Da Milano erano venute alcune famiglie; fra queste una amica di casa

Ferretti; la vedova signora Marri con tre figliuole tutte giovani fatte.

Queste invasero tosto il nido tranquillo di Lucia e le impedirono di vivere

a suo modo. Erano lì, spinte dall'ozio della spiaggia, tre, quattro volte

il giorno. Erano lì durante le ore dei bagni, avendo trovato modo di dare

la scalata a lo scoglio; e venivano a prendere l'amica che andasse con

loro, nuotasse con loro, aiutasse a far bella la spiaggia dello

stabilimento.

Anche quel giorno la fanciulla, che se la godeva lì soletta, assorta nei

pensieri che in quell'aria azzurra dorata in mezzo agli acri profumi delle

alghe, prendevano insensibilmente tinte rosee di speranza, fu disturbata

nella sua quiete, nella sua solitudine.

«Lucia!

«Bella fantasiosa!

«Su, su!.. Lo stabilimento è oggi al colmo dell'eleganza!

Le tre sorelle, già arrampicate su lo scoglio, saltarono così dicendo, a

terra una dopo l'altra, leggiadre nel costume di bagno, con le scarpette ai

piedi, i capelli svolazzanti di sotto il cappellone di paglia.

Lucia stentava a togliersi dalla sua posizione; non si decideva a

rinunciare a la sua quiete.

«Su pigrona!

«Sai?... C'è il bell'ufficiale, che pare ci abbia la tarantola; gira,

guarda, non sta fermo un momento.

Il bell'ufficiale, era un tenente d'artiglieria, che fin dalla prima s'era

messo a fare una corte rispettosa a Lucia.

«Che cosa importa a me dell'ufficiale?--rimbeccò la fanciulla aggrottando

gli occhi e alzandosi.

Era bella nel costume nero listato di bianco, con le braccia nude, la

scollatura modesta che scopriva il collo bianco e gentile.

Non potè a meno di seguire le tre giovani. Ma appena passato lo scoglio,

propose di tuffarsi per il nuoto. Entrarono nell'acqua insieme e via a

nuotare.

Si spingevano innanzi, innanzi; troppo,

«È un[**'] imprudenza--osservavano le signore.

«Ci possono essere i pesci cani!

«Non si sa mai; una indisposizione improvvisa, un crampo!

La signora Marri, che allargava le sue ali materne anche su Lucia, ritta su

'l limite estremo della spiaggia, su la sabbia umida, si smaniava a

sventolare il fazzoletto, a chiamare.

«Tornate indietro!... A riva! a riva!... Oh Madonna, che ragazze

arrischiate!... Indietro! indietro!

Qualche giovinotto faceva mostra di impietosirsi di quelle ansie materne,

si tuffava nell'acqua, nuotava con foga per raggiungere le imprudenti e

consigliarle al ritorno. Spesso erano parecchi i caritatevoli giovanotti,

che per tranquillare la madre nuotavano a la volta delle figliuole. Ed

allora il ritorno era gaio e festoso.

Ma quando le signorine uscivano sgocciolanti dal mare, i rimproveri

fioccavano fitti.

Non riuscivano però a mortificarle, specie le tre sorelle, che rimbeccavano

gentilmente la mamma, dandole della paurosa, dell'esagerata, che guastava

loro il piacere non lasciandole godere in pace. E non di rado finivano con

allungarle il muso.

Lucia, non appena fuori dell'acqua, si avvolgeva, nell'accappatoio, che

Adele, la quale l'accompagnava sempre, le buttava prontamente su le spalle,

e entrava subito in cabina a vestirsi.

Ella non aveva l'abitudine di gingillare su la spiaggia drappeggiata nel

bianco mantello come facevano le amiche e quasi tutte le signore e

signorine, le quali passeggiando o in molli atteggiamenti sdraiate su la

sabbia, flirteggiavano con il terzo e il quarto nella confidenza favorita

dal bizzarro costume.

Ella, sempre con Adele, si vestiva subito dopo il bagno e uscita dalla

cabina, non si fermava a la spiaggia che il tempo necessario a non parere

scortese; poi, via al suo nido, al di là dello scoglio.

Sì che, i giovinotti non avevano il tempo di farle la corte e se ne

dovevano stare con il desiderio di avvicinarla, di parlarle, di sentirla

parlare.

Il giovine ufficiale d'artiglieria, si faceva notare da tutti per il modo

con cui la seguiva degli occhi, senza osare di accostarsele.

