delle venti. Aveva tempo di fare un giro nel parco. Sentiva bisogno d'una
boccata d'aria aperta, di sgranchirsi in mezzo al verde, di ritrovarsi
fuori, sola con i propri sentimenti.
Wise, felice, si lasciò adattare la musaruola lambendo la mano della
padroncina. E tutti due infilarono il viale che si apriva subito al di là
del giardino della villetta.
Le piante frusciavano le vette nel rosso tramonto; i passeri cinguettavano
rumorosamente appollaiandosi; alcune balie con i bimbi in collo o a mano
rincasavano; le mammine in ritardo si affrettavano al ritorno con i piccini
saltellanti.
Su una panchina, a sedere con le mani su le ginocchia e il capo supino, un
vecchio dal barbone bianco, guardava nel vuoto.
Wise gli corse dinanzi abbaiando. Il povero guardò, stese timidamente la
mano a la signorina, che gli diede la moneta del suo borsellino.
«Grazie! pregherò per lei!--piagnucolò il vecchio, sorpreso a la carità di
quelle monete, fra cui erano due venti centesimi di nikel.
«Sì, pregate!--gli rispose Lucia salutandolo del capo.
Dalla Chiesa del Corpus Domine, al di là di Porta Sempione, venivano i
rintocchi dell'Ave Maria, che si diffondevano nell'aria come un invito a
pensare al cielo.
Il fischio della fabbrica sibilò la sua nota acuta. Era finita la giornata
di lavoro; gli operai tornavano alle loro case; in famiglia.
Lucia si rivolse a guardare. Primo ad uscire fu un signore alto e svelto,
che prese frettolosamente a camminare a quella volta. Ella lo riconobbe e
si sentì arrossire mentre infilava un viottoletto, fra i prati. Lo
riconobbe anche Wise, che non svoltò, ma gli corse incontro abbaiando
festoso.
«Wise! qua!--ordinò Lucia rivolgendosi.
E vide, a due passi, l'ingegnere Del Pozzo, che la guardava, forse un po'
stupito di trovarla a quell'ora, lì sola con il cane. Si era fermato e
l'avvolgeva del suo sguardo profondo, pieno di misteriosa espressione;
quello sguardo che la fanciulla non poteva sostenere senza sentirsi
stranamente commossa.
«Buona sera!--la salutò toccandosi il cappello.
«Buona sera!--balbettò Lucia.
E si rivolse per tirar via nel viottolo.
Il cane seguì per un piccolo tratto l'ingegnere abbaiando e saltellando;
poi tornò presso la padroncina.
«Non voglio levar gli occhi per un poco; fin che egli non abbia
scantonato--pensava intanto Lucia.
Ma proprio in quel momento, come attratta da forza ignota, superiore a la
sua volontà, i suoi occhi si rivolsero e si incontrarono in quelli del
giovine che pure in quel punto si era voltato.
«Che proprio si tratti di fascino?--pensò la fanciulla, sentendosi scottare
la faccia e il collo da una vampata, che veniva da malcontento di sé, da
ribellione impotente contro la propria volontà.
Al rosso tramonto era successo il bagliore mesto della prima sera. Dai
prati si sollevava un vapore tenue, d'un bianco cenerognolo; le piante,
scosse dalla brezza, frusciavano le vette nella semi-luce; il parco si
andava facendo sempre più deserto; il brusio della città, arrivava attutito
dalla distanza.
Lucia affrettò il passo verso casa. Al grande, doloroso turbamento recato a
l'anima sua dalla inaspettata notizia del matrimonio del padre, era
successa una mite rassegnazione, e una indefinibile soave speranza, che
strappava il suo sentimento dalle angosce per innalzarlo su su, presso la
mamma sua, che lo custodisse e lo proteggesse come una cosa pura e santa.
*
* *
Il signor Pippo Ferretti non tardò molto ad annunciare in famiglia il suo
matrimonio con la signora Rabbi; la bellissima e gentile signora, che si
era degnata di concedergli la sua mano.
Il buon uomo era così felice, che non dubitava punto di rendere anche gli
altri felicissimi con la fausta notizia. Tanto è vero, che disse la cosa
senza titubanze, anzi con certi guizzi di gioia negli occhi e certi sorrisi
beati, che dicevano chiaro e tondo come egli non avesse sentimento che per
accogliere la sua contentezza.
Finì con raccomandare a la sorella e a la figliuola, che si trovassero
pronte il domani per la tal'ora, ch'egli aveva promesso a la signora Rabbi
di condurgliele per la prima visita doverosa.
