[101] Per le turbolenze dell'Affrica, io non ho, nè desidero di aver
altra guida fuorchè Procopio, il qual vide co' proprj occhi i memorabili
avvenimenti de' suoi tempi, o ne raccolse colle proprie orecchie il
racconto. Nel secondo libro della guerra Vandalica, egli narra la
ribellione di Stoza (c. 12-24), il ritorno di Belisario (c. 15), la
vittoria di Germano (c. 16, 17, 18), la seconda amministrazione di
Salomone (c. 19, 20, 21), il governo di Sergio (c. 22, 23), di Areobindo
(c. 24), la tirannia e morte di Gontari (c. 25, 26, 27, 28); nè posso
discernere alcun segno di adulazione o di malevolenza nei suoi diversi
ritratti.
[102] Non posso però ricusargli il merito di pingere, con vivaci colori,
l'assassinio di Gontari. Uno degli uccisori manifestò sensi non indegni
di un cittadino romano: «Se io fallisco, disse Artasire, il primo colpo,
uccidetemi immediatamente, affinchè le torture non abbiano da strapparmi
di bocca la confessione de' miei complici».
[103] Le guerre contro i Mori sono per occasione introdotte nel racconto
di Procopio (_Vandal._ l. II c. 19, 23, 25, 27, 28. _Gothic._ l. IV c.
17); e Teofane aggiunge alcuni avvenimenti, prosperi ed avversi, che si
riferiscono agli ultimi anni di Giustiniano.
[104] Ora Tibesh nel regno d'Algeri. È bagnata dal fiume Sujerass, che
cade nella Mejerda (_Bagradas_). Tibesh è tuttora osservabile per le sue
mura di grosse pietre, simili a quelle del Coliseo di Roma, e per una
fontana ed un boschetto di castagni: la contrada è fertile, ed i vicini
Bereberi sono una guerriera tribù. Si chiarisce da un'iscrizione, che
sotto il regno di Adriano, la strada da Cartagine a Tebeste, fu
costruita dalla terza legione (Marmoll. _Description de l'Afrique_, tom.
II p. 442, 443. Shaw's Travels, p. 64, 65, 66).
[105] Procopio, Aneddoti, c. 18. La serie della storia affricana attesta
questa malinconica verità.
[106] Nel secondo (c. 50) e nel terzo libro (c. 1-40) Procopio continua
l'istoria della guerra gotica dal quinto sino al decimoquinto anno di
Giustiniano. Siccome gli eventi sono meno importanti che nel primo
periodo, il suo racconto occupa metà dello spazio per un tempo del
doppio maggiore. Giornande e la Cronica di Marcellino ci somministrano
qualche altro lume. Il Sigonio, il Pagi, il Muratori, il Mascou ed il
Buat porgono soccorsi di cui ho profittato.
[107] Silverio, vescovo di Roma, fu da principio trasportato a Patara,
nella Licia, e finalmente fatto morire di fame (_sub eorum custodia
inedia confectus_) nell'isola di Palmaria, A. D. 538, mese di giugno
(_Liberat. in Breviar._ c. 22. _Anastasius, in Sylverio._ _Baronius._ A.
D. 540 n. 2, 3. Pagi, _in Vit. Pont._ Tom. I pag. 285, 286). Procopio
(Aneddoti, c. 1) accusa soltanto l'Imperatrice ed Antonina.
[108] Palmaria, isoletta che giace dirimpetto a Terracina, ed alla costa
dei Volsci (Cluver. _Ital. Antiq._ 1. III c. 7 p. 1024).
[109] Siccome il Logoteta Alessandro e la maggior parte de' suoi
colleghi civili e militari erano caduti in disgrazia o in disprezzo,
l'Autore degli Aneddoti (c. 4, 5, 18) non adopera colori molto più neri
che nell'istoria Gotica (l. III c. 1, 3, 4, 9, 20, 21, ecc.).
[110] Procopio (l. III c. 2, 8 ecc.) rende giustizia ampia e spontanea
al merito di Totila. Gli storici Romani, da Sallustio e Tacito in poi,
si compiacevano nel dimenticare i vizj dei loro concittadini,
riguardando alle virtù dei Barbari.
[111] Procopio, l. III c. 12. L'anima di un eroe è profondamente
impressa in questa lettera, nè possiamo noi confondere tali atti genuini
ed originali insieme con le elaborate e spesso vuote concioni degli
storici Bizantini.
[112] Procopio non dissimula l'avarizia di Bessa (l. III c. 17, 20).
