Capitolo Quarto

All'improvviso comparir del padre Apollinare, gelarono le parole sul

labbro della tremante giovinetta, si snebbiò subitamente il volto

della vecchia, e l'abate Celso, fulminato da quel noto sguardo

austero, indietreggiò d'un passo; ma, nella confusione del momento,

non si scordò d'intascar prestamente il tomo del _Pascal_, che teneva

ancora fra mano.

Il Padre, che per fermo aveva riconosciuta la giovine e indovinato

fors'anche, press'a poco, a che ne venisse, si avanzò lento e

contegnoso; e facendo capir con un cenno all'abate Celso che lo

aspettava nel salotto, ve lo precedette. La vecchia, tra sospettosa e

impaziente, gli si tenne alle calcagna, per veder di cavare dalle sue

prime parole qualcosa dell'avvenuto, o, se non per altro, per metter

male.

Intanto Stella, come rianimata dall'angoscia medesima che le stringeva

il cuore, corse pronta a Celso, e giungendo le mani:--Ah tu non sai,

proruppe sommessamente, tu non sai perchè vengo qui.... Il nostro

Damiano....

--Damiano?... ma cosa è successo?--E Celso impallidì.

--Oh Signore! non ho il cuor di dirtelo.... ma, è vero! Ieri.... sulla

bass'ora.... L'han preso, l'hanno condotto in prigione.

--Povera mamma! poveri noi!--esclamò il giovine abate; e subito,

abbassando la voce:--Ma come?... ma perchè mai?

--Dio lo sa!

--Ma cos'ha fatto?...

--Per me, son certa che Damiano non ha fatto nulla di male.

Appena si dissero queste rapide, dolorose parole, la porta del

salottino venne aperta dalla Dorotea, e fu udita la voce del

Padre:--Don Celso, venite pure... E passi anche lei, quella giovine.

Senza più far motto, il fratello e la sorella, benchè tutti e due col

cuore spezzato, si fecero innanzi. L'abate si accostò allo scrittojo,

dietro al quale stava il Padre nell'imbottito seggiolone, colle

braccia incrocicchiate, coll'occhio scrutatore, colla fronte

impensierita. Ma la fanciulla, appena fu nella stanza, si fermò tutta

peritosa tra la porta e la finestra: non osava sollevar gli occhi, e

non sapeva perchè il cuor suo tremasse più di prima.

--Che cosa dunque siete venuta a fare in casa mia?... disse, rivolto

alla giovine, con voce tutt'altro che confortatrice, il Padre.

La Stella non rispose, non ardì nemmanco levar la fronte da terra.

--Una disgrazia ben grande... cominciò a dire Celso, accorgendosi

della timidezza e della confusione di lei.

--Mettete ch'io sappia già tutto: con più rigido accento s'indirizzò

il Padre al suo giovine accolito: mettete ch'io sappia che Damiano,

quel vostro fratello, il qual segue da un pezzo la mala via, cominci a

ricogliere ciò ch'ha seminato.

--Ah no! no, non creda.... uscì con impeto allora la povera Stella,

che troppo amava il suo Damiano per sentirlo malmenare così, nell'ora

della disgrazia, e tacere.

--Come, Padre? lei dunque sa?... la interruppe Celso, affinchè non

venisse a cadere anche sopra di lei il rimprovero del suo superiore.

--So quel che è: ripigliò l'ex frate, collo stesso rigido e monotono

attento.

--Ma è una cattiveria, sa, è un'ingiustizia che gli han fatto.... disse

la Stella, sfidando con innocente franchezza quell'impassibile sguardo.

E poi:--Anche lei lo sa? e non son passate le ventiquattr'ore?...

--So tutto, ripeto. Gli è poco che vostra madre ha parlato col

reverendo parroco di san Calimero; non è così?... D'altra parte, le

son cose che, pur troppo, si ponno predire buona pezza prima che

succedano.

--Oh! se lei conosce questa cosa trista, si fece coraggio a replicare

l'abate, per carità, Padre, ci dica tutto quello che sa, ci tolga da

quest'angustia, ci assicuri lei che nostro fratello è innocente.

--Non vi accorate così: con flemma riprese il Padre: son cose, è vero,

che riguardano un poco le vostre attinenze col secolo....

--Ma è nostro fratello!... non potè star di ripetere la giovinetta.

