Sorrise figurandosi quella signora, usa a la ricchezza, a lo sfarzo, lì

nella casetta modesta, darsi attorno per le faccenduole domestiche. Fissò

gli occhi verso l'orizzonte, dove ormai le nuvole diafane e a strappi

scoprivano qualche lembo di azzurro, e disse scuotendo il capo: «La signora

Rabbi qui a far vita ritirata, a far vita da borghesuccia economa!...

Era cessata la piova. Le nuvole, battute dal vento, si staccavano,

assumevano forme svariatamente capricciose, correvano innalzandosi di sopra

l'acqua, si impicciolivano nella corsa, sfumavano a distanza. Il sole tornò

a sfolgorare su la spiaggia deserta, su 'l mare che veniva a la riva con

l'onda grossa e sbuffante e si scioglieva su la ghiaia fremendo in un lieto

scrosciare di spuma.

Lucia uscì su 'l terrazzo; si dimenticò un istante nella contemplazione

delle cose; le cose belle e sublimi, che staccano l'anima dalle miserie

della terra per innalzarla su su al grandioso, a la potenza sovrana.

Fra lei e il grandioso e la potenza sovrana, non erano ostacoli di

incresciosità, poichè la coscienza non le susurrava rimproveri, poichè nel

suo passato non giacevano rammarichi. I disgusti, i dolori venivano dal di

fuori; scrosci che acciaccano, non distruggono; o se abbattono e svellono,

è per volere superiore; non è la morte prodotta da vile tarlo interno.

Apparve su 'l mare, a poca distanza dalla riva, un burchiello da pescatore.

«È il vecchio Baciccia!--osservò Lucia.

Con voce fessa, il pescatore prese a cantarellare una nenia mentre vogava a

fatica.

«Ha perduto il figlio, ha la moglie inferma, stenta la vita e

canta!--pensò.--La sventura non gli ha offuscato in cuore la serenità

dell'uomo onesto e pio.

Essere disgraziati è da tutti; non abbiosciarsi, saper sopportare con

rassegnazione, pentirsi e riparare, è da pochi; è da buoni e

forti!--susurrò.

Il pensiero le corse a Teresa, la sorella del povero Cecchino. La vide in

convento, sorridente sotto la cuffia nera che le nascondeva i capelli

d'oro, pietosa con gli infermi che avevano bisogno delle sue cure, lieta

nell'idea di Dio.

C'era un gran silenzio intorno. L'aria calda e chiara pesava su 'l terrazzo

e su le piante sgocciolanti del giardinetto. Il mare non mandava alito.

Dopo la breve collera, quasi lotta momentanea fra esso e il cielo, ora

tremolava nella sua vampa azzurra.

Suonavano le ore al campanile della parrocchia. Quello squillo argentino

riportò ad un tratto la fanciulla al tempo della sua infanzia, quando c'era

la mamma, ancora non erano fabbricati il villino in città e la villa su 'l

lago, e lì si passava l'estate, nella intimità soave, nella onesta, cara

semplicità di borghesi appena agiati.

La campana ripetè i due tocchi argentini. Era quella l'ora in cui, bambina,

ella andava a la chiesa con la mamma per la _perdonanza_, come diceva lei.

Le venne il desiderio di ritornare a la dolce abitudine; volle andare in

chiesa. Entrò in salottino, mise il cappello e uscì.

La chiesa era vicina; a un cento di passi; vi si andava per una viuzza

chiusa ai lati da due siepi di caprifoglio.

Gli scriccioli saltellavano tra le fronde, si cacciavano nel folto,

sbucavano fuori pigolando.

Nel giardino del parroco, al di là della siepe, un usignuolo gorgheggiava.

