Capitolo Quinto

Rintanato in uno studio a terreno, se ne stava il signor Domenico,

antico negoziante di droghe e derrate coloniali, nell'ampio seggiolone

di cuojo, appoggiate le gomita a un enorme registro impalcato sul suo

scrittojo, dietro un baluardo di colli di mercanzie, di casse, di

barili accatastati all'ingiro, e sepolto quasi sotto a' cumuli de'

libri mastri, delle cartelle e vacchette d'ogni maniera che gli

facevan muro da ogni parte.

Uno de' suoi scritturali, la penna appiccata sopra l'orecchio e gli

occhiali rialzati a guisa di visiera sulla fronte, uscì del fondaco e

attraversò il portichetto per annunziare al principale che due donne,

l'una vecchia e l'altra giovine, le quali si dicevano sue parenti,

domandavano il favore di parlargli.

--Chi sono? chiese il negoziante, senza levar gli occhi dal registro.

E quando ne intese il nome:--Non ho parenti di questo nome, brontolò;

non mi seccate.

--Pure.... arrischiò lo scrivano.

--Non mi seccate, ripetè lo stizzoso vecchio.

Ma in quella, venute innanzi le due donne, s'udì la voce della signora

Teresa:--Scusi, signor Domenico, scusi un poco, se mi fo cuore di

venire così; ma spero che tra parenti....

--Chi è?... disse il negoziante; e il capo ricoperto d'uno spelato

berretto di felpa verde sporse fuor dalla trincea de' suoi libri

mastri.

--Sono io, sono la Teresa, moglie del cavalier Vittore.... Non si

ricorda, signor Domenico? siamo cugini: la mia povera mamma era

sorella del suo signor padre.

--Um!... grugnì il vecchio.

La Teresa sentiva stringersi il cuore; e la Stella non aveva quasi

osato levar gli occhi, poichè l'accoglienza di quell'uomo, che

mettevasi, quasi che lei e sua madre non fossero là, a brontolar co'

suoi fattorini, i quali andavano e venivano; e più di tutto una specie

di rantolo continuo con cui ajutava lo stentato e rabbioso suo

respirare, le facevano ribrezzo, anzi paura.

Nondimeno, quand'egli, veggendo che non volevano andarsene così

subito, si volse loro a domandar brusco che cosa avessero a dirgli, le

due donne si fecero più vicine; e un po' l'una, un po' l'altra,

seppero trovar la via di raccontargli la loro disgrazia, e di

ripetergli che avevano pensato di ricorrere a lui, come al solo

parente che avessero. Una volta in cammino, la Teresa non finì di dire

così presto; parlò del suo Vittore, morto da un mese; dell'ultima

penosa malattia di lui, per cui s'eran consunti i loro risparmi; della

necessità in cui si trovavano di cercar lavoro per vivere, e della

risoluzione di lasciar la casa di Quadronno, la cui pigione era

soverchia per loro, e di venirne invece a stare in quella parte della

città, se loro venisse fatto di avere, con una scarsa pigione, nel

contorno, un paio di camere al terzo o al quarto piano. E

conchiuse:--Signor Domenico, siamo figliuoli di fratello e sorella; ci

ajuti lei dove può; o ci dica almeno che cosa dobbiamo fare?

--Eh! eh! eh! rispose con una secca tosserella il negoziante, senza

punto scomporsi: Saremo cugini, come vuol lei, ma posso dire che non

ci siamo mai conosciuti; certo è un vent'anni buoni che non ho avuto

l'onore di vedere il suo signor cavaliere, che.... a quel che m'è

stato detto.... io non so niente.... fu sempre una testa matta e

pericolosa. Dunque, che cosa mai vuole ch'io faccia?...

E seguitando lentamente ad ansare, diceva che la loro parentela era di

quelle che non portano con sè alcun dovere; che moltissimo

gl'incresceva la condizione della famiglia, e che sentiva tutta la

volontà di far qualche cosa per loro, se lo avesse potuto. E qui,

pensato un poco e tentennato il capo, soggiungeva com'egli pure avesse

un figliuolo al quale, volendo dargli un nome e uno stato, doveva

buttar dietro tesori; come si trovasse in un mar d'impicci e dovesse

pensare a' casi suoi; nè lasciava di dir loro che, per altro, avevano

fatto egregiamente a non parlar di lui coi signori del tribunale, come

dell'unico parente che avessero, poichè egli non si sarebbe indotto

mai ad esser nè tutore nè contutore, nè altro, in riguardo a loro. E

quasi ciò non bastasse, continuò che il commercio è un abisso,

sull'orlo del quale non bisogna camminare con gli occhi chiusi; egli

poi, quantunque dicessero le male lingue il contrario, era un pover

uomo; in quel momento più che mai si trovava imbarcato in rischiose

mercantili spedizioni; i fallimenti fioccavano da tutte le parti;

nella mattina appunto eragli venuto avviso di quello d'un suo

corrispondente di Marsiglia; e da tutto ciò conchiudeva di non poter

propriamente fare per loro quello che avrebbe voluto.

