ALLIANA.
Ho avuto l'onore di conoscere la signora Mirabella lo scorso Aprile a
Firenze.
FERDINANDO.
Appunto. Incarico voi di condurre quelle due... signore a visitare il
palazzo reale, la galleria, la biblioteca.
al Castelluccio.
Tu no. Donna Sofia...
un'altra sghignazzata.
Tu le porterai ccà e basta.
congeda con un gesto Francesco e
l'Alliana.
FRANCESCO va innanzi.
CASTELLUCCIO corre sprofondandosi a baciargli la mano. Francesco entra
il primo a destra, poi l'Alliana.
SCENA QUINTA.
FERDINANDO e il CASTELLUCCIO.
FERDINANDO appena uscito l'Alliana, ha un impeto di collera contro di
lui.
Sai come lo chiamo? Lo scocciatore pedantone! E deve essere anche
jettatore.
gli fa contro le corna,
dispettosamente. Al Castelluccio.
Guardateli, o anche tu avrai nu gruosso guaio!
CASTELLUCCIO.
Io?... Oh... Maestà! È cugino soltanto di mia moglie!
FERDINANDO.
Tutti pennaruli, sti uffiziali napolitani! E tutti Murattiani! Manco
male che io tengo i miei svizzeri!
guarda l'orologio sulla tavola e
sospira.
E mo st'auto; 'u seccantone... capa tosta.
al Castelluccio.
Don Taniello faccia entrà!
alludendo al Verolengo.
Vuoi n'udienza proprio ogge? Cinque minute e staie frisco!
congeda il Castelluccio con un cenno.
La prima donna e sua sorella...
guarda ancora l'orologio.
fra nu quarto d'ora tu le fai veni ccà.
Castelluccio via.
SCENA SESTA.
FERDINANDO solo, poi GAETANO che introduce il VEROLENGO.
FERDINANDO sceglie da una cassetta
un sigaro napoletano, lo spezza,
ne getta una metà nella cassetta, e
l'altra metà Faccende sulla fiamma
della candela. Cantarella a mezza
voce l'aria della _Linda_.
_«A consolarmi affrettati... Momento fortunato...»_
GAETANO annunziando.
Il conte Solaris di Verolengo!
FERDINANDO.
_Linda_ è n'opera bella assaie!
introdotto il Verolengo, Gaetano via.
VEROLENGO inchinandosi.
Maestà...
FERDINANDO voltandogli le spalle continua a cantarellare.
_«In faccia al cielo e agli uomini Tuo sposo diverrò!»_
VEROLENGO.
Vi ringrazio, Maestà, di avermi accordato l'onore...
FERDINANDO.
Sto sigaro è fetente!
lo spezza con rabbia, ne prende un
altro, lo rompe, ne accende una metà
e l'altra metà l'offre al Verolengo.
È il mio avana preferito. Costa niente, odora forte e fuma assai!...
Prendi la candela!
torna a cantarellare, passeggiando su e
giù senza guardare il Verolengo.
VEROLENGO depone il sigaro sopra un mobile, fa un altro passo e un
altro inchino: poi, con voce più forte, risoluto.
Maestà... Vostra Maestà...
FERDINANDO
si ferma: gli si pianta in faccia
duramente.
La Regina sta a letto, come porta il suo stato, ma sta bene; io,
ringraziando la Madonna del Carmine e S. Alfonso, sto bene; tu, vedo
con tanto piacere che stai bene. Torna n'altra volta. Oggi ho da dare
udienza a tre re nel Presepio: Baldassare, Gaspare e Melchiorre! Bon
giorno e statte bono!
Si avvia verso l'uscio che mette al
Presepio, zufolando la solita aria
della _Linda_.
VEROLENGO con impeto.
Chiedo alla Maestà Vostra di volermi ascoltare!
FERDINANDO si volta indispettito.
VEROLENGO.
Ho ricevuto notizie da... Torino.
FERDINANDO si avvicina con un atto d'inquietudine, poi si calma subito.
Da... Torino?.. E a me che importa? Anche mio cugino Carlo Alberto
è troppo debole! La debolezza è oggi il figurino di moda per tutti
i sovrani! — Ricordati: il mio regno è mio, e me lo governo io; io,
che ho più talento di te, di tutti i ministri, io che sono più...
