FERDINANDO sempre tremante e convulso; in fretta.
Ancora... molte volte con la Gnesella... La Regina sta malata!... È
peccato, ma non è adulterio, vero? È adulterio soltanto quando si è
colti sul fatto e con persone della nostra condizione, vero?
COCLE.
Procurate di non aggravare il peccato con lo scandalo!
FERDINANDO.
No, no, no! Scandalo mai! Ho fatto velare la nudità delle statue...
Coprire le nudità dei quadri...
COCLE.
E poi? Avanti!
FERDINANDO.
Ho peccato ancora gravemente di avarizia contro gli interessi dello
Stato...
COCLE.
Offrite in espiazione alla nostra santa Mendica, alla chiesa, non le
promesse, ma le prove del vostro ravvedimento.
FERDINANDO.
Per l'offerta mi farò consigliare da voi stesso, Monsignò...
COCLE.
E poi?
FERDINANDO china il capo con un gemito.
COCLE più forte.
E poi?
FERDINANDO precipitosamente.
Dico bugie, ogni giorno, sempre.
COCLE.
Per scherzo? A fin di bene o dettate da mal animo?
FERDINANDO.
Nu poco... d'ogne qualità!
COCLE.
Ricordate: il peccato della bugia è tanto più grave, quanto meno, la
bugia che dite, può esservi utile. E poi?
FERDINANDO fa un sospiro.
COCLE.
E poi?
FERDINANDO.
Ah, Monsignore!... Monsignò!... Io non so se è nu peccato... spesso
spesso mi pare che... Quando sono calmo, tranquillo... no, ma... certi
giorni, ho paura...
balbettando
Ho paura! Ho paura! L'avevo giurato... poi... ho mancato! L'avevo
giurato alla povera Maria Cristina, al letto di morte... «Sangue no!
Sangue no!» Li vedo, li vedo, Monsignò... Li vedo... i petti squarciati
dalle palle... gli occhi vitrei... le bocche contorte... giovani...
vecchi... donne... adolescenti... Monsignore... Monsignò! Oh, tutti
quei morti! Tutti uniti! Tutti insieme, tutti addosso! È orribile. Mi
soffocano!... E poi lei!... Mia moglie... Maria Cristina... «Sangue
no!» Lo avevo giurato! Sangue no! Mi pento! Mi pento!
Mi sono pentito! Ho posto un limite alle condanne! Sì, sì! Spenta
la ribellione della Sicilia, quando si trattò di domare i moti degli
Abruzzi, delle Calabrie, ho imposto io, ho telegrafato io ai giudici
delle Commissioni militari, di non fucilarne impiccarne mai più di
dieci...
COCLE.
E non mai meno di sei!
FERDINANDO singhiozzando, abbandona il capo sulle ginocchia di Cocle.
COCLE dopo aver guardato con occhio freddo e sarcastico Ferdinando.
Maria Cristina di Savoia, era un'anima troppo mite, troppo debole; era
nata per il monastero, non per il trono, e le erano ignoti gli obblighi
impellenti, i gravi doveri dei sovrani.
FERDINANDO.
Infatti... È volata subito in paradiso!... È una santa! Ma una santa,
che ho contro di me!
COCLE scrollando il capo.
Santo non potrà mai essere chi non è stato forte contro i nemici
della religione! Dio, il Re dei Cieli, non ha pur dato agli stessi
suoi angeli, i più eccelsi custodi della sua gloria, le spade lunghe
e fiammeggianti? Maria Cristina di Savoia, è stata santificata da
quegli stessi preti, perversi e bestemmiatori, che hanno fatto Papa
e ingannano Pio IX! Pregate, Maestà, per l'anima di Maria Cristina,
pregate perchè un miracolo dello Spirito Santo apra gli occhi al nuovo
Pontefice!
FERDINANDO afferrando una mano al Cocle e baciandola con grande
trasporto.
Potete assolvermi? Potrete assolvermi, Monsignò?
COCLE gravemente.
Nell'atto di firmare una condanna di morte, sentite in voi l'uomo che
si vendica, oppure il re costretto a punire?
FERDINANDO vivamente.
Il re! Il re!
COCLE.
Allora, non c'è peccato!
FERDINANDO.
alzandosi di un balzo, con un grido di
gioia.
Sono innocente, Monsignore, so' innocente?
