Capitolo Duodecimo

Lungo il basso androne che metteva alle diverse prigioni, e fra

l'altre a quella di Damiano, passeggiava da quasi un'ora il soldato

che, sul mezzodì, vi avevano posto in sentinella. O che fosse già

ristucco della fazione, o che altra cosa non andasse per il verso al

soldato, l'avresti veduto fermarsi a ogni poco, e origliare alla porta

or di questa, or di quella prigione; poi, come impaziente di tornare

all'aperto, avvicinarsi ad una finestrina ingraticolata di ferro, che

mandava nell'androne appena un fil di luce; e sguardar giù nel

cortile, ove si scorgevan passare guardie, secondini e prigionieri che

andavano e venivano. Ritornando poi indietro, sostava a capo della

scala interna, e poneva l'occhio al basso con cert'aria di sospetto,

come se colà stesse in aspettazione d'alcuno. Alla fine, si lasciò

scappare a mezza voce:--È vero che, per un camerata, bisogna, come si

dice, chiudere un occhio... perchè una mano lava l'altra.... questo si

sa; ma se colui tarda a capitare, non so come l'andrà a finire...

In quella che così diceva il soldato, s'udì un passo su per le scale;

e un giovinotto, soldato anche lui, fu lestamente in cima; guardò se

non fosse spiato, poi venne franco al compagno.

--Sei tu?

--Non mi vedi?

--Va là.... non perdere un minuto.... t'ho dato parola, e ti lascio

fare; ma quasi, quasi son pentito....

--Eh, tu sei galantuomo, Maldura; sei un buon camerata.... e l'abbiam

fatta insieme la maladetta vita. Ma dì.... hai potuto scavare quel che

mi preme?

--L'ho fatto cantare quel dannato secondino; e, se non fallo, la porta

è quella là.

--Bene.

--Ma fa presto, sangue di me!.... ch'io non vo' stare alla catena

corta, per amor tuo.

--Oh! tu hai fatto anche troppo.... è una parola che io voglio dire a

un amico; e tu, credilo pure, fai un'opera di buon cristiano.

Non avevano scambiate fra loro, a sommessa voce, queste poche parole,

che di già l'ultimo venuto, s'era messo accosto all'uscio ferrato che

il compagno gli additava; si chinò a terra, e fece strisciar sotto

l'imposta una cartolina ripiegata che tolse fuori dalla manica del suo

guarnaccotto di grossa tela.

Damiano che, avvezzo già abbastanza al monotono alternar del passo

d'una sentinella, nulla aveva udito di quanto s'eran detto i due

soldati, stette un poco senza pur guardare verso la porta, preoccupato

com'era dal pensare a ciò che sarebbe stato, se tanto si aspettava a

far giustizia anche a lui. Ma un tocco leggiero che intese nella

porta, gli fece volgere il capo; e senza poter nemmanco immaginar che

fosse, corse a raccoglier quella carta, e l'aperse. Non erano che due

linee sgorbiate a fatica su rozza cartaccia, sgrafii neri che

somigliavan più uncini da stadera che parole. Ma Damiano comprese

tutto; appena le tenne in mano, e riuscì a dicifrare una di quelle

parole, tremò, divenne pallido, fissò gli occhi alla porta; pur non

intese più nulla. Rilesse da capo: quella carta, dirizzate un po'

l'aste, e messe a luogo non so che lettere rimaste nella penna, si

poteva capire così:

_"Ricordati, Damiano, che non sei solo; il povero Rocco è tornato; e,

dovesse morire, farà qualche cosa per te"._

Non aveva finito di leggere, che quel tocco alla porta fu ripetuto; e

una voce, che da tanto tempo non aveva udita, sommessa pronunziò:

--Damiano!

--Dio del cielo! sei tu, Rocco?....

E corse, quasi fuor di sè, contro all'uscio sprangato, come se volesse

gettarsi nelle braccia dell'amico suo. Il buon Rocco stava dall'altra

parte, contentone d'esser riuscito a farsi conoscere, e cercando se

mai, per qualche fessura, gli venisse fatto di vedere la faccia del

suo Damiano.