Metternich di Metternich!
fissando minaccioso il Verolengo.
No! Piuttosto che mostrare debolezza... vivaddiana, vado a fare il
colonnello in Russia in Austria! E poi sei tu, sono questi nobili,
questi ufficiali napoletani e siciliani sempre in guerra fra di loro
e sempre pronti a far la pace per mettersi contro di me, che sognano
mutamenti, che minacciano pronunciamenti!
VEROLENGO sottovoce.
È il popolo. Maestà...
FERDINANDO.
Il popolo ha sempre voluto molto bene a me, a mio padre, a mio nonno...
VEROLENGO.
Il popolo, il grande popolo, il cuore e la mente di una nazione,
Maestà, non il popolaccio di Mercatello o di Santa Lucia!
FERDINANDO beffardo.
I pennaruli... I paglietta?... Chisto è 'u popolo? Ah! ah! ah!
serio
Embè?... Io non ho paura di nessuno: non ho paura degli uomini, e l'ho
provato.
VEROLENGO ironico a sua volta.
Avete provato, Maestà, di non avere paura anche... di monsignor Cocle?
FERDINANDO alza le mani in atto di terrore.
Monsignore?.. Rispetta Monsignore!... Isso è più assai di un uomo, è la
mia coscienza!
VEROLENGO.
E la vostra paura...
FERDINANDO.
Sia! A me l'inferno fa paura, e a te, no?
VEROLENGO.
Se ascoltate Monsignore per l'inferno, allora, ascoltate anche me,
perchè voi, Maestà... avete un'altra paura...
FERDINANDO.
Parla comm'aje da parla, parla chiaro.
VEROLENGO fissa Ferdinando, che lo fissa a sua volta.
Tutti concedono, per non cedere; guai se resterete il solo a voler
resistere!.. Mi sono messo in diretti rapporti con... Torino.
Ferdinando finge di non capire.
E col vostro pieno consentimento. E vero? Rispondete, Maestà: col
vostro pieno consentimento?
FERDINANDO.
Domande ne posso fare soltanto io; tu, questo, non lo dimenticare!
VEROLENGO.
Ebbene, a Torino, le mie speranze, i miei voti, le mie proposte, furono
accolte con simpatia... A Torino, dove tra le feste e le dimostrazioni
si acclama a Carlo Alberto re Costituzionale mentre a Roma, il nuovo,
e veramente Santo Pontefice riconforta alla fede la patria e tutto
il mondo con parole di pace, di libertà, di perdono!... Se non volete
pensare a Voi, al vostro regno, pensate a vostro figlio, al Principe
ereditario che sarà re Italiano di nascita e tutto italiano di sangue.
Sangue piemontese, sangue napoletano...
FERDINANDO stizzito.
Neh! Neh! Con tutto chisto sangue!... Prima che il Principe ereditario
abbia da... eredità... parla del regno mio, che è soltanto mio, e nun
fare, mo 'o jettatore!
VEROLENGO.
Stringetevi coi vostri alleati naturali, in una confederazione, in un
solo stato italiano, di tre monarchie, con tre principi italiani, nati
in Italia: voi, Maestà, il nuovo Re di Sardegna... il nuovo Papa. Voi
l'iniziatore...
Ferdinando rimane scosso.
Voi il reggitore supremo. Formate un solo popolo di queste cento folle
disordinate e avrete un grande potere, avrete la più bella pagina nella
storia, e sarete amato, adorato come un Dio!.... Oggi la sicurezza del
trono, la tranquillità, la forza... e il principio di grandi cose per
il domani...
FERDINANDO resta muto, pensieroso.
VEROLENGO.
Che volete fare? Che pensate? Che aspettate, Maestà?
FERDINANDO.
Sappiamo, intanto, che vuol fare e che aspetta 'u re carbonaro?...
VEROLENGO mostrando una lettera.
Stamattina stessa, con un inviato particolare... E autografa...
Ferdinando non capisce,
di sua mano.
FERDINANDO fa per afferrarla.
VEROLENGO pronto la ritira e la ripone in tasca.
No!
inchinandosi profondamente.
Perdonate! Voi Maestà, ed io, leggere insieme, soli... e insieme, soli,
rispondere...