COCLE restando sempre seduto, e prendendolo per una mano, lo fa di
nuovo inginocchiare.
Raccoglietevi... e poi?...
FERDINANDO.
Ditemi voi, subito, chi mi tradisce?
COCLE.
E poi? E poi?
FERDINANDO in fretta.
La collera... L'ira... peccati veniali!...
COCLE severo.
L'ira? È ciò che offende di più l'Agnello Divino.
FERDINANDO.
Qualche piccolo mancamento di gola...
COCLE.
Ma la gola, disgraziato, è tra i peccati più bestiali! Vi fa perdere
insieme la salute dell'anima e la salute del corpo e vi affretta la
morte con i tormenti e lo stridore dell'inferno!
FERDINANDO fa un atto di terrore.
COCLE.
Per otto giorni, eviterete qualunque cibo e bevanda che possa
solleticare il vostro gusto.
FERDINANDO umilmente.
Sì, Monsignore...
COCLE.
Recitate con me un atto di contrizione
si raccoglie, recitando la preghiera
a voce sommessa, poi benedice
Ferdinando a mezza voce.
_Ego te absolvo..._
Le altre parole si perdono fra le
sue labbra. Si alzano tutti e due
insieme: il Cocle, subito, leva il
mantello a Ferdinando e lo depone
sulla poltrona, dopo di averlo
baciato e averlo fatto baciare al Re.
FERDINANDO prorompendo.
Parlate! Parlate! Tutto! Parlate voi adesso, senza esitanze! Ve lo
comando, sono il vostro re!
cambiando, abbracciandolo.
Siete il mio conforto, il mio amico, l'amico mio più caro!
COCLE con ironia.
Prego per voi, e veglio su di voi, ma non sono io! È il conte Verolengo
il vostro amico!
FERDINANDO.
Chillo è 'u seccatore mio!
COCLE fissa, scruta Ferdinando.
Oggi stesso?... E stato qui?
FERDINANDO.
Io non l'ho ricevuto! Non gli ho dato udienza! Non l'ho visto!...
Dunque? Dunque? Il tradimento? Che tradimento? Chi mi tradisce?
COCLE.
Proprio quelli stessi che mi vogliono allontanare da voi! Bandire,
scacciare dal regno! I miei... i nostri nemici, sempre più temerari!
FERDINANDO.
più sicuro di sè e a sua volta ironico.
Ah! ah! per questo, allora, mi avete onorato delle vostre tanto gradite
premure, Monsignore; pecchè nu pericolo o state pè passa vuie, non io!
COCLE gli ferma il riso con un'occhiata.
Una vasta congiura militare... Vogliono impadronirsi di voi, domani
notte, mentre vi recate in espiazione alla Chiesa dei Miracoli...
FERDINANDO di nuovo impaurito.
Come avete saputo? Scoperto?...
COCLE.
L'ho saputo in tempo. Basta, Maestà!
mettendosi una mano prima sulla bocca,
poi sul petto.
Segreto di confessione.
FERDINANDO.
Chi? Chi? I complici? I complici?
COCLE.
Molti ufficiali superiori, tra cui un generale.
FERDINANDO violento.
L'esercito! Tutti Murattiani!
COCLE.
E il marchese Rosalis di Milano, sotto il falso nome di maestro Savoldi!
FERDINANDO.
Il maestro della prima donna?
COCLE.
Ma la mente che dirige, il braccio che deve colpire, è l'istitutore del
Principe ereditario, la creatura del Verolengo!
FERDINANDO.
L'Alliana?
COCLE.
Il capitano Alliana!
FERDINANDO chiamando.
Colonnello Müller! Colon...
COCLE fermandogli le parole.
Che cosa volete fare?
FERDINANDO.
Arrestarlo! Subito!
COCLE.
L'Alliana non ci sfugge più; ma un'imprudenza potrebbe salvare gli
altri, i lontani...
FERDINANDO.
Del Carretto? Il Marchese Del Carretto!
COCLE.
Del Carretto, no! Non potete più fidarvene! Ve lo prova questa
cospirazione: o non sa, ed è un inetto, o sa, e allora tradisce...
FERDINANDO.
Il mio ministro?
COCLE.
L'antico carbonaro, fornica coi liberali! Se ci sono fratelli, i più...
venerabili saranno salvati in tempo.
