Scantonava appena il malavventurato cappellano nella via delle
Tanaglie, quando all'improvviso sentì una mano posarglisi sovra una
spalla; e prima che si fosse vôlto per guardar chi fosse, quel leggier
colpo era bastato a fargli gelare il sangue nelle vene. Si fermò,
guardò, ma non riconobbe colui che gli s'era piantato al fianco. Era
un giovinotto di volgare aspetto, con un giubbetto bigio e un
berrettino di panno bianco orlato di rosso, somigliante a quello che
portano i soldati. Mille pensieri a un punto s'urtarono nel cervello
di don Aquilino: al vedere colui, s'imaginò che veramente fosse un
soldato; avrebbe giurato che gli luccicasse in mano un pajo di
manette.
--L'ho capita io, pensò in furia, che que' due birbaccioni m'han
tirato in ballo, e che stan mulinando qualcosa di maledetto.... Forse
i segugi eran già sulla loro pesta.... Sta a vedere che tocca a me, a
me, che non ne so nulla....
Poteva pensare, ma non parlare; le sue labbra aride, convulse, non
sapevano articolare un accento. Ma, fatto un eroico sforzo, riuscì
alla fine a mandar fuori un fioco:--Cosa vuole, signor soldato?
--Niente, signor canonico, o quel che è; ovvero sia, per dir la
verità, una cosa di niente.... Faccia la grazia di dirmi s'era lei che
si trovava poco fa al _Biscione_, in compagnia di que' due che
svoltano in questo momento l'angolo dell'Arcivescovado....?
--Io.... io.... non vedo nessuno; non so di chi voglia parlare, signor
soldato; rispondeva, con tuono patetico, il prete.
--Via, non serve; già l'ho veduto io; torno a dir dunque che abbia la
bontà di venire con me....
--Ma.... ma.... ma.... e dove?
--Oh! non c'è da aver paura; non sono già uno sbirro io: sono un buon
figliuolo che vuol far piacere a un amico. E questo tale amico, che ha
bisogno di dirle due parole... è, a due passi di qui in quella
botteghina di caffè, là dirimpetto.
--Non conosco nè voi, nè il vostro amico: rispose don Aquilino,
pigliando un po' di fiato; e sperava di trarsi d'impaccio col prendere
un tuono serio.
--Non è niente di male, signor canonico: venga con me, non mi dica di
no, veda; sarà contento poi.
--Se non posso... se non ho tempo! ho altro per il capo io.... E non
son di que' preti che si lascian vedere ne' pubblici caffè....
--Che? non viene forse in questo momento dall'osteria....?
--Cosa sapete voi....? E poi... così, insieme a un soldato...!
--A un galantuomo, dica meglio; mentre, poco fa, s'era messo a tavola
con due infami e dannati.
--Ohe! ohe! come parlate?
--Alle corte, vuol venire sì o no?... Se mi dà ascolto colle buone,
meglio per lei: se no, troverò facilmente chi saprà farla parlare, a
pochi passi di qui.
--Che? che? come?... È una minaccia questa?
--È un consiglio, signor canonico: venga con me, le dico, per pochi
minuti; e le do parola che non si vuol farle niente, ma darle mezzo di
riparare a un gran male.
--Non capisco, non capisco. Oh povero me, in che sorte di matassa mi
sono imbrogliato!..... E dire che non so capirne niente....
--Lei capisce tutto, e verrà con me.--Ciò detto, pigliando forte don
Aquilino per un braccio, se lo trasse dietro a forza.
Era già notte, di modo che pochi passeggieri s'avvidero del colloquio
rapido, concitato di quelle due persone; e se alcuno vi pose mente,
non trovò poi nulla a dire quando li vide allontanarsi a braccio l'uno
dell'altro, come due oneste conoscenze. Il prete, che tremava come
fosse di gennajo, mal potendosi reggere sulle gambe sottili e fiacche,
lasciavasi condurre da quel giovine ignoto; e la paura rinata più
forte snebbiavagli in un momento l'intelletto. Egli malediceva in cuor
suo l'ora che incontrò il signor Omobono col degno compagno suo, e la
gola d'un ghiotto boccone e d'una bottiglia che l'avevano tirato in
quell'antro; gli venne perfino in mente che fosse il castigo del cielo
per la tentazione ch'egli ebbe di transigere colla coscienza.
