da chierici fra gli incensi delle vostre chiese e non

portare la torcia, come chierici, nelle vostre processioni!

COCLE sempre muto, impassibile, guarda il Battifarno.

BATTIFARNO subito all'Alliana.

Tutto, quasi tutto l'esercito!... Dunque il generale!...

ALLIANA interrompendo.

Dunque no, famigerato barone!... Bisogna accontentarsi di me!

FANNYA a Rosalia.

Si perde!... Si perde!...

BATTIFARNO c. s.

E di... vostro suocero; il Conte di Verolengo?

ROSALIA con un grido.

Alberto? No!

ALLIANA calmo, sicuro.

Il conte Alberto, non è con me, non è dei nostri!

FANNYA.

Il papà! Il papà! Il papà!

ALLIANA.

Anzi, è contro di noi, e sua Maestà il Re, lo sa.

FERDINANDO vivamente.

Io?

COCLE fa un atto di maraviglia e non leva più gli occhi dal Re.

ALLIANA.

Noi, non vogliamo confederazioni...

FERDINANDO battendo il pugno sul tavolino.

Basta!

COCLE.

No, Maestà!

ad Alliana

Non volete... confederazioni?

ALLIANA.

Vogliamo un solo re, soldato come noi, — un re, che si sente re, ma

anche uomo e galantuomo e che nel giuoco della vittoria è pronto a

perdere con noi, la vita e la corona!

a Fannya e Rosalia.

Diverso è il concetto di Alberto; altro il suo fine, e sua Maestà lo

sa, ne ha le prove!

COCLE.

Prove?...

FERDINANDO impaurito dallo sguardo del Cocle.

Che prove? Non cercate de ve salvà voi e l'altro con le menzogne!

ALLIANA.

Il conte Alberto di Verolengo, per distogliermi dalla mia pazzia, —

egli la chiama pazzia, — mi ha messo a parte del colloquio che egli

ebbe oggi con voi, Maestà, e dei termini precisi della lettera giunta

per voi, da Torino.

COCLE a Ferdinando.

Oggi?... Un colloquio?... Oggi?

ad Alliana vivamente.

Una lettera del Ministro del Re di Sardegna?... O dello stesso Re di

Sardegna?...

FERDINANDO prorompendo.

I miei ufficiali, Monsignore, li interrogo io! Sono io, il capo

dell'esercito! Il processo ai miei ufficiali non lo devono fare i

preti, lo faccio io!

COCLE s'inchina con un leggero sorriso,

annuendo col capo: indietreggia

d'un passo e rimane ritto, muto,

impassibile.

FERDINANDO irritato, nervoso, al Battifarno.

Prendi le tue carte, e vattene!... Il tutto, alla Commissione militare!

BATTIFARNO raccoglie le carte, via.

FERDINANDO al tenente Holtmann.

Tenente Holtmann! Riconducete il capitano Alliana! Non deve parlare,

comunicare con nessuno!

passeggia fremente di rabbia,

percuotendo i mobili col frustino.

ALLIANA correndo vicino a Fannya e a Rosalia, sottovoce.

Non temete per me; l'esercito è pronto; domani sarò libero, e il Re

sarà con noi.

bacia le mani a Rosalia e a Fannya; via

col tenente Holtmann.

FERDINANDO.

Colonnello Müller! Quelle femmine, ne rispondete voi!

MÜLLER spinge Fannya e Rosalia, mute

esterrefatte, nel gabinetto, entra

con loro e chiude.

FERDINANDO passeggia sempre più furibondo, lanciando inquieto qualche

occhiata al Cocle, che rimane sempre ritto, rigido, muto.

Non è in un'alcova, non è in mezzo a 'e femmene che si può fare il

processo agli ufficiali del mio esercito... ai traditori!... Non è

vero, Monsignò?

COCLE rimane sempre c. s.

FERDINANDO.

«Sangue no! Sangue no!» Ecco il frutto della debolezza! Avete ragione

voi,

Monsignore!

per rabbonirlo.

Avete sempre ragione voi!

di nuovo con impeto.

Stavolta la punizione, l'esempio, riusciranno salutari!

umilmente al Cocle.

Avete detto, Monsignore?... Il generale dell'Annunziata?...

Caracciolo?...

COCLE lentamente, levandosi di tasca alcune carte.

Eccovi, Maestà, il nome di alcuni supposti complici nella cospirazione

Alliana... Eccovi alcuni indizi che renderebbero evidenti i rapporti...

fra il capitano Alliana e il maestro Savoldi, cioè... e il marchese

Rosalis di Milano, emissario di quell'anima scomunicata e dannata di

Giuseppe Mazzini...