Ella aveva un contegno tale, senza essere nè seria nè impettita, che

nessuno, neanche dei più arditi, avrebbe osato scherzare e ridere con lei,

come facevano con le altre signorine.

«È una superbiosa!--si mormorava.

«È una _poseuse_!--osservavano le signore.

Ma tutti sapevano di lei, che oltre ad essere bella era anche ricca, una

ereditiera; cosa che faceva perdonare a la superbia e trovar naturale la

posa.

Poi che veramente, fra tutta la vivace elegante schiera di signore e

signorine della spiaggia, Lucia, alta e snella, dal viso fine animato da

due magnifici occhioni scuri, era certo quella che maggiormente colpiva e

attirava.

Non sfoggiava; tutt'altro. Vestiva sempre abiti lisci di percale a colori

smorti; in testa usava un cappellone a larghe tese, quasi sguernito.

Semplicità che si criticava, come una posa anche quella.

Un giorno corse per lo stabilimento un guizzo di curiosità, a l'approdare

d'un elegantissimo cutter, dal quale uscì un giovine alto e biondo seguito

da sei marinai in costume bianco con fusciacca turchina.

Erano corsi tutti a vedere, ad ammirare la leggiera imbarcazione; gli

uomini in mutandine da bagno; le signore e le signorine, chi ancora

vestite, chi avvolte negli accappatoi.

Il giovine signore, che si indovinava proprietario del cutter, si arrestò

un momento a guardarsi in torno; poi, con passi affrettati andò ad

inchinarsi dinanzi a la signora Marri. Dopo alcune parole scambiate

rapidamente, questa si alzò dal sedile e si fece su la riva additando le

fanciulle che nuotavano.

Adele, lì presso, con l'accappatoio su 'l braccio, guardò con qualche

sorpresa il signore, che non a pena l'ebbe riconosciuta, le si fermò

dinanzi.

«Riverisco signor Svarzi!--fece la cameriera timidamente.

Il signor Svarzi strizzava gli occhietti miopi di sotto le lenti, per

vedere Lucia, che nuotava tra i flutti gorgoglianti, mentre su 'l capo

scoperto, il sole le ingemmava, delle sue iridi variopinte, la chioma bruna

sparsa di goccioline, e i cavalloni parevano accarezzarla.

«Signorina Lucia!--gridò il giovine facendo delle mani ale a la bocca.

«Lucia! vieni!--gridò a sua volta la signora Marri.

La fanciulla si avanzò agilissima finchè toccò terra. E come si rizzò e

vide il giovine, si rabbruscò in volto, salutandolo freddamente mentre si

snodava i capelli che le si sciolsero intorno scintillanti e lunghissimi.

Adele la avvolse subito nell'accappatoio e la seguì in cabina, dalla quale

uscì prestissimo, stretta nella vesticciuola azzurra, il cappello in mano,

tutta fresca e rosea; un vero amore.

Ma era un amore rabbuiato. Porse la destra al giovine, che si chinò a

baciarla con evidente emozione; disse sotto voce alcune parole che parvero

un rimprovero a giudicare dall'espressione del volto del giovine, e con la

cameriera, lasciò la spiaggia.

Il signor Svarzi chiamò i marinari, salutò la signora Marri e le signorine

e saltò nel _cutter_ che si staccò e prese il largo.

*

* *

Il sole, al tramonto, si perdeva su la marina, in lontananza, in una nebbia

di fuoco e l'aria spirava fresca e profumata dalle gaggie in fiore.

Lucia, ritta dinanzi al parapetto del terrazzo, rileggeva la lettera

ricevuta poco prima da zia Marta. Era una lettera impressionante. Diceva

del gran lusso introdotto nella villetta; diceva dello spreco pazzo di

denari che gli sposi facevano nel loro viaggio.

«Il tuo povero papà ha perduto la testa--si sfogava la zia--spende e spande

che neanche un Nabab. Il ragioniere capo della casa è impensierito; venne a

confidarmi le sue ansie come a la persona più intima del padrone. A la

fabbrica non so come procedano le cose. Ma mi hanno detto che furono

licenziati parecchi operai, e limitati i lavori. L'ingegnere Del Pozzo

sorveglia, lavora, non lascia la fabbrica che a notte fatta per rientrare

il mattino prestissimo. Ma anche lui mi pare preoccupato; ed è un continuo

spedire e ricevere telegrammi fra la casa e il tuo papà. Vorrei sbagliarmi,

ma fiuto nell'aria qualche tempesta. Sono venuta a sapere che la signora

Rabbi era ingolfata nei debiti, e che lui, lo sposo, li dovette pagare

prima di sposarla. È una sposa, è un amore che costano cari al povero uomo.

