Mentre così, da una parte del salone, s'agitavano in quel grave
consesso opinioni, pregiudizj e piccole ire di congregazione o di
partito, con le maestose apparenze d'ordine sociale, di moralità, di
guasto popolar costume; dall'altra parte s'eran qua e là formati
diversi gruppi, d'uomini e donne eleganti, secondo che volevano
simpatia o curiosità, indifferenza o noja.
L'Illustrissimo aveva lasciato il corteggio de' vecchi alla sua
dignitosa metà; e passando dall'uno all'altro de' crocchi più allegri,
piacevasi di sfiorare, qua e là, le avventure curiose, la cronaca
scandalosa della settimana, o le insulse novità della politica. Così,
tenendo in credito la sua degnazione e popolarità, sentiva
solleticarsi l'amor proprio da' complimenti che non gli mancavano;
così spariva visibilmente dalla sua fronte la nube del sospetto e
della inquietudine, onde per tutto il durar del pranzo parve offuscato
il consueto suo buon umore.
Stava egli ritto in quel momento nel circolo d'alcune dame, le più
giovani e le più belle della conversazione: neppur uno degli
elegantissimi che loro facevan corona avrebbe osato contrastargli il
diritto d'entrar nelle grazie di questa o di quella, con piacevolezze
o complimenti a suo grado. Alcuni giovinetti di primo pelo, poco
gelosi di lui, discorrevano fra loro a mezza voce, ridendosi forse
delle sue pretensioni alle galanterie, e l'un l'altro da capo a piedi
pavoneggiandosi con disinvoltura, occhieggiando e scambiando bei
motti, nel gergo alla moda.
L'Illustrissimo s'inchinava con molta cortesia sulla spalliera d'un
seggiolone, ove stava più abbandonata che adagiata una dama
forestiera, donna sui trent'anni, bellezza famosa, la quale sebben
cominciasse ad appassire, pur non aveva scordata la magia delle
occhiate or languide or truci: un braccio ignudo e ben tornito, e il
vezzo con cui, agitando il miniato ventaglio, concedeva all'aria
commossa di scompor lievemente i veli del seno, chiamavanle intorno,
come farfalle inquiete, i damerini più svenevoli e più azzimati. Ma
l'Illustrissimo, antico buongustaio di bellezze, avevale posta tutta
l'attenzione, e n'accoglieva essa l'omaggio con singolar compiacenza;
intanto che tre o quattro altre signore, stelle di minor chiarezza,
affettavano di non volgersi neppure verso la fortunata che loro
usurpava in quella sera i primi onori. Pure non mancavano anche a
quelle, tra i cavalieri di mezz'età, ammiratori più modesti; i quali
co' frizzi d'uno spirito un po' stantìo chiamavano sulle labbra di
quelle corrucciate un sorriso che presto fuggiva. Tra que' giovani
signori del bel mondo notavansi alcune nostre conoscenze: il cavalier
Lodovico, assiduo presso una signora vezzosa, alquanto attempatella, a
cui parlava spesso misteriosamente; il conte Achille, che s'era
discostato a cominciare una partita d'ecarté colla giovine sposa
dell'amico suo; e infine il marchesino Roberto, il quale, come fa la
cingallegra, balzellando leggiadramente dall'uno all'altro gruppo, da
questa a quell'altra damina, diceva le più scempie cose del mondo,
rideva, e faceva ridere.
Nel vano d'una finestra, due sconosciuti a' quali nessuno poneva
mente, forse perchè, in quella vicinanza di purissimi sangui, nè l'uno
nè l'altro aveva tampoco la miseria d'un _don_, se ne stavano a
discorrere alla buona, osservando le variate scene di quella illustre
commedia. Il più giovine, trasandato anzi che no del vestire, e con
una lunga capigliatura cadente, non poteva essere che un letterato od
un artista; l'altro, severo in volto, abbottonato l'abito, e con una
tabacchiera d'oro in mano, non avresti fallato a dirlo un medico. Come
poi fosse loro piovuta la fortuna d'un invito in quel giorno, nol
sapevano neppur essi argomentare. Fatto sta, che trovandosi impacciati
in mezzo a quelle etichette, e fuor di luogo, come in troppo rarefatta
atmosfera, s'erano messi in disparte, ciarlando sotto voce di tutto
quel che vedevano, intanto che venisse il buon punto d'imboccar la
porta inosservati. E bisogna dir che ne sapessero abbastanza di tutte
quelle grandezze, comechè non morisse loro la lingua in bocca.
--Ve l'ho detto io, che il nostro antìtrione è sempre quello: diceva
il più giovine: il prurito de' suoi vecchi lo pizzica ancora....
Vedetelo, che fa il cicisbeo a quella novità d'oltremonti.
--Avete ragione; maledette queste pavoncelle forestiere, che ci
portano le loro smorfie e il loro gergo!
