Capitolo Quarto

Venne il signor Lorenzo la seguente mattina; nè senza perchè, come

n'aveva fatto promessa a Damiano. E quando furono riuniti nella

saletta superiore, lui e il giovine cominciarono a guardarsi con

cert'aria significativa, come se ciascuno volesse che l'altro per il

primo pigliasse la parola.

La madre, essendosi accorta alla fine di quel muto scambio

d'occhiate:--Via, disse, signor Lorenzo; già so che l'è venuto il dì

della disgrazia, e per me son preparata a tutto. Parli pure, dica su

lei; poichè Damiano non ne ha il cuore.

Allora l'antico tenente, cercando un resto del coraggio di quel tempo

che alla testa de' valorosi correva all'assalto d'una casamatta là

nella Spagna, o teneva fronte all'urto d'una colonna di Cosacchi a

Smolensko o a Borodino, si fregò gli occhi e disse:--Amici miei,

vecchio come sono, starei più volontieri innanzi la bocca d'un

cannone, collo schioppo al braccio e lo zaino ai piedi, che non qui,

adesso, in faccia a voi, che siete l'anima, e il sangue del mio

fratello. Ma poichè tocca a me, a me che n'ho vedute già tante,

l'ajutarvi in questa trista ora, abbiate pazienza, se vi parlo senza

complimenti, ma da galantuomo. Già con Damiano abbiam fatto de'

discorsi, anche di troppo; è un peccato che non sia il tempo buono per

lui.... Ma, tant'è! quell'uomo che teneva stretto come un balocco,

tutto il mondo nel suo pugno, quello là, è caduto. E cosa potete far

voi, poveri figliuoli, che non l'avete visto neppure!

--Chi ha cuore e braccio, è sempre padrone della sua parte a questo

mondo: rispose con voce animosa Damiano.

--E chi ha amore per i suoi, trova sempre un po' di bene a fare:

soggiunse con una ingenuità d'angiolo la Stella.

--Cari tutti e due! e avete ben ragione. In quanto a me, io l'aveva

detto cento volte a quel brav'uomo che ora andò a tener compagnia ai

nostri vecchi fratelli di guerra, gliel'aveva detto che pensasse a

dare un mestiero a' figliuoli, un buon mestiero per cui non può mai

mancar da vivere: chè, alla fin del conto, chi lavora è sempre padrone

della sua fatica, come e forse più che il ricco del fatto suo; e il

pane della fatica è il pane più saporito, più onorato che sia. Ma lui,

non ne volle sentire: lo so bene, quella sua croce d'onore gli aveva

un po' ingarbugliate le idee, e non voleva che i figli d'un cavaliere

dovessero imparare a maneggiar la mestola o la pialla; lo compatisco.

Ma l'ho anch'io la croce, l'ho avuta nello stesso dì che lui, e ne fo

quel conto che si deve: essa è là nel fondo della mia vecchia valigia,

e non la porto all'occhiello che una volta all'anno, quel giorno che

sapete. Del resto poi, che cosa importa? Non voglion dir più niente

adesso le decorazioni, sono un balocco di stagno dorato e niente di

più: chi ci bada ormai?... Ma non è di questo che dobbiam parlare.

--Oh! signor Lorenzo, non mi tenga nell'angustia; dica pure quello che

bisogna fare: soggiunse quasi piangendo la Teresa.

--Volevo dire che bisogna pensare ai fatti nostri, ripigliò. Voi siete

una brava donna; ma di certe cose le donne non s'intendono nè si

debbono intendere. Ora vel posso dir io, io che le ho raccolte e lette

le poche carte di vostro marito, jer mattina insieme a Damiano, prima

di consegnarle a quella ciera d'ospedale del signor impiegato venuto

qui a frugar dappertutto, che mi faceva una stizza da non dire. Or

bene, io supponeva.... io sperava che.... badate bene.... in

coscienza, non avete più nulla. Già quel Vittore ha sempre avuto il

suo cuor largo di soldato; ha creduto troppo alla probità degli

uomini, all'onore, tutte belle cose, ma...

--Pover'uomo! disse la Teresa. Oh! se tutti fossero come lui....