Alcune galline prataiuole, beccuzzavano starnazzando lungo la viuzza; una

chioccia, accucciata a l'ombra della siepe, chioccolava ai pulcini raccolti

sotto le ale, le sue prime lezioni di prudenza. Il verde, lavato dalla

piova, spiccava fresco e luccicante. L'abbaiare di qualche cane, il

muggire, in lontananza, di qualche vacca, qualche grido di fanciullo e lo

scrosciare stanco dell'onda morta su la ghiaia, erano i soli suoni che

rompessero il silenzio di quell'ora, in quel luogo.

I bagnanti quel giorno, come succedeva sempre nei dì di cattivo tempo che

l'acqua era fredda e non si potevano far bagni, dovevano essere raccolti

nei salotti dello stabilimento, a leggere, conversare, _flirteggiare_, far

musica e magari quattro salti. A passeggiare non c'era pericolo che

uscissero in quell'ora calda, con il suolo bagnato che i piedi si

infangavano e bisognava camminare sollevando le sottane da terra.

Nella sicurezza di non incontrare nessuno, Lucia tirava via spigliata,

lieta di trovarsi sola, di non essere seccata nella solitudine cara,

necessaria al suo stato d'animo.

Davanti a la chiesa, il viottolo si apriva in una piazzetta folta di piante

da cui pioveva la luce d'oro riempiendo il suolo ombreggiato, di allegre

macchie tremolanti.

Presso il tronco d'una pianta, un fanciullo sgambucciato, vestito solo d'un

paio di calzoncini e d'una camicia greggia, dormiva boccone, con la testa

poggiata su le braccia incrociate.

Alcuni piccioni scesero frullando attraverso il fogliame e presero a

beccuzzare. Un bel maschio dalle ali e il collo di un cupo azzurro

metallico cangiante a la luce, con vezzosi movimenti girava intorno a una

femmina bianca, tubando le sue lusinghe amorose.

Un gattone soriano accovacciato, con il muso fra le zampe anteriori,

l'atteggiamento felino da predatore, spiava inutilmente il saltellare di

alcuni passeri arditi e pronti al volo.

Alcune cicale stridevano al sole la loro canzone monotona; da oziose.

Lucia entrò nella chiesuola deserta, illuminata da una semi-luce rossastra.

Si inginocchiò davanti a l'altare della Madonna, si raccolse nella

preghiera. Nella fede e nell'amore, o piuttosto nell'amore credente, cercò

conforto, cercò un sollievo al peso delle cure.

Ci sono momenti nella vita, in cui una provvidenziale chiaroveggenza dello

spirito, inspira, per così dire, una inconscia diffidenza, quasi ripugnanza

della gente e spinge verso la bontà, la potenza suprema e fa che solo

nell'idea grandiosa ci si affidi e abbandoni.

Lucia, che soffriva crudamente della ruina del padre, che misurava le

conseguenze di quei momenti di delirio, quasi pazzia, che presentiva

l'avvilimento e lo schianto che ne dovevano essere la conseguenza, colpita

nella tenerezza, nel rispetto figliale, si trovava in uno di questi

momenti; non sperava nulla dagli uomini; anzi ne temeva le volgari, piccole

passioni; diceva i suoi dolori a la Madonna; fidava in Dio.

Sempre inginocchiala, sempre fissa nella soave immagine che le sorrideva

quasi a incoraggiarla, non sentì lo scricchiolio d'un passo, fuori, sulla

ghiaia della piazzetta, non si accorse dello Svarzi. che dalla soglia della

chiesuola la stava guardando con occhi intensi.

Si scosse e rivolse all'improvviso abbaiare d'un cane, e vide il giovine.

La dolcezza di quel momento di astrazione, le fuggì tosto dall'anima per

lasciar luogo a un subito sentimento di sdegno, di mortificazione e

ribellione insieme. Fino lì, fino in chiesa, la veniva a tormentare ed

offendere quell'antipatico, quel vigliacco!... Si era davvero proposto di

comprometterla, di farla andare su le bocche di tutti, forse di meritarle

la disapprovazione, il disprezzo dei lontani!