--Damiano! diceva intanto: chi m'avesse detto che t'avrei trovato

qui?.... È una gran birbonata che t'han fatto, lo so bene!... Oh, se

potessi!... Intanto, è stata la Provvidenza che mi fa capitar qui

adesso... Io ho del cuore.... sai? E per te...

Il giovine prigioniero si sentiva troppo commosso per poter

rispondere: i pensieri gli si confondevano, gli pesavan sul cuore; non

sapeva trovar nulla da dire a quell'uomo ch'eragli stato più che

amico, più che fratello, che s'era sagrificato per lui. Sentiva che

altro non avrebbe potuto se non istringerlo sopra il suo cuore.... E

gli era impossibile.

--Damiano! tornò Rocco a dire: posto che questa maledetta porta non

vuole che io t'abbia, per adesso, a vedere.... oh parlami! dimmi che

sei contento di me... che mi vuoi bene ancora.... Ho tante cose a

raccontarti anch'io....

--Rocco, mio Rocco!.... cominciò Damiano quasi piangendo: tu sei cento

volte migliore di me.... Il Signore ti vuol bene, perchè t'ha dato un

cuore, come nessuno l'ha al mondo.... Ma io, cosa potrò mai far io,

per tutto quello che hai fatto per me?....

--Lascia andar questi discorsi adesso; c'è ben altro a pensare.... Io

non ho che un quarto d'ora, o poco più, da poterti star vicino... È

stato il Maldura, un mio camerata che, messo qui di guardia, m'ha

lasciato fare il tiro.... Oh ti conterò tutto: ma prima, dimmi: dov'è

la mamma Teresa? lo sai.... E lei? il mio angelo custode?....

--Rocco! non le hai vedute? non ne sai niente tu?.... Io sto qui a

morire, da più di due mesi; non so più nulla di nessuno.... E non ho

fatto del male, vedi, è stato un tristo accidente.... Ci ha da voler

tanto a conoscere la verità?

--Dunque non sai niente anche tu?....

--Ma perchè parli così?... Non hai cercato di loro? Non le hai vedute?

non sei stato in casa?

--In casa? no.

--Ma perchè non ci sei stato?

--Ci son tornato tre volte su quelle scale, ne' due dì passati;

perchè, devi sapere che sono arrivato qui al principio della

settimana, insieme a una compagnia de' nostri che mandano al paese...

Come ti diceva dunque, ho parlato con la Margherita, quella vostra

vicina; e fu lei che mi disse che.... la mamma Teresa aveva cambiato

di casa; e che, quanto a te, un pezzo fa, una domenica... t'avevan

messo qui dentro, e buona notte!

--Oh Rocco! in che momento ci troviamo!

--Cosa dici?.... Non crucciarti, sai, non pensar male.... E poi, c'è

rimedio a tutto, quando si ha del cuore e la coscienza netta....

--Mi pare impossibile! È un miracolo del cielo.... Ma tu, Rocco, com'è

che sei qui? Non sono venti mesi, da quel dì che la tua anima così

grande t'ha fatto partir soldato per me.... e hai potuto tornare?....

--Se te l'ho detto, la è una storia lunga.... vorrei bene che tu la

sapessi; e hai ragione di dire ch'è un miracolo, se son qui.

Malann'aggia quest'uscio che sta fra noi due! Verrei così di gusto ad

abbracciarti, a stare un po' con te, a dirti la mia storia.

--Non andar via, no; conta su, parla di te; è la prima voce che sento

da due mesi, la prima che sento nell'anima.... ed è la tua, Rocco!

--Tu sei ancora quello, Damiano! che sia ringraziato il cielo. Starò

qui presso, finchè il camerata non mi strapperà via.... È un buon

cuore anche lui, il Maldura.... e se tutto quello che sentiamo dentro

di noi, lo potessimo fare.... Basta, non è questo che importa adesso.