Entrarono in quella botteguccia, che il soldato aveva poco prima
additata. Era deserta; ma da un attiguo stanzino uscì con furia un
giovine, il quale, veduti appena i due che venivano, si fece loro
incontro e fulminò con un'occhiata lo sbaldanzito cappellano.
Costui era ancora troppo confuso, aveva il sangue troppo rimescolato,
per riuscire a capir qualcosa di netto in tutta questa diavoleria,
della quale si credeva la vittima. Quel giovine, con un gesto
minaccioso, volle spiegarsi; ma il compagno, per distornar la
gragnuola dal capo del tapino prete, gli tagliò le parole in bocca.
--Ecco il nostro signor canonico: disse Rocco (poich'era lui): con
tutta la buona voglia è venuto qui, pronto a metterci a parte di tutto
quel che a noi preme di sapere. S'accomodi, signor canonico....
Comanda qualcosa? rosolio, caffè, che so io?... Siamo anche noi di
buon cuore, veda: s'accomodi, prenda fiato un momento; e c'intenderemo
in due parole.
Damiano, che li aveva colà aspettati, pareva oppresso da interno
prepotente affanno. Lo sguardo incerto e cupo; pallide, infossate le
guancie per il patimento durato lungo tempo, e per il nuovo dolore;
chi lo avesse veduto in quel giorno, più non avrebbe riconosciuto in
lui l'ardito e sincero giovine di tre mesi addietro, che s'era fatto
il maestro e l'amico d'una schiera di bravi artigiani, che cominciava
a confidare in sè stesso e nella vita, e in qualche cosa di vero e di
grande a cui sentiva di poter con loro aspirare.
Egli era là, commosso più dal cordoglio che dall'ira: quantunque nel
volto gli si leggessero i cupi pensieri d'ira rinascenti al vedersi
dinanzi quella sparuta figura, più dolorosa era la punta che gli aveva
passato il cuore. Per sapere come così di subito fosse avvelenata
quella prima contentezza da lui sentita al riveder la madre, ci
bisogna tornare un poco addietro, al momento che Damiano e Rocco, la
medesima mattina, si partivano dall'Ospedale.
Staccatosi appena, coll'animo un po' consolato, dal letto di sua
madre, la quale dopo la crisi del dì innanzi s'era riavuta in modo
quasi miracoloso, Damiano pensò, prima d'ogni altra cosa, d'andarne a
cercar novella dal signor Lorenzo, ch'egli teneva pur sempre come suo
amico e compare: gli stavano sul cuore tante cose da dirgli, e sperava
da lui, se non ajuto, almeno qualche consiglio sincero e forte. Giunto
nella lontana parte della città ove dimorava l'antico cisalpino, entrò
in una vecchia casa, da cima a fondo tutta abitata da poveri; salì
quelle scale a lui note, tirò il cordone che pendeva fuor della porta:
aspettò, nessuno venne ad aprirgli. Sonò la seconda volta, pensando
che poteva esser l'ora della consueta camminata del buon veterano; ma
vide schiuder la porta d'un pigionale vicino: un vecchio calzolajo, a
cui s'aggrappavano sulle gambe tre marmocchi, mise fuori il capo;
e:--Quel giovinotto! disse: cercate del signor cavaliere?.... Potreste
sonare fino al dì del giudizio; otto dì fa, l'han portato a star di
casa al Gentilino.
Damiano guardò in faccia quell'uomo, e restò come dissennato; non
domandò più nulla; ma, chinato il capo, stette un poco sopra pensiero:
--Egli è là con mio padre!... mormorò poi: Come farò io, senza di
lui?.... Oh! almeno egli ha finito di portar la sua catena!
