Il tristo s'affatica sempre, disse già un sapiente, sia nel fabbricare
i mali a danno d'altrui, sia nella paura che altri a suo danno li
volti; cosicchè quanto va ruminando contro gli uomini, tanto paventa
gli uomini non abbiano a macchinar contro di lui. Ma, pur troppo, v'ha
di quelli che amano il male per il male; e mentre sudano per tender
nel bujo le loro reti, non veggono la fine della sorda guerra ch'e'
fanno ai buoni; perciocchè la malizia e il livore danno esca al
delitto.
Abbandoniamo per poco la casa della vedova, e penetrando in quella del
signor Omobono, che già incontrammo due volte alla sfuggita, potrem
forse sapere in qual modo costui avesse sopportato il freddo rifiuto
di Damiano all'offerta che gli fece della sua protezione, la sera
stessa del festino.
Una femmina imbacuccata in uno scialle di Francia, del quale nessuno
chimico avrebbe più saputo dire il colore, saliva le scale che
conducevano alla rimota abitazione di quell'uomo misterioso.
--Chi è?
--Amici.
--Cioè, chi?
--Son'io, l'Emerenziana; aprite pure.
--Ho capito: vengo,
E il signor Omobono, messa nella toppa una grossa chiavaccia, la
rigirò, alzando la bandella dall'arpione; poi cautamente aperse a
mezzo un de' battenti. Veduto ch'era di fatto la vecchia pegnataria,
si trasse indietro per lasciarla passare, e richiuse la porta. Dalla
buja anticamera entrarono in un salottino tappezzato di sbiadita carta
verdognola cadente a brandelli per l'umido delle pareti; ivi erano un
tavolino, due seggiole di pelle scoriata, e una cassa forte di ferro
incastonata nel muro, cui faceva difesa un paravento qua e là
bucherato di feritoje, come una casamatta.
Ravvolto in una zimarra imbottita, dal collare foderato di pelle di
gatto bigio, il signor Omobono si raccostò, strisciando le emerite
pianelle, al camminetto dove, non si può dir bruciavano, ma andavano
scoppiettando, due tizzoni umidicci e riarsi, posti in croce sopra un
monticello di cenere; acconciatosi a sedere a cavalcione del fuoco,
stese le calcagna su due mattoni messi là in vece d'alari; poi,
sbirciata la vecchia con una trista smorfia che quella comprese,
domandò a mezza voce:--E così?...
La madre Pelagia, che si era pure adagiata in un piccolo canapè a
canto del cammino, rispose prima con un sogghigno di mal augurio,
poi:--Bisogna vedere, continuò a mezza voce anch'essa: la cosa non è
facile, come pare a prima vista. Può essere un affar buono, un affar
d'oro, come suol dirsi; e si capisce che siete un buon segugio,
compare mio. N'ho vedute delle altre, io, a fare una eccellente
riuscita; perchè, m'intendo bene, voi pensate di trovarle un marito, a
quel che m'avete detto....
--Sicuro, sicuro, a suo tempo.... brontolò l'Omobono.
--Quand'è così, chiudo un occhio sul resto; poichè tutti sanno che io
sono una donna onesta.... E se non fosse per fin di bene....
--Eh via! me li avete già ricantati le cento volte questi vostri
scrupoli. Al fatto, al fatto. Avete dunque saputo quel che mi preme,
siete riuscita a fare un po' d'amicizia con la fanciulla?
--Adagio, signor Omobono; so e non so; c'è della buona disposizione,
ma c'è pur qualche intoppo.... gente onestissima però; e la fanciulla
non sa proprio niente di questo mondo.
--Tanto meglio! susurrò colui fra' denti.
--La madre è una povera bizzocca, la quale non vive che per un suo
beniamino, da lei mandato a prete fuor di casa; la figliuola, per
dirla, è una vera bellezzina; e quanto al giovine che avete visto in
casa mia, ne potete giudicar meglio di me.
--Sì, sì, costui è il solo che non mi va per il verso e che potrebbe
farmi qualche mal giuoco.
--È però un buon ragazzo, mi dicono.
--È un matto che non sa il proprio interesse, uno che non ha da vivere
fino a domani, e vuol far del grande e dello schifo, con me?... Oh,
verrà giù, ve lo dico io, verrà giù il figliuolo.
--Ma, intendiamoci: non vedo come mai... se avete delle buone
intenzioni, a quel che dite....