Ma egli scrive biglietti smaglianti di felicità. La passione lo ricinge

intorno d'una fascia di luce vivissima che lo abbaglia ed accieca.

Ma io mi chiedo: «Come andrà a finire tutto ciò?... Adesso sono a Parigi, e

fanno vita larga; poi andranno a Londra, quindi a Berlino e in fine a

Pietroburgo; dovunque, dove la bellezza della sposa possa essere ammirata,

e invidiata la fortuna del marito. Ma per tirar via a menare una vita

compagna, non bastano certo le rendite d'un industriale a pena due volte

milionario. Io comincio a preoccuparmi della cosa, te lo confesso. E tu non

ci pensi?... Tu, parte interessata, lascierai correre l'acqua senza

frapporre un ritegno?...»

A questo punto della lettera, Lucia alzò le spalle. Che ritegno poteva mai

frapporre lei?... Aveva ella diritto di fare osservazioni a suo padre?...

Poteva forse intromettersi in cose tanto delicate, senza parere

presuntuosa, ardita, magari spinta da sordide intenzioni d'interesse?... Si

sentì scottare la faccia a questa idea, che la offendeva nella sua

delicatezza. No, non poteva; no, non voleva; sopra tutto, non voleva. E poi

sua zia per certo esagerava. Possibile che suo padre fosse acciecato a quel

punto?... Lui che aveva fatto la sua fortuna a forza di onesta accortezza,

di economia, di ordine?... Possibile che la passione, per quanta forte, gli

facesse dimenticare i suoi doveri verso di lei, l'unica figliola, e verso

la società della quale s'era meritato la stima?... che gli offuscasse

nell'anima il sentimento della dignità, lo isolasse per così dire, da tutto

e tutti assorbendolo completamente?... No; ciò non poteva essere; per

quanto bella, per quanto affascinante, una donna non può staccare un

gentiluomo da suoi più legittimi, più santi doveri!... La zia doveva per

certo esagerare, povera donna!

Chiuse il foglio, poggiò i gomiti su lo sporto della terrazza, riposò

sentimento e pensiero nella maestosa solennità dello spettacolo che le si

stendeva dinanzi; il mare, giù giù baciato dal cielo, in un caldo, rosso

fremito d'esultanza; nulla di terreno fra lei e la grandiosità; nessun

ostacolo fra la sua anima e l'idea di Dio. Godette un momento di felice

astrazione; visse alcuni minuti della sublime vita dello spirito.

Ma fu un attimo; fu la rapida gioia concessa di rado alle creature davvero

buone e nobili.

Fra lei e la solitudine sublime, si frappose, come freccia scagliata da

dispettoso disturbatore, un'elegante leggiera imbarcazione; un _cutter_

dalla bandiera bianca e turchina, i marinai in costume bianco con fusciacca

turchina, il _cutter_ del signor Aldo Svarzi.

Il rossore corse a la fronte di Lucia che si ritrasse bruscamente.

Quel signor Svarzi ormai si faceva ardito troppo. Non c'era giorno che non

passasse nel suo _cutter_; e passava lambendo quasi la riva; e dinanzi a la

casetta, spesso si fermava lasciando l'imbarcazione dondolarsi su l'onda.

Non mancava mai di comparire allo stabilimento nell'ora che ella vi andava

strascinata dalle insistenze delle sorelle Marri; e lì mostrava

pubblicamente, con affettazione quasi, di non occuparsi che di lei. Ed era

un incrociarsi di occhiate bieche fra lui e l'ufficiale d'artiglieria, una

scena muta che destava l'interesse degli oziosi, che dava luogo a

supposizioni, a pettegolezzi d'ogni maniera.

Lucia ne era urtata, quasi offesa; sopra tutto inasprita. Le guastavano la

solitudine, le rapivano la dolce quiete del suo angolo tranquillo.

Perchè?... perchè?... non era dunque possibile vivere a proprio modo?... La

libertà di passare i giorni nel soave silenzio seguendo abitudini care, non

era dunque concessa a lei, figlia del facoltoso industriale, salutata e

ammirata come ereditiera?...

«Che cosa conta essere ricchi, se con i denari non si può avere quanto si

desidera?--sospirò, mettendosi a sedere nel salottino aperto su 'l

terrazzo.

Le caddero gli occhi su la lettera della zia, posata sopra il tavolino.