Lucia, alla comunicazione fatta con tanta leggerezza, anzi con un piacere
esclusivo che non ammetteva manco l'ombra d'un riguardo, manco un piccolo
slancio di tenerezza per lei, si sentì a tutta prima, serrare il cuore come
in una morsa. Ma fece violenza a sè stessa per nascondere la mortificazione
e il dolore, ed ebbe la forza di sorridere dicendo quasi scherzosamente che
quella non era per lei una novità. Cosa questa che aumentò il buon umore
del babbo, il quale la chiamò birichina, furbetta, che capiva le cose a
volo. E si fregava le mani rivolgendosi a la sorella, la quale, egli
scommetteva, con i suoi anni e la sua esperienza, non doveva essersi
accorta di nulla. Per questo la notizia l'aveva sbalordita che se ne stava
lì come una statua senza trovare una parola da dirgli.
Infatti, la signora Marta, che non si aspettava così presto lo scoppio
della bomba, come diceva lei, era davvero restata lì come intontita, e con
gli occhi e l'atteggiamento della bocca, mostrava tutt'altro che esultanza.
Ma il signor Pippo Ferretti non era certo in condizione d'animo da
avvertire i sentimenti altrui. E quel giorno, durante tutto il tempo del
pranzo, parlò continuamente lui, in una smania di dire e dire della
bellezza a specialmente delle virtù della sposa.
Uscendo subito dopo la solita toeletta, tornò a ripetere la
raccomandazione, che per il domani a la tal'ora, si trovassero tutte due
pronte per la visita.
Come le altre sere, Lucia accompagnò il babbo fino su la soglia della
portineria e stette a vederlo allontanarsi svelto e ringiovanito dalla
felicità.
Un senso di profonda, invincibile melanconia, turbò per un momento l'animo
della fanciulla.
«Nel suo cuore--pensò--adesso il sentimento più forte non è certo il
paterno!... Oh mamma!--sospirò alzando gli occhi al cielo stellato.
E riparò nell'affetto della morta.
In quel momento lo squillo del campanello annunciò visite.
«Le sorelle Zolli, per certo!--disse fra sè Lucia, con un senso di noia.
Ma dietro le due ombre, quella sera ce n'era un'altra; ed era quella d'un
uomo.
Un guizzo di speranza attraversò il cuore della fanciulla; ma fu un rapido
guizzo. La lampada pendente dal tettuccio della scala, illuminò, subito
dopo le figure allampanate delle sorelle Zolli, la persona di Aldo Svarzi.
«Cosa viene a far qui così spesso da un poco in qua, quel biondone
scipito?--si trovò a chiedersi Lucia, con un aggrottamento delle ciglia che
traduceva l'apparire d'un dubbio fastidioso, in sè stessa.
Ma al senso fastidioso, rispose con indifferenza. Venisse! che cosa
importava a lei?
Dal salotto, aperto a l'aria tepida di primavera, venivano le voci sommesse
della zia, delle signore Zolli e del signor Svarzi; voci monotone, senza
intonazione, senza varietà d'accento, da gente che parla per dire; che non
dice per esprimere sentimenti e pensieri.
Entrò anche lei, chiamata dalla convenienza. Come di solito, fu accolta dal
signor Aldo con atto e sorriso di piacere. Ella stese la mano che fu tosto
serrata con effusione e s'inchinò davanti alle sorelle Zolli.
Prima che avesse il tempo di mettersi a sedere, la zia la pregò che facesse
un po' di musica.
Lucia si arrese tosto all'invito. La musica l'avrebbe dispensata dalla noia
di quella conversazione sbiadita. Passò nel salottino attiguo a quello e il
signor Svarzi la seguì. Zia Marta voleva sentire il suono del piano a
qualche distanza.
«È un suono smorzato che riesce più soave!--diceva.
Fatt'è che Lucia si trovò nel salottino sola con Aldo Svarzi; cosa che la
seccò, ma a la quale non avrebbe potuto mettere rimedio senza usare uno
sgarbo.
Aperse su 'l leggio la prima musica che le capitò sotto mano; un pezzo
brillante, che ella suonò con foga un po' stizzosa, sentendosi addosso lo
sguardo del giovine.
Perchè egli la guardava così intensamente?... Che cosa voleva da lei quel
signore?...
Gli ultimi accordi del pezzo staccarono suoni aspri, stizziti.