--Un po' di rispetto, quella giovine; lasciatemi dire, e pensate ch'io

vi posso far del bene. In quanto a voi, don Celso, lo sapete,

quantunque a me non tocchi di farvene ricordare, quello che per voi ho

già fatto. Alla morte di vostro padre, che, per verità, nel tristo

tempo suo, poco e male ebbe a pensare a' figliuoli, io vi ho ricevuto

in casa mia, per esaudir quel buon desiderio, a cui l'indole vostra e

la divozione di vostra madre v'indirizzavano; vi ho fatto studiare, vi

ho scampato dall'influsso de' pseudo-filosofi del tempo nostro; e come

il vostro cuore è docile, ho potuto concepir di voi le migliori

speranze.

--Ma io tremo adesso.... ma io penso...

--Pace, il mio giovine, pace, indifferenza, e sommissione: son queste

le virtù necessarie, per ottenere la grazia d'un distacco totale dagli

affetti e dalle cose di quaggiù.

--E la mia povera famiglia ch'è oppressa? e una madre....

--Vi ho detto: pace! e voi vi agitate e tremate, come l'uomo ch'è

schiavo della passione e della colpa. Raccoglietevi un poco,

ricomponete il cuore, e ragioniam delle cose pacatamente.

--È impossibile! io voglio vedere mia madre; in un momento come

questo, essa ha bisogno di me; chi vuole che le parli, che le dica una

parola di consolazione?... E poi... Damiano! chi lo ajuterà, chi farà

un passo per lui?.....

Mentre così parlava con tutto il calor dell'anima affettuosa, Celso

fece come per tirarsi più vicino alla sorella; e questa, a cui le

gelide parole udite crescevano l'angoscia e lo sgomento, mosse

vivacemente verso di lui.

--Sì, diss'ella: noi vogliamo andare dalla nostra mamma!

--Noi vogliamo!--E il Padre crollò un poco il capo, poi sorrise tra

amaro e scherzoso; e continuò col medesimo tuono inesorabile:--Lasciate

pensare a cui tocca; noi rimedieremo, per quanto si possa, al mal fatto,

purchè la vostra volontà si pieghi e si rassegni ai rimedii necessarii.

È bene che, per ora, voi, don Celso, rinunziate a veder vostra madre; è

già notte, nè io potrei permettervi d'uscire; non sarebbe dicevole e

onesto che, ad ore così tarde, vi faceste veder per la via insieme ad

una giovine, ben che sia vostra sorella.

L'abate, avvezzo già da lungo tempo a una cieca e timorosa obbedienza,

non sapeva più che ripetere; l'affettuosa e buona sua volontà finiva a

ceder sempre all'inflessibile autorità del Padre, dalla quale non egli

s'era arrischiato discostarsi mai. E per lo passato molte volte aveva

provata nel cuore non so quale dolcezza nell'umile sagrificio di sè;

ma in quella sera che l'affetto parlava più forte, più vivo, non

sapeva rassegnarsi.

E cercava qualch'altra ragione da metter fuori; quando la Dorotea, la

quale s'era tenuta in disparte durante quel colloquio, e pareva

trionfar in sè stessa della piega che prendeva la cosa, non per altro

che per segreta stizza e mal talento verso il timido abate, si fe' a

un tratto in mezzo al fratello e alla sorella, e con un cotal suo fare

d'ipocrita compunzione:

--Domando scusa, se dico anch'io una parola. Non può stare,

certissimamente, come osserva sua signoria, che si passi sopra

all'onestà e al decoro: ma intanto, appunto per la ragione che l'ora è

indebita, questa giovine dovrebbe già trovarsi in casa sua; se le

preme d'esser tenuta una figliuola onesta.

--Anche questo è ben vero; riprese l'ex-frate: cosicchè, don Celso,

abbiate pazienza; bisogna che vostra sorella torni, senza perdere

altro tempo, a casa.... Anzi, pensandoci su, troverei bene che la non

avesse ad andar sola, e che la signora Dorotea volesse accompagnarla.

--Io? ma, come? e lei crede?....

--Ci avreste difficoltà? una donna come voi?

--Una donna come me? Cosa mai s'imagina vostra signoria?.... E come

potrei tornarmene indietro così sola, attraversar di notte la città,

nell'ora di tutti i pericoli, mettere in compromesso il mio carattere,

il mio pudore?.... Dico la verità, che vostra signoria, in questi

trent'anni, non mi ha mai comandato cosa simile.