Questi espiò la perdita di Roma con la gloriosa conquista di Petra
(_Goth._ l. IV c. 12): ma gli stessi vizj lo seguitarono dal Tevere al
Fasi (c. 13); e l'istorico narra con egual verità i meriti e i difetti
del suo carattere. Il castigo che l'autore del romanzo di Belisario ha
inflitto all'oppressore di Roma è più conforme alla giustizia che
all'istoria.
[113] Durante il lungo esilio di Vigilio, e dopo la sua morte, la chiesa
romana fu governata dall'arcidiacono, indi Papa (A. C. 555) Pelagio, il
quale fu creduto non innocente dei mali sofferti dal suo predecessore.
Vedi le vite originali dei Papi sotto il nome di Anastasio (Muratori,
_Script. rer. italicarum_, tom. III P. 1 p. 130, 131. il quale narra
varj curiosi accidenti degli assedj di Roma e delle guerre d'Italia).
[114] Il monte Gargano, ora monte S. Angelo, nel regno di Napoli, si
prolunga trecento stadj nel mare adriatico (Strab. l. VI p. 436), e nei
secoli tenebrosi fu illustrato dall'apparizione, dai miracoli e dalla
chiesa di S. Michele Arcangelo. Orazio, nativo di Apulia o Lucania, avea
veduto le querce e gli olmi del Gargano, sbattuti e muggenti per la
forza del vento settentrionale che soffiava su quell'alta costa (Carm.
II, 9. Epist. II, I, 201).
[115] Non posso determinare esattamente la posizione di questo campo di
Annibale; ma gli alloggiamenti Punici stettero lungo tempo e spesso
nelle vicinanze di Arpi (Tito Livio, XXII, 9, 12; XXIV, 3, ecc.).
[116] _Totila..... Romani ingreditur..... ac evertit muros, domos
aliquantas igni comburens, ac omnes Romanorum res in praedam accepit,
hos ipsos Romanos in Campaniam captivos abduxit. Post quam
devastationem, XL aut amplius dies, Roma fuit ita desolata, ut nemo ibi
hominum, nisi_ (nullae?) _bestiae morarentur_ (Marcellin. _in Chron._ p.
54).
[117] I Triboli sono ferri con quattro punte, una delle quali si pianta
in terra, e le tre altre sorgono verticali od oblique (Procopio, Got. l.
III c. 24. Giusto Lipsio, Poliorcete, l. V c. 3). La metafora è tolta
dai triboli, pianta che produce frutti spinosi, comune in Italia
(Martino, _ad Virgil. Georg._ I, 153, vol. II p. 33).
[118] Ruscia, il _Navale Thuriorum_, fu trasferita in distanza di
sessanta stadj a Ruscianum, Rossano, arcivescovato senza suffraganei. La
repubblica di Sibari è ora una terra del duca di Corigliano (Riedesel,
viaggi nella Magna Grecia e nella Sicilia, p. 166-171).
[119] Questa cospirazione vien riferita da Procopio (_Goth._, l. III c.
31, 32) con tal ingenuità e candore, che la libertà degli Aneddoti non
gli porge più nulla da aggiungere.
[120] Gli onori di Belisario sono con piacere rammemorati dal suo
segretario (Procopio, _Goth._ l. III c. 35; l. IV c. 21). Il titolo di
Στρατηγος è mal tradotto, almeno in questa occasione, col
_praefectus praetorio_; e trattandosi di una carica militare, sarebbe
meglio dire _magister militum_ (Ducange, _Gloss. Graec._ p. 1458, 1459).
[121] Alemanno (_ad Hist. Arcan._ p. 68), Ducange (_Familiae Byzant._ p.
98) ed Eineccio (_Hist. juris civilis_, p. 434) rappresentano tutti tre
Anastasio come figlio della figlia di Teodora; e l'opinione loro
saldamente si appoggia sulla chiarissima testimonianza di Procopio
(Aneddoti, c. 4, 5, θυγατριδω, due volte ripetuto). Tuttavia
io farò notare, 1. che nell'anno 547, Teodora poteva difficilmente avere
un nipote giunto alla pubertà; 2. che noi siamo affatto al bujo di
questa figlia e del suo marito; 3. che Teodora nascondeva i suoi
bastardi, e che il suo nipote dal lato di Giustiniano sarebbe stato
l'erede presuntivo dell'Impero.
[122] Gli αμαρτηματα, od errori dell'eroe in Italia e dopo il
suo ritorno, sono manifestati απαρακαλυωτως, e più probabilmente
ingrossati dall'autore degli Aneddoti (c. 4, 5). I disegni
di Antonina erano favoriti dalla fluttuante giurisprudenza di
Giustiniano: sopra la legge del matrimonio e del divorzio
quest'Imperatore era _trocho versatilior_ (Eineccio, _Elem. juris
civilis ad ordinem Pandect._ P. IV n. 233).
