Il mio adorato amico Ricard domanda per mio tramite all'assemblea il

piacere di esporre un onorabile programma di disarmo antifemminile,

antimoderno, per il trionfo definitivo dei nostri sessi soavissimi.

Prego l'assemblea di ascoltarlo in silenzio e di passare poi senz'altro

al voto. Vi prevengo, amici carissimi, che approvo incondizionatamente

le idee del mio adorato amico Ricard.

Tutti approvarono, eccettuato Pietrachiara che disse:

— Veramente Ricard non mi pare il più indicato, avrei preferito Markoff!

— No. No. Mia cara Pietrachiara, credimi, hai torto: se insisti vuol

dire che non mi vuoi proprio bene! Già, l'ho notato, da qualche tempo

tu non mi vuoi più bene!

— Oh! mio caro De Ritten, come puoi dirlo? — rispose Pietrachiara —

come puoi pensarlo? Io sono il tuo amico fedele. Sono con te. Tutto ciò

che fai è ben fatto.

Poi, acutizzando subito la sua voce:

— Parli Ricard! La parola a Ricard! Silenzio! Sarà un bellissimo

discorso!

Sciacquio. Flic-flac. Tonfi di remi. Vibrazione intensissima di

riflessi azzurri. Tutti i congressisti tacquero seduti, attenti,

composti nelle barche. Ricard si alzò: faccia tonda, occhi azzurri

teneri, bocca d'angioletto, languido, grassoccio, piccolo in maglia

viola, braccia femminili benedicenti e vescovili, mani grassoccie,

tornite, che molleggiano, accarezzano e ricadono sotto il peso degli

anelli. Ladolce, prolissamente sdraiato, come una ninfa alla fontana,

lo fissava attraverso l'occhialetto d'oro nel silenzio generale.

IL GRANDE DISCORSO POLITICO

VIII.

Ricard cominciò a parlare con voce di tenore di grazia e lievi scatti

in falsetto:

— In verità l'attenzione religiosa con la quale volete onorarmi mi fa

tremare sino nei precordi. La simpatia amorevole che mi largite, amici

carissimi, turba il mio spirito, pur accendendo di gratitudine il mio

cuore. Se il tempo estasiato dalla vostra grazia potesse fermarsi per

godere con noi quest'ora di fraterna delizia e di piena solidarietà,

io mi risparmierei una grave e angosciosa responsabilità e vi eviterei

la dolorosa delusione che le mie povere parole infliggeranno fatalmente

alle vostre orecchie degne di miglior fortuna.

Se io fossi il puro e sublime oratore che voi meritate, comincerei col

fare l'elogio dei singoli congressisti, anime elette in corpi eletti

dalle forme cesellate che meravigliano la luce. Ma il tempo non si

ferma, ahimè! e il rombo fastidioso della benchè lontana troppo vicina

lurida guerra, costringe il mio spirito nelle tristi contingenze della

logica e della praticità che io abborro.

Io che ho sempre amato le fluttuanti indecisioni, il si e il no

flebilmente mescolati, la nebbia grigioperla dei mezzi rifiuti e degli

abbandoni spasmodicamente frenati, io che ho sempre amato sfiorare

senza toccare, persuadere senza sconvolgere, accarezzare senza mai

penetrare, girare attorno attorno senza mai cercare il pericoloso

centro, parlar sottovoce e consigliare a metà, sono nella triste e

angosciosa necessità di proporre una soluzione definitiva, energica,

dura!

Oh! parole amare! oh! espressioni ributtanti che snobilitano e

insudiciano fatalmente la nostra psiche ultrasensibile! Come potremo

lavarci?! Come potrò lavarmi da cotale insozzante praticità e brutalità

volgare?! Compiangetevi! I tempi nostri son fangosi!