«Brava!--disse dal salotto zia Marta, che non capiva che la musica
fragorosa.
«Benissimo!--fecero in coro le sorelle Zolli.
«Perfettamente eseguito!--esclamò Svarzi, aprendo su 'l leggio un altra
musica tolta a caso; e la musica era una _suonata_ di Beethowen.
«Questa non piacerà che a me!--pensò Lucia con un senso di piacere per la
certezza di non essere capita dagli altri, che la seccavano.
«Questa musica--disse poi a Svarzi--è come un pallido chiarore di luna su
una landa deserta; cosa che non commuove tutti!
E attaccò la musica sublime con raro sentimento di interpretazione,
dilettando l'animo suo, dimenticando, dimenticandosi.
Il signor Svarzi stava attento a voltare le pagine e, ogni tanto si
lasciava sfuggire un'esclamazione di lode.
Ma Lucia non gli badava e tirava via a suonare per sé stessa.
Ad un tratto la colpì una voce di là nel salotto. Smorzò il suono e tese
l'orecchio. Quella voce ella la conosceva. Arrossì di dispetto. Doveva star
lì a strimpellare con quello spilungone dietro, che aveva l'aria d'essere
autorizzato a farle la corte!.. Ebbe voglia di chiudere il piano, di
lanciare un'insolenza allo Svarzi, di scappare da tutto e da tutti, di
correre a chiudersi in camera!
Troncò il pezzo a mezzo, si alzò è passò di là seguita dal signor Aldo.
L'ingegnere Del Pozzo, già ritto, stava per congedarsi.
Lucia vide i suoi occhi chiari fissarsi su lei con muta sorpresa, quasi con
interrogazione; le parve di indovinare un rimprovero in quello sguardo; si
sentì offesa, si irrigidì, rispose freddamente, quasi altezzosamente
all'ingegnere, e appena lui partito, salutò la compagnia dicendosi stanca e
si ritirò.
La perseguitava quello sguardo di sorpresa e di muta interrogazione. Che
diritto aveva lui, il conte Anton Mario Del Pozzo, di meravigliarsi? di
chiedere?.. Non era forse padrona lei di fare quanto meglio le piaceva?..
Gli doveva aver fatto senso quello scoprire ch'ella era stata di là a fare
della musica, tutta sola con il signor Svarzi: questo gli doveva aver fatto
senso; si capiva. Ma perché?.. Che cosa mai si poteva egli figurare?.. Che
male c'era, in fin de' conti, a stare per una mezz'ora a suonare il piano
in un salottino attiguo a quello ove era sua zia, in compagnia d'un
giovinotto?... «Perchè è addetto alla fabbrica e papà lo chiama il suo
braccio destro, si crede forse autorizzato a fare a me da angelo custode?
«Io voglio e posso fare quello che meglio mi piace; e se quello che piace a
me non va a genio a vossignoria, _à chacun son goût_, signor conte Anton
Mario del Pozzo!--pensò sdegnosamente.
In fin de' conti se ella era andata di là a suonare con il signor Svarzi,
era stato tutto per la politica della zia; che lei s'era subito seccata
vedendosi seguita dal giovine; aveva sentita l'irregolarità della cosa.
E quella irregolarità era saltata subito agli occhi dell'ingegnere.
«Avrà pensato che mi lascio corteggiare da quel _gommeux_!--disse
arrossendo.--Mi avrà trovata leggera e vana come molte altre; e questa
forse non era l'opinione che aveva prima di me.
A questo pensiero le scese in cuore un'angoscia amara; e insieme con
l'angoscia, un sentimento di dispetto verso lo Svarzi e verso la zia, che
se egli frequentava ormai la casa con troppa assiduità, la colpa era tutta
sua, che lo riceveva sempre con festa e lo invitava a tornare presto, a
venire di sovente, come un amico intimo. Ed egli non se lo lasciava dire
due volte. Ormai veniva quasi tutti i giorni e faceva delle visitone. La
gente non poteva certo pensare ch'egli venisse per la zia; avrebbe pensato
quello che era passato nella mente dell'ingegnere del Pozzo.
«Se ci fosse stata Lena, ciò non sarebbe avvenuto!--mormorò.
«Se ci fosse stata la mamma, le cose sarebbero andate diversamente!--disse
in un sospiro.
Si era spogliata; e avvolta nella vestaglia leggera, respirava l'aria
fresca della notte a la finestra aperta.