FERDINANDO con deferenza, respingendo le carte

Tenitavelle vuie, Monsignò...

COCLE c. s.

Di queste due lettere, una vi darà notizia intorno al comitato

rivoluzionario delle Calabrie... L'altra di gravissimi fatti successi a

Reggio e a Messina...

FERDINANDO.

Tenetevele voi, sempre tutte voi...

COCLE impaurito.

No, Maestà. Io non ho più la vostra fiducia, la vostra stima, il vostro

affetto, e non ho più la vostra confidenza.

Si sentono due trombe, una dopo

l'altra, in lontananza: è la sveglia

dei soldati. Il Cocle si fa il segno

della croce.

FERDINANDO facendosi pure il segno della croce.

È l'Ave... Maria...

COCLE guardando verso la finestra.

Albeggia... vedete?... Fatemi un'ultima carità... Una carrozza. Devo

tornare al mio convento.

FERDINANDO.

Come?... Me vulite lassà... Monsignore?

COCLE.

Abbiamo detto così, non è vero? Le feste del santo Presepio saranno

sospese... perchè sua Maestà, la Regina, si trova indisposta...

FERDINANDO.

Me vulite lassà... Sulo?...

COCLE.

Solo? Vi lascio in mezzo al vostro esercito, con l'esperta, vigile

polizia del ministro Del Carretto...

FERDINANDO supplichevole.

Voi siete arrabbiato con me, Monsignò?... Voi siete arrabbiato con

me?...

COCLE si avvia per uscire.

FERDINANDO trattenendolo.

Monsignore...! Monsignore!... La vostra santa benedizione!... La

benedizione!...

COCLE lo fissa un momento, poi scrollando vivamente il capo.

No!

FERDINANDO gli cade a' piedi ginocchioni, tremando, picchiandosi il

petto, baciandogli il mantello.

Perdonatemi... Monsignore... Perdonatemi!... Perdonatemi!...

FINE DELL'ATTO TERZO.

ATTO QUARTO.

Nel Palazzo Reale di Caserta. Gabinetto da lavoro di Ferdinando II.

SCENA PRIMA.

FERDINANDO e il BATTIFARNO. — Ferdinando è seduto alla scrivania

e finisce di leggere un largo foglio manoscritto. Il Battifarno

è in piedi a due passi dalla scrivania. Poi in fine il colonnello

MÜLLER.

FERDINANDO prorompendo in una sghignazzata.

Ah! Ah! Ah! Ferdinando II, il grande...

BATTIFARNO china il capo approvando e facendo un inchino ad ogni

aggettivo.

FERDINANDO.

... Il benigno... l'incomparabile, l'eccelso... l'immortale!... La

possente e benefica mano Ferdinandea! Sti paglietti pennaruli sortanto

quanno se tratta de scrivere 'na domanda de grazia, sanno trovà i

complimenti e le frasi di giusto encomio, p' 'u re loro. Gratta,

gratta, sotto all'avvocato tu trovi sempre 'u Giacobino!

BATTIFARNO.

Verissimo, Maestà!

FERDINANDO.

Ma se gratto anche te, lo trovo pure 'u paglietta!

BATTIFARNO.

Vostra Maestà non sarebbe mai per cedere?... Vostra Maestà, mi permette

di esprimere un mio, non oso dire consiglio, ma...

FERDINANDO.

Tira 'nnanze. So che mi sei buon servitore!

BATTIFARNO.

Non accettate il ricorso! Nessuna grazia intempestiva...

FERDINANDO.

... Se pe' firmà a grazia m'ànno data apposta la possente e benefica

mano Ferdinandea?

BATTIFARNO.

Oggi la vostra mano, sia possente! Benefica lo è già stata troppo!

FERDINANDO leggendo.

Benigno...! Incomparabile!

BATTIFARNO.

Non fidatevi, Maestà! Gli avvocati estensori del ricorso, hanno

mostrato abbastanza tutta la loro maravigliosa malafede con le

arti subdole, con le quali sono riusciti, di cavillo in cavillo, a

prolungare di altri sei mesi il processo Alliana, che, secondo la vera

giustizia di Domine Dio,

abbassa il capo, lo abbassa anche

Ferdinando

si sarebbe sbrigato in meno non di sei... ma di tre ore!

FERDINANDO.

E allora non averria avuto manc' o tiempo d'addiventà... eccelso ed

immortale!