--Mi pare d'essermi già spiegato con voi; io non c'entro per nulla,
io. Non posso dir più di quanto ho già detto. Amo far del bene, dove
posso; purchè ne venga un po' di bene anche a me, ci s'intende. Ora
mettete che un gran personaggio, di quelli che hanno il gran niente da
fare e la borsa piena, abbia udito dir bene di questa famiglia;
mettete che gli stia a cuore d'ajutar la vedova, senza che voglia
farsi conoscere; mettete che abbia degli obblighi antichi, lontani...
ve ne può esser tanti e di tante sorta; mettete che questo personaggio
m'abbia detto:--Omobono, voi che siete un uomo prudente, e al tempo
stesso un uomo di mondo, cercate di vedere, di sapere.... il come, il
dove, il perchè.... e se mai bisogna, disponete pure, anche in
anticipazione, di qualche centinajo di lire....
A tali parole, la madre Pelagia rizzò gli orecchi e mostrò d'aver
inteso, quantunque lo scaltrito Omobono avesse ravviluppato il suo
dire in modo che la vecchia non ci avesse a veder chiaro.
--Lasciate fare a me, diss'ella alzandosi; ho capito, e farò quel che
si può. Già ho messo da banda gli scrupoli, posto che voi m'assicurate
che non c'è proprio niente di male, e che si tratta d'obbligazioni che
quel signore ha verso la famiglia della quale parliamo. E poi, in ogni
caso, mi garantite che avrò le spalle al muro?
--Andale là, andate franca che non si muoverà una mosca. Ma con
questo, non fate con troppa premura; pigliate le cose alla lunga,
quietamente, chè nessuno sappia, nè possa indovinar nulla; sopra tutto
che il mio nome per ora non sia pronunziato; non mostrate nemmeno
d'aver conoscenza di me.
--Non dubitate, siamo intesi; e quando ci sarà del nuovo mi lascierò
vedere.
--No, no, non v'incomodate; verrò io stesso da voi, è meglio così: già
sono di rado in casa, ho un diluvio d'affari addosso, e arrischiate dì
non trovarmi; passerò io da voi.
--Non occorr'altro, come volete; intanto, state bene.
--A rivederci, signora Emerenziana.
E l'accompagnò fino alla porta, la schiuse e la riserrò dietro a lei
con gran cautela. Quando si vide solo, lasciò fuggire una sonora e
sconcia risata; poi, fregandosi le mani, cominciò a passeggiare in su
e in giù per il salottino, ravvolgendo in mente cento pensieri che
mano mano gli si dipingevano ne' mutamenti strani della fisonomia; e
alcune parole gli scappavano come involontariamente di bocca:--Va pur
là, vecchia strega, chè l'Omobono sa il fatto suo, e anche tu bevi
grosso come gli altri.... Questa ragazza, questo fiore di cui non vidi
da un gran pezzo il compagno, che pare proprio una madonnina, è quella
che ci voleva.... essa deve fare in un modo o nell'altro la mia
fortuna. Io non perdo il giudizio, no; e non arrischio un pelo.... e
alla fin fine, se il mio giuoco non riesce, l'Illustrissimo finirà a
pagar lui per me anche questa volta.... Pensate un po', s'io son uomo
da fargli il cane da caccia, senza averne le mie ottime ragioni....
Ormai, tutti gli affari miei van bene, benone.... se il diavolo non ci
mette la coda, innanzi che passino due anni, l'Omobono, il mercantuzzo
fallito, si vedrà cavare il cappello da quei che adesso gli fanno fare
anticamera e lo tengono per un barattiero venuto al pelatojo....
poveri barbagianni!--
E passando dietro al paravento, aprì l'usciuolo della sua cassa
ferrata; facendo scattar la molla d'un ripostiglio segreto, ne trasse
alcuni fasci di carte vecchie, ripassò molti conti, annotò parecchi
chirografi bollati e non bollati, fece di molte somme e moltipliche,
sfogliazzò registri e polizze di ricevuta, sprofondandosi del tutto in
que' sogni di Mida.
Intanto, la famiglia della Teresa, abbastanza serena e benedetta in
mezzo alle disgrazie, menava una vita umile e buona, una vita a cui la
felicità non mancava, perchè non mancavano il lavoro e la speranza.
Solo Damiano, da qualche tempo, immalinconiva. La madre e la sorella
vedevanlo quasi sempre sopra pensiero; mangiava poco al desinare,
parlava meno; e se ne stava fuor di casa pressochè tutta la giornata.
Non sapevano però com'egli passasse l'ore libere della mattina nello
studio del vecchio pittore, al quale, dopo molto dubitare e molto
pentirsi, aveva confidato di voler tentare a ogni modo se la sua
vocazione per l'arte fosse vera, per riuscire a qualche cosa di bene o
guarire per sempre. In mezzo a questo però, non era men frequente alle
scuole del liceo; poichè avendo giurato di saper procurarsi, al più
presto, il bisognevole per la famiglia, non voleva chiudersi l'unico
sentiero a qualche onesto impiego. Intanto il poco che guadagnava
presso il negoziante di pannine, lo metteva al coperto dell'imminente
necessità e gli dava coraggio per l'avvenire.