In verità, permettetemi di rivolgere a tutta l'assemblea, me compreso,

un acerbissimo rimprovero. Noi non abbiamo prevenuta la guerra, non

abbiamo saputo impedirla. Se avessimo quattro anni fa morbidamente

protestato contro i preparativi guerreschi della cattiva Germania e di

quella brutta Austria, non saremmo oggi così malconci ed insozzati.

Bisognava languidamente parlare al nostro beneamato amico il Kaiser,

scrivere una dolce lettera a Von Moltke. Consigliarli, persuaderli,

ricondurli nel cammino dei sani proponimenti. Fu grave imprudenza la

nostra, forse irreparabile!

Ma l'ora delle rampogne è ormai passata. Convien decidersi, concludere,

agire. Noi siamo gli unici che possano salvare l'umanità!

Oh! quanto ridicole sono le piccole nazioni che sanguinosamente si

disputano il dominio del Mediterraneo! Noi soli dominiamo il sacro

voluttuoso e sospirante mare Mediterraneo. Le alte terrazze fiorite di

Capri ne sorvegliano il languido sonno d'adolescente, i risvegli e le

bizze graziose. Solo le rocce a picco di Capri hanno saputo resistere

alla infame conflagrazione.

Capri, languidamente coricata sul mare, con la snella vita flessuosa

vellutata di vigne, tutta trasudante un vino delizioso, è l'unica

terra paradisiacamente neutrale e internazionale. Capri, calma padrona

di tutti i crepuscoli e di tutta la luna del mondo, unica si oppone

alle ignobili brutalità della guerra, con le sue squisite penombre

disinteressate e i lievissimi veli delle sue nebbie perlacee. A Capri

dunque, isola musicale di tutte le nostalgie, isola abitata dal divino

Passato immortale, noi fondiamo il Regno Internazionale degli amori

eleganti, dei contatti delicati, dei vaporosi approcci, dei raffinati

sfioramenti, delle rovine illustri e delle mani curate.

Dall'alto di Capri noi gitteremo le nostre quadrella contro la brutta

guerra e i suoi brutti colori rossi e neri, le sue violenze da satiro,

la sua macelleria, le uniformi mal tagliate dalle granate, il suo

sudiciume odiato. Ben disse un poeta: “Io faccio di tutto per farmi

esonerare, corro i ministeri, è un dovere imboscarsi per noi spiriti

eletti! Questa è la guerra dei contadini e della gente volgare. Il

fango e il sudiciume mi tolgono ogni patriottismo„.

Oh! mio Dio! quali peccati noi scontiamo! Perchè non siam nati molti

secoli fa nella pura Mitilene carica di viole! Se si potesse rinascere

nel Passato! Vivere in un convento nel mezzo di un orto beato fra i

saggi e i bei libri dalle nobili legature, prolungando i conversari con

l'amico preferito, lungi da ogni urto, da ogni fragore, lungi dalle

strade maestre e dall'immondo polverone dei cretinissimi automobili.

Vivere di sè, soddisfarsi da sè, in un silenzio semiaperto di tanto

in tanto da timide musiche che sa condurre il divo Toscanini! Ma mi

perdo! Smarrisco la brutta logica. M'è giocoforza addivenire ad una

conclusione!

Propongo all'assemblea cortesissima:

1) Di disapprovare, dolcemente e senza rancore, la brutta Germania

cattivella e abbominevole che ha voluto proprio a tutti i costi fare la

guerra, proprio per farci dispetto.

2) Di disapprovare acerbamente anche l'Intesa che pur avendo tante

buone ragioni di difendersi e di combattere, è troppo democratica,

popolaresca, rivoluzionaria, futurista.

3) Di glorificare la Germania e l'Austria per la loro saggezza

reazionaria-poliziesca, il loro spirito d'ordine, i caratteri gotici

dei loro giornali, la saggia pedanteria dei suoi professori e i

flessuosi consessi politici che scrittori volgari hanno stupidamente

chiamato _tavole rotonde_.