Rivide improvvisamente l'espressione di muto rimprovero che aveva sorpreso

su 'l volto dell'ingegnere Del Pozzo quel giorno, a Milano, quando l'aveva

veduta uscire dal salottino insieme con lo Svarzi. Un'onda, gonfia

d'amarezza e sconforto, le riempì il cuore. «Forse--pensò--egli sa già; e

crede che io accolga e gradisca gli omaggi di questo sfacciato; forse crede

che mi lasci attirare dalle sue ricchezze, adesso che sono povera!

Una vampa le scottò il cervello a questo pensiero.

Con gli occhi accigliati e su la bocca una piega amara, si alzò ed uscì,

passando dinanzi alla Svarzi senza neppure guardarlo.

Ma egli non si lasciò intimorire da quell'aria di sussiego e repulsione. La

passionaccia ignobile che gli serpeggiava nel sangue, non soffriva certo

delicature.

Le si pose di fianco; volle accompagnarla ad ogni costo, qualunque fossero

la via, e gli scorciatoi che ella prendesse.

E l'accompagnò in silenzio, mentre ella, senza mai rivolgergli nè una

parola, nè uno sguardo, camminava frettolosa verso casa.

Vi si trovò repentinamente di fronte dopo una brusca scantonata, ed ebbe a

trasalire vedendo ritto su la porta, insieme con Bortolo e Adele,

l'ingegnere Del Pozzo.

Un violento sussulto le fece tremare il cuore in petto leggendo subito

negli occhi chiari dell'ingegnere una disgustosa sorpresa.

«Signorina!--disse l'ingegnere con voce un po' velata, inchinandosele

dinanzi con il cappello in mano.--Sua zia mi manda qui per parlarle di

affari!... Se ha la cortesia di ricevermi, mi sbrigherò presto. Devo tosto

ripartire per Milano.

Disse senza badare allo Svarzi, come non fosse stato lì. Lasciò passare la

fanciulla, che entrò in casa tutta pallida e agitatissima, e la seguì.

Nel salottino, aperto su 'l terrazzo al grandioso spettacolo del mare

immenso, a la luce splendida, a l'aria profumata, seduti l'uno di fronte

all'altra, Lucia con l'anima sconvolta da avvilimento e dolore, ascoltò per

un quarto d'ora e più il conte Anton Mario Del Pozzo, che dignitosamente,

freddamente, per incarico della signora Marta, la metteva al corrente degli

affari della casa.

*

* *

Come il conte Anton Mario del Pozzo se ne fu andato, impaziente di arrivare

in tempo a la corsa, dopo di averle a pena sfiorato la mano ch'ella

timidamente gli porgeva ringraziandolo, Lucia se ne stette con un gran

freddo in cuore e un molesto formicolio nelle orecchie. Se ne stette a

guardar fuori la veduta superba, senza vedere; perduta in uno smarrimento

angoscioso. La richiamò a sè il fischio acuto del treno in partenza; il

treno che portava a Milano il Del Pozzo. Ricordò le sue parole,

l'espressione de' suoi occhi, quasi severa, il saluto freddo, il

freddissimo modo con cui le aveva preso la mano.

Si guardò le dita affusolate e bianche della destra, che risentivano il

contatto della mano di lui, che fremevano del desiderio d'una stretta.

Inconsapevolmente se le portò a le labbra, le baciò per compensarle della

delusione che le aveva lasciate diacce; le baciò là ove egli le aveva

appena toccate; e un vivo rossore le corse su 'l volto melanconico.

Egli la credeva leggiera, non c'era dubbio. Peggio di leggiera, la doveva

credere volgare e avida di ricchezza.

Oh quello Svarzi!

Nell'aria del salottino, risuonavano ancora certe frasi dell'ingegnere Del

Pozzo.

Dopo di averle detto del fallimento di casa Ferretti, egli aveva subito

soggiunto che a lei restava intatta la piccola sostanza di sua madre.