--Eh! che volete? son passatempi.... e poi questa non è che opera
buffa; il serio è dietro le scene.
--Cioè?
--Se fosse tutto qui, non ci sarebbe che da ridere; qui si scambiano
cerimonie, si va in visibilio, l'un liscia l'altro.... roba falsa,
princisbecche! Vorrei ben legger io dentro al picciol cuore di tutti
questi grandi.
--Ma voi m'abborracciate della morale....
--Perdonate, sapete, se pago di questa moneta i favori
dell'Illustrissimo; ma in capo mi frullano certe fantasie così nere,
che temo non mi faccia mal pro il suo gran pranzo, a cui son venuto in
mal'ora.
--Confesso, che ne abbiam sentito di belle; cose, cose.... che fanno
angoscia allo stomaco.... scusatemi un po'....
--Lo dite dunque anche voi, dottore?
--Ma sì.... Date orecchio a quello sbarbatello che si dondola
sull'anche, lì presso al paravento, dinanzi a quella dama dal color
ch'essi dicono sentimentale, e che noi diciamo itterico.
--Di che cosa parlano?
--Imparate, se volete far breccia.... Li sentite? Lei ha
detto:--Marchesino, _c'est une mystification!_ E lui:--_Pas vrai!_...
il filo de' diamanti che ha in fronte la famosa contessa, per me non
vale il nastro che allaccia il vostro bel piedino!... Che, vi par
della frase?
--Oro colato; non si può dir meglio.
--Lo so ben io, che a star qui nell'ombra, come facciam noi, c'è da
goder mezzo mondo.
--Se ci sentissero!
--Pur troppo, a venire in certi siti, bisogna lasciar la carità del
prossimo alla porta.
--Bella scusa!--E offerse al suo giovine vicino una presa di tabacco.
--Grazie no, dottore. Ma ditemi, chi sono quelle sfingi, che là,
intorno al canapè, fanno tanta corte alla padrona di casa?
--Oh! quelli sì lo sanno il fatto loro. È la solita comitiva della
sagrestia: là si fruga, là si giudica e si condanna; e quelle vecchie
han le braccia lunghe, sapete! Però, tutto quel che fanno è per fin di
bene; e prima di tutto, per fin di bene, vogliono comandar loro. Anche
questa, giovinotto, è strada buona per far fortuna: pigliate
l'imbeccata da una di quelle grinze contesse, e siete sicuro di
toccare il segno.
--Obbligatissimo; spero proprio di non averne bisogno.
--Ah! ah!... Vedete, quest'oggi, io l'ho capita, c'è delle nuvole per
aria. In tutta sera, l'Illustrissimo non ha mai aperto bocca nè colla
signora moglie, nè colla contessa sorella. Ne' dì passati, a dirvela
in confessione, s'è parlato di certe storie, cosette un po' losche per
verità, e pare che l'Illustrissimo c'entri anche lui in qualche
modo... S'è parlato.... ma, zitto! per amor del cielo! d'una giovine,
alla quale si voleva.... far del bene.... mi capite?... e d'un suo
fratello, o amante che sia, a cui si pensò di dare, così alla lesta,
una buona bastonatura, per commissione....
--È impossibile! sarebbe una cosa infame, troppo infame!
--Forse non sarà vero; io non ve la do come cosa storica; ma pure, non
so che di simile ci dev'essere.
--Permettetemi, dottore, ch'io non vi creda. E poi, cos'ha a fare ciò
che mi dite, coll'aria che regna qui stasera, come di due campi
nemici?
--Canzonate?... Mettete un po' che sia; e pensate voi che guai, che
subisso n'avran fatto nel loro crocchio le cuffie e i parrucchini!
Anzi, vi dirò, appunto l'aria che spira mi fa pensare ci sia del
positivo.
--Siete pur maliziosi voi altri dottori!
--Eh! che volete? voi li scrivete i romanzi; noi ne siamo testimonii,
e talvolta anche parte.
--Basta, voglio saperne di più.
--Abbiate però giudizio, se vi piace di godere qualch'altra volta le
grazie dell'Illustrissimo.
--No, no; qui mi par di soffocare; non è luogo per me: può stare, ma
non ci vengo altro in queste sale. Buon per noi che, tra i nostri
signori, per dir vero, ce n'è pochi di simile stoffa; altrimenti,
s'avrebbe ragion di dire....
--Eh! voi avete ancora troppa poesia in mente. Fate com'io fo; ridete
in un cantuccio, e con una scrollatina di capo, dite: Fralezze umane!
I due sconosciuti passarono dietro le spalle d'alcuni servitori,
sopravvenuti in quel punto ad apportar sorbetti e rinfreschi;
infilarono le porte del sontuoso appartamento, e uscirono umili e
pedestri, insalutati perfino dal guardaportone.