«Sono io ancora ricca?--chiese a sè stessa, ricordando quanto la zia

scriveva.

«Il signor Aldo Svarzi si arresterebbe a dondolarsi nel suo _cutter_

davanti a la mia casuccia, se io più non fossi la ricchissima signorina

Ferretti?...

Sorrise fra sè e sè guardando al di là della finestra aperta, al punto dove

il _cutter_ galleggiava.

Entrò Adele a dirle che era ora di desinare; la minestra era già in tavola.

Dopo pranzo aveva fissato di andare a Pruneto, una fattoria a mezza costa

della collina, che le apparteneva da parte della sua povera mamma. La

famiglia degli affittaiuoli erano gente di casa; nati e cresciuti lì a la

dipendenza degli stessi padroni. Volevano molto bene a la signorina, e

quando li andava a visitare era una festa.

Sarebbe andata anche al Camposanto, a visitare la tomba della mamma, della

mamma cara, della quale tutta l'anima sua sentiva in quel momento, un

imperioso bisogno. Oh se ci fosse stata lei, quella gentile, quella santa

creatura!...

Stavano per andarsene tutti tre, poichè Bortolo era della compagnia, quando

suonò il campanello e Adele annunciò con qualche ansia e stupore il signor

Aldo Svarzi.

Lucia si senti dare un tuffo nel sangue.

Egli osava venirle in casa mentre sapeva ch'ell'era sola con la cameriera e

il servitore!... Quello era un passo ardito, anzi sfacciato. O con chi

credeva d'aver a che fare?... Impazziva forse per dimenticare così le più

elementari regole di convenienza?... O pure... o pure...

Ricordò quanto la zia diceva nella sua lettera. Una supposizione ingiuriosa

le sferzò il sangue; diventò pallida fino alle labbra e disse forte a

Adele: «Di' al signor Svarzi che sono sola e... e... non posso...

Il resto le fu strozzato in gola dalla improvvisa comparsa dei signor

Svarzi su la soglia. Non era più il giovine che si piegava in due dinanzi a

lei e le si mostrava rispettoso, quasi impacciato. Un sorriso fatuo dava al

suo volto scialbo un'espressione nuova e strana; negli occhi gli guizzavano

lampi da conquistatore fortunato.

«La signorina non vorrà proibire a un vecchio amico di venirle a porgere in

casa i proprï omaggi!--disse fissandola arditamente e sorridendo sempre del

suo sorriso brutto.

Lucia se ne stava muta di sorpresa e di collera guardando il giovine con

occhi aperti, sbarrati, torbidi. Aveva posato una mano su la tavola quasi

per sostenersi; il tremito le agitava le labbra impedendole di parlare. Oh

la sua supposizione!... adesso le si andava mutando in certezza e l'anima

sua ne restava sconvolta e sgomenta.

«Sua zia mi aveva autorizzato di venire a porgerle i miei omaggi!--disse

Svarzi, un po' scosso da quel contegno.

«Grazie!--rispose Lucia in un susurro.

E chiedendo scusa al signore, non trovò altro da dire se non che ella stava

per uscire con Adele e Bortolo e non poteva fermarsi.

Il giovine Svarzi si fece contro lo stipite per lasciarla passare e la

seguì senza nulla dire.

Fuori, Lucia, dopo alcuni passi si arrestò di stianto. Il signor Svarzi le

si era messo di fianco e camminava di pari passo con lei. La voleva

accompagnare; a lasciarlo fare, l'avrebbe seguila.

«Sfacciato... antipatico!--mormorò in petto la fanciulla, guardandolo negli

occhi con muta interrogazione, atteggiando la bocca a disprezzo e disdegno.

«Perchè mi segue?... con qual diritto?--chiedeva l'espressione tutta del

suo volto. Ma le labbra non emettevano suono, serrate dalla collera.

Stava per tornare indietro piantando lì su i due piedi il giovine signore,

quando un improvviso chiacchericcio e un fruscio di passi, le fece volgere

il capo a l'imboccatura d'un viottolo lì presso.

«Le signorine Marri!--disse Adele, che camminava avanti con Bortolo.

In fatti, le tre sorelle accompagnate dalla madre, apparvero tosto, ridenti

e leggiadre nella loro fresca toeletta della sera.

Una vampa scottante salì al cervello di Lucia, mentre il signor Svarzi

scambiava i saluti. Che cosa avrebbero pensato quelle signorine, che cosa

avrebbe creduto la signora Marri, sorprendendola lì con il signore, ritti

l'uno di fronte a l'altra come se li avesse chiamati un comune desiderio,

forse la simpatia?...