4) Di ristabilire l'antica Grecia nella nuova Grecia, consacrando tre

miliardi agli scavi archeologici.

5) Di espellere dall'isola di Capri, nostra capitale, tutte le donne,

sempre loquaci, turbolente, volgari e piene di brutti odori.

6) Di condannare a morte tutti i progressisti, tutti i rivoluzionari e

tutti i futuristi del mondo.

7) Di sopprimere tutte le macchine e di ristabilire così il silenzio

nelle città e nelle campagne.

8) Di fondare delle Scuole di Lentezza, di Indecisione e di Delicatezza

per guarire l'Umanità dalla schifosa mania di correre e di volare.

9) Di abituare a poco a poco gli uomini a vivere nella penombra

di palazzi ben chiusi, dormendo o sonnecchiando durante il giorno

per passeggiare ed amare invece soltanto durante la notte sotto

le pacifiche stelle e nella dubbiosa luce della luna: avverrà così

finalmente l'abolizione del sole e la supremazia benefica della notte

sulla vita degli uomini.

Così l'Umanità, liberata dalla violenza, dal progresso, dalla guerra

e dalla rivoluzione, l'Umanità disarmata, blanda, mite, imbelle,

carezzevole, sospirosa, bene vestita e profumata vivrà e amerà in

pace sotto le leggi savie emanate da Capri con un'unica Religione, la

nostra, con un'unica solidarietà Internazionale, la nostra.

— Bravooooooo!! Beneeee!! Ai voti!! Ai voti! All'unanimità!

— Grazie, grazie, carissimi! Chiudo proponendo al Congresso Rosa di

mandare a Sua Maestà l'Imperatore Guglielmo una rappresentanza di

membri delicati ed eletti perchè persuadano Sua Morbidezza Imperiale a

farla finita con la immonda e bruttissima guerra.

— Bravoooo! Bravoooo! Ai voti! Ai voti!

All'inizio del discorso noi avevamo osservato vicino a noi Castretta

tutto intento a prendere dello note stenografiche sul suo taccuino.

Alle ultime battute del discorso lo vedemmo slacciarti affannosamente

il colletto, in preda a un accesso di soffocazione, le labbra convulse

e gli occhi atterriti.

LA CATASTROFE

IX.

Gli applausi non cessavano. Boati e rimbombi della Grotta Azzurra.

Rimescolìo frenetico di corpi elettrizzati di riflessi verdi. Ma la

voce acutissima di Pietrachiara dominò il fragore:

— Propongo un voto di disapprovazione a certi congressisti che nello

scrivere libri o articoli fingono di avere degli amori normali ed

esaltano poeticamente il sesso della donna e invito i congressisti

a gridare con me: “Viva la nuova religione! Viva l'unica vera

Internazionale! Viva l'Internazionale fisiologica! Viva Capri, nostra

capitale! Abbasso la guerra dalle mani sudicie! Raffinati di tutto il

mondo, unitevi! Dopo la lotta di classe, la lotta di sesso! L'amore

normale è un delitto! Abbasso la donna!„

Allora dal fondo della Grotta Azzurra che si rimpiccioliva in un

corridoio sotterraneo leggendariamente comunicante col castello di

Barbarossa, scattò, si lacerò un urlo di belva ferita:

— Canaaaaailles! Canaaaailles!

Raffica di terrore. Il fragore cessò. Silenzio assoluto, massiccio,

polare. Era una voce di donna, la voce della signora De Ritten.

Nessuno aveva visto la sua barca entrare. Sembrò a tutti uno spettro

carico d'odio. Bella, pallida, scarmigliata, si reggeva faticosamente

sul parapetto della barca. Il candore perlaceo del suo viso spiccava

sulla veste nera. Gridava precipitosamente, mordendo le parole:

— Canailles! Taisez-vous! Taisez-vous! J'ai compris le but immonde de

votre congrès! Vous n'êtes que des cochons, des péderastes!