E poi che a quelle parole, che la ferivano nella generosità, come se ella

avesse potuto consolarsi della disgrazia del padre con il pensiero della

propria sicurezza, le lagrime le erano corse agli occhi, egli aveva avuto

la crudeltà di confortarla, facendola sperare in un avvenire che l'avrebbe

rimessa nella condizione di prima; avvenire bello, brillante quale anche

sua zia, la signora Marta, sospirava per lei!

Oh come egli le leggeva male nel cuore, come calunniava il suo

sentimento!... Credere ch'ella potesse affliggersi della povertà, agognare

a un matrimonio ricco, dividere le aspirazioni, i desiderii di quella

povera donnicciuola di sua zia!... No, no; egli non la conosceva punto; non

aveva per lei nessuna amicizia, nessuna pietà.

Perchè, perchè dunque la sera prima della sua partenza per la spiaggia,

l'aveva guardata con un lampo di tenerezza negli occhi, e le aveva stretto

la mano quasi affettuosamente?

«In qualunque circostanza si ricordi ch'io sono a suoi ordini!--le aveva

detto quella stessa sera, salutandola.

«Sì; se ci fosse bisogno, egli accorrerebbe ad una mia parola, questo lo

sò!--diceva a sè stessa la povera fanciulla.--È cavaliere, è di carattere

nobilissimo; non dimenticherà mai che mio padre gli volle bene e lo stimò.

Ma... mi ha in conto d'una sciocca, d'una vanitosa! mi sprezza! mi disdegna

forse!..

Su 'l mare si andava avanzando una nave dalle bianche vele spiegate;

vogavano al suo incontro barchette, cannotti, vaporini eleganti.

Dallo stabilimento vicino, venivano grida di piacere e scoppi di allegre

risate insieme con il suono del pianoforte che qualcuno strimpellava.

Sempre seduta nella poltroncina con le braccia conserte e il dorso poggiato

a la spalliera, Lucia guardava e sentiva con malata indifferenza.

Che mai importava a lei della gente, delle cose?.. Il suo mondo interiore

era chiuso a tutto ciò che succedeva fuori di sè. Era come se le facoltà

tutte le stessero imprigionate nell'anima. Nulla avrebbe potuto

commuoverla. Per fino il senso del bello le giaceva dentro soffocato.

Dalla nave ormai vicina, scoppiò il rimbombo del cannone; una, due, tre

volte.

Lucia, scossa nell'annichilimento, si tirò presso il tavolino, aperse la

cartella, preparò un foglio di carta e scrisse d'un fiato:

_Mia cara Lena,_

Il fallimento è dichiarato. Casa Ferretti, venuta dal nulla, ritorna nel

nulla. Se non fosse per il babbo, a me non importerebbe niente. Ma il

pensiero di lui mi accora. Che cosa farà adesso che non ha più i mezzi di

bruciare oro davanti al suo idolo?.. Che cosa farà l'idolo strappato a

forza dal suo piedestallo?... È possibile che si acconci a la vita che

dev'essere d'ora innanzi la sua, di moglie d'un impiegato?

La notizia ufficiale della ruina di casa Ferretti, è venuta a darmela il

conte Anton Mario del Pozzo; lui stesso!.. E volle confortarmi con la

certezza che a me non mancherà mai nulla, poi che mi resta intatta la

modesta sostanza di mia madre; volle anche incoraggire le mie speranze

parlandomi d'un avvenire brillante. Pensava certo a un ricco matrimonio;

forse a quello dello Svarzi. Oh! il signor conte Anton Mario Del Pozzo è

generoso quando si mette a consolare!.. È stato qui fra una corsa e

l'altra; giusto il tempo di recare la notizia e di farla da consolatore;

poi via, che pareva il suolo gli scottasse di sotto i piedi!..

