Capitolo Nono

E la Stella?--La Stella intanto, a cui nulla era noto della sorda

guerra che le due misteriose avverse potenze andavan facendo tra loro,

quasi per disputarsela come una preda, aveva passato que' giorni in

una muta e penosa incertezza.

Dopo la disgrazia succeduta a Damiano, la madre e la figliuola

vedevansi innanzi un avvenire tristissimo, muto e senza speranza. Già

da varie settimane si trovavan nella solitudine e nelle lagrime:

continuavano a lavorare per vivere di giorno in giorno; ma il lavoro

era scarso, mal pagato; mancava colui che con tutto il suo coraggio le

sostenne fino allora, colui che coll'animoso sagrificio di sè medesimo

seppe far loro dimenticare che il tempo della povertà potesse venire.

Que' tali, che da prima si lasciarono vedere a ogni poco, spacciando

promesse di favori e di protezioni, non s'erano più veduti; le due

abbandonate donne, affatto sole, già non potevano pensare al domani

senza spavento.

La Teresa, e per l'età e per le molte angustie patite, si sentiva

venir meno la forza di dì in dì; il continuo lavorare le struggeva la

fiacca salute; e già più d'una volta, al venir della tarda sera,

accorgevasi di non esser riuscita a guadagnare quanto bastasse per il

pane della giornata. La povera donna non diceva nulla; ma la Stella

s'era bene accorta che la vista della mamma s'affievoliva; che ormai,

nel cucir di bianco, essa più non sapeva infilar la cruna dell'ago;

cosicchè s'era ridotta, la più gran parte del dì, a lavorar di maglie,

rattoppando le calze grossolane de' vicini poveri com'essa.

Quella buona figliuola, comechè si sentisse la morte nel cuore, e non

rare volte, quando stava al telajo, le cadessero lagrime mute sui

graziosi ricami, faceva di tutto per supplire col lavoro più lesto,

più attento e non intermesso, a ciò che la madre non poteva. Nondimeno

era ancor troppo poco, per far loro sopportare con un po' di fiducia e

di pace que' miserabili giorni. Quante volte ella, senza ristar dalla

fatica, sollevava gli occhi al cielo con un sospiro di preghiera!

Quante volte, nel mezzo d'un bel dì sereno, udendo la mamma

rammaricarsi che facesse nuvolo e ci si vedesse appena, la fanciulla

soffocava lo schianto del cuore, e mentiva, dicendo ch'essa pure

distingueva a fatica i minuti disegni del ricamo.

Sulle prime, la Teresa usciva spesso a dire che quelle brave persone a

cui s'era già tante volte raccomandata si sarebbero un dì o l'altro

ricordate di lei; ma la Stella, che mai non aveva potuto creder

sincere le belle parole di que' protettori, non sapeva persuader sè

stessa che n'avesse a venir bene. Quando poi i giorni passarono, e si

portarono via con sè quella tenue speranza; quando, dopo lunghe

settimane, non riuscirono a saper nulla del destino di Damiano, e non

videro comparir più nè Giovanni, nè il signor Lorenzo, i quali avevan

pure data parola di far tutto il possibile per quel povero innocente;

allora le due abbandonate conobbero che oramai non avevano che

mettersi nelle mani della Provvidenza.

Esse non sapevano che nè l'onesto veterano, nè Giovanni il lavorante

non eransi dimenticati del perseguitato Damiano; non sapevano che, se

loro mancò il cuore di tornar su per quelle scale, non fu per altro se

non perchè, con tutta la buona volontà, non vennero a capo, in tutto

quel tempo, di saper nulla di consolante. Nè, d'altra parte esse

avrebber sentito, ne' loro semplici cuori, nè imaginato come

quell'esser così dimenticate, nel momento più doloroso, dalle potenti

persone abbastanza informate della loro disgrazia, dipendeva forse da

un calcolato concerto, per fini non facili a scoprirsi.

Così passavano, d'una in altra angoscia, d'uno in altro spavento, i

giorni e i mesi. La Stella tremava per sua madre; ogni dì più, era

stretta a convincersi ch'essa non poteva durare sotto a quel travaglio

della povertà; e parevale, oltre la crescente debolezza degli occhi,

covasse qualche male, che l'avrebbe da un momento all'altro ridotta

nel letto. Celso venne ancora qualche rara volta, appena potè fuggire

all'inasprita vigilanza del suo superiore; ma non venne che per

crescere il loro affanno, piangendo anche lui, e non trovando nessuna

via per fare ciò che pur sentiva essergli sacro dovere.