FERDINANDO.
Ma è il mio ministro! La Polizia è nelle sue mani!
COCLE.
Appunto per ciò! Non arresti che facciano chiasso. Il processo vero,
che deve svelare tutto, si farà qui, questa notte stessa, sorprendendo
i colpevoli nel sonno. Voi, Maestà, io, il colonnello Müller, il barone
di Battifarno, che vi ha già dato prova di tanta devozione! Dopo, per
il processo, pro forma, e la condanna, la Commissione di guerra.
FERDINANDO.
Qui? Sono qui?... L'Alliana... e poi? Chi altro?
COCLE.
Il Giglio d'Oro, il nido degli amori di quelle donne...
FERDINANDO.
'A cantante e 'a sorella?
COCLE.
Era il covo della cospirazione. Quelle donne devono saper molto. Tutto!
alzando gli occhi al cielo.
Sono stato illuminato nel mio consiglio! Le abbiamo qui... sotto
mano... Il marchese Rosalis, si recava anche di notte, segretamente, al
Giglio d'Oro... col capitano Alliana.
FERDINANDO.
L'Alliana? Col Rosalis?...
COCLE.
Il Rosalis, non più il Savoldi maestro di musica! Il Rosalis
travestito, con gli occhiali, spacciandosi per un tedesco, per un
impresario di Vienna. Delle due donne, una, è l'amante del Savoldi,
l'altra, la più giovine, del capitano Alliana. Ed ora scacciatemi
pure, Maestà, con gli altri religiosi del mio Ordine, e chiamate il Del
Carretto!
FERDINANDO implorando.
Nun me lasciate, Monsignò! Nun me lasciate!
COCLE.
Largite, voi pure, un'ampia amnistia pei delitti politici, come quella
di Pio IX; — tutti l'hanno encomiata, persino il Gran Sultano! — Fate
concessioni, date costituzioni, come Carlo Alberto...
non più ironico, minaccioso.
e come Luigi XVI aprite le porte della Reggia alle nuove idee e ai
nuovi ideali di libertà... e vi entrerà scamiciata, feroce, la violenza
della piazza! È recente la storia, ed è storia della vostra famiglia!
Se non sapete essere re, e Dio ve ne punirà con l'inferno, siate uomo!
Avete... una moglie... delle figlie... Guardate dinanzi a voi, quel
cadavere ignudo informe di donna... Guardate come... quale scempio ne
hanno fatto!... È il cadavere di una vostra parente...
piano all'orecchio.
Non era una vostra parente, la principessa di Lamballe?
FERDINANDO si precipita sulla tavola, cadendo con le due mani sulla
spada. Ha i capelli irti; è pazzo di terrore.
Colonnello Müller! Colonnello Müller!
Si apre la porta del giardino; si
presenta sull'uscio il colonnello
MÜLLER. Gli altri due ufficiali,
restano di guardia, più in fondo.
FERDINANDO si calma a poco a poco, e fa cenno al Müller di avvicinarsi.
Avvicinatevi, colonnello... Viene ccà.
MÜLLER si avanza: fa il saluto militare.
FERDINANDO ride, ma le gambe gli tremano: sottovoce.
Stanotte, ma bada,
indica silenzio.
guai! Tutto il reggimento sotto le armi... pronto. Io e Monsignore
avremo bisogno di te, questa notte... e dei tuoi bravi soldati!
sorridendo.
Prepariamo nu scherzo grazioso ai nostri, cari amici!
sghignazzata.
Aje capito? Và!...
FINE DELL'ATTO SECONDO.
ATTO TERZO.
Nel Palazzo Reale di Caserta: l'alcova e la camera da letto
di Rosalia. In fondo, a sinistra, un uscio a vetri e tendine
trasparenti. A destra, un uscio e una finestra.
SCENA PRIMA.
ROSALIA e FANNYA sono dinanzi allo specchio della toelette; si
acconciano i capelli per la notte.
FANNYA appena alzato il sipario, si udrà una lunga e allegra risata
di Fannya, che fa scorrere tra le mani, lisciandoli e pettinandoli, i
capelli di Rosalia.
Ah! Ah! Ah!... Un capello bianco!... Sì! Sì! Guardalo!
glielo fa vedere tra due dita:
sottovoce
Non si può più passare per mia sorella.