Senti, Damiano, non son più quel Rocco d'una volta, a cui n'han fatto

d'ogni stampa; ho messo giudizio anch'io, cioè ho cominciato a fidarmi

poco degli uomini: ma non li ho pagati della stessa moneta ch'è

toccata a me! Ho fatto una vita dannata abbastanza, là, in que' paesi

luterani: eravamo sul confin de' Turchi, e non c'era poco da fare a

tenerli indietro que' maledetti del turbante. Il loro mestiere è di

nettar le stalle di que' patacconi del paese, portando via e bestie, e

fieno, e tutto.... E noi mandati là, poveri diavoli, a far penitenza

de' nostri peccati! Una notte, d'inverno.... è sempre inverno là...

io, con altri sette de' nostri, facevamo la ronda a una terra di

confine; non c'era strada, e s'andava giù, fino alle costole, nel

fango e nella neve; alcuni, per conforto, avevano accese le loro

pipe.... quando, all'improvviso... pin, pan, pan, pan... una ventina

di que' cani rinnegati, ci serrano addosso.... e noi saldi là! Era il

buon momento di pigliar caldo; ci siam fatti insieme, e giù una furia

di schioppettate alla fortuna.... Li vediam voltare i cavalli, e in

mezzo alla notte sparir come il vento.... Ma un di loro, scappando

via, si butta indietro, tira.... e l'è toccata proprio a me! Son

restato là per terra, come un asino; e quando il Maldura mi levò su, e

lui e un camerata m'han portato via, e poi lasciato giù al nostro

ospedale, io non ho saputo più altro. Dopo un mese, quando Dio ha

voluto, son tornato in piedi; ma la palla di quel Turco dell'inferno

m'era entrata in un braccio.... e il tuo Rocco aveva finito di far

l'esercizio. Io però ho ringraziato il cielo, pensando subito che

guadagnava cinque anni, e che forse sarei tornato a casa.

--Rocco, Rocco!

Così, con tuono basso ma focoso, scrollandolo forte per un braccio, lo

chiamò il camerata. Ma egli non sapeva staccarsi da quel fianco

dell'uscio, a cui s'era appoggiato.

--Rocco! e tutto questo, tu l'hai fatto per me! dicevagli Damiano.

--Sì, sì.... ma adesso bisogna ch'io ti lasci qui e dia la volta.

--Non andartene così!

--È il Maldura, vedi, è lui che mi strappa dal muro; è finita la

guardia, e anche lui ha ragione.... Ma, lascia fare a me; tornerò....

ti darò conto di tutto....

--Ah sì; voglio saperlo, dove sono mia madre e mia sorella... Va, va,

buon Rocco, non perder tempo. Che il Signore t'accompagni!

--Damiano! Non la darei quest'ora, per niente al mondo.

I due soldati s'allontanarono. Damiano tese l'orecchio finchè potè

udire il suono de' loro passi: poi, quando non intese più nulla,

strinse le mani, guardò in cielo, e il suo pensiero si levò con fede

al Signore.

I giorni, e le settimane passarono, E Damiano altro non seppe nè di

Rocco, nè de' suoi: questo dubbio era per lui un'angoscia mortale; e

ricaduto nella disperazione e nelle cupe fantasie di prima, ammalò. Il

medico delle prigioni, la seconda volta che lo vide, provò per lui

simpatia; e persuaso che il male provenisse, più che d'altro,

dall'incertezza che l'aveva oppresso, s'arrischiò di farne parola al

giudice inquirente. Il quale, uomo giusto e di cuore, ottenne che in

due giorni fosse spacciato quello a cui non erano bastati due mesi.

E Damiano, appena si riebbe, fu levato dal carcere e condotto alla

presenza dall'autorità; e dopo serie ammonizioni per lo avvenire, gli

fu detto ch'era in libertà, essendo stato sospeso il processo, per

difetto di prove legali.

Damiano: Storia di una povera famiglia · 第 44 / 64 题