La Stella, in que' due mesi, facendo quasi miracoli, poteva giungere

in tempo a pensare a tutto; e a furia di crucci, di stenti e di

pietosi inganni, era riuscita fino allora a tener nascosta alla madre

la mancanza delle cose più necessarie. Ma la povertà era in casa.

Già da parecchi dì non si vedeva più fuoco sul loro camminetto; spento

il fornello, per mancanza di carbone, e perchè la scarsa provvigione

di legne, fatta da Damiano alcuni mesi innanzi, era finita. La Stella,

che faticava dì e notte, quando non le mancasse il lavoro, tornava

quasi ogni mattina da due o tre onesti mercanti, sole pratiche a loro

rimaste, cercando colle lagrime agli occhi qualche anticipazione sul

prezzo de' ricami che aveva ancora in mano; ma non sempre poteva

raccorre più di quanto bastasse per non morire quel giorno. A tarda

mattina, un po' di pane raffermo e mezza chicchera di latte bastavano

per la sua colezione; ma voleva che la mamma mangiasse qualcosa di

caldo; e lesta scendeva ella stessa alla più vicina osteria, per farle

bagnare col brodo appena fatto una piccola zuppa. Al cader del sole,

le poche monete avanzate, eranle appena bastanti per comperarsi in

quella osteria una scodella di minestra allungata, che spartivano fra

tutte e due.

Il piangere poi che faceva la povera fanciulla, quando, di notte, si

trovava sola, e non sapeva più pregare, e faticava a prender sonno nel

suo umile lettuccio, il piangere e il pensare a quel ch'era, a quel

che poteva essere, ella sola lo seppe.

Ma pur qualche volta consolavasi un poco, allorchè la mamma, che non

s'era avvista ancora di tutta la verità, dicevale d'alcuna cosa che

desiderasse avere, ed ella riusciva a contentarla. Spesso bisognava

però che nascondesse con piccole menzogne quello che in casa non

poteva farsi come di consueto: così, quando non ci furon più legne, le

aveva detto come stimasse più comodo farsi dar la minestra dall'oste,

fintanto che non tornasse Damiano, per aver libero tutto il giorno al

lavoro. E la mamma non vedeva la Stella arrossire; non vedeva come in

que' momenti, col darsi attorno a qualche cura, ella studiasse di

nascondere che la sua voce tremava.

Intanto avvicinavasi il giorno d'un santo, che fa terrore a tanta

povera gente, il giorno del san Michele. Sapeva bene la Stella come

Damiano, di poco passata la Pasqua, avesse pensato a pagare al signor

Pietro la metà della pigione di quell'anno: ma tenevasi pur certa che

se prima del dì fatale, non fosse contato il restante, quest'uomo dal

cuor di sasso, dopo essersi ricattato su quella po' di robicciuola che

loro restava, le avrebbe mandate con Dio. Ma dove trovarle

settantacinque lire? chè manco non ci voleva. E chi si sarebbe fidato

d'imprestargliele? e come restituirle, se la disgrazia non si fosse

stancata di star con loro? Lasciando poi, che alla modesta fanciulla

ripugnava l'andarne qua e là a piangere, a raccontare la sua miseria;

e che non voleva dir nulla alla mamma, per non vederla patire di più.

Pensò che poteva ricorrere al signor Lorenzo: quel brav'uomo,

l'avrebbe, se non altro, ajutata con un buon parere; si sarebbe dato

attorno anche lui. Ma egli da un pezzo più non era tornato; onde la

poveretta si mise in capo che di loro non volesse proprio saperne più.

Una mattina però si fe' cuore, e senza dir nulla alla mamma, andò ella

stessa fino a casa sua, in via di san Simone. Ma non lo trovò: la

porta era chiusa; e un vecchio calzolajo che abitava una stanza

vicina, sullo stesso pianerottolo, le raccontò che da un bel pezzo il

signor cavaliere sbucava col sole, e non si lasciava più trovar da

nessuno.