[123] I Romani erano tuttora affezionati ai monumenti dei loro maggiori;
e secondo Procopio (Got. l. IV c. 22) la galera di Enea, di un solo
ordine di remi, larga 25 piedi, e lunga 120, conservavasi intera nel
_Navalia_ presso il Monte Testaceo, ai piedi dell'Aventino (Nardini,
Roma antica, l. VII c. 9 p. 466. Donato, Roma antica, l. IV c. 13 p.
334). Ma tutti gli autori antichi nulla dicono di questa reliquia.
[124] In que' mari, Procopio cercò invano l'isola di Calipso. In Feacea
o Corcira, gli fu mostrata la nave impietrita di Ulisse (_Odyss._ XIII,
163); ma egli trovò che era una fabbrica recente, composta di molte
pietre, e dedicata da un mercatante a Giove Cassio (l. IV c. 22).
Eustazio aveva supposto che fosse la fantastica rassomiglianza di una
rupe.
[125] Il Danville (_Mem. de l'Acad._ tom. XXXII p. 513-528) illustra il
golfo di Ambracia; ma non può determinare la situazione di Dodona. Un
paese che giace in vista della Italia è men conosciuto che i deserti
dell'America.
[126] Vedi gli atti di Germano nell'istoria pubblica (Vandal. l. II c.
16, 17, 18. Got. l. III c. 31, 32) e nell'istoria segreta (Aneddoti, c.
5); e quelli di suo figlio Giustino, in Agatia (l. IV p. 130, 131). Non
ostante un'espressione ambigua di Giornande, _fratri suo_, Alemanno ha
trovato che egli era figlio del fratello dell'Imperatore.
[127] _Conjuncta Aniciorum gens cum Amala stirpe, spem adhuc utriusque
generis promittit_ (Giornande, c. 60 p. 703). Egli scrisse in Ravenna
prima della morte di Totila.
[128] Il terzo libro di Procopio termina colla morte di Germano (_Add._
l. IV c. 23, 24, 25, 26).
[129] Procopio riferisce tutta la serie di questa seconda guerra gotica
e della vittoria di Narsete (l. IV c. 21, 26-35). Splendido quadro! Fra
i sei argomenti di poema epico che il Tasso volgeva in mente, egli
esitava tra la conquista d'Italia fatta da Belisario e quella fatta da
Narsete (Hayley's Works, vol. IV p. 70).
[130] Ignota è la patria di Narsete, poichè non si dee confonderlo col
Persarmeno. Procopio gli dà il nome di (Got. l. II c. 13) Βασιλικων
χρηματων ταμιας, Paolo Varnefrido (l. II c. 3 p. 776) lo
chiama Chartularius: Marcellino aggiunge il titolo di _Cubicularius_. In
un'iscrizione sul ponte Salario egli vien chiamato _Ex-Consul_,
_Ex-Praepositus_, _Cubiculi Patricius_ (Mascou, Storia dei Germani, l.
XIII c. 25). La legge di Teodosio contro gli eunuchi era caduta in
disuso o abolita (annot. XX). Ma la sciocca profezia dei Romani
sussisteva in tutto il vigore (Procop. l. IV c. 21).
[131] Il Lombardo Paolo Varnefrido racconta con compiacenza i soccorsi,
i servigi e l'onorevol congedo de' suoi paesani. _Reipublicae Romanae
adversus aemulos adjutores fuerant_ (l. II c. 1 p. 774, ediz. Grot.). Mi
fa stupore che Alboino, guerriero lor re, non conducesse in persona i
suoi sudditi.
[132] Egli fu, se non un impostore, il figlio del cieco Zame, salvato
per compassione ed allevato nella Corte di Bisanzio pei differenti
motivi di politica, di generosità e di orgoglio (Procop. _Persic._ l. I
c. 23).
[133] Al tempo di Augusto e nel medio evo, tutto il territorio che si
stende da Aquileja a Ravenna era coperto di boschi, di laghi e di
paludi. L'uomo ha vinto la natura, e si coltivò la terra dopo che
cacciate od imprigionate ne furon le acque. Vedi le erudite ricerche del
Muratori (_Antiquitat. Italiae Medii aevi_, tom. I, dissert. XXI p. 253,
254) tratte da Vitruvio, Strabone, Erodiano, dai vecchi diplomi, e dalla
cognizione de' luoghi.