Ma l'abate sentivasi tutt'altra voglia che di ridere; onde quel

subitaneo inferocir della vecchia gli fece quasi più male, che non gli

avessero fatto fin allora le gelide osservazioni del suo superiore. Se

non che la Stella, raccogliendo il suo coraggio innocente e sicuro,

tolse via ogni dubbio, e si fe' a dire:--È vero; ormai è notte, e la

mamma mi aspetterà; domando perdono, se son venuta qui a disturbare.

Celso, preghiamo il Signore, per Damiano e per noi... Quello ch'è

lassù, non abbandona!

E senza attendere di più, uscì del salotto, e diede le spalle a quella

casa, donde quasi la discacciava con indifferente apatia un uomo che

invece avrebbe dovuto, per il sacro carattere che portava, compatire e

consolare.

Il padre Apollinare, e l'abate rimasero soli. La Dorotea ch'era ita a

chiuder la porta dietro la fanciulla, si sentì paga abbastanza che la

cosa fosse riuscita al suo verso; accese la lucernetta di studio del

suo padrone, e posta che l'ebbe sullo scrittojo, senza far altre

parole, calò per l'interna scaletta nella cucina, e si rimise

tranquilla al suo passatempo di sgusciar semi di popone.

L'ex frate non parlava, e Celso, turbato da mille diversi pensieri,

avrebbe pur voluto domandargli qualche cosa di più chiaro e di più

certo sul caso di Damiano; ma non osava.

Forse il Padre indovinò quella segreta angoscia, ma non mostrò

d'accorgersene. Trasse fuori non so che lettere, le trascorse, le

rilesse; si pose a scrivere lentamente; spolverò, ripiegò, suggellò il

foglio, poi l'allogò a parte in uno stipo dello scrittojo.

Passò quasi mezz'ora; e l'animo di Celso, quantunque oppresso e

travagliato, non aveva saputo formar un pensiero di collera o di

amarezza contro colui ch'egli riguardava ancora come il suo

benefattore. Alla fine, il Padre levò la testa, e come s'avvedesse in

quel momento della presenza dell'abate:--Come? siete ancor qui? avete

forse qualche cosa a dirmi?

--Potrei adesso, rispose con esitanza, andarmene coll'angustia che ho

nel cuore? Ho veduto piangere mia sorella, non posso correre presso

mia madre; e quanto al povero Damiano....

--Dite, dite pure.

--Quanto a lui, non so nulla ancora della verità; faccia il Signore

che non sia!

--Non vi ho dunque detto abbastanza? ripigliò il Padre, corrugando la

fronte, e col tuono severo di prima. Or bene, datemi ascolto. Non per

nulla, io cercava fin qui di staccarvi dalla perniciosa influenza, non

dirò della famiglia, ma del fratel vostro. Io sapeva come costui

avesse cominciato male; e di fatto, non tardò a pregiudicar sè stesso

in faccia alle persone oneste, a svegliar l'attenzione dell'autorità:

sebben non avesse dato ancora serio motivo di censura, lo notavano

come una testa calda, turbolenta.... Da ultimo, nella fabbrica ov'è

impiegato, cominciò a mettersi in lega cogli artigiani più giovani e

più disperati, a farsi loro caporione, e a menar baldoria nelle

taverne de' sobborghi. Questi suoi capricci d'indipendenza, questa

audacia erano tristi principj; e tristo, come doveva essere, ne fu

l'effetto. Per dir tutto in una volta, jersera, ritrovandosi nella

compagnia di molti altri scioperati in uno di que' luoghi aperti al

bagordo e al cattivo costume, egli ne venne a rissa con alcuni

malandati del suo stampo, passò a vie di fatto.... e colto in

flagranti, fu catturato.

Come si rimanesse Celso, mentre gli ferivano il cuore, l'una dopo

l'altra, queste implacabili parole, lo si può appena pensare. Le sue

memorie, il suo affetto, ripugnavano a crederle vere; pur non sapeva

imaginare nè come nè perchè mai il Padre avesse a nutrir quel rancore

contro il suo sventurato fratello.

--Ecco il frutto della insubordinazione e della indipendenza, di

questa matta morale del secolo!...

Cosiffatta breve, irosa conchiusione, pronunziata dopo una pausa, con

non so qual feroce cupezza, dal padre Apollinare, strinse troppo forte

il cuore del suo alunno, che più non seppe nè parlar nè pregare. Anzi,

non potendo quasi reggersi in piede, s'abbandonò sulla prima seggiola

che gli venne trovata; e se il mesto lume della lucernetta fosse

giunto fino all'angolo ov'egli era, il Padre avrebbe veduto qualche

lagrima rigargli la faccia.