FERDINANDO sempre muto e pensieroso, con la mimica delle tre dita
della mano, esprime l'idea che gli gira in mente dei tre stati in
confederazione, e lui che li domina tutti.
Ma sti pazzi di siciliani e di napoletani... è proprio vero che mi
odiano?
VEROLENGO.
Non voi, ma il vostro governo! Abolite gli arbitrii, le ladrerie,
le prepotenze, e prima cosa... strappate la polizia dalle mani del
gendarme...
FERDINANDO
Del Carretto?
VEROLENGO continuando.
E il potere dalle mani del Monsignore! Scacciate da voi, dal regno
monsignor Cocle e tutto l'Ordine!
FERDINANDO spaventato.
Zitto! Vattene! Diventi matto?... Sti discorsi oggi, all'antivigilia
di Natale!... Ogge che aspetto ccà Monsignore! Ogge, che m'aggio da
confessà? Pe chesto nun te volevo manco vedè!
VEROLENGO.
Ma...
FERDINANDO.
Che ma! Si deve dir tutto in confessione! Nun c'è segreto nemmeno di
Stato, per la confessione!
calmandosi.
Torna stasera o domani con la lettera
ammiccando l'occhio.
dell'... autografo! Per otto giorno nun me confesso cchiù. Potremo
parlà co' tutto comodo dei fatti nuosti.
congedandolo.
Bongiorno, e statte buono!
VEROLENGO supplicando.
Maestà... Maestà!...
FERDINANDO.
Mo' vattenne!
VEROLENGO.
Ogni ora, Maestà... ogni momento è prezioso!
FERDINANDO suona.
Gaetano si presenta sull'uscio.
FERDINANDO.
'Na carrozza!
GAETANO via.
FERDINANDO.
Stasera si prova la cantata sacra.... aspetto 'a prima donna!
VEROLENGO per insistere.
Ma...
FERDINANDO chiamando.
Tenente Holtmann!
al Verolengo.
c'è chillo stupido del cavalier Andreo e 'u professore pedantone!
TENENTE HOLTMANN si presenta all'uscio del giardino.
FERDINANDO continuando al Verolengo.
Nun t'hanno da vedè!
al tenente Holtmann.
Favorite, per suo onore, di accompagnare voi stesso il conte Verolengo.
dà la mano al Verolengo senza guardarlo
in faccia.
Bongiorno e statte bono!
il Verolengo e il tenente Holtmann via.
FERDINANDO rimane pensieroso.
Carl'Alberto è 'nu trasognato... Sto prevetariello vanitoso di Pio IX è
nu giocatore d'azzardo...
picchiandosi col dito in mezzo alla
fronte.
Io ce tengo dint' 'a capa tanta robicella!...
risata, poi suona.
GAETANO si presenta sull'uscio.
FERDINANDO a Gaetano.
A prima donna, ccà.
GAETANO via.
FERDINANDO torna serio, poi, come risolvendosi.
Embè? Il mondo vuol essere canzonato, e nu re, deve sapere meglio degli
altri l'arte di canzonarlo!
scrollando il capo, con un sorriso
arguto.
Constitution, rivolution.
SCENA SETTIMA.
GAETANO che introduce ROSALIA, FANNYA e il CASTELLUCCIO, FERDINANDO,
poi di nuovo GAETANO e ALLIANA.
FERDINANDO con molta nobiltà si leva il berretto, che butta sopra una
seggiola, e dà la mano alla sola Rosalia, senza inchinarsi.
La Regina oggi è leggermente indisposta. Sarete ricevuta domani.
Rosalia, s'inchina con la reverenza.
Vi ringrazio, Signora, di aver ben accolto il nostro invito, e di avere
così ottemperato ad un nostro desiderio!
la guarda con l'occhialetto.
ROSALIA inchinandosi di nuovo c. s.
Nel mentre mi sento profondamente commossa e grata per il grande onore
ricevuto, sono ben lieta e fiera che la Maestà Vostra si sia degnata di
abbassare lo sguardo sopra di me, per rendermene degna, e potere così
prendere parte ad una festa che alla Maestà Vostra è particolarmente
cara!
CASTELLUCCIO che ha seguito il discorsetto con le approvazioni del
capo: sottovoce.
Benissimo!
FERDINANDO.