Dovette riprender fiato. Gli occhi nerissimi brillanti aguzzavano le

punte micidiali delle parole. Si rizzò in piedi e stracciando con le

unghie la veste sul petto cominciò a ferirsi i seni.

— Vous avez corrompu mon mari, vous avez tué mon amour! Cochons!

Cochons! Cochons!

Poi fulmineamente si vide brillare un piccolo revolver nella sua mano

destra e _pam-pam_, si rovesciò all'indietro sulla poppa della barca.

Urli, frastuono, schiamazzi, trambusto generale. Ressa di barche

nell'apertura della grotta. Chi era quella donna? Molti non la

conoscevano. Alcuni si precipitarono per soccorrerla. Markoff per

saltare da una barca all'altra piombò nell'acqua. Plufff, plaafff!

— Chi è quella donna?

— Perchè si è uccisa?

— La conoscete?

— Io no, dev'essere una spia!

— È una russa!

— No, no, è una francese!

— È l'amante di Briand!

— Macchè, è la signora De Ritten, soccorriamola!

— Ma è già morta....

— Cosa faceva nella grotta?

— Bisogna portar via il cadavere....

— Le donne son sempre cretine e melodrammatiche!

— Che gesto volgare!

— La nostra festa è guastata!

La Grotta Azzurra era gonfia di un arruffìo di corpi agitati. Cento,

mille braccia, moltiplicate da milioni di riflessi violazzurri.

Schioccar di schiume. Frustate d'acqua. Scintillazione di diamanti.

Furia diabolica di tutte le turchesi. Pavimento sussultante gonfio di

sguardi erotici. Scoppio incendio di una fabbrica di pietre preziose

artificiali. Tre, quattro, cinque, otto congressisti eran balzati nella

barca dove giaceva la signora De Ritten.

— Siamo in troppi! La barca non regge! Vedrete che finirà per affondare!

Ma tutti dimenticando il pericolo si protendevano sul cadavere della

donna, poi si ritraevano con smorfie e brividi di ribrezzo e di orrore.

La morta era spaventosamente bella. La testa rovesciata all'indietro

fissava con gli occhi spalancati la volta della grotta satura di

velocissime battaglie di riflessi azzurri, cosicchè le pupille

sembravano animate da continui sguardi voluttuosi. Dal corsage lacerato

emergeva la miracolosa purezza della tonda mammella destra con la sua

piccola ferita di carminio che non gocciava.

— Oh! Dio! quella mammella! Io mi copro gli occhi per non vedere!

Come le donne nude son brutte! Che schifo! Han tutto il corpo pieno di

borse!

Werkopfen Pomponnette si adoperava intanto a ricoprire il seno della

signora De Ritten con un lembo della veste lacerata.

— Oh Dio! che coraggio! — disse Pietrachiara. Soltanto Pomponnette è

capace di fare cose simili! Che porcacciona!

Si udì allora una voce chiara e sicura che ad alcuni parve quella del

barone De Ritten:

— I Congressisti del Congresso Rosa sono tutti invitati ai funerali

della signora De Ritten che avranno luogo domani al crepuscolo

sulle alture di Anacapri. Celebreremo così, simbolicamente, la fine

dell'amore normale.

Che faceva mai Castretta? Lo sentimmo tra i piedi, sdraiato, immobile.

Era svenuto!

IL CONTROVELENO

X.

La sera stessa, il primo piroscafo in partenza ci portò a Napoli.

Eravamo nauseati dall'indigestione di tutto quel passatismo frollo e

contronatura. Bisognava al più presto rinfrescare le nostre sensibilità

futuriste in un'atmosfera sana di belle donne gioconde, allegre e

voluttuose.