Con gli occhi fissi ai mille lumi lontani che lucevano fantasticamente
attraverso le fronde del platano, ricordò che il domani avrebbe dovuto
andare a far visita a la signora Rabbi.
«Papà è certo da lei, adesso!--pensò.--È là che deve passare le lunghe
serate; e quando egli è là, non ricorda certo nè me, nè la povera mamma!
La signora Rabbi sarebbe venuta in casa presto, per certo; e con lei
sarebbero entrati nel villino un lusso maggiore, il movimento, le feste,
bisognava rinunciare alle abitudini semplici e tranquille; a la quiete. La
casa sarebbe stata messa sossopra; tutto avrebbe dovuto ubbidire ai gusti,
forse ai capricci della nuova padrona.
E lei? che sarebbe stato di lei?..
Già si sentiva un inciampo fra suo padre e la sposa: lei, una ragazzona di
diciott'anni, che più non si poteva trattare da bimba, davanti a la quale
si avrebbero dovuto usare dei riguardi!..
Sarebbe stata ottima cosa per suo padre e la sposa ch'ella lasciasse libero
il posto andando a marito.
Sicuro! un bel matrimonio avrebbe accomodato tutto. Pur certo suo padre vi
doveva pensare; e forse anche la sposa. Forse tutti due sapevano
dell'assiduità dello Svarzi; forse questi già conosceva le loro intenzioni;
erano tutti d'accordo contro di lei.
«Scommetto che quanto prima il signor Aldo mi fa la sua brava
dichiarazione!... Dirà che mi ama, che mi adora; che gli è bastato di
vedermi la prima volta perchè, pim pum!... il suo cuore fosse colpito,
ferito per sempre!... Dirà, che ha bisogno di me più dell'aria che respira,
più del pane che lo nutre!... che se io non rispondessi al suo amore, guai!
guai! guai!
«Stupido!--mormorò a l'aria scura che la glicine in fiore profumava.
Le parve davvero di vederselo dinnanzi in atteggiamento buffo da
innamorato, di sentire le sue esagerate espressioni; e ripetè: Stupido!
Oh! suo padre e la signora Rabbi potevano bene desiderarlo un matrimonio
che li liberasse di lei; potevano bene vagheggiare per genero il ricco
figlio del banchiere Svarzi!.. Ella non si sentiva di sacrificare il
proprio sentimento; questo no. Se non la volevano in casa, sarebbe andata
via; ma maritarsi per non esser loro d'imbarazzo, questo no e poi no!..
Già, avrebbero dovuto rassegnarsi; ella non aveva nessuna intenzione di
prendere marito; nessuna. Tant'è vero che i giovinotti che l'avevano fino
allora corteggiata, non le avevano inspirato manco il più tenue sentimento.
«La via del matrimonio dev'esser quella dell'amore!--bisbigliò.--Due che
uniscono le loro esistenze spinti dall'amore, sono nobili; due che si
sposano aspettando l'amore dal matrimonio sono calcolatori volgari e
tristi.
«E se io non potrò unire la mia esistenza con quella d'una persona che mi
amasse ed io amassi, resterò zitella!--concluse ritirandosi dalla finestra
e chiudendo i vetri.
*
* *
Oh quella signora Rabbi vestita di raso rosso a ricche guarnizioni di pizzi
antichi, scintillante di diamanti, che ne aveva nei capelli, nelle dita,
nei braccialetti, alle orecchie!... quella signora Rabbi rigogliosa, che le
si vedevano le forme ardite disotto le veste troppa attillata!... quella
signora Rabbi dal sorriso sfacciato, che metteva in mostra due file di
denti forti e bianchissimi, veduta da vicino, sentita al tu per tu, che
impressione volgare aveva fatto a Lucia!
Impressione volgare lei e volgarissima i suoi salotti, fino a l'ultimo,
piccolo gabinetto ove ella riceveva gli amici. Tre stanze di fila messe con
lusso sfoggiato; una mostra ricchissima e pesante di tende e tendoni, di
mobili costosi, di ninnoli costosissimi; un ammasso di roba di valore, che
pareva volesse dire ai visitatori: «Qui ogni oggetto costa un occhio!..
guardatevi bene in torno; imitate se potete; se no, invidiate!
Lucia non avrebbe voluto per certo imitare e nè pure invidiò. Si era più
tosto sentita sconvolta e dal lusso sfacciato e dalle arie della signora,
che pareva una regina su 'l trono, e si sarebbe detto, volesse onorare d'un
sorriso, far andare in solluchero con una parola.