La conversazione intanto si faceva più animata in qualche gruppo; e se
ne togli l'immobile circolo della padrona di casa, tutti gli altri,
cavalieri e dame s'aggiravano di su, di giù, contraccambiavansi
cortesie e saluti, parlavano di musica, di mode, di corsi e d'altre
nullaggini. L'Illustrissimo non aveva ancora finito di chiacchierar
colla contessa forestiera; ma dalle gentilezze di prima il colloquio
piegava a non so qual vaga e indolente querela sul tedioso vivere in
una città che non sia Londra, Parigi, o Pietroburgo. E vedevasi che
l'Illustrissimo voleva sfogare un resto del suo mal umore; poichè,
interrompendo la dama in mezzo a non so qual complimento:--Sono
illusioni: le diceva: Milano è pettegola, come la più piccola città di
provincia. Credete che qui si possa dire o far cosa alcuna, senza che
tutti lo sappiano e ciarlino a loro posta?... Io per me sono sempre
stato superiore a tali miserie.... ma intanto, le convenienze, i
riguardi, l'opinione, non ci lasciano libertà nè pace.
La dama faceva le maraviglie, con un accento che aveva più del tartaro
che del francese; e l'Illustrissimo seguiva:
--Così è, cara contessa! delle donne come voi ce n'è poche.... Di rado
lo spirito e il buon gusto vanno di conserva colla bellezza; e le
nostre signore.... Oh! non mi fate dir di più, che ne conterei di
stupende.
Appunto allora, una sonora risata, di quelle che di rado turbavano gli
echi delle magnifiche sale, interruppe le varie conversazioni; e tutti
gli occhi si volsero al crocchio de' giovinotti più azzimati, i quali
presso all'aperta balconata s'erano stretti ad udire una curiosa
storiella che il marchesino Roberto finiva allora di raccontare:
--È proprio così, come ve l'ho detta: continuava nel suo falsetto
l'imberbe garzone, racconciandosi intanto la lucida chioma arricciata
e il nodo della cravatta:--E del povero Martigny non sapete nulla?...
Quel diavolo incarnato ne ha fatto una delle sue, e non so come
finirà. È stato un affar grosso e serio, ve lo dico io, una mezza
rivoluzione; gli serrava addosso un centinajo d'artigiani e d'altri
imbecilli.... e il maestro tira di qua.... para di là.... gira, pesta
e tempesta.... in men che nol dico, ne mise alla ragione, cioè per
terra, un venti almeno; e chi sa cosa avrebbe fatto degli altri, se
non capitava sul luogo un fulmine di soldati e di gendarmi, che in un
momento nettarono il campo di tutta la canaglia, e condussero il
disgraziato Martigny in prigione.
A questa grave notizia, che il marchesino fece seguire ad una
scandalosa avventura narrata dapprima, onde s'era desta la prepotente
ilarità di que' giovani signori, tutti trasecolarono; alcuni si
mostrarono scontenti; altri dubitarono, altri dissero che non ne
credevano niente. Solo due persone non fecero motto, l'Illustrissimo e
il cavalier Lodovico, i quali forse ne sapevano più degli altri. Ma la
nuova di quell'accidente non era tale da occupar troppo a lungo la
lieta adunanza; se ne rise ancora un poco, e la cosa finì.
A sera avanzata, signori e dame tornarono qua e là a' tavolieri di
giuoco; e passavano dalla sala di conversazione in quella del
bigliardo, e nelle altre splendenti stanze dell'appartamento. Più di
una giovine marchesina, più d'una schizzinosa contessa, ammansandosi a
poco a poco, degnaronsi di dare orecchio alle amabili confidenze di
questo o di quello: alcuna dilungandosi di sala in sala, a braccio del
più fortunato de' figurini alla moda, s'appartò non veduta sur un
terrazzo tutto adorno di fiori esalanti soavissimo profumo; alcun
altra, mollemente adagiata sovra morbido sofà, in solitario gabinetto
rischiarato dalla timida luce d'una lampana d'alabastro, ascoltò per
la prima volta da uno de' suoi adoratori misteriose confidenze, tutte
scintillanti di motti francesi.
A quell'ora, la contessa Cunegonda era già partita; e appena partita
lei, anche la padrona di casa annunziò ad alcune delle dame che la
circondavano come, per la sua solita emicrania, non potesse
trattenersi di più: e rientrava nel suo appartamento. Questo fu come
il segnale dello scioglimento del consiglio per tutti i suoi fedeli;
disparvero l'un dopo l'altro; ma non senza fare all'Illustrissimo
profondi inchini, augurii e saluti. Egli, che per dispetto aveva
affettato di non accorgersi neppure che sua moglie avesse lasciata la
sala, ringraziò con molta freddezza que' signori, e a più d'uno non
rispose che con un leggiero chinar del capo.