Decidemmo senz'altro una visita a Rosa Stellina, bruna, snella,

elegante, chiassosa, intelligentissima napoletana, canzonettista

rinomata che non cantava quasi mai, navigante furbissima nelle acque

grasse di Montecitorio, mantenuta, mantenitrice, piena di passioni e di

clienti solidi, golosa, sensuale, allegrissima. Molte Madonne e molte

fotografie di deputati nel suo salotto rosso, vraiment parisien, diceva

lei.

Alle otto di sera, nel vicolo ingombro fra l'acetilene bianca-rossa di

due cocomerai vediamo Rosa Stellina seminuda nella cornice illuminata

della finestra. Una risata larga. Un morbido saluto col braccio nudo

ben tornito appetitosissimo.

In quattro balzi su per le scale, porta aperta, gridi di bimbi, il

fox-terrier come un bolide tra le gambe; e siamo ricevuti da Rosa

Stellina, in camicia cortissima, busto celeste, molto belletto, un

bacio all'uno e all'altro.

— Ti presento mia sorella. Le ho dato il nome di Mirandolina, ti piace?

Noi subito, in coro;

— Magnifico. Sta bene al suo tipo di bellezza. Un vero capolavoro!

Bellissima, come te! Brava! Brava!

Facciamo a Rosa innumerevoli elogi come se avesse lei stessa partorito

sua sorella in quel momento.

— Cara Rosa, abbiamo bisogno di te, di Mirandolina e di sei altre tue

amiche scelte da te fra le più spiritose e le più allegre, per domani

sera. Ti spiego subito. Offriamo un banchetto a degli amici parigini.

Dunque, bellezza, eleganza, niente musi, niente smorfie, cose da pazzi,

contiamo su di te e sul tuo buon gusto.

— Benissimo. Siamo d'accordo. Ci penserò. Spero di contentarvi. Ve ne

andate di già? Una piccola tazza di thè. J'ai du thè rouge Saigon.

— Niente thè. Troppa fretta. Scappiamo. Pensa a tutto. Lascia stare

il thè rouge. Non far la parigina, cara napoletana. E porta con te,

domani, tutta Piedigrotta.

L'APOTEOSI WAGNERIANA

XI.

Avevamo tutto predisposto per la nostra partecipazione ai funerali

della signora De Ritten e ci fregavamo allegramente le mani giungendo

sulla piazza di Capri dove si stava ordinando il corteo tra il vocìo e

lo schioccar di fruste delle carrozzelle.

Meraviglioso tramonto di sole già tuffato nel mediterraneo e che saluta

melodiosamente dal fondo. Il mediterraneo era infatti il cristallo

trascolorante della lampada solare che si inabissava.

Tutte lo squisitezze e ricercatezze di tinte rosa, rosalilla, viola,

grigioperla brillante, velluti, amoerri e veli di cielo e di mare.

Sapori di frutta nell'aria con dolce sugo di pesca ai denti. Rumori

leggeri che seguono le centomila pieghe di una brezza vestita da

Poiret. Crepuscolo elegantissimo, pieno di mani femminili lunghissime,

erranti per soffocare delicatamente le bocche roventi sguaiate, divine

che cantano sul golfo.

Canzoni napoletane aperte come braccia nude e richiuse a ventaglio,

metalliche, danzanti trionfalmente sul vasto tamburo orizzontale del

golfo.

Canzoni napoletane scagliate con febbre e delirio sulla carne calda

elastica sospirante dell'aria. Canzoni napoletane trascinate da catene

lievipesanti di singhiozzi che ridono.

Canzoni che hanno la morbida curva estenuata del golfo.

Canzoni dense come una rosea crema, spalmate sulla durezza del mare o

dilaganti come un olio negli echi lontanissimi, orecchie che tremano.

Per permettere la distribuzione dei congressisti nello carrozzelle, il

carro funebre s'era fermato al principio della strada di Anacapri con

la scorta di musicisti silenziosi.

Cohn-Frou-frou non aveva trovato posto. Lo invitammo noi nella nostra

carrozzella ed egli si sedette tra noi dicendo:

— Vous n'êtes pas gros, je trouverai toujours une petite place pour mon

petit popo.