ROSALIA sorridendo.
Cerca bene! Ce ne sarà più d'uno!
FANNYA arrabbiandosi.
No, invece!... E anche questo non è bianco! È soltanto più chiaro!
ROSALIA.
Hai paura di avermi dato un grande dolore con la tua scoperta?
FANNYA.
A te no, e a me, sì!... Perchè per me tu sei la cosa più bella che ci
sia al mondo!
Rosalia sorride sempre scrollando il
capo.
FANNYA.
Sì, bella, bella! E mamma, mamma, mamma!
stringendola e baciandola con passione.
Dio; che bisogno di dirti mamma! E come mi secca quel sorella! Sorella!
è così poco in confronto di mamma!
le dà un altro bacio.
Mamma!... Mia!.,.
accarezzandola
Come mi piaci! Che bei capelli! Che begli occhi!.. Che bella bocca!..
Che bel naso!... Sì! Sì! Hai un naso che è un amore!
glielo bacia.
ROSALIA.
Cara!... Ti piaccio tanto, perchè sono la tua mamma!
FANNYA.
E per questo sei bella!
indicandole lo specchio con graziosa
civetteria
Guarda anche me, là dentro... Ti par possibile che io possa essere la
figlia... di una mamma brutta?
ROSALIA ridendo si fa sedere Fannya sulle ginocchia, pettinandola lei.
Per punire la tua vanità, ti ricorderò anche domani questo che mi hai
detto.
FANNYA.
Ho detto?
ROSALIA.
La «cosa» che al mondo ti piace di più, sono io!
FANNYA.
Domani, dopo, sempre!
ROSALIA ammiccando dell'occhio, e accennando col capo verso la finestra.
E... quello là?... Il capitano?
FANNYA.
Il capitano?
ROSALIA.
Se sono io... non è più lui; ricordati!
FANNYA.
Già... se sei tu...
con un grosso e comico sospiro.
Sei famosa per far domande imbarazzanti!
ROSALIA.
Pazienza questo, ma è a lui... che vuoi anche più bene!
FANNYA crucciata.
No!
ROSALIA.
Proprio... no?...
FANNYA
Cattiva! Sei cattiva!
ROSALIA.
Amalo! Amalo!... Lo amo anch'io perchè lo ami!
FANNYA di nuovo sorridendo.
E perchè... mi ama!
fa per trascinare Rosalia verso la
finestra.
Andiamo a vedere.
ROSALIA.
No, basta! A furia di farmi ammirare la luna a quella finestra...
guarda l'orologio della caminiera.
sono quasi le due!... Cara, si va subito a letto!
FANNYA c. s.
Andiamo a vedere se la sua finestra è chiusa, se è tutto bujo, se dorme
e allora... pazienza!... Andremo a dormire anche noi!
vanno alla finestra.
ROSALIA.
Vedi?... Tutto chiuso e tutto bujo!
FANNYA con disappunto.
Tutto bujo!... Dorme, il professore!
ROSALIA.
Dunque, anche noi si fa altrettanto... A letto!...
FANNYA appoggiandosi alla finestra.
Che bella voce avevi, stasera!... E il Re, quanti complimenti!
Vedrai... dopo le feste del Presepio, ti fa... cavaliere!
ROSALIA.
A letto! A letto!... Non sei abituata a far tardi!
FANNYA rassegnata, guarda sempre verso la finestra mentre Rosalia cerca
di condurla verso l'alcova. — A un tratto, con un grido di gioia
C'è il lume!... La finestra è illuminata!
si scioglie vivamente da Rosalia e
torna di corsa alla finestra. A
questo punto, si vedranno passare
dietro ai vetri dell'uscio a
sinistra, alcuni soldati svizzeri col
fucile.
ROSALIA guardando con Fannya dalla finestra, naturalmente.
Quanti soldati nel cortile! Ad ogni uscio, un soldato di guardia!
FANNYA
Si vede che nella casa dei re il sonno scappa facilmente.
ROSALIA con una prima, vaga inquietudine.
E Alberto? Sarà rimasto a Caserta, o sarà ritornato a Napoli?
FANNYA.
Il babbo ha detto che ritornava a Napoli.
ROSALIA.
Ma... quei soldati?... Li vedi laggiù... in fondo?
FANNYA.
Ci sarà il cambio della guardia! Laggiù, in fondo, c'è lo scalone della
Biblioteca!