Neh! Neh! Non stai 'nteatro p'applaudì!
risata, poi cortesissimo.
Cioè, in questo teatro, che è il mio, voglio avere il piacere,
finalmente, di applaudirvi da solo; già troppe volte sono stato
costretto a confondere il mio plauso con quello di tutto il pubblico.
Andreo! Adesso, batti le mani!
risata.
Questa bella signorina... vostra sorella?... Si chiama?
la guarda con l'occhialetto.
ROSALIA inchinandosi c. s.
Fannya...
FERDINANDO maravigliato.
Fannyà?
al Castelluccio.
Sto nomme è nu nomme d'opera! Nun ce sta dinto 'u calannario de santi!
FANNYA pronta, sorridendo.
Invece sì! Ci sta benissimo!
CASTELLUCCIO suggerisce, piano.
Maestà! Maestà!
FANNYA facendo un inchino.
Maestà! Mi chiamo Francesca, da Francesca, Fanny, da Fanny, Fannya!...
Ci sta benissimo!
FERDINANDO.
Ci sta benissimo, facenno nu piccolo viaggetto per arrivarci!
al Castelluccio, sottovoce.
Carina 'a piccerella! Don Gaetano, faccia avvertito il capitano Alliana.
FANNYA fa un atto di maraviglia e di gioia.
FERDINANDO.
Il capitano Alliana è un amico vostro?
ROSALIA.
Lo abbiamo conosciuto, Maestà, in villa, dalla Duchessa di Empoli.
FERDINANDO.
Per ciò, ho scelto il capitano Alliana, come vostro cavaliere e vostra
guida.
battendo sulle spalle al Castelluccio.
Tu se' troppo nu 'gnorantone. C'è molto da ammirare, oltre il palazzo e
il giardino, la galleria, la biblioteca. Il capitano è dottissimo...
a Fannya e a Rosalia, guardandole con
l'occhialetto.
ed ama le arti belle... quando sono belle! Vedrete il salone magnifico
dei grandi ricevimenti ufficiali: l'ho fatto fare a mie spese...
GAETANO annunziando.
Il capitano Alliana.
introduce Alliana e via.
ALLIANA fatto il saluto resta fermo, su due piedi.
FERDINANDO senza voltarsi continua c. s.
Vi piace la cantata sacra che ho fatto scrivere per voi? È bella assai!
Mercadante e Donizetti sono i nostri più grandi maestri!
Siede con un salto sulla tavola e
continua a parlare, dondolando le
gambe.
Verdi, dopo che ha fatto coll'_Alzira_... come dite in teatro?
FANNYA pronta.
Fiasco.
CASTELLUCCIO suggerendo, piano.
Maestà!
FANNYA.
Maestà, fiasco!
FERDINANDO.
Fias...co. Verdi ha scritto troppa musica; troppa roba! E troppo in
fretta! L'organetto non cammina più.
risata.
Voi siete una grande artista, e noi amiamo gli artisti! Tutti i Borboni
sono artisti! Mio fratello Leopoldo è scultore; ha fatto persino — la
Madonna glielo perdoni — la statua ad un eretico: a Gian Battista Vico!
Se avesse fatta 'a vostra, sarebbe stata più bella e di nostro gusto.
Invece di farle, io le statue le faccio fa e pe' chesto che sono il re,
i miei sudditi me le fanno paga 'n nocchio e anche tutt'e duie!
risata.
Statue... e quadri... Avete sentito parlare di un certo Domenico
Morelli?
ad Alliana, senza voltarsi.
Farete vedere i miei quadri del Morelli, capitano professore.
FANNYA sorride, ripetendo sottovoce
Professore...
FERDINANDO continuando.
Questo Morelli,
picchiandosi col dito in mezzo alla
fronte
ha molta roba ccà!
correggendosi.
qui! Io gli raccomando sempre: Don Domì, fa dell'arte e non fa della
politica! Ma oltre alle arti, bisogna proteggere le scienze. Il primo
Congresso degli scienziati a Napoli, l'ho voluto io, e l'ho inaugurato
io, con un discorso mio! E che voce! Fui detto il benigno Giove
Tonante. Per altro la passiona ca io tengo più grande è per la musica!
con fine ironia.