Di lì a poco, non l'udendo pur fiatare, gli si volse di nuovo, ma con

voce rabbonita:--Non intendo, per altro, di darvi troppa pena con quel

che ho detto; solamente ho voluto farvi vedere come non bisogni

confidare in noi, e nelle perfide illusioni della mente, e nelle

superbie del mondo. Lasciamo fare a coloro che si sono assunti il

grave carico di condurci, d'illuminarci, d'insegnarci a pensare, a

sentire, a vivere. Voi dovete ormai essere in questa persuasione; i

vostri studj, la vita che fate, l'avvenire a cui vi siete consacrato

ve ne fanno un debito irremissibile. Morire al mondo.... morire alla

volontà.... e poi, aspettare il premio della sommissione e della

perseveranza.

Con questa predica, la quale, per dirla, era una delle solite dal

Padre regalate al dabben giovinetto, egli stimava di tenere allacciata

e compressa quell'anima bisognosa di puri affetti e di alte verità. Ma

l'arido spirito non è parola di fede, e il gretto rigorismo non è

consiglio di speranza e d'amore.

--Via, lasciam tutto questo: riprese l'ex frate: non è di voi che si

tratta, ma della vostra famiglia. Prima di tutto, vi confesso che

compiango l'abbandono in cui vedo la sorella vostra.... Ditemi un

poco, quali sono le sue inclinazioni? la sua morale qual'è?...

--Oh, veda! essa è un angelo di bontà.

--Un angelo? badate a quel che dite, a simili irriverenti paragoni,

de' quali, pur troppo, si fa sciupo a questo tempo.

--Voleva dire ch'è una giovine, come poche ce ne sono; è così savia,

così buona; è come mia madre.... e poi attiva, onesta.... Oh se

sapesse! con che virtù, con che coraggio veramente cristiano han

sostenuto dolore, povertà e persecuzione....

E così dicendo, vivissimo affetto lo animava, e le sue guancie

coprivansi di un leggier rossore.

--Che intendete di dire? accipigliato lo interruppe il superiore.

--No, non c'è fede nè virtù che abbia merito presso il Signore, se la

virtù di que' buoni non gli è accetta.

--Fede? virtù? coraggio cristiano?... Ma dove avete imparato codesta

confidenza tutta terrena, codesta cieca presunzione?... Io, vedete,

io, con una parola potrei smentire tutto ciò che voi asserite così

esplicitamente. Ma passo sopra anche a questo, per il turbamento in

cui vi vedo.... se non che, ve ne prego ancora, moderatevi e date

mente al poco che mi resta a dirvi.

--Parli, Padre, parli; e mi perdoni.

--Vi dirò dunque che ho in animo, per mezzo di certe pie e

rispettabili persone, di sottrarre vostra sorella a' pericoli che la

circondano; io ne aveva appunto già messa qualche parola alcun tempo

fa; ma, adesso me ne fo un assoluto dovere; adesso, non c'è a perdere

un'ora. Io son certo che in qualche pia casa, in alcuno di que' ritiri

che la carità oculata apre anche in questa città alla virtù

pericolante, ella potrebbe sperare d'essere accolta. Ma temo, ve lo

confesso, temo la sua ripulsa, la sua ostinazione....

--E dunque, disse Celso con un sospiro, dovrebbe la nostra povera

madre restar là, sola, in giorni come questi....

--Anche a lei si potrebbe pensare.

--Ma, se la Stella....

--Quella giovine cammina sull'orlo del precipizio, ve lo dico io;

e.... tocca a voi a salvarla.

--A me? e come?

--Basta, per ora; sapete abbastanza, ci penserete su, e domani

concerteremo meglio quello che convien fare. Voi siete forse lo

strumento con che il cielo vuol menare a fine un'opera buona. Ora,

ritiratevi pure; dormite in pace, e domani mi renderete grazie di ciò

che intendo fare per la vostra famiglia e per voi.

E alzatosi dal seggiolone, egli congedava con un gesto grave l'abate,

il quale mutolo e confuso salì al suo freddo stanzino. Il Padre poi

passò nel salotto, ove la Dorotea avevagli apparecchiato, al solito,

qualcosetta per la cena; e sedè per rimettere in sesto le potenze

dello stomaco.

Damiano: Storia di una povera famiglia · 第 36 / 64 题