[134] La via Flaminia, secondo le correzioni del Danville, fatte dietro
gl'itinerari e le migliori carte moderne (_Analyse de l'Italie_, p.
147-162), può determinarsi nel modo che segue: da Roma a Narni, 51
miglia romani; a Terni, 57; a Spoleto, 75; a Foligno, 88; a Nocera, 103;
a Cagli, 142; ad Intercisa, 157; a Fossombrone, 160; a Fano, 176; a
Pesaro, 184; a Rimini, 208; circa 189 miglia inglesi. Egli non parla
della morte di Totila; ma Vesselingio (Itinerar. p. 614) in luogo del
campo di Tagina mette l'incognito nome di Ptanias in distanza di otto
miglia da Nocera.
[135] Tagina, o veramente Tadina, vien ricordata da Plinio; ma la sede
vescovile di questa oscura città, posta nella pianura distante un miglio
da Gualdo, fu riunita nel 1007 a quella di Nocera. Si conservano i segni
dell'antichità nei nomi dei luoghi, come Fossato (il campo), Capraja
(Caprea), Bastia (_Busta gallorum_). Vedi Cluverio (_Italia antiqua_, l.
II c. 6 p. 615, 616, 617), Luca Olstenio (_Adnot. ad_ Cluver. p. 85,
86), Guazzesi (dissert. p. 177-217, che di ciò tratta _ex professo_), e
le carte dello Stato ecclesiastico pubblicate da Le Maire, e Magini.
[136] Avvenne questa battaglia nell'anno di Roma 458, ed il Console
Decio, col sacrificare la propria vita, assicurò il trionfo della sua
patria e del suo collega Fabio (Tito Livio, X, 28, 29). Procopio ascrive
a Camillo la vittoria di _Busta Gallorum_; ed il suo errore vien
impugnato da Cluverio col nazionale rimprovero di _Graecorum nugamenta_.
[137] Teofane, _Chron._ p. 193. _Hist. Miscell._ l. XVI p. 108.
[138] Evagrio, l. IV c. 24. L'inspirazione della Vergine rivelò a
Narsete il giorno e la parola d'ordine della battaglia. (Paolo Diacono,
l. II c. 3 p. 776).
[139] Επι τουτου βασιλευοντος το πεμπτον εαλω. (_Regnando lui
presa cinque volte_). Nell'anno 536 da Belisario, nel 546 da Totila, nel
547 da Belisario, nel 549 da Totila, e nel 552 da Narsete. Maltrate si è
apposto male traducendo _sextum_; errore che egli ritratta in appresso:
ma il male era fatto; e Cousin, con una mano di lettori francesi e
latini, era caduto nell'inganno.
[140] Si paragonino due passi di Procopio (l. III c. 26; l. IV c. 24), i
quali, aggiungendovi qualche lume tolto di Marcellino e da Giornande,
illustrano lo stato del Senato spirante.
[141] Vedi, nell'esempio di Prusia, come trovasi nei frammenti di
Polibio (_excert. legat._ XCVII p. 927, 928) un curioso ritratto di uno
schiavo regale.
[142] Il Δρακων di Procopio (_Goth._ l. IV c. 35) è manifestamente
il Sarno. Cluverio ne accusa od altera con violenza il testo (l. IV
c. 3 p. 1156); ma Camillo Pellegrini di Napoli (Discorsi sopra la
Campania Felice, p. 330, 331) ha provato con antichi documenti
che sia dall'anno 822 quel fiume chiamavasi il Dracontio, o Draconcello.
[143] Galeno (_De Method. Medendi_, l. V _apud_ Cluver. l. IV c. 3 p.
1159, 1160) descrive il sito elevato, l'aria pura ed il prezioso latte
del monte Lattario, i cui benefici effetti erano egualmente conosciuti e
ricercati al tempo di Simmaco (l. VI epist. 18) e di Cassiodoro (Var.
XI, 10). Nulla or ne rimane, tranne il nome della città di Lettere.
[144] Il Buat (tom. XI p. 2 ec.) fa passare in Baviera, suo prediletto
paese, questo avanzo di Goti, i quali da altri vengono sepolti nei monti
di Uri, o restituiti alla natia lor isola di Godlanda (Mascou, annot.
XXI).
[145] Io lascio che Scaligero (_Animadvers._ _in_ Euseb. p. 59) e
Salmasio (_Exercitat. Plinian._ p. 51, 52) contendano fra loro intorno
all'origine di Cuma, la più antica delle colonie greche in Italia
(Strab. l. V p. 372. Vellejo Patercolo, l. I c. 4), già quasi deserta al
tempo di Giovenale (Satir. III), ed ora in rovina.