Tornò a casa, non parlò; e venuto poi il mezzodì, disse alla mamma che

doveva uscir di nuovo per certo lavoro a lei promesso; e pigliato di

nascosto un picciol rinvolto, che già aveva preparato fin dalla

mattina, se ne andò tutta tremante. Ella camminava rapida e confusa di

via in via, quasi che temesse di esser veduta; le sembrava come se gli

occhi di tutti la spiassero, e come se andasse a far del male.

Schivando i luoghi più frequentati, sboccò nella via de' Tre

Monasteri, ed entrò frettolosa nella porta del Monte di pietà.

È in quella casa, che va a finir tutto ciò che nel tugurio e nella

soffitta è insegna di ricchezza, è reliquia d'agio o di comodità; è là

che il povero si distacca da qualche preziosa memoria de' suoi vecchi,

il miserabile impiegato dall'ultima sua posata d'argento, la vedova

dell'operaio dal suo anello di sposa, dal crocifisso che pendeva al

suo letto. Quanti misteri e quanti dolori potrebbero esser narrati da

chi sapesse che cosa voglion dire tutti que' depositi della sciagura,

così molteplici, così diversi, che di continuo vanno e vengono, e

formano come gli anelli d'una catena che lega il povero alla sua

povertà!... Ma quella casa è un luogo benedetto; e uomini santi furono

i primi che già da secoli cominciarono a spartire, nelle mani di chi

non ha pane, un tesoro a tempo raccolto dalla misericordia.

La Stella non era mai entrata colà, e non sapeva trovar parola per

dire a che fosse venuta; ma una vecchia servente del luogo, nella

quale, benchè la fosse incallita, non era del tutto morta la

compassione, vide l'imbarazzo della poveretta; e facendosela venir

dietro nelle stanze d'ufficio destinate a' depositi, pigliò dalle sue

mani quel rinvolto, lo sciolse, e vi trovò una piletta d'argento, una

grossa fibbia, d'argento anche questa, che pareva aver servito a una

cintura militare, e una collanetta di belle granate col fermaglio

d'oro: era tutto quanto della passata modesta fortuna restava alla

famiglia. Quella collana poi l'aveva, per sua memoria, lasciata alla

Stella una buona signora, morta da parecchi anni; la quale, allorchè

abitavano in Quadronno, essendo priora della dottrina in san Celso,

volle accompagnar la fanciulletta alla prima comunione. In pochi

minuti fu stimato quel piccol deposito; e fatte alcune annotazioni sui

registri dell'ufficio, quel signor impiegato mise in mano della Stella

un biglietto di pegno, le contò ottanta lire di Milano; poi si voltò

stizzito a un gruppo di donne, che s'affollavano colle loro miserie

intorno al suo banco, e:--Una alla volta! disse: non è il pozzo di san

Patrizio, questo!

Il pensiero dell'onor di suo padre e di Damiano, e l'affetto che dona

coraggio e fede, sostennero la fanciulla in quel doloroso passo.

Ritornò verso casa sua, più quieta, più franca, coll'interna

persuasione d'aver compito un dovere: entrata in una chiesa, ripensò

alla buona signora che in un dì più bello le aveva donata quella

collanetta, e pregò per lei come per isdebitarsi d'essersi così divisa

da quella memoria cara. Poi, ebbe coraggio, prima di svoltare nella

piazza Fontana, di salire ella stessa al bugigattolo, ove si

rimpiattava fra un monte di stracci e ferrerie, il signor Pietro,

sottaffittatore del vasto casamento. Quell'avaro rantolone la ricevè

con aria nè corrente nè brusca, non sapendo se venisse per pagare, o

per cantar la solita canzone della disgrazia; ma si fe' netto in

ciera, al toccar delle monete, che la fanciulla, con qualche parola di

scusa, aveva posto sulla tavola. Alzò gli occhi, guardolla fisso, con

una certa smorfia maligna, quasi che volesse domandare donde le fosse

fioccato quel ben di Dio. Per buona ventura, ella non comprese.

Rientrata in casa, sentivasi come le fosse stato levato un peso dal

cuore, e correva lieta alla mamma, per chiederle perdono di quel suo

tardare, quando il suon d'una voce lenta e grave le venne

all'orecchio. Si fece innanzi, e nella persona che, senza accorgersi

della sua venuta, continuava a parlare autorevolmente alla mamma, essa

riconobbe il Padre Apollinare.

