Capitolo Ventesimosecondo

Correre in traccia di Damiano, no: chi sa dove e quando gli sarebbe

riuscito di ritrovarlo; quel bravo signor Lorenzo sarebbe stato l'uomo

a proposito, ma egli lo conosceva appena, n'aveva soggezione, anzi

paura, nè avrebbe saputo come dirgli la cosa. In questo turbamento di

pensieri, che tutti gli si affacciarono in un punto nello scendere le

scale, Rocco tornò in istrada, e vista la carrozza signorile ferma ad

aspettare, e il grasso cocchiere, che sceso di cassetta, dondolavasi

sulla persona a mezzo del marciapiede, mosse difilato a lui, con

titubanza e facendo lo gnorri.

--Signor cocchiere? gli disse, cavandosi la berretta d'incerato, e

sforzandosi di sorridere.

--Che cosa c'è? rispose, sguardandolo in cagnesco, il gallonato

Automedonte.

--Nulla.... ecco.... perchè, vede qui--e si trasse di saccoccia una

carta in forma di lettera, ch'egli stesso in fretta aveva ripiegata.

--Che cosa? dite su.

--Lei forse è della casa di quel signore che ho incontrato poco fa là

dentro (e indicava il portone) e che mi regalò qualche cosa, perchè

portassi subito questo biglietto al suo palazzo....

--Il mio padrone?... sarà lui: rispose l'altro che cascò di subito

nella trappola che la bugia di Rocco gli aveva teso: E bene? Andate

dunque.

--Gli è, replicò Rocco impacciato, che non so dove sia il palazzo....

--Come? non sai dove sia il palazzo ***, dell'illustrissimo mio

padrone? Bestia che sei! gira di là--e gli appoggiò uno scapezzone che

lo fece barcollare--che non puoi andare in fallo; poi torna, e

vuoteremo un bicchier per uno alla salute del padrone.

Al Rocco bastò il nome della casa; e senz'altro dire la diede a gambe.

Intanto egli sapeva chi fosse quel signore; e, camminando, studiava

inventar qualche cosa che servisse a frastornare in qualunque modo i

disegni ch'egli pensava (e lo avrebbe giurato) conducessero

quell'uomo. Ma non aveva fatto cento passi, quando s'imbattè faccia a

faccia nel signor Lorenzo, che a capo chino, a passo lento, e parlando

fra sè e sè, pareva venirne appunto verso la dimora della vedova.

Rocco si fermò; e sebbene, conoscendolo poco, non avesse mai osato

aprir bocca col vecchio soldato, pure gli balenò in mente il pensiero

di dirgli tutto e di fidarsi a lui. Il veterano non s'era accorto del

garzone; dimodochè, quando Rocco, esitando come chi fa del male, e

pronunziando a mezza voce:--Signor Lorenzo! ardì toccargli il braccio

perchè si volgesse, egli si riscosse, e senza nemmeno guardare

indietro, chiese:--Chi è là?

Il buon figliuolo raccolse il suo coraggio, e accompagnandosegli disse

che veniva a nome della signora Teresa, di quella signora che aveva

l'onore della sua conoscenza; e ch'essa lo pregava di passare da lei

in giornata, per una cosa di premura.

--Eh! ci verrò, rispose il signor Lorenzo al giovine, dopo avergli

data in isbieco un'occhiata d'uom che poco si fidi: ci verrò dimani.

--È impossibile; replicò il Rocco: l'aspetta quest'oggi, subito....

--Via, ho altro a fare; oggi non posso....

--Ma, poichè la è in queste parti....

--Che? che sapete voi? Oggi, no; e basta: E poi quella donna è una

matta, e n'avrà una delle sue.

--No! signor Lorenzo; mi dia ascolto; bisogna proprio che lei venga

con me, subito, senza perdere un momento: è il cielo che l'ha mandato.

Il povero Rocco disse queste poche parole con un accento così vero e

doloroso, che il vecchio amico di Vittore si sentì come scosso ne'

pensieri, s'accese d'un sospetto; e stringendo con forza il braccio

del giovine:--Dite, dite su, presto--balbettò fra l'ira e il

terrore--forse qualche disgrazia.... forse la buona Stella, la

figliuola del mio Vittore.... non mi fate mistero! andiamo.

--Io non so, ma è per lei.... per quel caro angiolo che io tremo....

rispose Rocco, pieno di gioja segreta perchè il vecchio l'avesse

compreso, prima ch'egli cominciasse a parlare. E, subito:--Per carità!

le dirò....