[146] Agatia (l. I c. 21) mette la grotta della Sibilla sotto le mura di
Cuma; egli in ciò si accorda con Servio (_ad_ l. VI _Aeneid._); nè io
scorgo perchè l'opinione loro sia rigettata da Heyne, eccellente editore
di Virgilio (tom. II p. 650, 651). _In urbe media secreta religio!_ Ma
Cuma non era ancor fabbricata; ed i versi di Virgilio (l. VI 96, 97)
diverrebbero ridicoli, se Enea si trovasse in una città greca.
[147] Avvi qualche difficoltà nel connettere il capitolo 35. del libro
IV della guerra Gotica di Procopio insieme col libro primo dell'istoria
di Agatia. Ci è forza ora lasciare uno statista ed un soldato per
seguire i passi di un poeta e di un retore (l. I p. 11; l. II p. 51,
ediz. Louvre).
[148] Tra le favolose imprese di Buccellino si trova che egli sconfisse
ed uccise Belisario, soggiogò l'Italia e la Sicilia, ec. Vedi, negli
Storici di Francia, Gregorio di Tours (tom. II l. III c. 32 p. 203) ed
Aimoino (tom. III l. II. _De Gestis Francorum_, c. 23 p. 59).
[149] Agatia parla della loro superstizione con filosofico stile (l. I
p. 18). A Zug, nella Svizzera, l'idolatria dominava ancora nell'anno
613. San Colombano e San Gallo furono gli apostoli di quel selvaggio
paese; e quest'ultimo fondò un romitorio, che, crescendo, divenne un
principato ecclesiastico ed una città popolosa, sede della libertà e del
commercio.
[150] Vedi la morte di Lotario in Agatia (l. II p. 38) ed in Paolo
Varnefrido, soprannominato il Diacono (l. II c. 3 p. 775). I Greci lo
fanno divenir frenetico e mangiarsi la propria carne. Egli avea
saccheggiato le chiese.
[151] Il P. Daniele (_Hist. de la Milice françoise_, t. I p. 17-21) ha
fatto di questa battaglia una descrizione a capriccio, alquanto nel
genere del cavaliere Folard, l'editore una volta famoso di Polibio, il
quale accomodava, a norma delle sue abitudini ed opinioni, tutte le
operazioni militari dell'Antichità.
[152] Agatia (l. II p. 47) riferisce un epigramma greco di sei versi
sopra questa vittoria di Narsete, che favorevolmente vien paragonata
alla battaglia di Maratona e di Platea. La differenza principale, a dire
il vero, sta nelle conseguenze loro: — così triviali nel primo caso —
così durevoli e gloriose nel secondo.
[153] In cambio del Beroi e del Brincas di Teofane o del suo copista (p.
201) si dee leggere ed intendere Verona e Brixia.
[154] Ελιπετο γαρ οιμαι, αυτοις υπο αβελτελτεριας τας ασπιδας τυχον και
τα κρανη αμφορεως οινου βαρβιτου αποδοσθαι. «Rimanea solo, io penso,
alla loro stoltezza, il contrattare scudi e cimieri con fiaschi di
vino, e con chitarre». (Agatia, l. II p. 48) Nella prima scena del
Riccardo III, Shakespeare ha bellamente amplificato questa idea di
cui probabilmente non andava obbligato all'istorico Bizantino.
[155] Il Maffei ha provato (Verona illustrata, P. I l. X p. 257, 289),
contro l'opinione comune, che i Duchi d'Italia furono instituiti avanti
la conquista dei Lombardi dallo stesso Narsete. Nella Sanzione
Prammatica (n. 23), Giustiniano ristringe gli _iudices militares_.
[156] Vedi Paolo Diacono, l. III c. 2 p. 776. Menandro (_in Excepta
Legat_. p. 133) ricorda alcune sollevazioni in Italia, eccitate dai
Franchi; e Teofane (p. 201) fa cenno di qualche ribellione dei Goti.
[157] La Sanzione Prammatica di Giustiniano, la quale stabilisce e
regola lo stato civile dell'Italia, è composta di 27 articoli: e porta
la data de' 15 agosto anno 554. Essa è indirizzata a Narsete, V. J.
_Praepositus Sacri Cubiculi_, e ad Antioco, _Praefectus Praetorio
Italiae_; e ci fu conservata da Giuliano Antecessore: trovasi nel
_Corpus Juris Civilis_, dopo le Novelle e gli Editti di Giustiniano, di
Giustino e di Tiberio.