Zia Marta, del numero delle persone che sono facilmente afferrate nelle
spire della brillante superficialità altrui e più vi sono strette serrate
dentro e più sono liete, fu subito acciecata e conquistata dal fare della
signora Rabbi.
Ma Lucia invece si sentì irrigidire in una diffidenza inesplicabile, e, fu
correttissima, ma fredda. Così che suo padre ebbe più d'una volta a
saettarla degli occhi per tenerla su l'avviso e imporle la sua volontà.
Oh non c'era bisogno che egli imponesse la propria volontà a la povera
fanciulla!.. Ella obbediva e avrebbe sempre ubbedito suo padre. Ma se
qualche volta la serrava a la gola un nodo amaro, bisognava compatirla,
bisognava!.. Se davanti a quella signora così bella e in mezzo al fasto,
ella pensava a la sua povera mamma, modesta, semplice, dal sorriso soave e
la parola mite e timida, bisognava capirla e compatirla!... E leggerle in
cuore con occhio indulgente l'impressione dolorosa per il confronto ch'ella
faceva naturalmente, quasi involontariamente, fra la mamma morta e quella
rigogliosa e orgogliosa donna, che ne doveva prendere il posto!
Quando, uscendo dal salotto, con il suo papà e la zia, la signora Rabbi la
baciò in fronte, la povera fanciulla si sentì impallidire, e a pena fuori,
si trovò a fregarsi la fronte al posto del bacio, quasi a cancellarne la
traccia.
Lucia aveva sentito che la sua presenza sarebbe stata importuna in casa in
quel momento, che a provvedere, a bastare a tutto, meglio sarebbe riuscita
la zia. Là ove ella avrebbe incontrati continui urti a la sua suscettività,
a' suoi ricordi, la zia avrebbe trovato distrazioni e piaceri. E propose di
anticipare la sua solita andata in Riviera, nel paesuccio ove era nata la
sua mamma, nella modesta casetta che era sua proprietà e ove ogni anno
passava qualche mese di vacanza.
«Verranno con me Adele e Bortolo! pensò.
Nè l'una nè l'altro si fecero pregare a dir di sì; tanto più Adele, che
doveva sposarsi in autunno ed era anche lei della spiaggia, di un paesello
vicino a quello della signorina; lì sarebbe venuto il fidanzato dopo le
nozze del padrone, perchè aveva pensato di lasciare il servizio per rizzare
una piccola bottega.
Pippo Ferretti trovò giusta e assennata l'idea della figliuola di
anticipare la partenza; e, in cuore, si compiacque di quella decisione che
lo liberava da mille preoccupazioni e lo lasciava perfettamente libero di
darsi, senza restrizioni, a la felicità. Oh il povero signor Pippo sentiva
di essere spadroneggiato da una passione violenta; sentiva, che pur troppo,
a quella passione sarebbe stato capace di sacrificare ogni cosa, anche i
riguardi dovuti a l'unica figliuola!.. E quella decisione lo sgravava d'un
peso, destandogli in petto un sentimento di riconoscenza verso Lucia, che
capiva e si ritirava per non essergli d'inciampo, a lui, suo padre!
La sera prima del giorno della partenza, Lucia faceva il baule con l'aiuto
di Adele.
Adele pensava a la biancheria, ai vestiti; lei, sceglieva i libri e la
musica che avrebbe suonato su 'l vecchio piano della povera mamma.
In quei preparativi, Lucia non poteva difendersi da un senso di tristezza.
A la spiaggia, nella casetta piena per lei di ricordi, dove aveva passate
tante belle stagioni con la mamma, nella semplicità così cara a la
poveretta, ella vi andava volentieri. Lo lasciava volentieri il villino,
nel quale erano già cominciati i cambiamenti, i miglioramenti; che già
aveva aperta le porte a sfoggio nuovo, come se il vecchio non fosse
bastato. Si sentiva quasi obbligata a togliersi di lì; sentiva l'impazienza
di suo padre, che con bei ragionamenti persuasivi, era riuscito a farle
anticipare la partenza di qualche giorno. Le pareva quasi di essere
scacciata!
Giù nel salotto erano visite. Le sorelle Zolli, il signor Svarzi e altri.
Lucia stava per scrivere un biglietto di saluto a la sorella del povero
Cecchino, già in convento, quando venne Bortolo a pregarla in nome della
zia, che scendesse. Gli amici desideravano salutarla.