Ricard che dirigeva il corteo diede il segnale della partenza.

L'orchestra iniziò la Marcia Funebre di Siegfried. Subito uno

squarciamento di ottoni, tamburo e timpani, con relativo ruzzolamento

di casseruole epiche, giù giù tra le ville, nei vigneti fino al tondo

orizzonte marino che rivomitò fuori un po' di sole dal disgusto. Venti

carrozzelle portanti ognuna due congressisti. Si saliva con la notte

e le prime stelle. I cocchieri ritmavano la _Marcia Funebre_ con degli

Haah! Haah! gutturalissimi per incitare le loro rozze riformate.

_Marcia funebre (Ottoni, Contrabassi, Corni inglesi)_: Tururururururùm!

Tururururururùm!

_I congressisti in coro accompagnando i violini sul tema di Siegfred_:

Seueueuls!

Enfiiiiin!

Enfiiiiiin!

Enfiiiiiiin!

_L'orchestra_: Turururururùm! Tururururùm!

_I cocchieri_: Haaaah! Haaaah!

_I congressisti_:

Seueueuls!

Enfiiiiin!

Enfiiiiiin!

Enfiiiiiiin!

_I cocchieri_: Haaaah! Haaaah!

_I congressisti_: Loin-in des feeeeemmes!

L'orchestra tacque. Il golfo riprese il suo dominio suggestivo.

Il corteo rasentava a sinistra muraglioni di rocce il cui bassoventre

sembrava avere un buco pieno di bragia: ed era la grande nicchia della

famosa Madonna di Lourdes, regalata a Capri da un ricco napoletano

evidentemente preoccupato di creare una brutale stonatura religiosa

internazionale.

Tremolante palpitazione di cento fiamme di candele, timide,

delicatissime, femminili nelle mani ruvide del vento caldo, sotto e

intorno alla squisita Madonna francese, bianca, mani aperte, lungo

fiocco azzurro sensuale ricadente sul ventre.

Alla nostra destra la strada era tutta a balconi strapiombanti in mare.

Davanti a una balaustra due ombre erano fuse nell'ombra crescente:

i loro spiriti abbracciavano senza dubbio in quell'istante il più

imponente silenzio marino, il cielo più vasto e le più sfrenate

costellazioni. Quella virile, enorme dello Scorpione, simile ad una

colossale S di diamanti zannuta, si scagliava ferocemente contro

Ischia.

Cohn-Frou-frou disse:

— Preferisco il silenzio a quella pessima orchestra. Tutto sbagliato.

Tempi troppo larghi. Ottoni troppo ruvidi. Come siamo lontani dalle

belle esecuzioni di Toscanini!

Ci fu un ingombro di carrozze. La nostra si fermò a fianco con quella

di Pietrachiara e di Ladolce. Questi diceva all'amico:

— Bisogna che ti legga la lettera infame che mia moglie mi scrive da

Parigi.

Pietrachiara accendeva dei cerini.

— Ascolta:

“Mon pauvre ami, je sais ce que tu es allé faire à Capri avec le fameux

Congrès. Mais je suis une femme qui se respecte et je ne te ferai pas

de scène de jalousie. Tout simplement je te déclare que je n'aime pas

les saligauds. Je te quitte et je m'en vais avec Richard. Ce n'est

pas la peine que tu feignes des sentiments de paternité pour ceux

que tu appelle tes enfants. Tu m'as épousée pour avoir une etiquette

d'homme normal et pour avoir...... des enfants. Tu aurais dû prendre

une couveuse. Mes enfants m'appartiennent et je les emporte avec moi.

Son vrai père, Richard, s'en chargera...„ Pensa, che donna immonda

avevo per compagna! Quanta volgarità! Ho orrore di averla conosciuta!