ROSALIA a mano a mano più inquieta.
Sopra la Biblioteca, ci sta l'Alliana?
FANNYA ridendo.
È naturale!... Il professore dorme sui libri.
ROSALIA sempre c. s.
Non cambiano la guardia!... Si allontanano... con un uomo... guarda!
voltandosi dinanzi alla finestra per
impedire a Fannya di avvicinarsi.
No!... Non guardare!
FANNYA cominciando pure a spaventarsi.
Perchè?
ROSALIA calmandosi.
Impossibile!... Così lontano!... È stata un'impressione... strana...
FANNYA.
Che impressione?
ROSALIA.
Mi è parso di vedere in mezzo ai soldati un ufficiale arrestato...
FANNYA.
Vincenzo!
ROSALIA.
Ti giuro! È stata un'impressione! Una allucinazione...
FANNYA.
Voglio vedere...
ROSALIA.
Guarda; non c'è più nessuno!
per tranquillarla.
E guarda la finestra del tuo Vincenzo!.. È sempre illuminata!
FANNYA torna a sorridere.
Sì! È vero!... Che spavento ho avuto!
prende una mano di Rosalia: la stringe
contro il petto.
Senti il mio cuore... Come batte!...
torna a spaventarsi.
Mamma!... Mamma!... Anche la nostra finestra è aperta... è
illuminata!... Perchè Vincenzo non apre la sua?... Perchè non si fa
vedere?... Ah mio Dio, mio Dio! E non poter gridare! E non poterlo
chiamare!
risoluta, senza lacrime.
È successo qualche cosa, lo sento! È successa una disgrazia!
tremante, va cercando per la stanza,
trova, prende una sciarpa, si avvolge
il capo: tutto ciò mentre segue il
dialogo.
Andiamo giù! Voglio andar giù!
ROSALIA pure tremando, balbettando.
A che fare?...
FANNYA.
Per sapere... interrogare....
ROSALIA.
Interrogare... chi?...
FANNYA.
I soldati... qualche ufficiale...
si appressano all'uscio a destra,
lo aprono: si presenta il
Tenente Holtmann: le due donne
indietreggiano: Fannya sola dà un
grido, avvinghiandosi stretta al
collo di Rosalia.
SCENA SECONDA.
ROSALIA, FANNYA, il tenente HOLTMANN; poi il colonnello MÜLLER.
ROSALIA dopo un momento, ritrova la
forza, non la voce, e fa ancora un
passo verso l'uscio.
HOLTMANN rimane immobile, serio,
impedendole l'uscita: a questo
punto, si sente il rumore di vari
calci di fucile che si mettono
contemporaneamente al pied'arm.
MÜLLER entra; dall'uscio a vetri con
le tendine trasparenti, si scorgono
alcuni soldati svizzeri.
ROSALIA al Müller, con impeto.
Qui?... In camera nostra?..
MÜLLER.
Ordine di Sua Maestà.
FANNYA fa un movimento di terrore stringendosi di più al collo di
Rosalia.
ROSALIA con fierezza.
Non temere! Siamo ospiti del Re! Abbiamo accettato, con fiducia,
l'onore di un suo invito... Tutto ciò è incomprensibile ma...
con angoscia.
Parlate!... Spiegatevi!...
di nuovo a Fannya tenendola sempre
abbracciata.
Siamo ospiti del Re! Non abbiamo nulla da temere!
Il tenente HOLTMANN e il MÜLLER
salutano militarmente.
SCENA TERZA.
Entrano FERDINANDO, monsignor COCLE e il BATTIFARNO.
FERDINANDO.
Appunto, madama Rosalia...
fa una leggera risatina.
Potete stare sicura!
FANNYA.
Il Re! Il Re!
si stacca da Rosalia e fa un passo
verso Ferdinando, rasserenandosi.
FERDINANDO.
Pe' quatto pazze che vonno fa' fracasso... non si pò dormì, stanotte:
ma co' na cura... nu poco energica, ci lasceranno in pace! Non vi avrei
incomodate, madame, se non foste state alzate voi pure. Forse la fatica
della prova, della serata, il trionfo?
ROSALIA sempre in grande orgasmo.
La bontà vostra, Maestà, mi dà coraggio...
FANNYA.
Ci dà tanto coraggio...