Lo sposo di Adele fu licenziato dal villino insieme con le altre persone di

servizio; così il matrimonio di Adele sarà anticipato. Ella andrà ad

abitare un villaggio vicino a questo; la vedrò spesso. Con me resterà il

vecchio Bortolo che mi ama, che è forse il solo essere su la terra che mi

ami davvero. Una volta c'era anche Wise; ma ora è lontano. Dove sarà?..

Forse qualche amico di casa l'avrà preso con sè e gli farà la carità del

nutrimento!.. Povera bestia affezionata e fedele!..

Sento squillare il campanello. Oh Dio! sono le sorelle Marri che vengono a

prendermi!.. Mi tocca andare allo stabilimento, in mezzo a la gente

chiassosa e lieta!.. Come rifiutarmi se non c'è mezzo di resistere alle

insistenze di queste ragazzone?.. Coraggio, e via. E si scherzi e si rida e

si ricevano gli omaggi degli oziosi e si accarezzi la speranza d'un

_avvenire brillante_ con l'accettare lo sfacciato omaggio del fatuo e

ardito Svarzi. Ciao, cara; e te beata che vivi tranquilla in codesto

collegio, via della società che dicono bella!

_tua_ LUCIA.»

*

* *

Allo stabilmento, quel giorno, Lucia non era d'umore da tollerare le

occhiate, i susurri, i sorrisetti con cui veniva ricevuta da che si sapeva

del fallimento e più non si ammirava nè si invidiava in lei l'ereditiera.

Non volle sentirsi mortificata; non volle rinchiudersi nell'avvilimento.

Per un inesplicabile senso di rivolta, quasi di sfida, volle invece

apparire indifferente, anzi non curante. Era forse dignitoso che ella

mostrasse le sue angustie a quella gente verso la quale non aveva nè

vincoli nè simpatia?... La sua anima aveva forse bisogno della compassione,

e magari del compatimento degli estranei?... Perchè non era più la ricca

signorina Ferretti, perchè era anzi quasi povera, avrebbe dovuto tenersi in

disparte, far pompa di inutile accasciamento, vergognarsi quasi?

Entrò a testa alta, bellissima nel vestito scuro, il volto animato da

interno eccitamento, gli occhi sfolgoranti. Impose con il contegno, attirò

con il fascino della bellezza, della grazia, della disinvoltura.

Allo Svarzi, che le fu tosto vicino, come di solito, parlò ridendo, celando

l'ironia sotto la frase improntata a leggerezza, mascherando le punture, le

piccole insolenze con la leggiadria dello spirito acuto e garbato.

Così insolitamente tollerato, lo Svarzi andava in solluchero; gli lucevano

gli occhietti stupidi, si impettiva, rimbeccava con freddure,

pavoneggiandosi. Diventò presto così melenso, così ridicolo, che Lucia ebbe

voglia di mortificarlo in mezzo a tutti con una frase piccante. Ma si

ricacciò in petto la frase insieme con la voglia; e per avere un momento di

respiro, sedette al piano e attaccò con bravura, a memoria, un pezzo

brillante.

Si fece un improvviso silenzio nel salotto. Tutti ascoltavano ammirati,

strascinati da quella foga allegra, che metteva il brio nei cuori.

Ma ad un tratto la foga scemò, il brio morì in un brusco cambiamento

d'espressione, in una interpretazione strana. Il pezzo pazzamente allegro

diventò triste; quasi marcia funebre piena di singhiozzi, di gridi di

dolore; il disfogo d'un'anima travagliata.

Molti s'erano fatti presso il pianoforte, sorpresi, commossi.

Con gli occhi aggrottati, il volto pallidissimo, Lucia adesso si isolava;

l'anima sua si trasfondeva nei suoni; e nei suoni ella sentiva sè stessa

con i suoi crucci, le sue care speranze infrante, il suo dolore.