--Ditemi tutto, e presto; ma andiamo intanto, andiamo innanzi.

Non era passato più di un quarto d'ora che il vecchio soldato di

Napoleone, il secondo padre della Stella, a cui l'accorto garzone del

droghiere confidò tutto quello che sospettava e temeva, entrava

risoluto nelle umili stanze della vedova, senza pur domandare licenza

di farsi innanzi, e senza cavarsi il cappello. Egli era alla presenza

dell'Illustrissimo: la Teresa si levò da sedere tutta sgomentita; e la

Stella, che stava in un angolo sul suo scannetto, si nascose colle

mani la faccia.

Lorenzo stette un poco senza dir parola, non già perchè il superbo

signore a cui veniva dinanzi gli mettesse soggezione o dubbio su quel

che aveva a dire: ma per non so quale involontaria esitanza al

vedergli all'occhiello del soprabito il nastrino di quella stessa

corona d'onore ch'egli pure portava, come l'ultima reliquia di giorni

che non dovevano tornar mai più. Ma fu un pensiero, un dubbio che

passò; un altro pensiero gli disse che nulla v'era di comune tra quel

grande e lui; che colui andava, per certo, debitore della croce che

portava a' suoi scudi, alla sua nobiltà, ed egli invece l'aveva

comprata sul campo della battaglia, col proprio sangue. Intanto

l'Illustrissimo, quantunque maravigliato grandemente di quella brusca

intervenzione, non aveva dato segno di malumore o di dispetto: ma

volgendosi, tra ironico e compassionevole, alla signora Teresa, la

quale guardando or l'uno or l'altro non sapeva più dove fosse, le

domandò sbadato:

--Ehi! ditemi un po': chi è quest'uomo?

Arrossì a tale insolente interrogazione il veterano, e mordendosi le

labbra, contento che colui gli desse appicco a parlare:--Quest'uomo?...

ripetè: quest'uomo?... Certo che io non sono nè un marchese, nè un

conte, nè altro titolato; ma qualcosa di meglio; sono, come dice, un

uomo.

Non replicò direttamente l'Illustrissimo a codesta non meno insolente

risposta; ma, volto sempre verso la vedova:--Voi conoscete, disse,

degli originali, buona donna. È forse vostro fratello, cognato,

parente?...

--Oh! signor mio, veda... cominciò la Teresa impacciata più che mai: è

un amico nostro, un brav'uomo, un amico vecchio del mio povero marito.

E se lei sapesse....

--E che importa di sapere a questo signore? la interruppe brusco il

signor Lorenzo; sono amico di casa, e basta; l'amico mio, il padre di

questa giovine ed io eravamo più che fratelli; Stella mi conosce, sono

stato il primo ch'ella ha conosciuto.... E mi par bene d'aver diritto

di venirci in casa vostra: non è vero, signora Teresa?

--Ma chi ve lo nega? riprese l'Illustrissimo, con qualche impazienza,

volgendosi allora al signor Lorenzo.

--Vorrei vedere che qualcuno me lo negasse, che qualcuno credesse di

mettere il piede qui dentro, a suo talento, e venire così alla buona,

sotto maschera d'amicizia o di protezione, in queste mura, a

distruggere il bene che vi abita, il bene che consola due creature,

che, potrei dire, mi appartengono!

L'Illustrissimo, non uso a simile tuono di superiorità e di

rimprovero, quantunque il veterano avesse parlato in guisa di

supposto, doveva sentirsene ferito; e lo si poteva argomentare dalle

torve occhiate che gli volgeva, e dall'inquieto agitarsi sulla rozza

seggiola che al suo peso scricchiolava.

Alla fine, rotto il freno alla pazienza, l'offeso signore gridò:--E

che vi pensate di venire a nojarmi colle vostre pretensioni? Siete

ridicolo, per non dir altro: se avete qualcosa a fare in questa casa,

fareste bene a trovar fuori altro momento.

--Ho qualcosa a fare, appunto come lei dice: e il momento è

questo!--replicò con voce sonora e franca Lorenzo.

--Oh! vedete un poco che costui vuol mettermi soggezione!--E

accompagnò tali parole con un riso di disprezzo.

--Io non voglio nè so metter soggezione a nessuno, ripigliò il

veterano: ma sento in me una cosa che nessuno mi può togliere o

guastare, e che si chiama onore: e so come si faccia star giù chi vuol

soverchiare.

--Come parlate?...