Mi sembra di esser tutto sporco di quei contatti, che furon brevi per

fortuna. Voglio stracciare questa lettera in mille pezzi. E bruciamoli!

M'hanno sporcato le dita. Mi sembra che questa bella notte ne sia tutta

insudiciata!

La lettera arse nel piccolo rogo di cerini, sotto le stelle.

— Oh! Ti compiango mio caro Ladolce! smorfieggiò Pietrachiara. Hai

avuto torto di concedere il tuo corpo a quella donnaccia! Io sono

il marito spirituale, soltanto _spirituale_ di mia moglie!... Debbo

confessare che è sempre stata molto riservata e piena di tatto.

Figurati che mi raccontava le sue avventure amorose per eccitarmi colla

gelosia. Povera cretina! Quante ne ho sapute! Come sono volgari gli

uomini normali!

Intanto giù all'Albergo della Grotta Bleu, Castretta aveva quaranta

gradi di febbre. Avevamo visto infatti la mattina la cameriera entrare

in camera sua con enormi blocchi di ghiaccio. Pare che si temesse una

commozione cerebrale.

LA NUOVA RELIGIONE INTERNAZIONALE

XII.

Nel buio sulla piazza di Anacapri il corteo si fermò. I congressisti

scesero dalle vetture e seguirono per un sentiero di montagna la bara

portata a braccia da Werkopfen-Pomponnette, il Conte Ladolce, Ricard e

Markoff. I quattro grassoni sbuffavano nello sforzo inciampando nelle

pietre. Il più alto dei quattro, Ladolce, rovesciava senza volerlo

tutto il peso su Markoff, il più basso, che sosteneva l'angolo opposto

al suo.

Uff!... Ah!... Attention!... Prenez garde! A droite! Attenti!... Uff!...

L'orchestra eseguiva ora l'Incantesimo del Fuoco della Walkiria, sotto

la direzione di Cohn Frou-frou che gesticolava freneticamente, con

tale impeto e con tale delirio da non sentire i fugaci e spiritosissimi

pernacchi che un suonatore di cornetta napoletano insinuava a quando a

quando nel celebre squarcio sinfonico.

tii —

raa —

— > rii

_prrr_ |

— > raa

_prrr_ |

— > raa

Sull'estrema alta terrazza a picco di Capri fu deposta la bara. De

Ritten si avanzò e con voce fredda pronunciò il seguente discorso

funebre nel vasto silenzio notturno del Mediterraneo. Le scogliere

avevano risate bianche. La luna si era velata pudicamente. Le stelle

sole, neutrali e pacifiste, ascoltavano con finta serietà.

“Cari miei consanguinei, — la storia dell'Umanità si divide in due

grandi periodi: il periodo ellenico e il periodo germanico. Il primo

tutto illuminato dal genio di Platone insegnò al mondo ad amare i

placidi conviti rallegrati dai giovinetti mondi e perfetti, lontano

dalle vergini e dalle donne col loro triste simbolo mensile di strage.

Il secondo periodo, più glorioso del primo, cominciò a Berlino colla

bella figura eroica di Eulemburg profetizzata da Wagner nel personaggio

di Parsifal.

“Eulemburg, nostro maestro di soavità, che seppe cumulare le due

ponderose nobili cariche di ambasciatore a Vienna e di amico intimo del

Kaiser. È doveroso rievocare qui l'ombra di Eulemburg e del suo amico

Krupp, qui a Capri dove essi scrissero in intima collaborazione le due

opere capitali: _Rapporti tra le curve del mondo e la separazione dei

sessi, e, L'espansione sferica del commercio germanico_. Qui a Capri

io ebbi l'onore di vedere quei due grandi uomini vestiti di un lieve

peplum tessuto su telaio penelopico da loro medesimi, seduti su due

sedie curùli, sulla spiaggia, intenti a leggere l'uno Virgilio, l'altro

Omero.

L'isola dei baci: Romanzo erotico-sociale · 第 2 / 3 段