Ubbidì a malincuore. Sarebbe stata più volentieri lì a scrivere il suo
biglietto.
Entrò in salotto con aria abbattuta, il volto pallido. Ma ebbe tosto ad
arrossire incontrando gli occhi dell'ingegnere del Pozzo, che pareva
spiassero la sua entrata. Senza darsi una ragione di quello che faceva,
dimenticando ogni regola di saper vivere, che impone di salutare le signore
prima degli uomini, ella si trovò a stendere la mano a l'ingegnere, che
gliela serrò in una stretta quasi affettuosa, lui che di solito, non le
sfiorava che la punta delle dita.
Quella insolita stretta, commosse così fortemente la fanciulla, che si
smarrì e sentì corrersi le lagrime agli occhi.
«La signorina parte domani?--chiese l'ingegnere, con voce un po' rauca,
osando una domanda, strana in lui, sempre così freddamente riguardoso.
Lucia capì ch'egli voleva impedire agli altri di notare il suo turbamento e
lo ringraziò dello sguardo.
Aldo Svarzi e gli altri che erano raccolti in salotto, furono tosto in
torno a la signorina, con parole di rammarico e di rimprovero. Aveva cuore
di scappare prima del tempo!.. di lasciare Milano e gli amici in quella
stagione!.. Quella era una cattiveria bella e buona, ecco.
Lucia si sforzava di rispondere a tono; di scherzare. Ma vi riusciva male!
Si sentiva seguita dallo sguardo del signor Del Pozzo e non voleva
assolutamente parere tale da piacersi delle insulsaggini e da gradire gli
omaggi; non voleva ch'egli si facesse di lei un concetto meschino.
«Ha capito lo stato del mio animo e ne ha pietà!--pensava.--Vorrei che
questa pietà gli restasse in cuore non offuscata dall'idea che io mi possa
consolare con i vagheggini insulsi e confortarmi delle loro menzognere
espressioni!
Ultimo a partire quella sera fu l'ingegnere Del Pozzo, che salutando Lucia,
trovò modo di susurrarle: «In qualunque circostanza, si ricordi ch'io sono
a' suoi ordini!
E la lasciò con un ultimo sguardo de' suoi occhi chiari e parlanti.
*
* *
I raggi di sole tingono di luce rosata l'azzurro smagliante del cielo,
battono sul mare, guizzano fra il verde degli aranceti e degli oleandri.
Dalla montagna, insieme con una dolcissima armonia di colori, spira una
brezza che pare un susurro, una carezza, e vola ad increspare la marina
liscia e calma.
La rada è bella. Un contorno di alture lontane che la nebbia avvolge in un
velo azzurrino; una striscia di terra verde, fiorita, che si sdraia su
l'acqua con mollezza; e paeselli e casuccie e ville accucciati fra i pini e
gli oliveti; e aranci e viti e allori; più in là la montagna ripida, a
picco su 'l mare, rude e selvaggia, si direbbe messa a contrasto di
quell'eterno sorriso.
Fra due scogli un po' fuori del paese è una casetta tutto bianca, graziosa
e bizzarra come il capriccio di una fanciulla. Ha, su 'l davanti un ampio
terrazzo che guarda il mare; dietro ed ai fianchi una striscia di terreno
coltivato a gelsomini, rose, gaggie; tutto un profumo.
Sotto il terrazzo della graziosa casetta, dove l'acqua scorre su la
sabbiolina con un fruscio che pare un sommesso riso di gioia, Lucia in
costume di bagno, se ne sta sdraiata al sole, con il capo riparato dal
cappellone a larghe tese.
Lucia aveva sperato di fare come di solito in quell'angolo delizioso, una
vita ritirata e tranquilla. E visse infatti a suo modo per un mese e più.
Ma poi, che è che non è, lungo la spiaggia, a pena al di là dello scoglio
che chiudeva a destra l'insenatura ove stava la sua piccola casa, a un tale
saltò il ticchio di aprire uno stabilimento di bagni, che fu rizzato lì per
lì, tutto in legno con salotto di lettura, salotto di ballo, terrazze, una
meraviglia. E via réclames sopra, réclames per tutta Italia, nelle grandi
città, nei piccoli centri! La novità del sito attrasse i curiosi e gli
annoiati del solito posto. Lo stabilimento nuovo divenne di moda, il paese,
le villette circostanti furono prese d'assalto; l'angolo tranquillo si mutò
in un luogo di convegno dove si vedeva raccolto il fiore dell'eleganza.