Il Padre, dicendo aver saputo da poco tempo le strettezze della

famiglia, veniva a proporre alla Teresa lo spediente di collocar la

figliuola in un ritiro, dove non le sarebbe mancato nulla di quello

ch'è necessario, diceva, per questa vita e per l'altra. Fu un colpo

per la povera vedova quest'annunzio; ma non sapeva trovar ragioni per

combattere que' solenni argomenti.

Appena s'accorse della fanciulla, il Padre la fece sedere, parlò a

lungo anche a lei, senza voler che gli rispondesse; le fece comparir

come una grazia quella ventura che le si offeriva così a proposito, le

disse che a sua madre non sarebbe mancato più nulla, poichè s'ella

acconsentisse ad entrare nel Ritiro, non doveva venir meno anche alla

madre sua, la protezione d'alti personaggi, che le provvederebbero di

quanto fosse di mestieri; le diede a capire, in aria di mistero, che

dalla sua sommissione sarebbe venuto così il maggior bene per la

famiglia tutta. E conchiudendo riflettesse seriamente a quel tanto

che, in tutta coscienza, le aveva significato, si levò, lasciando le

due donne confuse e senza fiato. Ma prima d'uscire, si volse indietro

a promettere che sarebbe tornato la mattina appresso per sentire una

decisione.

Quella sera, nell'intima consueta società della contessa Cunegonda, si

menò non poco trionfo di così bella vittoria, e ci fu chi storpiò in

proposito il patetico paragone della pecorella smarrita.

Stella, alla domane, levatasi coll'alba, aperse la sua finestra.

L'aria freschissima, il sereno e la prima luce che irradiava la statua

della Madonna del Duomo, la consolarono un poco dagli ardenti e nuovi

pensieri che non le avevano lasciato gustare sola un'ora di sonno in

tutta notte. Guardava malinconica la luce maestosamente riposarsi su

quelle cento candide guglie erette al cielo, che da tant'anni vedeva

ogni mattina indorate dal nascente sole, così leggiere, così

trasparenti, che le imaginava scolpite dalla mano degli angioli;

guardava le case, le finestre più alte che l'una dopo l'altra

s'aprivano; e la sottoposta via, e la vicina piazza Fontana, ove

compariva qualche lesto artigiano, o qualche femminetta del popolo, o

la carriuola del lattivendolo. E pensava che il dì appresso non

avrebbe respirato così sola e in libertà quell'aria che veniva dalla

Brianza; pensava che non avrebbe veduto forse mai più que' tetti,

quelle case, quella parte del cielo.

Tornò nell'angolo della stanza ov'era il suo letto; e pian piano,

senza farsi sentire, distaccò dalla parete, ov'era appesa, la gabbia

del suo canarino, e la posò sul davanzale. L'uccellino pigolava

lietamente, e saltellando sugli staggi della gabbia, batteva le alette

e pareva chiamasse col primo gorgheggio la sua buona amica. Stella gli

sorrise, lo chiamò essa pure coll'usato vezzo, e dopo aver guardato

svolazzar su e giù quel solo compagno d'ogni sua gioja e dolore, che

le tornava sovente alla memoria il povero Rocco, stese la mano a un

tratto, e come sorpresa da un pensiero, aperse lo sportellino della

gabbia. Il canarino balzò fuori della piccola prigione, andò a posarsi

sulla mano, e poi sur una spalla della giovinetta; di là spiccò un

leggier volo, gorgheggiando più arguto, ma ritornò subito sul

parapetto a cui Stella s'era appoggiata; fece per due o tre volte lo

stesso, rivenne un momento sulla spalla di lei, quasi volesse renderle

grazie della libertà, e salutarla ancora; alla fine prese il volo e

fuggì via per l'aperto cielo. Quando Stella nol vide più, nè più

intese il sottile suo canto, si rasciugò una lagrima; e partita dalla

finestra, la socchiuse, perchè il sole, che alzandosi a grado a grado

cominciava a penetrar nella stanza, non avesse a turbar troppo presto

il sonno della madre entro l'alcova.