Continuarono insieme il cammino. Ormai Lucia non avrebbe potuto tornare

indietro senza parere scortese, peggio senza forse avvalorare il sospetto.

Ah! l'odioso sospetto ella lo indovinava negli occhi delle amiche, nella

mal celata disapprovazione della loro mamma!... E non aveva torto la

signora Marri di trovare inconveniente quell'apparente ritrovo fra lei e il

giovine Svarzi. Da quando in qua, in fatti, una signorina per bene, che

vive a la spiaggia sola con le persone di servizio, consente che un

giovanotto l'accompagni nelle passeggiate e peggio nelle passeggiate

serali?...

Turbata e eccitata da questi pensieri, Lucia prese a braccetto Olga,

l'ultima delle sorelle Marri e s'incamminò con essa.

Il signor Svarzi si pose fra la signora Marri e le altre due signorine e

prese a chiacchierare del più e del meno, scioccamente, secondo l'abitudine

sua, da persona che non dice il proprio sentimento nè il proprio pensiero,

ma ripete ciò che gli altri sentirono e pensarono, o meglio, blatera di

superficialità e di insulsaggini, da molti battezzate con il pomposo nome

di spirito.

Presero per il viottolo del poggio fra due filari di piante. Nell'afa calda

e rosata del giorno agli ultimi bagliori, stagnavano i profumi troppo dolci

e acuti dei mille fiori de' giardini. I contadini rincasavano con gli

attrezzi in ispalla; una donna scalza, dalle gonnelle succinte, al di là

delle piante, si spingeva innanzi due vaccherelle che si arrestavano ogni

poco a pascere l'erba, a guardare con gli occhioni innocenti, a muggire

ogni tanto.

Non si poteva arrivare fino a Pruneto; era troppo tardi. Ci sarebbero

andati Adele e Bortolo. La signora Marri si sentiva un po' stanca; propose

di riposare lì mettendosi a sedere sopra un tronco d'albero disteso per

stagionare.

Olga e Lucia sedettero nel prato, al di là del filare, su un mucchio di

terra vestito d'erba. Olga ciangottava a l'amica le sue confidenze, le sue

speranze di fanciulla smaniosa di accasarsi, di avere un nido proprio, un

nido morbidamente imbottito dove crogiolarsi riscaldata da un affetto

immaginoso, dove sbizzarrirsi a suo piacere, a sua volontà. Oh non dovere

più assoggettare la propria volontà, anzi dominare su l'altrui!... era

questo il sogno più ridente, più vagheggiato di Olga.

Le altre due sorelle Marri, Corinna e Irma, a braccetto, presero per un

senteruolo che guidava a un punto ove si poteva godere la vista del mare.

Il signor Svarzi rimase con la signora Marri.

Dal suo posto Lucia li sentiva discorrere con qualche vivacità. Certe

parole che l'aria le portò nette e precise, la colpirono, svegliarono la

sua curiosità, acuirono la sua attenzione.

Mentre Olga diceva con accento non interrotto, ella non pensava ad altro

che ad afferrare qualche frase della conversazione fra la signora Marri e

lo Svarzi.

E colse al volo una parte del dialogo.

«Quel povero Ferretti!--compiangeva la signora.

«Pazzo! pazzo da legare!--rispondeva il signore.

«La sua disgrazia è quella donna!... lui è da compiangere!

«Ma se lo sapeva che ella aveva già ruinato il primo marito, che era piena

di debiti, che era una creatura pericolosa! Lo sapeva e l'ha sposata!...

non è una pazzia questa?

«La ruina è proprio completa?

«Completa!

«O e la fabbrica?

«Si sta costituendo una società d'azionisti.

«E quella povera signora Marta?

«Mah!... vivrà della sua pensione di vedova!

«E Lucia!

Nè l'uno nè l'altra si erano accorti, che Lucia la quale si era alzata alle

prime parole del dialogo, stava loro dietro le spalle. Si rivolsero

sorpresi a sentirla dire con voce un po' rauca e tremante:

«Io dubitavo.--Il signore--e additava con una piega sprezzante intorno a la

bocca, lo Svarzi--mi ha dato la certezza della disgrazia. Si è tolto la

maschera fino adesso usata davanti a l'ereditiera; si è mostrato qual'è!..

Anch'io mi mostro qual sono, signore, senza il ritegno della convenienza.

Ricca o povera, i miei sentimenti furono e sono i medesimi a suo riguardo.