Il calzolajo nulla comprese; o, più che a lui, badava a far tacere i
figliuoletti, che strillavano a coro. E Damiano, coll'anima piena di
dolore, ma senza poter dire una parola, scendeva lentamente da quelle
scale; allorchè una donnicciuola che saliva incontro a lui,
passandogli accosto, lo guardò bene, quasi le fosse paruto di
conoscerlo: poi, da mezza scala, si volse come persuasa che veramente
quel giovine era colui ch'ella si pensava: tornò indietro con furia,
lo raggiunse al momento che usciva sulla via, e senza complimenti,
trattenendolo per un braccio, cominciò a dirgli ch'ella era la
Caterina lavandaja; che stava da sette anni porta a porta con quello
ch'egli veniva a cercare; che sapeva chi era lui, e che l'aveva veduto
le tante volte venire a quella casa, in compagnia del povero signor
cavaliere; e:--Già lei è giovine: seguitava con la pettegola sua
ansia: e non doveva guardarmi a me che son vecchia; ma pazienza!....
Cosa ha detto di questa brutta storia?... In manco d'otto dì, buona
notte, è andato via... Ma io l'ho indovinato, alla bella prima, subito
che l'ho visto mettersi giù... Non c'è stato nessuno fuor di me, vede,
che abbia fatto quel poco che si poteva per lui; ho a dire, che la
settimana passata non ho dormito due notti.... era là a ogni momento,
per veder se gli bisognasse qualcosa. Ma già quel benedett'uomo non
parlava mai... Figurarsi! non m'ha nemmeno ringraziato una poca
volta... E poi duro, ostinato, non ha voluto proprio mai sentir
nominare ne' medici, nè preti; capitò lì, una mattina, uno de'
coadjutori di san Lorenzo... un bravo prete, ch'è come un santo, e a
sentirlo in pulpito, non c'è che dire, bisogna piangere... e nemanco
di lui, non ha voluto saperne.... Ma il prete, duro anche lui; e
scommetto che, all'ultimo, avrà avuto di grazia a recitarlo un atto di
pentimento... Oh! le vicine han bel dire ch'è morto come un cane,
proprio da dannato giacobino com'era stato sempre. Io, vede, la sera
appresso, colle figliuole del Giovann'Antonio sellajo, gli ho detta su
la sua brava terza parte del rosario.... che, se non sarà buona per
lui, sarà buona per me.... Ma tutto questo non è quello ch'io voleva
contarle.... Ecco qui: negli ultimi tre giorni, egli ripeteva a ogni
poco il nome di Damiano... che è il suo, non è vero? io lo so bene...
e si vedeva che quel povero cristiano pensava a qualche cosa che non
voleva o non poteva dire... E poi: l'ultima sera, poco prima che
andasse in agonia, m'ha fatta venire vicina... E perchè mo?... per
farmi vedere un certo sacchettino di pelle che teneva al collo,
raccomandandomi d'usargli la carità di stare attenta che i becchini,
quando fossero venuti a portarlo via, non mettessero le unghie su
quella reliquia. E io, a dirla proprio tal quale, quando che per lui
la fu bella e finita, non poteva quietare, se non avessi saputo cosa
mo ci fosse dentro in quel sacchetto.... Pensi, in cambio di qualche
manata di zecchini, com'io pensava, ci trovai un po' di cenere.... Chi
sa che diavoleria era quella!... Per far bene, l'ho portato al prete.
Damiano, a quelle parole, si ricordò dell'ultima notte del suo povero
padre.
Tornato, sul far della sera, al luogo ove Rocco l'aspettava, gli narrò
questa nuova sciagura; gli confidò com'egli non sapesse più che far di
sè stesso, come si sentisse sconfortato, avvilito, perduto. Ma Rocco,
con la virtuosa franchezza d'un cuore che le disgrazie fanno più
saldo, gli rammentò la madre, la sorella, ciò ch'egli dovesse fare,
ciò che aveva promesso. Gli ripetè di volere spartir con lui l'ultimo
pane, che, quanto a lui, anche storpio d'un braccio, avrebbe saputo
guadagnarsi. Gli disse ch'era necessario e giusto parlare a ogni modo
con quel prete che aveva veduto negli ultimi momenti il povero signor
Lorenzo; e Damiano promise di farlo.
Di là eransi incamminati alla piazza Fontana; e Rocco, scorgendo
l'amico così spossato, così malinconico, l'aveva condotto a fatica
nell'osteria del Biscione, per offerirgli un boccone, un po' di brodo
o, meglio, un buon bicchier di vino. Colà volle il caso che, dalla
stanza in cui s'eran messi, i due giovani udissero in confuso qualcosa
del dialogo di sopra narrato. Ecco perchè Rocco, che aveva la sua
parte di malizia, ricorse allo spediente di sottoporre quel tristo di
don Aquilino a un interrogatorio nelle forme.