Preparò, come l'altre mattine, la colezione per la mamma e per sè; e

andava pensando che forse da un dì all'altro, lasciato in libertà e

conosciuto innocente, sarebbe tornato a casa il fratel suo; ma ella

non le avrebbe posto più quella tazza e quel pane sul suo tavolo,

presso il balcone. Mezz'ora di poi, Stella avea disfatto il

letticciuolo in cui non doveva più dormire; e raccolte poche robe da

portar con sè, e le piccole memorie della sua fanciullezza, cose che

solo avevan pregio per lei, andò incontro alla mamma, colla faccia

bella e serena come all'usato.

Indi a poco, s'aperse la porta, e il signor Lorenzo più rannuvolato,

più sbattuto del solito, dopo tanto tempo, si lasciò vedere.

--Sei stata tu, la mia figliuola, cominciò a dire, che jer mattina sei

venuta a trovare il vecchio lupo, a san Simone?... Non diventar rossa,

che non è il caso. Vedi, se io t'ho indovinata! Quel mio vicino di

casa, Gaspare il calzolajo, al quale tu hai parlato, diceva che l'era

una bella tosa, così e così, con un far buono e la faccia un po'

malinconica... È lei, senz'altro: ho detto io: ma cosa vorrà mai?...

Vecchio maledetto ch'io sono! nè ho più tempo a mutar nè il pelo nè il

vizio... e se mi va a traverso una parola, se un cristiano non fa a

mio modo.... non son più io.... gli volto l'occhio; e lì, duro,

incocciato, come un marmocchione.... Ma con te no, la mia Stella! con

te, che sei la figliuola del mio Vittore, no!... Dì su, dunque; ti

bisogna qualche cosa dal tuo compare? Dì su...

La Stella tremava; ella non s'era spiegata con sua madre; e, ben che

molto avesse nel cuore, non sapeva che rispondere a quella

interrogazione brusca insieme e affettuosa. Se non che il signor

Lorenzo s'accorse che una lagrima cadeva dagli occhi della fanciulla:

fece due passi innanzi, guardò lei, guardò la signora Teresa; e

pensato un poco:--Che c'è di nuovo? ripigliò: nè tu parli, nè parlate

voi.... Oh! la vedo, c'è magagna sotto. E cosa v'ho fatto io, perchè

non vogliate più nulla da me?.... Quanto a voi, signora Teresa, lo so

bene, sono i vostri preti che v'han messo su contro di me; ma io,

tanto e tanto, voglio esser buono a qualcosa ancora.... Io penso a

Vittore.... e non sono un voltafaccia io....

--Scusate, signor Lorenzo: disse finalmente la vedova: mi dispiace

proprio che vi siate incomodato.... ma avete torto di pensar male di

noi. Certo che ci sono.... delle brave persone che s'interessano a

favore di me.... e della mia povera figliuola.... Anzi, vi dirò....

--Cosa serve, mamma?... timida la interruppe la Stella.

--Parlate chiaro una volta! disse il vecchio soldato, inquietandosi.

Già n'avrete fatta un'altra delle vostre....

--Come sarebbe a dire, signor Lorenzo? quasi che il trovar chi pensa

alla mia creatura, e il poterla allogare in una casa benedetta non sia

una grazia singolare, una fortuna del cielo!...

--Se l'ho detto io! scappò fuori l'antico cisalpino, perdendo la

flemma. Ecco, cos'hai fatto, o Vittore, a pigliarti una beata!...

Vedi, dove vanno a finire i tuoi figliuoli. E io, vecchio mulo, che

m'ostinava a volerne cavar qualcosa.... Già, l'ho capita da un pezzo!

la casa del mio compagno d'armi non è più la mia casa. Bisogna che me

ne vada via, com'era venuto, senza la medicina d'un po' d'amore....

Pazienza! morirò solo, e non importerà a nessuno che io non ci sia

più.... Ma tu Stella, ricordati! se i tuoi protettori, un dì o

l'altro, non facessero più nulla per te, il fratello di tuo padre

venderà la sua croce d'onore, per darti un pezzo di pane.

E senz'aspettare quel che fossero per dirgli le donne, se n'andò in

furia fino alla sua dimora, e stette chiuso per tutto quel giorno.

Nessuno de' molti casi della sua vita aveva lasciata, come quello,

un'amarezza così fiera nel suo cuore.

Partito lui, la Stella, senza parlare, gettava le braccia al collo di

sua madre, prorompendo in un largo pianto.