Anzi, io vorrei ottenere con una legge che nel mio regno, non si
scrivesse e non si leggesse più... altro che musica! Conoscete il
buffo Casaccia?... Casaciello? Io ce vado pazzo! E voi pure, mi piacete
assai!
saltando giù dalla tavola, e facendo
cenno al Castelluccio di seguirlo.
Vi ringrazio, Signora, di avere bene accolto il nostro invito!
a Fannya.
Voi, signorina...
FANNYA.
Fannya, Maestà!...
FERDINANDO continuando.
Allora diremo: Francesca, Franceschella... Checchina! Tutti i più bei
fiori del mio giardino, sono vostri, prendeteli; la luce li ha coloriti
e il sole li ha profumati per la vostra giovinezza.
con un cenno del capo al Castelluccio,
sottovoce.
Jammo, Andreo!
via seguito dal Castelluccio, senza
salutare, senza dare la mano a
nessuno.
SCENA OTTAVA.
ROSALIA, FANNYA, ALLIANA, poi il tenente HOLTMANN e SECONDO UFFICIALE
DEGLI SVIZZERI, GAETANO, CARMINE, AGNESE, SERVITORI, CONTADINI, il
maggiore MÜLLER e monsignor COCLE. In fine FERDINANDO.
FANNYA con gioia.
Com'è simpatico il Re, e com'è buono! Io ero così inquieta...
a Rosalia.
E anche tu! Invece... Non sembra nemmeno un Re!
a Rosalia, guardandola:
Ma perchè continui anche adesso a non essere allegra, mamm... Sorella,
sorellissima mia?...
ROSALIA.
Lo sono, cara. Sono contenta, vedendo te, così contenta e allegra!
FANNYA.
Sì, sì!! Più che contenta! Più che allegra, mi sento felice,
felicissima!... Perchè, poi, eravamo rimasti tutti così male
impressionati! Un invito a corte, lo abbiamo accolto come una
disgrazia! E anch'io!... Ma di riverbero, vedendo le vostre brutte
facce!... Non volevate nemmeno condurmi a Caserta! Invece... come mi
piace il Re... E la corte! Quel bel giardino, questo bel palazzo e
tanto sole da godere con te...
ad Alliana, e a Rosalia
e con te. Pensare che siamo a Natale ed è un giorno splendido di
primavera!... Ah come si respira bene a corte!
ROSALIA.
Bambina cara!
ALLIANA.
Sì, tanto cara e tanto bambina!
FANNYA prende prima una mano di Rosalia, poi una mano dell'Alliana,
tirandoli verso l'uscio dei giardino.
Andiamo! Andiamo! Andiamo! Andiamo fuori! Andiamo a passeggiare!
Andiamo a cogliere tanti bei fiori col signor... professore!
scoppia in una risata.
Professore! E dire che io non ho mai pensato di amare e di essere amata
da un pro...fes...sore!... Dio mio, che soggezione!
tocca le labbra con un dito, poi
con lo stesso dito indica Alliana,
accennando a un bacio.
Più!... Un professore... non ne ho più il coraggio! Più! Più! Più!
Soltanto alla Mam...
corre a stringere Rosalia fra le
braccia, baciandola forte.
Tutti a mia sorella!
ALLIANA ride.
FANNYA gli va vicino.
O se pure... prima... faremo un patto: non sarò mai chiamata la moglie
del signor professore! La moglie del capitano, mi piace molto di più! —
Sei in collera?
ALLIANA ridendo stupito.
No! Perchè?
FANNYA
Sii in collera!... Sii in collera!
battendo i piedi per terra.
Lo voglio!
ALLIANA.
Sono in collera!
FANNYA affettuosamente.
Mi fa tanto piacere se sei in collera, così possiamo fare la pace!
gli dà una mano da baciare.
Questa al capitano...
ALLIANA la bacia.
FANNYA gli dà l'altra mano.
E questa al professore!
ALLIANA la bacia ripetutamente.
FANNYA.
Basta! Basta! Basta!
ROSALIA ride, poi ritorna inquieta.
Ma... Alberto?... Dove sarà? Come potremo vederlo?
ALLIANA.
Era qui prima di noi.
ROSALIA.
Dal Re?
ALLIANA.
Sì.
FANNYA.
Andiamo a cercarlo!
ALLIANA.