--Scusi, cominciò serio Damiano, del modo forse sconveniente, con che
noi....
Manco male, pensò don Aquilino, costui pare un po' più umano
dall'altro compare; e rispose, pigliando fiato:--Veramente il modo è
per lo meno... strano; e, davvero, non so come...
--Via, non si tratta di questo: gli tagliò l'altro le parole a mezzo:
lei, signor canonico, desinò poco fa allegramente all'osteria, insieme
a due birboni impostori, che, in poche parole, avevano la mente di
tirarla dalla loro, d'impegnarla bel bello a dar mano a un'azione da
galera.
--Oh! oh! miei signori, mi meraviglio di loro; vedo che m'han preso in
iscambio, non c'è che dire. Mi lascino un pò andare, chè sarà ben per
loro e per me.--E si volse a cercar la porta.
--Si fermi: gli disse Damiano.
--Si fermi! aggiunse Rocco con voce sorda e minaccevole; si fermi,
signor canonico, e sieda lì.
Il prete ricominciò a smarrirsi, ma obbedì; e docile si pose a sedere
sull'angolo dello scanno; un garzoncello portò il rosolio che avevano
comandato; e Rocco, con aria di complimento, ne presentò un
bicchierino al prete, il quale non seppe dir di no, e bevve,
quantunque gli somigliasse veleno.
--Animo, signor canonico, gliel'ho pur detto; noi le vogliamo bene, e
ci lasceremo amiconi.
--Non perdiamoci in discorsi inutili: ripigliò Damiano, corrugando le
ciglia. Mi guardi bene in faccia; lei non mi riconosce più, lo so
bene; ma io mi ricordo di lei, io che ho fatto la mia parte
d'esperienza a questo mondo, io ho imparato a legger sul volto degli
uomini il loro cuore. Oh se fosse vero quello ch'io temo pur troppo
che sia!... Ma, a ogni modo... e per ciò appunto, ho voluto
indirizzarmi a lei, sentire la verità. Que' due ch'erano con lei,
l'uno lo conosco pur troppo, parlavano come ribaldi che sono....
parlavano d'una giovine cacciata per forza in un ritiro... d'un
testimonio falso del quale si ha bisogno.... E perchè?
Don Aquilino era come seduto su' carboni ardenti; tentennava sullo
scannetto, voleva e non voleva confessare; e poi, a dir vero, non
aveva forse saputo capir giusto ciò che mulinassero que' due
scellerati, come lo seppe Damiano. Cominciò a batter le palpebre, a
torcer la bocca, con un sibilìo confuso; cosicchè Damiano perdè la
poca pazienza a stento serbata fino allora.
--Parli, le ripeto, o ch'io.... Dica, chi è la giovine di cui
parlavano?
--Ma se non so niente.... ma se, all'incontro, son coloro che voglion
rovinarmi!--rispose, strascinando le parole, il prete.
--Oh sì, lo vedo: con amaro sorriso di sdegno seguiva Damiano: io la
credeva un dappoco, uno scempio ingannato da uomini peggiori di lei;
ho pensato che una parola di dolore, un sentimento di verità le
avrebbero toccato il cuore, e che alla fine non si sarebbe sentito
capace di dar mano a un delitto. Ma no! lei sa l'infamia che sta per
esser tentata; potrebbe forse con una sua parola impedirla, e questa
parola non ha cuore di pronunziarla.... Non capisce cosa sia lei?...
Non capisce chi son io che le parlo?....
Damiano tremava parlando così: il prete lo riguardava senza fiatare;
ma, per quanto si studiasse, non sapeva dire a sè medesimo chi mai
potesse essere quel giovine.