Sul mezzodì, un modesto calesse coperto si fermò alla porta della

casa. Poco stante, la Teresa, non ancora rinvenuta dallo sgomento in

che l'aveva messa la brusca visita del veterano, vide entrare una

dama, sul tramonto dell'età, dal viso secco e composto, colla cuffia

bianca a bendoni, nera la veste, nero lo scialle. Le veniva alle

spalle un prete dal collo torto e dalla logora zimarra; il quale, a

ogni parola di lei, abbassava il capo; col forzato sorriso di chi

assente per riverenza o paura. Quella dama era, nientemeno, la

Contessa Cunegonda: nella sua qualità di dama protettrice del Ritiro,

compariva, spalleggiata da don Aquilino, a lei mandato dalla cognata

espressamente per compire quell'opera tra loro così caritatevolmente

deliberata.

Don Aquilino volle dir qualche parola alla giovine, che umile s'era

fatta innanzi, per baciar la mano della dama; ma la pia massima che

stava per metter fuori finì in una muta contorsione di labbra. La

contessa, salutando con degnevol cenno di mano la vecchia Teresa, la

quale confondevasi a cercar ringraziamenti e scuse, trasse dolcemente

a sè la fanciulla, e accarezzandole i neri e lisci capelli, le disse,

con affettata unzione:--Venite, brava giovine! facciam di buon cuore

il sacrificio della volontà ribelle... prepariamoci all'umiltà, alla

cieca ubbidienza.... rispondiamo alla chiamata... e allora vinceremo i

tre nemici dell'anima nostra, il mondo, il demonio, la carne.

La Stella commossa, non da queste parole, ma dalla forza degli affetti

che l'avevano combattuta tutti que' giorni, volse indietro il capo,

per non lasciar vedere le lagrime; mentre la Teresa, edificata dalle

esortazioni della dama protettrice, giungeva le mani in atto di

ammirazione compunta; e il restío cappellano, che non capiva del tutto

quel metter quasi il coltello alla gola per far il bene, comechè non

avesse l'animo di fiatar contro la potente volontà di chi lo mandava,

a ogni poco traeva la tabacchiera dal taschino del giustacuore, e

colle grosse prese del rapè cercava dissipare non so qual nebbietta

dalla coscienza.

Dopo altre poche e serie parole, la Stella che avrebbe voluto ancora

baciare e ribaciar la mamma, fece forza a sè stessa, e s'accontentò di

stenderle la mano; poi subito, pigliando ella stessa il suo

fardelletto, disse alla dama ch'era pronta. Un servo, che di fuori

aspettava, accorse a levarle di mano l'involto; e don Aquilino, fino

allora mutolo testimonio, fattosi gran coraggio, credè bene di cucir

insieme questo magro conforto:--State di buon animo, figliuola!

portate volentieri anche voi la vostra croce.... e poi, non andate già

sotto clausura.... e se proprio non aveste vocazione....

Ma la dama, vibrandogli un'occhiata di fuoco, gli tagliò la

parola:--Come parla, signor abate? le pare? mettere in dubbio il buon

proposito di questa brava giovine?.... Il cielo glielo perdoni!

Il prete non ardì aggiunger sillaba; e facendo spalla alla porta

strisciò una riverenza, e lasciò che la contessa e la giovine gli

passassero innanzi. Alla Teresa mancò la forza di accompagnarle. Quel

momento le riusciva troppo doloroso; e per la prima volta, l'idea di

rimaner sola, di non poter forse veder più la figliuola le parve

insopportabile.

Sentì lo strepito del calesse che s'allontanava; e giunte le mani in

atto di preghiera, sollevò gli occhi al cielo. Poi li girò intorno, ma

le pareva di nulla vedere; quasi tentone, si trasse fino all'angolo

ov'era il letticciuolo: lo trovò disfatto; cercò coll'annebbiato

sguardo la porta, per la quale era uscita la Stella; ma una tetra

oscurità le copriva ogni cosa, come fosse già venuta la notte. Per la

prima volta, un orribile dubbio le sorse in mente, il dubbio d'esser

cieca per sempre. Si mise a sedere, e non potè piangere.

Le due povere stanze eran mute, ed essa era sola.

Damiano: Storia di una povera famiglia · 第 41 / 64 题