[158] Un numero più grande ancora perì di fame nelle province
meridionali, senza comprendervi (εκτος) il golfo Jonico. Le
ghiande tenevano il luogo del pane. Procopio ha veduto un orfanello
abbandonato, cui una capra allattava. Diciassette passaggieri furono
alloggiati, trucidati e mangiati da due donne, le quali un diciottesimo
viaggiatore discoperse ed uccise, ec.
[159] _Quinta Regio Piceni est; quondam, uberrimae multitudinis CCCLX
millia Picentium in fidem P. R. venere_ (Plin. Hist, Nat. III, 18). Al
tempo di Vespasiano, questa antica popolazione era già diminuita.
[160] Forse quindici o sedici milioni. Procopio (Aneddoti, c. 18) fa il
conto che l'Affrica perdè cinque milioni, che l'Italia era tre volte più
estesa, e che la spopolazione fu proporzionatamente più grande. Ma
questi computi sono esagerati dalla passione, ed annebbiati
dall'incertezza.
[161] La satira che fa Procopio (Aneddoti, c. 24. Alemanno, p. 101 e
103) di queste scuole militari, vien confermata ed illustrata da Agatia
(l. V p. 159), che non si può rigettare come testimonio nemico.
[162] La distanza da Costantinopoli a Melanzia, _Villa Caesariana_
(Ammiano Marcell. XXX, 2), viene variamente fissata da 102 a 140 stadj
(Suida, f. II p. 522, 523. Agatia, l. V p. 158), ovvero da diciotto a
diciannove miglia (_Itineraria_, p. 138, 230, 323, 332, ed Osservazioni
di Vesselingio). Le prime dodici miglia sino a Reggio furono fatte
selciare da Giustiniano, il quale edificò un ponte sopra una palude o un
gorgo che trovasi tra un lago ed il mare (Procop. _de Edif._ l. IV c.
8).
[163] L'Atyras (Pompon. Mela, l. II c. 2 p. 169, ed. Voss.).
All'imboccatura del fiume, Giustiniano fortificò una città o rocca dello
stesso nome (Procop. _de Aedif._ l. IV c. 2. _Itin._ p. 570 e
Vesselingio).
[164] La guerra contro i Bulgari, e l'ultima vittoria di Belisario sono
imperfettamente descritte nella prolissa declamazione di Agatia (l. V p.
154-174) e nell'arida cronaca di Teofane (p. 197, 198).
[165] Ινδους. Non si può ben credere che fossero veri Indiani;
e gli Etiopi, alle volte conosciuti sotto quel nome, non vennero mai
usati dagli antichi in qualità di guardie o seguaci: essi formavano il
frivolo, benchè costoso oggetto del lusso femminile e regale (Terenzio,
Eunuco, atto I, scena II. Svetonio, _in August._ c. 83, con una buona
nota di Casaubono _in Caligula_, c. 57).
[166] Procopio fa menzione di Sergio (_Vandal._ l. II c. 21, 22.
Aneddoti, c. 5) e di Marcello (Got. l. III c. 32). Vedi Teofane, p. 197,
201.
[167] Alemanno (p. 3) cita un antico codice Bizantino, che fu inserito
nell'_Imperium Orientale_ del Banduri.
[168] Il genuino ed originale rapporto della disgrazia e del
risorgimento di Belisario si rinviene nel frammento di Giovanni Malala
(t. II p. 234-243) e nell'esatta Cronaca di Teofane (p. 194-204).
Cedreno (_Compendium_, p. 387, 388) e Zonara (t. II l. XIV p. 69)
sembrano esitare tra la verità invecchiata e la menzogna che prendeva
vigore.
[169] L'origine di questa favoletta par venire da un'opera miscellanea
del duodecimo secolo, le _Chiliadi_, di Giovanni Tzetze Monaco (Basilea
1546, _ad calcem Lycophront. Colon. Allobrog._ 1614, _in Corp. poet.
graec._). Egli racconta la cecità e la mendicità di Belisario in dieci
versi popolari o _politici_ (_Chiliad._ III n. 88, 339-348, _in Corp.
poet. graec._ t. II p. 311).
Εκπωμα ξυλινον κρατων εβοα τω μιλιω
Βελισαριω οβολον δοτε τω στρατηλατη
Οκ τυχη μεν εδοξασεν, αποτυφλοι δο φθονος.
«Tenendo in mano una coppa di legno, gridava al popolo: date un obolo a
Belisario Generale, glorificato già dalla sorte, poi dall'invidia
accecato».