--E se mai non lo sapesse ciò che pensan di fare coloro, io glielo
dirò! Un di que' signori, che si crede buono a qualcosa, perchè si
tira dietro una frotta di mangiapani e di leccazampe, un di que' tali
che paga il male che fa fare, e colle cartapecore de' suoi vecchi si
copre dalle mani della giustizia di questo mondo, s'è messo in capo di
riuscire a qualunque costo a perdere una povera giovine.... Ce n'è
tante che, senza cercar altro, si vendono per un po' d'oro, tante che
invidiano forse questa fortuna!... Or bene, quel tale, io lo so! non
s'è dimenticato di questa che, tra di loro, usan chiamare... una
fantasia! Intanto che il fratello di quella poveretta è là, che
marcisce in una prigione, innocente anche lui!.... e intanto ch'essi
han la madre che muore all'ospedale.... egli avrà detto: Il momento
buono è questo!.... Così si costuma di fare; quel che vogliono,
vogliono; e poi tutto s'accomoda con mille, duemila lire.... è una
bella dote, e bastante perchè si trovi chi le dia un nome, nome di
galantuomo, e non cerchi conto del passato!.... Non è così?... E lei,
senza scrupoli, vestito come è di que' panni, sarebbe capace di tener
mano a un negozio di questa sorte?....
--Oh Signore! cosa mi tocca mai di sentire? mormorò don Aquilino,
giungendo le mani, e turbato in cuore, un po' per la compassione
sincera che cominciava a provare, un po' per non so qual razzolìo
nella coscienza.
--Mi conosce adesso?.... Sa chi son io?..... Io sono il fratello di
quella giovine, e so quel che si vuol fare della mia povera sorella.
In questo momento, essa è là in un ritiro, e ve l'han trascinata per
forza, nell'ora ch'essa doveva stare al letto di sua madre.... Anche
questo lo so! dica dunque, forse non è vero?
Don Aquilino non tremava più: nel suo gramo cuore, egli era già vinto.
--Ma i muri di quella casa, ripigliò Damiano, non sono quelli che la
salvano, lo vede anche lei! Or bene, io son quì... e ci penso io.
--E lei, signor canonico, si mise dentro Rocco, che fino allora aveva
creduto bene di lasciar parlare l'amico, lei, deve fare tutto
all'opposto di quanto le è stato detto; e ajutarci a dare il
contrappelo a que' due galeotti, che son carne e ugna tra loro.
--Bontà del cielo! ora ho capito!... disse finalmente don Aquilino,
che al suo solito finiva a darsi sempre, mani e piedi legato,
all'ultimo che gli parlasse. Pensino un po', se io avrei voluto nemmen
saperla cento miglia lontano una iniquità di questa fatta!.. L'ho ben
sempre detto io: _Anima ejus in bonis demorabitur_, come c'è sul
breviario... Loro, forse, non sanno il latino; e vuol dire che io ho
bisogno di star sempre colle brave persone... come son loro due, per
esempio.
Fatti dunque dentro di sè, in fretta, i suoi conti, il cappellano si
decise, prima di tutto, di salvar sè medesimo, e poi di far servigio
anche a due giovani, raccontando, non tutto quel che volevan sapere,
ma quel poco ch'egli sapeva o aveva potuto argomentare. Damiano e
Rocco, come volle, gli promisero di tener segreto il tutto, per non
esporre a nessun risico, qualunque cosa avesse a succedere, il suo
carattere e la sua convenienza. Così, poichè ebbe scarico il cuore di
quel gran peso, a don Aquilino parve di tornare in vita; e nel suo
segreto fece voto di non lasciarsi tirar mai più in nessuna briga,
nemmeno colla più santa delle intenzioni; perchè--pensava--io non
posso far mai niente di bene; e non ho mai da trovarlo il santo che mi
aiuti.
Damiano, innanzi lasciarlo partire, gli prescrisse appuntino ciò che
dovesse fare il giorno appresso: e Rocco, al momento di separarsi da
don Aquilino, facendo crocchiar le dita, si volse a lui e:--Non le ho
detto io, signor canonico, che saremmo andati via di qui buoni
amici?...
Il cappellano sorrise, come meglio seppe. Ma, uscito appena della
botteguccia, vedendo che i due giovani volgevano a dritta, egli prese
subito la via a manca; e, camminando senza pur lasciar fuggire
indietro un'occhiata, andò a rintanarsi prestamente in casa, intanto
che Damiano e Rocco tornavano al misero bugigattolo, ove s'eran
ricoverati la notte innanzi.