--Come lui non ne troverete; ma è vero, per altro, ch'egli pensò poco

al domani. Nelle sue carte che, per il meglio, ho voluto mostrare

anche a un dottor di legge, mia vecchia conoscenza, abbiam trovato, in

mezzo ad alcuni bollettini di guerre passate che non si vedranno mai

più, certi conti, certe logore ricevute di foraggi e d'altri servigi

al militare, ne' momenti che nei nostri paesi cominciò a far caldo: le

son vecchie carte del 96 ch'egli ebbe dal vostro nonno, buon'anima, il

quale, a quei dì, aveva anche lui terra al sole. Ed io l'ho

conosciuto, sapete, vostro nonno, che potevo avere allora l'età

vostra.... Ma! chi l'avrebbe detto che si doveva finir così?...

Contro il suo costume, il vecchio tenente cercava con le molte parole

di far men doloroso agli amici suoi l'annunzio della povertà; e

abbandonavasi così alle memorie del passato.

--Via, vada innanzi, signor Lorenzo, diceva con qualche impazienza

Damiano.

--Sì, sì! Allora, o giovine, aveva anch'io il fuoco nelle vene come

voi; allora s'è fatto qualcosa... Dunque vostro padre, a quel che

pare, non pensò mai a far valere quelle carte che forse gli potevan

dare un migliaio di lire; adesso temo sieno buone per la pipa. E non

può star che così; vorreste che costoro pagassero le spese di quegli

altri?... Onde, per di qui, nulla a sperare. Qualche debituccio del

resto, che salderò io; è il meno che possa fare per l'amico mio. Vi

confesso che mi piange il cuore: son povero anch'io e non ci ho

pensato mai; pure adesso, vedete, ne sento dolore e quasi vergogna.

Oh! se avessi lo scrigno di quei musi matricolati che ho pur

conosciuto e che ora non mi conoscono più, di que' volponi che

gridavano più forte degli altri e fecero poi, come si dice, il san

Giovanni dalle quattro faccie.... Ma io no! io e Vittore no! piuttosto

mangiar pane con la muffa!... Non abbiam forse rosicchiato noi unghie

di cavallo, là, in quella maledetta terra?

--La virtù costa lagrime e sangue: esclamò, come parlando fra sè,

Damiano.

--Povero padre mio! sospirava la Stella.

--Anche la vostra pensione, tornò a dire Lorenzo, anche quelle poche

trecento lire all'anno, per la croce d'onore di vostro padre, son

rasciutte; morto lui, non vi tocca più nulla. Che cosa fare dunque?

Nessuno di voi ha pratica avviata, un'arte per le mani; voi, Teresa, e

quest'angiolo della vostra tosa, lo so bene, cercaste finora di far

gruzzolo col vostro lavorar di segreto; ma nell'ultima malattia di

Vittore, tra medico, speziale e prete, v'han nette d'ogni cosa.

Damiano sa il fatto suo e ha volontà; Celso è giovine, è un po'

miserello, ma vuol studiare, e si farà; la buona gente non è tutta

morta, e alcuno che vi soccorra, per Dio! lo troveremo. Ditemi un po',

signora Teresa, non avete più nessun parente, nè vicino, nè lontano?

--Ho un vecchio cugino, figlio d'un fratello di mia madre, che tiene

un grosso fondaco di drogherie, là dalla parte di piazza Fontana....

Ha fatto una fortuna, a quel che mi dicono, ed ha anche casa sua, qui

in Milano. Non ha più moglie, ma sibbene un figliuolo.

--Benissimo! disse il vecchio soldato, se non hanno il cuore di

stoppa....

--Ma sono anni e anni che non li vedo io, questi parenti. Loro son

ricchi e non si sono mai dati a cercare di noi; il mio Vittore era

povero, ma non usò mai piegar la testa a chi si sia, e non ha cercato

di loro. Quel benedetto uomo non volle mai aver bisogno di nessuno.

--Lo dite a me? aggiunse Lorenzo. Credete non lo sappia io? E perchè

restammo semplici soldati, lui ed io, fin quasi all'ultim'anno del

grand'uomo? Perchè non avemmo mai bisogno di nessuno. E poi, era un

tempo che il generale stringeva la mano all'ultimo soldato, come a un

fratello... Ma pensiamo a voi adesso: sì, convien tentare qualche cosa

presso a quel vostro parente....

--Signore Iddio! esclamò la vedova: non vorrà vedermi; se sapeste che

uomo è!...

--Andremo insieme, mamma, soggiunse affettuosa la Stella; sento che

avrò il cuor di parlargli io.