Questa morale o romanzesca novella fu portata in Italia insieme con la
lingua ed i codici della Grecia; e quivi fu ripetuta avanti il fine del
secolo XV da Crinito, da Pontano e da Volaterrano; impugnata da Alciato,
per onor della giurisprudenza; e difesa dal Baronio (A. D. 561 n. 2 ec.)
per onor della Chiesa. Non pertanto lo stesso Tzetze aveva letto in
_altre_ cronache che Belisario non perdette la vista, e che ricuperò la
sua riputazione ed i suoi beni.
[170] La statua che trovasi nella villa Borghese a Roma, seduta e colla
mano stesa a chiedere, che volgarmente si attribuisce a Belisario, può
con più dignità attribuirsi ad Augusto in atto di farsi Nemesi propizia
(Winkelman, _Hist. de l'Art_, t. III p. 266). _Ex nocturno visu etiam
stipem, quotannis, die certo, emendicabat a populo, cavam manum asses
porrigentibus praebens_ (Suet. _in August._ c. 91, con un'eccellente
nota di Casaubono).
[171] La penna di Tacito punge sottilmente il _Rubor_ di Domiziano (_in
Vit. Agricol._ c. 45). Plinio il giovane (Paneg. c. 48) e Svetonio (_in
Dom._ c. 18) e Casaub. (_ad loc._), ne fanno cenno essi pure. Procopio
(Aneddoti, c. 8) stoltamente crede che _un solo_ busto di Domiziano
fosse pervenuto sino al sesto secolo.
[172] Gli studj e la scienza di Giustiniano si chiariscono più dalla
confessione (Aneddoti, c. 8, 13) che dalle lodi (Got. l. III c. 31, _de
Aedif._ l. I. Proem. c. 7) di Procopio. Si consulti il copioso indice di
Alemanno, e si legga la vita di Giustiniano scritta da Ludewig (p.
135-142).
[173] Vedi nella C. P. _Christiana_ del Ducange (l. I c. 24 n. 1) una
sequela di testimonianze originali da Procopio nel VI secolo sino a
Gillio nel XVI.
[174] La prima cometa vien rammentata da Giovanni Malala (t. II p. 190,
219) e da Teofane (p. 154); la seconda da Procopio (_Persic._ l. II c.
4). Tuttavia io sospetto fortemente l'identità loro. Il pallore del sole
(Vandal. l. II c. 14) viene applicato da Teofane (p. 158) ad un anno
differente.
[175] Seneca, nell'ottavo libro delle Questioni Naturali, trattando
della teoria delle comete, fa prova di filosofica mente. Però non
dobbiamo troppo bonariamente confondere una predizione vaga, un _veniet
tempus_, col merito delle scoperte reali.
[176] Gli Astronomi possono studiare Newton ed Halley. Io traggo l'umile
mia dottrina dall'articolo _Cometa_, nell'Enciclopedia Francese del sig.
d'Alembert.
[177] Whiston, l'onesto, il pio, il visionario Whiston, ha immaginato,
per l'era del diluvio di Noè (2242 anni A. C.), un'apparizione anteriore
della stessa cometa, la quale annegò la terra colla sua coda.
[178] Una Dissertazione di Freret (_Mém. de l'Acad. des inscript._ t. X
p. 357-377) presenta un felice aggregato di filosofia e di erudizione.
Il fenomeno del tempo di Ogige fu salvato dell'obblio da Varrone _ap.
August. de civitate Dei_, XXI, 8, il quale cita Castore, Dione di
Napoli, ed Adrasto di Cizico, _nobiles mathematici_. I mitologi greci ed
i libri aprocrifi dei versi sibillini ci hanno trasmesso la memoria dei
due periodi susseguenti.
[179] Plinio (_Hist. Nat._ II, 23) ha trascritto i registri originali di
Augusto. Il Mairan, nelle ingegnosissime sue lettere al P. Parennin,
missionario alla China, trasporta i giuochi e la cometa del settembre,
dall'anno 44 all'anno 43 avanti l'era Cristiana; ma io non mi do
interamente per vinto dalla critica dell'Astronomo (Opuscoli, p.
275-351).
[180] Quest'ultima cometa si fece vedere nel dicembre del 1680. Bayle il
quale pose mano ai suoi _Pensieri sulle comete_ nel gennajo del 1681
(Opere, t. III), fu obbligato a servirsi di questo argomento, che una
cometa soprannaturale avrebbe confermato gli antichi nella loro
idolatria. Bernoulli (Vedi il suo Elogio in Fontenelle, t. V p. 99)
diceva che la testa della cometa non è un segno straordinario dello
sdegno celeste, ma che la coda può esserne uno.