--Parlo, come un uomo a cui batte qui dentro un cuore onesto; come un

soldato che ha visto il mondo, e sa cosa vaglia, e ne fa conto quanto

del fiocco de' suoi stivali. Un tale che faceva ballar sulle dita i

re, ha toccato un giorno questa mano.... Ed io avrò paura di chi, per

portare un nome scritto in carta pecora e contar gli scudi a migliaja,

si crede lecito tutto?

--Ma costui dà volta al cervello!...

--Può essere! Ma intanto, non dimenticate ciò che questo vecchio matto

vi dice.

--Per carità! uscì fuori con lamentevol voce la Teresa, la quale non

capiva più nulla.

--Oh signor Lorenzo! timida aggiunse la Stella, che tutto comprese, e

avrebbe voluto gettarsi nelle braccia del suo salvatore.

--Io non so, riprese pacato e severo il veterano, io non so quando

veggo il male che si fa da quelli che il mondo chiama grandi, se possa

dirsi che ci sia una Provvidenza. Ma so che la maggior parte è ancora

dappertutto calpestata dai pochi; che ancora l'esser poveri è come un

delitto; e i signori credono sempre d'aver ragione quando pagan

l'infamia con un po' d'oro. Ma voi non vedete, e parlo a voi, perchè

siete uno di quelli ch'io dico, non vedete tutto il male che vi

divertite a fare; voi entrate nelle famiglie nostre e vi recate

l'infamia come un beneficio; voi cercate la dimenticanza della noja

signorile, la dimenticanza d'un giorno, d'un'ora.... E non pensate al

dolore, alle lagrime che vi lasciate dietro, alle maledizioni che

chiaman sopra di voi la vendetta di Dio!... Ma non sarà sempre così;

se ne son veduti de' momenti in cui i potenti scontarono anch'essi la

miseria da loro seminata nel mondo; e i dì che corrono non correranno

sempre gli stessi, e la giustizia sarà più lunga!

--Quest'uomo non sa cosa si dica!--l'interruppe l'Illustrissimo,

cercando nascondere il turbamento che suo malgrado gli s'era messo nel

cuore.

--Eh via! tenete a mente, o signore, due altre parole di quest'uomo.

Non so come mai abbiate saputo insinuarvi nella confidenza di queste

buone creature; ma ne indovino il motivo. Il benefizio onesto e

sincero teme, si nasconde; la vostra carità superba ostenta protezione

e copre male la vergogna che marcisce di sotto. Voi volete rapire a

questa povera casa la pace e la virtù che vi si nascondono: ma io ho

gli occhi aperti.... e se fosse vero!...

--Basta così, costui è matto frenetico! disse l'Illustrissimo,

alzandosi: non so come io abbia potuto sopportar finora le sue

insensate ciancie; se volessi, potrei farlo pentire di quello che ha

osato pensare, e dire....

Il veterano sogghignava alla sua volta; e, incrociate le braccia sul

petto, andava picchiando colla punta del piede il terreno.

--Ringrazio il cielo, susurrava intanto, che ho potuto venire a

tempo....

--Ringraziatelo d'avervi tolto il cervello: se non credessi che fosse

così, la vedreste voi!...

E mosse per uscire. Le due donne, tuttora pallide e sbigottite, non

sapevano farsi ragione dell'avvenuto. Ma l'Illustrissimo, giunto sulla

porta, si rivolse e disse loro con aria benevola:--Mi rincresce ch'io

non possa far nulla per voi: ma il mio carattere non lo permette,

dacchè c'è chi sospetta le mie intenzioni; e poi, questo signore che

tanto vi protegge, potrà fare anche la parte mia.--

E con tale schernevole saluto, se n'andò, ruminando tra sè la vergogna

del fallito disegno e il modo più pronto di ricattarsi dell'offesa.

Partito lui, Lorenzo rimase immobile, al luogo istesso, incrociate

ancora le braccia, china la testa, tutto in pensieri. Forse dubitava

d'esser caduto in inganno, d'aver precipitato, d'aver tolto alla

famiglia del suo amico un'onesta protezione. Ma più ci pensava, e più

gli pareva impossibile che quel ricco signore non covasse qualche

tristo intento, forse incerto, forse lontano, ma non men vero. Non

poteva farne parola colle donne, vedendo il loro sgomento: esse non

sapevano come rompere il silenzio, e pendevano da' rapidi sguardi, da'

moti convulsivi dell'antico soldato.

In quella, entrò Damiano. Vide il signor Lorenzo nel mezzo della

stanza, ritto e cruccioso, che non s'era accorto del venir suo; la

madre che levando gli occhi pareva cominciare una preghiera; la Stella

ansiosa correre a lui e abbracciarlo, nascondendogli in seno la

faccia.