ROSALIA.
Ditemi, Maestà, quali ordini furono dati... perchè...
le si ferma la parola in gola, vedendo
entrare il Cocle e il Battifarno.
FERDINANDO nobilmente cortese.
Voi, madama Rosalia, potete dare a questi signori... alcune
dilucidazioni indispensabili perchè tutti i pazzi più pericolosi
possano essere chiusi dinto 'a pazzaria — dinto 'u manicomio. —
risata plebea.
E nisciuno pozza scappà!
FANNYA che alla vista di Cocle, che la fissa con dolcezza, si è di
nuovo stretta a Rosalia impaurita.
Chi è? Chi è?...
ROSALIA pallidissima, fissa in Ferdinando, senza rispondere.
FERDINANDO con asprezza e ironia.
Monsignor Cocle, madama, anzi... madamigella!
scambia un'occhiata d'intelligenza con
il Cocle, poi torna a ridere.
Sta piccerella nun deve avè molta pratica coi Monsignori, con gli
uomini di Chiesa! Ah! Ah! Essa tene pure nu nome d'opera!
COCLE con dolcezza.
Il mio abito, signorina, non deve mettervi soggezione; è l'abito di un
povero prete: non rappresenta che l'umiltà e l'indulgenza.
FANNYA attratta dal sorriso, dalla soavità del Cocle, fa un passo verso
di lui, poi, torna istintivamente vicino a Rosalia dicendole sottovoce,
con terrore.
Che vogliono da noi? Perchè i soldati? E Vincenzo?...
ROSALIA. Tiene gli occhi sempre fissi in Ferdinando e nel Cocle;
per far tacere Fannya, le preme dolcemente il capo contro il petto
chiudendole così anche la bocca.
FERDINANDO.
Assèttate, Battifarno!
con un inchino
Accomodatevi, Monsignore!... Sedete, belle... madame!
con mezzo sbadiglio, fingendo di aver
sonno, ma strizzando l'occhio al
Cocle.
Facimmo subbeto e po' ce ne jammo tutte a dormì!
Il Battifarno, mentre segue il dialogo
fra il Cocle a Rosalia, cerca e trova
un piccolo ed elegante calamaio che
pone sopra un tavolino; siede, leva
di tasca alcune carte che pone pure
sul tavolino: sta attentissimo alle
risposte di Rosalia e di Fannya
e le scrive. Ferdinando si caccia
il berretto in testa, perchè sente
freddo, si sdraia nell'angolo del
canapè, le gambe accavallate e
battendo leggermente col frustino
sui cuscini. Il Müller resta sempre
ritto, immobile accanto all'uscio.
COCLE spingendo una poltrona dinanzi a Rosalia.
Accomodatevi!... La bontà di Sua Maestà, ce lo permette!
ROSALIA sempre tenendo Fannya abbracciata.
Che cosa si vuol sapere da noi?...
COCLE con una grande soavità di modi e di voce.
I buoni... credono facilmente alla bontà e alla sincerità degli altri,
tanto più che la cattiveria e la perfidia si travestono con le più
belle apparenze.
ROSALIA e FANNYA fissano il Cocle sempre più pallide e atterrite
credendo ch'egli voglia alludere all'Alliana.
COCLE.
Tra i vostri migliori amici... uno appunto vi ha ingannate, ha carpita
la vostra amicizia e la vostra buona fede...
ROSALIA c. s.
Chi?...
COCLE.
Facendosi credere onesto... leale... ed essendo un perverso...
ROSALIA.
Chi?... Chi?...
COCLE.
Non... riuscite a indovinare?
ROSALIA vivamente.
No!
COCLE sorridendo, ma studiandola.
È il... vostro... maestro...
ROSALIA con un grido di gioia perchè non si tratta dell'Alliana.
Ah! il Savoldi!
FANNYA c. s.
Il maestro!
a Rosalia, sottovoce.
Si tratta del maestro!
COCLE.
Non vi fa maraviglia la scoperta?... Anzi sapevate, dunque, che questo
Savoldi, è un... esaltato... un pericoloso?...
ROSALIA fuori di sè.
Sì!...
subito
Cioè no... No! No! No! Io non so!... Io non so!
BATTIFARNO scrive.
COCLE.