La prego di non inuggirmi, di non offendermi con il suo ardire tutt'altro

che da gentiluomo!

S'inchinò dinanzi a la signora Marri, salutò Olga e sali con passo svelto

per a la volta di Pruneto.

Aveva le mani fredde, le correvano dei brividi lungo il dorso, il cuore le

batteva fino a la fontanella della gola; un fremito acre le serpeggiava nel

sangue.

«Stupido... vigliacco!--badava a mormorare fra sè e sè.--Mi ha creduta così

volgare di accettare i suoi omaggi ora che sono povera!... ha approfittato

di questo momento doloroso per perseguitarmi con la sua insistenza, forse

per compromettermi!.. Antipatico!--disse forte a gli ultimi bagliori del

giorno, che andava morendo in un languore di luce, fra il zizzìo degli

insetti, l'ultimo pigolare degli uccelli appollaiati, il lontano scroscio

dell'onda, i mille profumi!

Arrivò a la fattoria ansimante e stravolta.

A l'accoglienza festosa degli affittaiuoli, a le premurose sollecitudini di

Adele e Bortolo, rispose dando nel pianto; un pianto convulso, tutto

singhiozzi e lagrimoni abbondanti; da bambina.

*

* *

La giornata era bigia, oppressa da nuvoloni spessi e pieni. Il vento di

mare soffiava forte. Sopra i monti cominciò presto a tuonare e balenare;

caddero i primi goccioloni a strappare al suolo il caldo odore di terra

bagnata; seguì uno scroscio; quindi una pioggerella insistente che scendeva

a righe sottili fra la funebre tenda di nuvoloni che copriva i colli e la

spiaggia.

Lucia, ritta contro lo stipite dell'uscio a vetri che dava su 'l terrazzo,

vagava con gli occhi nell'aria annebbiata dalla piova, mentre in cuore le

scendeva un senso di abbattimento. L'abbattimento pieno di tristezza che

viene dal pensiero.

Pensava a suo padre, che da che la aveva lasciata, solo una volta le si era

fatto vivo con un breve telegramma; a suo padre che l'aveva abbandonata,

che la dimenticava, la sacrificava a la passione sfrenata per quella

signora... sua moglie... la donna che aveva preso il posto dell'altra, la

buona, la santa!.. Tutto sacrificava a quella creatura; le memorie, gli

affetti, la sostanza raggranellata a forza di economia e di attività,

perfino l'avvenire dell'unica figliuola! Il suo avvenire!... Certo non

sarebbe stato ora quello dell'ereditiera!... Di questo era sicura. Glielo

aveva detto la ritirata prudente dell'ufficiale di artiglieria; glielo

aveva mostrato la condotta dello Svarzi, lo sfacciato che la perseguitava

apertamente della sua volgare passione, adesso che la sapeva povera e senza

difesa.

Il vento soffiava l'acqua a sbuffi verso la casa; la pioggia spruzzava in

volto a la fanciulla, che non si muoveva, perduta in un obblio di pensieri.

Quel giorno aveva ricevuto due lettere; una della sorella del povero

Cecchino, che le annunciava la sua vestizione con parole di commovente

riconoscenza; l'altra di Lena, la quale le rispondeva piangendo con lei e

confortandola nello stesso tempo a sopportare con dignitosa forza la

sventura, a nobilmente rassegnarsi al volere di Dio. Certo la ruina del

padre le doveva recare preoccupazione e schianti d'ogni maniera, poi che

ella era una ottima figliuola che amava il suo papà e non poteva a meno di

soffrire delle sue sofferenze. Oh le sofferenze dovevano, pur troppo,

seguire presto la vita di continuo delirio che ora lo traeva a sicuro

precipizio, il povero uomo!.. Ma lei, Lucia, era al sicuro della povertà;

ella sapeva e voleva assicurarla. Quella casetta lì della spiaggia, la

fattoria di Pruneto e un'altra più lontana, erano roba sua, che le veniva

di sua madre e che nessuno avrebbe potuto toccare.

Certo non era la ricchezza; ma era la vita sicura; era un'agiatezza

modesta.

«Se al papà mancherà il pane, io lo potrò soccorrere!--pensò ricordando le

parole della lettera.--Starà qui con me; finirà nella quiete!

La dolce prospettiva le fu offuscata dinanzi dalla bellissima, altera

figura della signora Rabbi, che le si rizzò nel pensiero. «E lei?... e sua

moglie?.. la matrigna?...

Romanzo d'una signorina per bene · 第 4 / 7 段