--Potete provare, disse Damiano; ma non basterà. Uno che per tanto

tempo non volle sapere se fossimo vivi, potrà sentire a un tratto il

consiglio della compassione, il bisogno di far del bene?... E poi,

umiliarsi, pregare, sentirsi a dire delle parole che vi fanno guardar

per terra, col rossore sul viso e pensieri d'inferno nel cuore!... Io

per me.... Ma no, non date ascolto a me; noi dobbiamo fare, come tutti

fanno, quando son poveri: abbassare il capo e tacere! Forse Dio ci

terrà conto di questa difficile virtù!

--Non parlare così, Damiano, mio buon Damiano! lo interruppe la

sorella: pensa che nostro padre ci ascolta ancora; e se tu non ne dai

un po' di coraggio, che cosa faremo senza di te?

--Hai ragione, ripigliò il giovine, a cui d'improvviso balenò l'anima

negli occhi. Noi staremo sempre uniti: ciascuno farà per tutti; la tua

semplice e amorosa fede sarà quella che a me darà la virtù che mi

manca. La risoluzione che bisogna pigliare dunque, la si pigli al più

presto. Non abbiam più di che pagare la pigione di questa casa, per la

quale ci voleva intera la pensione di nostro padre: cercheremo altro

asilo; due camere sono bastanti per noi; la pace e la pazienza ce le

faranno amare.

--Sentite, figliuoli, ripigliò, poichè stette alquanto sopra di sè, il

buon tenente: se volete, possiamo far casa insieme; o venite voi a

star con me o io con voi. Già sono alla stretta anch'io; fuor de la

grama pensione della mia croce, e di un altro centinaio di lire che

busco da un vitalizio fatto dieci anni fa, non ho niente al mondo. Io

non posso lavorare, chè son troppo vecchio, ma quel ch'è mio è anche

vostro.

--No, no, mai! disse con fermezza Damiano. Se verrà l'ora della

necessità, voi sarete il nostro secondo padre; ma vivono tant'altri

più poveri di noi; e noi, giovani e robusti, non volete che troviamo

da vivere?

--Figliuolo animoso! lasciati abbracciare dal tuo vecchio

amico.--Così, avvicinandosi a lui, Lorenzo lo serrò con grande affetto

sul proprio cuore.

--Cercheremo casa, seguì Damiano, verso il centro della città: le

pigioni sono un po' più care, è vero, ma s'è più alla portata per

trovar lavoro. Io per me ho quasi compito gli studi del liceo, e alla

fine dell'anno venturo, potrò mettermi a un impiego, a un'arte, a un

mestiero qualunque. Intanto mi son già fatto raccomandare ad una brava

persona che mi darà da fare come scritturale in un negozio. Voi

vedete, signor Lorenzo, che non ho perduto tempo.

--E noi pure lavoreremo; non è vero, mamma? continuò la Stella,

esprimendo col suo candido sorriso la verità che le parlava dal cuore.

Io so ricamare, e quando saremo là, nella nuova casa, starò tutto il

dì contenta al telajo; Damiano mi cercherà avventori, e avviato che

sia il lavoro, non avremo più a domandar la carità di nessuno. A noi

basta così poco....

--E io, disse alla sua volta la vedova, non conosco forse fior di

persone, che ci potranno ajutare? Il signor rettore di San Celso, e il

signor curato di San Calimero, per loro bontà, mi compatiscono, e si

sono degnati di parlarmi le tante volte. Quelli son uomini, e hanno

aderenza coi primi signori di Milano; e chi sa....

--Sì, sì, quel che volete, mamma; pure facciam di tutto per ajutarci

da noi, come possiamo, che sarà ben meglio.

Così l'interruppe Damiano; il quale sapeva il debole della mamma, una

gran riverenza ai preti e ai signori.

--Bravo! esclamò Lorenzo; così avrebbe parlato tuo padre.

Damiano crollò il capo; e di lì a poco, levandosi in piedi, si mosse

per uscire.

--Ricordatevi sopra tutto del vostro compare, figliuoli: non è più che

un vecchio ronzone condannato a tirar la barca; ma finchè avrà fiato,

sarà sempre il vostro compare.

Ciò detto, il vecchio soldato si calcò il cappello sulle ciglia, prese

la sua canna e borbottando fra sè, per nascondere un segreto

accoramento di cui sentiva dispetto, se n'andò. Non aveva pianto

l'altra volta ch'era uscito di quella casa, dopo aver veduto morire il

suo ultimo fratello d'armi; ma allora, appena fu nella via,

guardandosi indietro, si rasciugò gli occhi col rovescio della mano, e

disse: È finita! non son più quello.--

Damiano: Storia di una povera famiglia · 第 12 / 64 题