Buona signora... A fin di bene, s'intende, ma ingannandovi anche in
questo, voi non ci dite, adesso, la verità...
rivolgendosi anche a Fannya
A Milano, il maestro Savoldi..., — non solamente voi, ma lo sappiamo
tutti, ormai, — ha un altro nome e l'egregio direttore d'orchestra,
esercita un'altra professione: si chiama il Marchese Rosalis, e fa...
sorridendo
niente!
ROSALIA.
Il Savoldi?... Marchese Rosalis? Non l'abbiamo mai saputo! Non è vero,
Fannya?
FANNYA fissa la madre: non sa rispondere una bugia.
COCLE accennando col capo e ammiccando anche con gli occhi,
bonariamente.
Sì... sì...
FERDINANDO fa un cenno d'impazienza al Battifarno.
BATTIFARNO aspro, risoluto.
Sì! Voi conoscete il suo vero nome; il... falso maestro Savoldi, me lo
ha detto e confermato egli stesso, poco fa, nel carcere di Santa Maria
Apparente, dove è stato tradotto.
ROSALIA e FANNYA si stringono l'una all'altra con un atto di terrore.
In carcere?
FANNYA.
Il maestro?... Il povero maestro?...
BATTIFARNO.
Devo leggere la sua deposizione?
COCLE.
Così è; e come voi foste tratta in inganno, altri furono ingannati e
traviati. E fra questi...
con un sospiro
anche il capitano Alliana.
ROSALIA.
Alliana?
FANNYA.
Vincenzo?...
COCLE accenna dolorosamente di sì, poi
scambia un'occhiata d'intelligenza
con Ferdinando, mentre il Battifarno
continua a interrogare.
BATTIFARNO.
Il capitano Alliana, veniva al Giglio d'Oro col sedicente Savoldi... in
grande segreto?
ROSALIA.
Non è vero...
FANNYA.
Mai! Col maestro mai!
sottovoce a Rosalia
Vincenzo veniva col papà! Diciamo che veniva col papà.
BATTIFARNO duramente.
Parlate con me, non con vostra sorella e avvicinatevi!
FANNYA impaurita si scosta da Rosalia.
BATTIFARNO.
Il maestro Savoldi si recava al Giglio d'Oro, travestito, col capitano
Alliana!
FANNYA negando col capo.
Giuro! Giuro!
a Rosalia, c. s.
Bisogna dir tutto, diciamo tutto!
ROSALIA a Fannya, sottovoce.
No! No! No! Per amor del cielo, no!
FERDINANDO con ira brutale a Rosalia.
State zitta, voi! Risponda soltanto chi è interrogato.
BATTIFARNO violento.
E non negate, non giurate e non cercate di mentire!
battendo sulle carte
Qui, è qui, scritta, la verità! Il capitano Alliana, veniva la notte,
tardi, al vostro albergo, quando di nascosto, per cospirare, ci veniva
anche il Savoldi.
FANNYA continua a negare con i cenni del capo e con la mano.
BATTIFARNO continuando.
Il falso Savoldi, travestito, spacciandosi per un impresario tedesco,
per un impresario di Vienna!
FANNYA.
Non è vero! Non è vero!
con un grido straziante.
Non è vero!
rivolgendosi al Cocle con le mani
giunte.
Ah Monsignore!
supplicando Ferdinando.
E voi!... Eravate così buono!... Tornate buono! Vi hanno ingannato!
Vincenzo non veniva col Savoldi, non è mai venuto col Savoldi!
BATTIFARNO battendo ancora sulle carte con una risata sardonica.
È qui, qui, qui! È scritto qui!...
FANNYA.
Veniva col mio papà! Era il mio papà, che veniva di notte, di nascosto,
travestito con Vincenzo! Non veniva per cospirare! Veniva per me!
Perchè a Napoli, non lo si doveva sapere!
indicando Rosalia.
Non è mia sorella! È la mia mamma!
BATTIFARNO.
Vostro padre?
FERDINANDO.
Chi?
FANNYA.
L'ho detto! L'ho detto! Ho detto tutto!
COCLE.
Il conte di Verolengo?...
FERDINANDO con impeto.
Verolengo?
COCLE attentissimo a Fannya e a Rosalia, lo trattiene con la mano.
FANNYA.
Non ha potuto sposare la mamma.... Non può sposarla...
un nodo le spezza le parole.
per...chè...