Da lungo tempo la buona famiglia non aveva riveduto il signor Lorenzo,
l'unico suo protettore e amico. Sulle prime non aveva sentito il
vecchio soldato tutto il peso della perdita di Vittore; e le cure
prestate agli orfani del suo commilitone, e un resto di fierezza del
suo cuor da veterano gli avevano medicata per qualche mese la ferita.
Ma l'abitudine di tutta la vita, ma il vedersi sparire d'intorno a uno
a uno i pochi avanzi della gloria dell'Imperatore, coloro coi quali
aveva sfidata e vinta la morte le mille volte, i suoi compagni di
guerra, i suoi amici, che usava chiamare uomini d'uno stampo perduto;
e quel trovarsi tutti i dì solo, sconosciuto, l'ultimo di quegli eroi
che portavano scritto nella solcata fronte e nelle ferite del petto i
grandi fatti del loro tempo; tutto ciò metteva nell'anima di Lorenzo
una sdegnosa tristezza: e questa lo vinceva sì fattamente da tenerlo
ancora lontano da que' soli i quali ancora sapevano far sì che qualche
sorriso diradasse la sua serietà, e il frequente aggrottar de' suoi
bigi sopraccigli.
Non faceva più i consueti passeggi fuor della porta Ticinese, da lui
chiamata ancora porta Marengo, o lungo lo stradone di Mosca, o fuor
dell'Arco del Sempione; andava tutt'al più da casa sua, ch'era in via
di san Simone, a un piccolo e deserto caffè poco lontano, tenuto dalla
vedova d'un altro suo povero commilitone morto nei gorghi della
Beresina. E colà, sdrajato in un canto o ritto a guardar fuori della
porta vetriata, se ne stava ore ed ore; talvolta l'intero giorno. Le
sue visite alla Teresa divennero così meno frequenti; ma non già
perchè fosse scemato il bene che portava a que' buoni. La consuetudine
antica durava sì forte in lui, che talvolta vinceva l'unica affezione
pur viva nel suo cuore, e dopo che non abitavano più la campestre
casipola in Quadronno, ov'era andato per sedici anni tutti i dì
dell'anno, non sapeva ancora trovar la strada della loro nuova
abitazione. Ma il suo cuore non era cambiato; vivendo grettamente
colla sua scarsa pensione di cavaliere (e dal giorno della morte di
Vittore non s'era più veduto all'occhiello del suo sdruscito pastrano
il nastro di quella corona) l'onesto vecchio aveva trovato modo,
risparmiando qualcosa ogni mese, di cominciar a mettere insieme poche
centinaja di lire, le quali destinava ad accasar la figliuola
dell'amico, quando il momento fosse venuto. Era questo il suo segreto.
Pure, da qualche settimane, non usciva più. Seduto presso la finestra
della sua stanza, dopo bevuta una scodella di caldo latte la mattina,
rileggeva per la ventesima volta la _Storia di Carlo XII_, lasciando
scappar qualche muto riso e scrollando il capo alla descrizione di
quelle battaglie del secolo passato; poi, quando una vicina dabbene
veniva a portargli qualche cosa per il desinare, la tratteneva per
raccontarle le campagne del Grand'uomo, nelle quali aveva fatto
anch'esso la parte sua, e che ormai non poteva più raccontare a
nessuno. Bene spesso, a un tratto s'interrompeva; e una frase ardita,
un grido di guerra del tempo andato finivano in una sorda
imprecazione, in una bestemmia da soldataccio, che facevano scappar
via l'onesta vicina.
Dopo alcun tempo di questa vita monotona, solitaria e direi quasi
rabbiosa, il vecchio tenente cominciò a sentirsi mal disposto; poi
infermò. Damiano, che da lungo tempo non aveva più saputo nulla di
lui, venne per caso a visitarlo, e trovandolo malato, lo disse
subitamente alla madre; la quale, tornata la pace col suo burbero
amico, non lasciava passar giorno che non venisse con la figliuola ad
assisterlo, a riconfortarlo. Era Damiano istesso che le accompagnava
colà al mattino, e ritornava a prenderle, innanzi all'ora del
desinare. Così quella rinata corrispondenza di cure e d'affetti
ristorò in poco tempo la logora salute di Lorenzo, e fu per la nostra
famiglia e per lui una gran consolazione.
E per non mettere in mezzo nessuna cagione di dispiacenza, il vecchio
giacobino non parlò più di Celso, e di quel ch'era stato: chè ben
vedeva non sarebbe riuscito a far capire alla signora Teresa le sue
ragioni che credeva belle e buone. Se avesse saputo invece che il
destino del giovine abate era proprio in mano di tali che pensavano
far di lui ciò che nel suo rozzo buon senso egli medesimo antivedeva,
non l'avrebbe tenuta in gola, per certo, a costo di romperla del tutto
anche con la vedova del suo amico.