Non facciamo imprudenze! Lo incontreremo certamente perchè lui stesso
cercherà di noi.
ROSALIA.
Dunque, credete proprio... che ci siamo tanto spaventati inutilmente?
ALLIANA.
Certissimo!... Ci siamo un po' montati la testa tutti quanti! Il Re è
troppo fiero e superbo. Non vorrebbe mai fingere in questo modo... Voi,
non dovete l'invito a corte, altro che alla vostra celebrità!...
ROSALIA.
E al maestro Mercadante!... Ah!.. Che gioia riavere la tranquillità...
Vi giuro! Il Mercadante, sarà molto contento di me!
ridendo.
E anche il Castelluccio! Mi lascierò baciar le mani in gran mistero e
segreto!
sottovoce ad Alliana.
Molte volte è la nostra coscienza turbata, che dà corpo alle ombre. Non
è vero, Vincenzo?
ALLIANA.
La coscienza non c'entra; è l'immaginazione, che vuol far vedere ciò
che assolutamente non esiste!
FANNYA.
Vi devo dir io, senza tanta profondità di ragionamento ciò che... penso
io?... Se questo Re, così allegro e buono, venisse anche a scoprire che
il papà... è il mio papà... non ci mangia nessuno dei tre!... Andiamo,
dunque, andiamo! Ma intendiamoci, signora guida, niente gallerie,
niente quadri! Tutto il giardino e tutti i fiori! I quadri sono belli,
quando piove!
si sente il segnale di una tromba da
lontano: poi un altro dalla parte
opposta; poi il rullo dei tamburi.
TEN. HOLTM. e il 2º UFFICIALE spalancano la porta del giardino e
restano in posizione.
GAETANO dall'uscio a destra, attraversando la scena e fermandosi vicino
all'uscio del giardino.
Monsignor Cocle!...
AGNESE c. s. dall'uscio del Presepio.
Monsignore!
CARMINE c. s.
Monsignore!
nel giardino si vedranno altri
servitori e contadini.
ROSALIA turbandosi.
Il Cocle?
ALLIANA.
È naturale; per le feste del Presepio... Per le messe... di Natale!...
Andiamo!
indicando l'uscio a destra.
Gli svizzeri di guardia, hanno l'ordine di lasciarmi passare!...
FANNYA.
No! Un momento! Lasciatemelo vedere!...
ALLIANA.
Perchè?... Perchè?...
ROSALIA.
Lo vedrai stasera, domani... anche troppo!
Rosalia, Fannya, Alliana, via.
VOCE FORTE dal giardino.
Presentat'... Arm!
tutti s'inginocchiano nel giardino e
dentro sulla scena; anche il Tenente
Holtmann e il 2º Ufficiale.
VOCE FORTE c. s. più vicino.
Presentat'... Arm!
Si avanzano nel giardino monsignor
Cocle, impartendo la benedizione,
e il colonnello Müller. Monsignor
Cocle è vestito da prete, con una
croce d'oro sul petto e con la
stella dell'Ordine Costantiniano. Il
colonnello Müller a capo scoperto
tiene il keppy, con una mano,
appoggiato sul fianco. Il Cocle e il
Müller si presentano sull'uscio dì
mezzo.
FERDINANDO entra: ha le spalline e la sciabola: giunto dinanzi al
Cocle, s'inginocchia con un ginocchio solo a terra. Il Müller fa
altrettanto. Il Cocle, benedice.
SCENA NONA.
FERDINANDO, COCLE, MÜLLER, HOLTMANN, 2º UFFICIALE, GAETANO, CARMINE,
AGNESE. Nel giardino SERVI, CONTADINI, E SOLDATI.
FERDINANDO al Cocle.
Monsignore, vi bacio le mani, e umilmente mi prostro, implorando
indulgenza e perdono.
COCLE.
Non a me, ma al Signore, che rappresento, per suo volere, sebbene
indegno!
sollevandolo.
Io sono. Maestà, il più devoto e sottomesso dei vostri sudditi!
impartisce in giro un'altra
benedizione.
TUTTI si alzano e si allontanano, meno il Müller, il tenente Holtmann e
il 2º ufficiale.
COCLE a Ferdinando.
La buona e savia Regina?
FERDINANDO.