BATTIFARNO.

Immortale, Maestà, lo siete per la vostra stessa natura; ed eccelso,

nella bontà, sino all'imprudenza.

FERDINANDO.

Neh! Neh! Caro barò...

BATTIFARNO.

Firmate un'altra grazia e avremo un'altra cospirazione...

FERDINANDO.

Dimme nu poco, barò..., tu hai arrubato na predica a Monsignore e na

reprimenda a mia moglie?

BATTIFARNO.

Quella...

indicando il ricorso.

è la stessa gente facinorosa... che rende necessario, almeno pro forma,

un simulacro di costituzione. In proposito, non dimenticate, Maestà:

_verba ligant homines..._

FERDINANDO interrompendolo.

_Ligant homines_ ma non i re! Stò latino o saccio meglio de te!

BATTIFARNO.

Le regole di un saggio governo, le avete scritte voi stesso con la

vostra sapienza di Stato a re Luigi Filippo...

FERDINANDO.

A chillo zio mio, 'u pancione, che fa tutto facile?

BATTIFARNO accennando di sì.

«La libertà è fatale ai Borboni. I miei sudditi, obbediscono alla forza

e si sottomettono. I miei sudditi, non hanno bisogno di pensare e di

riflettere...» Ed ora, Maestà, con una grazia, che non è pietà, ma

debolezza, volete sconfessare...

FERDINANDO alzandosi seccato.

Finiamola mò e miettete chesto 'n capo, che chillo che tu ce miette na

settimana a penzarlo, io l'aggio bello che fatto in cinque minuti! Per

il marchese Rosalis e per gli altri complici, l'ordine del bagno... Pel

capitano Alliana...

cerca, prende un foglio sulla scrivania

La risposta mia al ricorso di grazia è chesta. A farai vedè a monsignor

Cocle, che certamente ne rimarrà contento. A l'esecuzione ce penzarrai

tu!

congedandolo senza dargli la mano

Buon giorno e statte buono!

BATTIFARNO s'inchina e s'avvia per uscire.

FERDINANDO guarda l'orologio della scrivania.

Il colonnello Müller fallo venì ccà!

BATTIFARNO va via.

FERDINANDO accigliato, prende un

sigaro, lo rompe, poi lo butta via

senza fumarlo; entra il colonnello

Müller: Ferdinando si rasserena.

MÜLLER si ferma ritto, in posizione militare.

SCENA SECONDA.

FERDINANDO e il colonnello MÜLLER poi GAETANO e il VEROLENGO.

FERDINANDO siede, chiamandosi vicino il Müller.

Viene 'nnanze! Io ti tengo in conto di amico, non comme a chillo là!...

accenna al Battifarno

'U barone non è che tiene affezione pe' me, ma pe' isso stesso!

risata.

Se non fosse persuaso di perdere l'impiego e lo stipendio, coi

Fratelli e coi Giacobini, diventerebbe nu liberalone!... E invece del

capitano-professore, farìa fucilà pure a Monsignore! So quasi 'e cinque

ammiccando dell'occhio

'U Piemontese, seccatore e carbonaro, starà aspettando ch'io lo faccia

chiamare per la sua udienza. Vieni, avvicinati, caro Müller!

gli prende una mano e gliela stringe.

Lo sai che io te so' molto affezionato, e te ne voglio dà na prova...

La Croce dell'Ordine di San Ferdinando starrà molto bene ccà.

toccandogli il petto.

E la pensione ccà...

gli tocca la tasca

dint'a sacca.

MÜLLER.

Tutta la mia devozione, e la mia fedeltà.

FERDINANDO ammiccando con gli occhi.

Il tenente Holtmann e i quattro soldati?

MÜLLER.

Pronti, Maestà.

FERDINANDO.

Scelti fra i più sicuri? Fra i nostri bravi svizzeri?

MÜLLER.

Sicuri, Maestà!

FERDINANDO.

'A carrozza? Alla porta di sinistra? in fondo al parco?

MÜLLER.

Pronta.

FERDINANDO.

Il piroscafo?

MÜLLER.

Il _Miseno_. Pronto. Appena il conte di Verolengo...

FERDINANDO.

Sst! Abbassa la voce!

sorridendo.

Tieni 'na voce che pare na cannonata!

MÜLLER piano.

Appena il Conte di Verolengo sta per uscire, quattro soldati lo

afferrano, il tenente Holtmann gli chiude col bavaglio la bocca: io gli

punto due pistole contro il petto: lo si porta di peso, lo si chiude in

carrozza: dalla carrozza sul piroscafo che partirà subito, direttamente

per Genova.