Così la Teresa, nell'aspettazione di un tempo migliore, viveva que'
giorni occupati e tutti uguali della sua nuova povertà. Sul finir
della quaresima, la signora Emerenziana, col pretesto di portarle a
racconciare non so che merletti per commissione d'una mercantessa di
mode, s'era trattenuta due buone ore colla vedova, e aveva saputo
farla cantare su tutti i tuoni, compassionandola, e facendo un'eco
infinita di _ohi!_ di _ahi!_ di _Signor'Iddio!_ alla litania di guai
che la credula donna le andava raccontando. Alcun tempo di poi, tornò
in compagnia d'un signore, un po' sugli anni, che la Teresa non
conosceva punto, ma che pure aveva l'aria d'una persona d'importanza.
Glielo presentò come un ricco privato, un negoziante ritirato dagli
affari, il quale aveva una superba commissione di lavori, nientemeno
che parecchie dozzine di fazzoletti, di cuffie, d'accappatoj e d'altre
simili finissime lingerie da ricamarsi per il corredo di nozze d'una
illustre damina.
La Teresa, rimpastata di buona fede com'era, la credè una grande
fortuna, e non rifiniva dal ringraziar quel signore, che intanto,
girando intorno alla sfuggita i suoi piccoli occhi di ramarro, pareva
studiasse nella rozza suppellettile di quelle stanze, nell'umile ma
decente povertà, il segreto della loro vita domestica e sconosciuta. E
facendo ballar colle dita la grossa catenella d'oro e il gruppetto di
ciondoli di che andava ornato il panciotto, aveva l'aria di pesar
sulla mano quanto potesse valere l'onestà di quelle abbandonate
creature.
Innanzi lasciarle, aveva già pigliato con loro una tal'aria di
confidenza e d'amichevole protezione, che la buona donna gli si
raccomandò con molta e viva preghiera; anzi non esitò un momento ad
invitarlo che ritornasse, per dare, se non altro, un'occhiata a'
ricami delle cifre e degli stemmi, quando il lavoro fosse
incominciato. Quel signore fece a simile invito un cotale atto
d'assentimento, che mostrava un'affettata degnazione; ma nel suo
sguardo, in tutta la sua persona appariva qualche cosa d'incerto e
strano; così che la giovine Stella, la quale intanto s'era tenuta
presso la finestra, al suo telajo, sentì nascere nel suo cuore,
quantunque fosse un cuor di colomba, un segreto senso d'antipatia per
quell'uomo.
Una settimana dipoi, costui lasciavasi vedere di nuovo; rimaneva colle
due donne più lungo tempo, e menava buone tutte le ragioni che
ripetevagli la Teresa; profferendosi a servirla dove potesse, per via
delle tante conoscenze ch'egli vantava, di duchi, di conti, di
marchesi, de' primi negozianti, e banchieri. E così egli soggiogò del
tutto il cuore della onesta donna. La quale già lo stimava il fior de'
galantuomini, una vera provvidenza: anzi, ell'andava fra sè imaginando
il come l'avrebbe pregato di procacciar qualche buon impiego al suo
Damiano, tanto che potesse anche lui vedersi una volta contento, con
un pane onesto e sicuro. Ma, per quel dì, non osò fargliene parola.
Fu nel partire che il sedicente negoziante s'abbattè al piè delle
scale in Damiano che se ne tornava a casa sua. Il giovine saliva, e
nel passare a lato di quel signore, si volse a riguardarlo; gli era
parso di riconoscere in lui quell'Omobono col quale s'era già
incontrato al festino del mercoledì grasso.
Ma il signor Omobono (ch'era ben lui) si tirò sugli occhi, più che
potè, il cappello; e mettendosi il fazzoletto alla faccia, come
sorpreso da un impeto improvviso di tosse, svoltò lestamente la spalla
del portone e si schermì dal curioso esame del giovine; il quale,
preoccupato da' suoi foschi pensieri, credè d'avere sbagliato, e
innanzi che fosse venuto alla sua porta, s'era già scordato di quella
faccia del mal augurio. La Teresa poi, per una delle solite ragioni
per cui le anime oneste credono di soverchio alle oneste intenzioni,
non aveva voluto dir nulla al figliuolo della nuova conoscenza fatta;
pensando di aspettare a raccontargli ogni cosa, allorchè le fosse
riuscito di poter dare a lui pure qualche buona notizia. Vedendo sulla
fronte della madre un'insolita serenità, anche la Stella non ardì
parlarne col fratel suo; e cominciò anzi a dubitare che la ripugnanza
provata dal suo cuore, alla sola vista di quell'uomo, poteva ben
essere un'ingiusta apprensione, una vana ombra, un capriccio.