Ben si può imaginare come stillassero queste fredde e avare parole del

vecchio nel cuor della Teresa e della Stella. Nondimeno, la vedova,

quando non continuasse un pezzo ancora con quel su e giù di _ma_, di

_che_, di _siccome_, che a lei serravano il cuore, a lui la strozza,

s'affrettò a cucir insieme qualche scusa, e a dire che non bramava

altro se non d'essere indirizzata a qualche onesta persona della

vicinanza, che loro potesse appigionare a buon mercato quelle poche

stanze di cui s'erano già messe alla ricerca. Allora il vecchio

parente, veggendo come gli fosse dato trarsi d'impaccio con poco, fece

un mar di promesse: avrebbe domandato, detto, parlato e che so io. Poi

si pentì, entrandogli il pensiero non avessero con quel pretesto a

tornare; ond'è che di tal modo conchiuse:--Aspettino: ho appunto il

caso loro. Conosco il signor Pietro, subaffittuale di parecchie case

nel contorno; le mando a lui, e son persuaso che si accomoderanno.

Ehi, signor Dazio?...

Lo scritturale che si era lasciato veder poco prima, colla penna

appiccata all'orecchio e gli occhiali sulle gobbe della fronte, tornò

a far capolino dall'uscio dello studio.

--Ehi! conducete questa signora, dissegli il principale, dal signor

Pietro, a nome mio, e ditegli che faccia per lei quello che può. Del

resto, mi dispiace proprio, signora Teresa (e si tolse dal cucuzzolo

pelato il pelato berretto) ma è inutile che si dia l'incomodo di

tornar qui; i miei negozj mi tengono dì e notte occupato, e non ho

tempo nè denari da buttar via, io; sono un pover'uomo io.... Servitore

umilissimo.

La madre e la figliuola se n'andarono senza proferir parola, più

malinconiche assai che non fossero venute. E sendo già in via, non

lasciarono di visitar le povere stanze che il signor Pietro in

persona, quando seppe ch'erano una raccomandazione del ricco

droghiere, volle loro far vedere, magnificandole come una reggia. La

mattina seguente vi tornò la vedova con Damiano; le due camere al

quarto piano eran vuote; e il padrone della casa in via di Quadronno,

benchè fosse di poco passata la Pasqua, lasciava più che volentieri i

suoi affittuali in libertà d'andarsene, comechè il pensiero di perder

la mezza pigione, non ancora pagata, gli facesse gelare il sangue.

Ben presto dunque s'acconciarono col nuovo locatore, il quale, a mero

riguardo del signor Domenico, si tenne contento, per il fitto, di

cencinquanta lire all'anno. Col ricavo della suppellettile di

sopravanzo venduta a un arcigno rigattiere, il quale teneva bottega

sul terraggio di San Celso, pagarono il semestre anticipato, e pochi

dì appresso, la povera e onesta famiglia dell'antico velite s'era così

allocata nella sua novella abitazione. Assai triste, la Teresa e la

figliuola abbandonarono la solitaria casa, dove avevano passato tanti

anni che lor parevano in quel momento anche troppo felici; dove

lasciavano tante piccole memorie, tante speranze ancor vive. Le donne

semplici e casalinghe, come la Teresa, attaccano, direi quasi, una

parte della lor vita alle care pareti, alle note finestre, a quegli

arredi che mai non mutaron luogo, che furono testimonio de' loro

giorni oscuri ed ugnali; altrove, non trovano più l'aria che prima

respiravano, nè quel sole, nè quell'angolo del cielo che conoscevano,

che amavano tanto.

Le due stanze erano al più alto piano d'un lungo casamento che guarda

sulla piazza Fontana, e dove cento famiglie del popolo, le quali

vanno, vengono, e s'alternano di continuo a brevi spazii di tempo,

nascondono la povertà e la fatica, il bisogno e il vizio. Nessuno

aveva posto mente a' nuovi vicini di casa; e intanto le due donne, con

quel naturale senso d'ordine e d'economia, che alle anime contente del

poco tempera il patimento nei giorni stessi dell'avversità e dona non

so quale altezza nella mala fortuna, trovarono il segreto di dare

all'angusto loro quartiere un aspetto di grata mondezza e semplicità.

E l'una e l'altra delle stanze avevano un uscio e una finestrina

inferriata che davan sul lungo ballatojo esterno, dalla parte d'un

cortilaccio; dall'altro lato, in ciascuna stanza, una finestra più

grande, mal difesa da imposte vetriate, s'apriva sulla pubblica via.

Nella prima, più angusta, non si vedevano che due letti, uno a

rincontro dell'altro, ne' due angoli a manca dell'entrata; là stavano

Damiano e suo fratello. La seconda stanza, un poco più capace, aveva

nel fondo un'alcova, e di fronte a questa un cammino sporgente collo

stretto e alto focolare, come tutti i cammini de' poveri. Sotto la

finestra, verso il cortile, era un fornellino; accanto all'altra, che

guardava la via, si vedevano sempre al luogo stesso, un tavolino e il

telajo di Stella, ben forniti di biancherie diverse e di lavori d'ago

o di spola: in quel cantuccio madre e figlia passavano l'intera

giornata. Nell'alcova era collocato il letto della Teresa; quello di

Stella, più piccolo e basso, nell'altro cantuccio, dietro una bianca

tendina di percallo a drappelloni che, durante il giorno, lo copriva

alla vista di chi venisse.

Non era passato che poco più d'un mese; ma in quel breve correr di

giorni, le due donne, senza perder tempo, procacciatasi la clientela

d'una buona mercantessa di mode della vicina piazza del Duomo, e

sperando che questa n'avesse a tirar con sè qualche altra, vedevano di

poter vivere senza stancare la carità altrui. Così, a poco a poco, si

misero animose a quell'assidua e non conosciuta fatica delle povere

madri e figliuole del popolo, la quale sostenta a un tempo e miete le

vite di tante creature, che passano senza domandar ragione del loro

destino.

Damiano: Storia di una povera famiglia · 第 13 / 64 题