FERDINANDO inquieto.

Chiuso in carrozza 'u Piemontese, tu e il tenente Holtmann venite

subbeto ccà.

stringendogli la mano

Io te voglio sempre vicino a me.

MÜLLER.

Sempre ai vostri ordini, Maestà.

FERDINANDO ridendo.

Lo stesso scherzo, lo abbiamo fatto a un altro scocciatore, mezzo

carbonaro pur'isso: il ministro Intonti. Chillo l'avimmo fatto viaggià

pe' terra; chiesto ccà 'o facimmo viaggià pe' mare!

risata.

Tu che ne dici? Io songo persuaso che chi è stato carbonaro... porta

sempre co' sè 'a jettatura!

suona.

GAETANO entra e si ferma sull'uscio.

FERDINANDO.

Di a 'u conte Verolengo che po' trasì.

GAETANO via.

MÜLLER fissando Ferdinando.

Nella lotta... se... disgraziatamente sfuggisse... un colpo di...

pistola?...

FERDINANDO.

No, amico mio caro; non voglio avè guai con mio cugino, il re di

Sardegna! Anzi, faccio nu voto 'a Madonna du Carmine, pecchè 'u mare

sia quieto!

guarda se entra il Verolengo, poi al

Müller confidenzialmente

Fa 'e corna!

tocca il medaglioncino sul petto

Io ce tengo ccà 'a reliquia! Sai chi davvero lo è? Chella cantante...

'a Mirabella!... Hai visto come guarda? È essa che ha jettato Alliana e

Verolengo!

VEROLENGO entra, si ferma sull'uscio inchinandosi.

FERDINANDO alzando il tono della voce, al Müller.

Dunque, resta inteso così: domani mattina la grande parata. Io sarò in

piazza d'Armi alle sette precise.

al Verolengo

Comme staie, don Alberto?

MÜLLER saluta Ferdinando, e il Verolengo: via.

SCENA TERZA.

FERDINANDO e il VEROLENGO.

FERDINANDO.

Comme staie, don Albertuccio? Staie buono?

gli dà la mano, poi si tocca senza

parere la reliquia sul petto.

Me fa tanto piacere! Anche Teresa, la Regina — ringraziando 'a Madonna

e Sant'Alfonso — sta benissimo. Andremo tutti a Gaeta, dopodomani.

D'estate è bello sta vicino a 'u mare. Fa più fresco pecchè sul mare

tira sempre un poco di venticello. Ho molto da fare in questi giorni.

Mia sorella viene con me; la Duchessa di Berry viene con me; Popò viene

con me! Ho molto da fare in questi giorni!

in atto di congedarlo, senza dargli la

mano

Bravo, don Alberto! Statti buono; ti ho visto con tanto piacere.

VEROLENGO umilmente, piegando un ginocchio a terra.

Maestà! Vostra Maestà, si degni di ascoltarmi!

FERDINANDO cambia espressione: lo guarda serio, torvo.

VEROLENGO alzandosi.

Io sono colpito dalla vostra disgrazia: ho provato la mia innocenza,

ma sono rimasti i sospetti e l'avversione. Mi vedo sorvegliato,

spiato... Eppure vi sono sempre stato e vi sarò sempre devoto e

fedele! Lo giuro, Maestà! Il giorno nel quale ho lasciato il Piemonte

e sono venuto qui per seguire la mia povera Regina, ho dimenticato di

essere un Piemontese: sono stato, sono e sarò sempre suddito vostro. È

un'ora terribile, questa... Eppure spero... Spero in Voi, nella vostra

clemenza... E un giorno vedrete, forse, che i miei nemici, non sono i

migliori amici vostri!

FERDINANDO ironico.

Un'ora terribile, questa?... È un'ora, anzi, nella quale, più che

soddisfatto, tu dovresti essere contentone.

VEROLENGO lo guarda ansioso.

FERDINANDO.

Ho ascoltato i tuoi buoni consigli «concedere per non cedere» e mi sono

persuaso a dà 'a carta, 'a costituzione! Che vuoi di più?

VEROLENGO scoppia in lacrime.

FERDINANDO

Che vai facenno? Non voglio scenate, ccà dinto! Vattene!

VEROLENGO.

Mia figlia... muore!

FERDINANDO.

Io non sono medico! Va a chiamare un medico!

VEROLENGO.

Il Re burlone: Dramma in 4 atti · 第 4 / 5 段