Teresa sta à letto, e se raccomanda a vuie, Monsignò, perchè possa
ottenere 'a grazia dalla Madonna del Parto, la venerata Schiavotella di
Pozzuoli, tanto miracolosa!
COCLE.
Per sua Maestà, rifulgente delle più belle virtù e veramente Pia
Regina, noi abbiamo sempre ottenuto specialissime grazie dalla
infinita bontà del Signore. Egli ha voluto manifestare il suo pieno
aggradimento, per questa vostra seconda unione santificandola con la
fecondità, che dà tanta gioia e sicurezza alla vostra casa.
FERDINANDO.
Volete, Monsignore?... Su... nelle vostre camere?...
COCLE.
No, no, mai! Non vi deve recare il benché minimo disagio la mia povera
persona. Ovunque si trova il Re e la reggia, ovunque si trova un
ministro del Signore, è la chiesa...
FERDINANDO a Müller.
Come gli altri giorni, nessuno può avvicinarsi: nemmeno Sua Altezza il
principe Francesco!
MÜLLER saluta militarmente; parla con i
due ufficiali, che manda uno a destra
e l'altro a sinistra, poi richiude i
battenti.
SCENA DECIMA.
FERDINANDO, Monsignor COCLE, MÜLLER.
FERDINANDO si leva la spada che depone col berretto sopra la tavola,
si apre la tunica sul petto e mostra al Cocle un medaglioncino che ha
appeso al collo con una catenella d'oro.
Io tengo ccà i due capelli della Madonna che voi mi avete ottenuto
da S. Alfonso. Sempre! Sempe ccà! Non è vero, Monsignore? Con questa
reliquia, sto sicuro contro il terremoto, contro 'a jettatura e contro
i Fratelli, i Giacobini?
COCLE alza gli occhi al cielo.
FERDINANDO inquieto.
Pure co' sta santa reliquia me poterrià capità quacche gruosso guaio?
COCLE.
Quella reliquia, Maestà, tiene rivolti sopra di voi gli occhi della
Beata Vergine; voi non dovete mostrarvene indegno, trascurando i suoi
ammonimenti.
FERDINANDO indicando una poltrona.
Vulite?... Mi sono già preparato, Monsignore.
COCLE.
Prima...
diventa serissimo, come compreso da
un pensiero mistico, e recitando
sottovoce un'orazione si alza una
falda del lungo mantello e la offre
al bacio di Ferdinando.
FERDINANDO impallidendo.
Il mantello di Sant'Alfonso?
COCLE accennando di sì col capo.
Devo ottenerne nuova forza, per recare a voi la salvezza...
FERDINANDO.
Salvezza... dell'anima?
COCLE.
Salvezza dell'anima, salvezza del regno e della vita! Come vostro
cugino, Luigi XVI.
FERDINANDO indietreggiando con un grido.
Eh?
COCLE.
Il pericolo che correte voi, è ancora più grande!... Il Re martire, il
cui capo mozzato dalla mannaia, rotolò dal palco, fra le risate oscene
della plebaglia briaca, aveva la rivoluzione alle porte della reggia...
Voi...
FERDINANDO.
Io? Io?
COCLE.
È già entrata qui col tradimento; è vicina, accanto a voi e già tiene
alzata sopra di voi la sua mano lorda di sangue.
FERDINANDO tremando, con la voce rotta.
Confessatemi! Confessatemi! Confessatemi!
COCLE.
Ascoltate...
FERDINANDO.
Confessatemi! Confessatemi! Prima la grazia! Sono pieno di peccati!
No... no, no, non... Non voglio morire in peccato... l'inferno...
COCLE.
Calmatevi... ascoltate.
FERDINANDO fuori di sè.
Confessatemi, per Dio!
spaventato dalla bestemmia, segnandosi.
Perdonatemi! Pietà! L'inferno! L'inferno!... L'inferno!
COCLE stende le mani e alza gli occhi al cielo in atto d'invocazione.
Sant'Alfonso...
FERDINANDO.
Sant'Alfonso, ma anche la Madonna del Carmine, anche quella ancora più
miracolosa di Campiglione...
COCLE avvolge Ferdinando, sempre tremante, nel suo mantello, lo conduce
con sè vicino alla poltrona, siede, fa inginocchiare Ferdinando dinanzi
a lui, recita una breve preghiera e lo benedice.