--Che c'è di nuovo, mamma? domandò Damiano.

Questa voce riscosse Lorenzo dalla sua preoccupazione: egli mosse

verso il giovane che s'era trattenuto all'entrare, e pigliatolo per

mano:--Ringrazia, gli disse, la Provvidenza che il tuo amico vecchio

ci sia ancora, e possa far qualche cosa quaggiù. Sappi che son venuto

forse in tempo per impedire un gran male, una disgrazia che poteva

metter l'infamia sulla fronte di tua sorella, e di vostra madre, e

sulla tua, se il caso non m'avesse condotto sui passi di chi la

macchinava!...

--Che cosa dite, signor Lorenzo? domandò il giovine con voce soffocata

dall'ira.

--Io ti dico che un uomo potente, un di quelli che gettano un tozzo di

pane per il delitto che fanno commettere, aveva posto gli occhi

addosso a tua sorella, e ha avuto il cuore di venir qui, egli stesso,

pochi momenti fa!...

--Dio! forse quello che saliva in carrozza al momento ch'io svoltava

in casa?

--Lui! lui! ma io ciò che sentiva, gliel'ho detto in faccia; ho

parlato per te, Damiano, e per me; e l'ho ben visto che tremava e

voleva bravarmi.... Eh! sono un vecchio tarlato; ma il cuore è sempre

quello, cuore di galantuomo.

--Ah! per amor del cielo, s'arrischiò a dir la Teresa: se quel signore

se la prendesse con noi? se volesse vendicarsi in qualche maniera?

Forse egli....

--Forse? che forse?

--Ma... credete dunque che venisse con cattive intenzioni?... Egli

voleva vedere il quadro di Damiano; lo voleva comprare, sai? lo voleva

comprare.

--Povera donna! borbottò Lorenzo: già voi sarete sempre la stessa.

--Il mio quadro?... domandò con furia Damiano: E come seppe colui?...

--Ma, veramente.... rispose impacciata la Teresa.

--Su, dite, dite, c'è qualche mistero?

--Qualcuno glien'avrà parlato.... una brava persona.... per altro.

--Chi? chi?...

--Andrete in collera, se ve lo dico....

--Non volete spiegarvi voi?... Animo, Stella, parla, parla tu.

--Oh! Damiano: risposegli la sorella: guarda la mamma; non farla

piangere.

--È tutt'una: voglio sapere chi è.

--Bene: disse allora, facendosi coraggio, la vedova: è un tale che può

ajutarci e ajutare anche voi.... sì, vedete, me lo disse tante volte.

È quel signor Omobono....

--Ancora quell'uomo?

--Non mi fate quegli occhi; non mi guardate così.

--Tacete! capisco adesso questo mistero d'inferno.... Voi siete tanto

buona che non arrivate a comprenderlo. Ma il cielo ci ha protetto

un'altra volta; ringraziatelo, ringraziatelo, vi dico. E voi pure,

nostro amico! seguitò volgendosi al signor Lorenzo: voi pure siate

benedetto.

Dette queste parole, Damiano si fe' cupo, parve dimenticar dove fosse,

quanto aveva udito e detto. Un sorriso forzato, amaro, stavagli sulle

labbra; e dalla penosa espressione del volto, da' moti della persona

indovinavasi l'urto degli affetti del suo cuore. Tutto ad un tratto,

si spiccò dalle donne, corse nella prima stanza, afferrò il suo quadro

del Tancredi, staccandolo impetuosamente dalla parete, afferrò un

rugginoso pugnale antico, ch'era sulla tavola accanto al letto, e si

diede a stagliar per lo lungo la tela con furia crescente. I lembi ne

caddero sparsi a terra; ma egli, non pago ancora, calpestò con gioja

selvaggia lo scassinato telajo e i pochi avanzi del dipinto che ancor

v'erano attaccati.

Quand'ebbe finita questa frenetica distruzione, pose giù il pugnale,

si cacciò indietro con una mano i capegli, e guardandosi attorno, con

terrore, quasi per conoscere dove fosse, andava mormorando fra

sè:--Ora non c'è pericolo che qualcuno lo veda: addio, o fantasma del

povero giovine!... Comincierò da capo la vita!...

Teresa, Stella e Lorenzo stavano a vedere sulla porta; ma nessuno di

loro potè indovinare ciò che sentisse in quel momento l'anima del

giovine artista.

Damiano: Storia di una povera famiglia · 第 28 / 64 题