Finì con un accordo che parve uno strappo. Si alzò come trasognata; allo

Svarzi che la pregava di suonare ancora, rispose sgarbata, che ne aveva

abbastanza. Salutò la signora Marri e le amiche frettolosamente, e guizzò

via, inuggita della compagnia, smaniosa di solitudine.

A pochi passi dalla casa, Adele ed il suo fidanzato passeggiavano tenendosi

per mano.

Come ella passò loro d'innanzi, il servitore di poco tempo prima lasciò la

mano della sposa, si tolse il cappello, e, impettito, salutò con il solito

rispetto. Adele le sorrise arrossendo un poco.

«Sono contenti!--pensò Lucia, ricambiando gentilmente il saluto--non fa

bisogno di essere ricchi per amarsi ed essere felici!

«È però necessario che ci sia la stima!--soggiunse con un sospiro.

In vece di entrare in casa, si mise nel sentieruolo che saliva su 'l

poggio, e guidava, fra due filari di pini, al cimitero.

«Vado a trovare la povera mamma!--si rivolse a dire a Adele.

Il cimitero, piccolo, modesto, senza lusso d'ornamenti, con una sola

cappella mortuaria che raccoglieva le ossa degli avi, dei nonni e

della mamma di Lucia, qualche croce arruginita sorgente fra le erbe

alte, qualche angioletto di ferro dipinto indicante la tomba d'un

bimbo, e cippi, alcuni spogli, sepolti nel verde, altri adorni di

ghirlandine di fiori freschi o circondati da brevi aiuole coltivate,

era messo di sghembo su la costa del poggio, riparato dal sole che vi

batteva in pieno da un folto di piante che si innalzavano lungo il

muricciolo di cinta.

Lucia vi giunse in pochi minuti. Al cigolio del cancello di ferro, che

stentava ad aprirsi, frullò dalla pianta vicina, una capinera, che andò a

posarsi un istante sopra il tetto della cappella, poi spiegò il volo alto.

Il piccolo viale era ingombro di erba che conveniva acciaccare per

percorrerlo. Nell'erba era un guizzare di lucertole, un rincorrersi

d'insetti, un fremere di vita fra le tombe dei morti; un monotono, flebile

suono di zizzio e stridio, e susurro, che rompeva il silenzio senza

disturbarlo.

Lucia si guardava intorno; ricordava persone conosciute nei nomi scolpiti

nei cippi e nelle croci. Quanti non erano morti dalla sua infanzia in poi!

Si fermò dinanzi a una colonnetta spezzata di marmo bianco, che portava il

nome di «Anna Ladini.»

«Aveva vent'anni quando la tisi la distrusse!--pensò; e pregò per l'anima

della fanciulla che aveva veduta fiorente di salute, forte al lavoro,

felice.

Una bruna pietra orizzontale, ricinta da una siepe di mortella, segnava la

tomba di Marina del fabbro, morta di dolore per l'abbandono del marito.

Una croce pendente indicava il posto ove riposavano le spoglie di Bista,

l'affittaiuolo che era morto solo invocando i figli sparsi per il mondo.

Lì sotto un rosaio incolto, bianco di fiori, giaceva Carolina del fornaio,

sua compagna d'infanzia, che il mare aveva buttata a riva annegata, dopo

una tempesta.

Più in là, sotto un capannuccio coperto di madreselva, consumavano i resti

di Rosa, la vedova che aveva lasciati orfani sei figli.

«Si soffre tanto, si passa per ogni sorta di pene, per poi finire così, al

cimitero!... Che mette conto di affannarsi per una vita così breve?

Era entrata nella cappella, fredda in confronto dell'aria esterna,

illuminata dalla luce rossastra che pioveva passando attraverso i vetri

delle alte finestrette. Vi ora un odore morto di rinchiuso e di fiori

appassiti.

Lucia si inginocchiò. Ma in vece di pregare come soleva, quel giorno si

ritrovò a monologare senza avvedersene.

Dov'era lo spirito dei morti?... si staccava dalle persone che aveva amate

in terra?... le dimenticava?... o pure vive con noi, d'una vita che i

nostri sensi imperfetti non possono sentire?... vita confusa, misteriosa,

che forse si rivela nelle nostre aspirazioni, nei vaneggiamenti, nei sogni!

Hanno i morti pietà delle nostre debolezze, dei nostri dolori?

O sono severi della severità di chi più non lotta con la materia e più non

può comprendere la miseria delle creature?

Fra questo mondo e l'altro c'è un invisibile legame, o pure una inesorabile

rottura?...

«Mamma!... mi sei tu vicina con lo spirito o io ti invoco in vano?--susurrò

la fanciulla tremante di dubbio, con in cuore un immenso desiderio di fede,

di protezione e conforto.

Si raccolse; volle scacciare da sè la superba titubanza, che la scoraggiava

e desolava.

No; non era possibile, che dopo tanta tenerezza, la mamma sua l'avesse

lasciata sola su la terra!...

Il suo spirito le stava vicino sempre; esso le susurrava al cuore

suggerimenti buoni e santi; le dava la forza di sopportare il dolore e le

delusioni, la confortava a sperare, la compativa.

«No, mamma!... fra te e me non è spezzato il vincolo d'amore!... non può

essere!... Dio non lo permetterebbe!... stammi vicina, mamma! proteggimi,

mamma!

Una tenerezza di pianto le strappava le lagrime mentre l'anima accoglieva

un soave senso di fiducia e si chetava nella sicurezza dell'amore, della

protezione materna.

Quando uscì dal cimitero, il sole s'era ritirato nel brusco tramonto,

segnando una riga di fuoco giù, in lontananza, nel punto che il cielo pare

si abbassi a congiungersi con il mare.

Quella sera a cena, non prese cibo; le ripugnava; sentiva la testa pesa; un

gran desiderio di riposo.

Andò a letto che la sera non era ancora calata.

Si tirò su a sedere, lasciò andare la testa sui guanciali.

Gli ultimi bagliori staccavano spiccati i paesaggi, le scene, le

figurette della vecchia, bizzarra tappezzeria.

Ogni paesaggio, ogni scena, ogni figuretta le ridestava nell'animo un

ricordo; la tuffava nel passato. Quante volte, nella sua infanzia,

ella non si era ritrovata ad animare con la fantasia le figure dai

colori vivaci e dalle linee inverosimili e spesso ridicole che

adornavano le pareti di quella cameretta! C'era una nevicata su la

costa della montagna con una capannuccia quasi sepolta nella neve e

due fanciulli a poca distanza, che le ricordava tutta una storia di

miseria, di sventura, di eroismo; storia di poveri montanari

sopraffatti da valanghe, lottanti con frane e gelo. C'era una nave nel

mare burrascoso con passeggieri e marinai in atteggiamenti disperati,

che le risvegliavano in cuore l'antica pietà per i naufraghi

immaginari; c'erano antri con bestie favolose, villaggi abbattuti da

terremoto, graziosi angoli verdi con gente tranquillamente raccolta.

Poveri sgorbi che per lei si animavano interessandole il sentimento e

la fantasia. Era stata la mamma, che durante i lunghi giorni di piova

o le brevi malattie della sua infanzia, l'aveva le tante e tante volte

intrattenuta illustrando con semplici racconti e descrizioni le figure

della vecchia tappezzeria. Il ricordo dell'affetto materno, caldo,

previdente, ingegnoso, le faceva sentire più amaro il suo presente di

fanciulla quasi abbandonata a sè stessa. Si commosse nella pietà di

sè, fu presa d'inquietitudine, sentì che non poteva dormire, sgusciò

dal letto e si fece a la finestra così com'era, avvolta nella lunga

camicia da notte.

Romanzo d'una signorina per bene · 第 5 / 7 段