[181] Il Paradiso Perduto uscì in luce nell'anno 1667; ed i famosi versi
(l. II, 708 ec.) che sbigottirono il censore possono alludere alla
recente cometa del 1664 osservata da Cassini a Roma in presenza della
regina Cristina (Fontenelle, Elogio di Cassini, l. V p. 338). Aveva
forse Carlo II lasciato sfuggire qualche segno di curiosità o di
spavento?
[182] Intorno alla cagione dei terremoti, vedi Buffon (t. I p. 502-536,
_Supplément à l'Histoire Naturelle_, t. V p. 382-399, ediz. in 4),
Valmont di Bomare (_Diction. d'Histoire Naturelle, Tremblemens de Terre,
Pyrites_), Watson (_Chemical essays_, t. I p. 181-209).
[183] I tremuoti che scossero il Mondo romano nel regno di Giustiniano
sono descritti o rammentati da Procopio (Got. l. IV c. 25. Aneddoti, c.
18), da Agatia (l. II p. 52, 53, 54; l. V p. 145-152), da Giovanni
Malala (Chronaca, t. II p. 140-146, 176, 177, 183, 193, 220, 229, 231,
233, 234), e da Teofane (p. 151, 183, 189, 191-196).
[184] Altura scoscesa, Capo perpendicolare tra Arado e Botri, detto dai
Greci θεων προσωπον, e ευπροσωπον, o λιθοπροσωπον dagli scrupolosi
Cristiani (Polib. l. V p. 411. Pompon. Mela, l. I c. 12 p. 87, _cum
Isaac Voss. observat_. Maundrell, Journey, p. 32, 33. Pocock, descript.
vol. II p. 93).
[185] Botri ebbe per fondatore Itobal, re di Tiro (anno A. C. 935-903.
Vedi Marsham, _Canon. Chron_. p. 387, 388). Il villaggio di Patrona che
miserabilmente rappresenta quella città, non ha più alcun porto.
[186] Eineccio (p. 351-356) celebra l'università, lo splendore, e la
rovina di Berito come una parte essenziale dell'istoria della
giurisprudenza romana. Berito fu distrutta nell'anno XXV del regno di
Giustiniano D. C. 551, ai 9 di luglio (Teofane, p. 192). Ma Agatia (l.
II p. 51, 52) sospende il tremuoto sino dopo la conquista dell'Italia.
[187] Ho letto con gran piacere il breve ma elegante trattato di Mead
sopra le malattie pestilenziali, ottava edizione, Londra, 1722.
[188] La gran peste che infuriò nel 542 e negli anni seguenti (Pagi,
Critica, t. II p. 518) può rilevarsi da Procopio (Persic. l. II c. 22,
23), da Agatia (l. V p. 153, 154), da Evagrio (l. IV c. 29), da Paolo
Diacono (l. II c. 4 p. 776, 777), da Gregorio di Tours (t. II l. II c. 5
p. 205), il quale la chiama _lues inguinaria_, e dalle cronache di
Vittorio Tunnunense (p. 9, _in thesaurum temporum_), di Marcellino (p.
54) e di Teofane (p. 153).
[189] Il Dottore Friend (_Hist. Medicin. in Opp_. p. 416-420. Londra
1733) è persuaso che Procopio avea studiato la medicina dal vedere la
cognizione che ha, e l'uso che fa dei termini tecnici. Nondimeno, molte
parole che ora sono scientifiche, erano comuni e popolari nell'idioma
greco.
[190] Vedi Tucidide, (l. II c. 47-54 p. 127-133, ediz. Duker) e la
descrizione poetica della stessa pestilenza in Lucrezio (l. VI,
1136-1284). Io sono grato al Dottore Hunter per l'elaborato suo comento
sopra questa parte di Tucidide, (vol. in 4. di 600 pag. Venezia 1603,
_apud Junctas_) che fu recitato nella Biblioteca di S. Marco da Fabio
Paolino di Udine, medico e filosofo.
[191] Tucidide (c. 51) afferma non prendersi la peste che una sola
fiata; ma Evagrio che aveva sperimentato il contagio in famiglia,
osserva che alcune persone, scampate dal primo assalto del male,
soggiacquero poi al secondo. Questo ritorno della peste vien confermato
da Fabio Paolino (588). Io fo avvertire che i medici sono divisi su
questo particolare, e che la natura e il modo di operare del contagio
non possono esser sempre somiglianti fra loro.
[192] Così Socrate si salvò per la sua temperanza, nella pestilenza di
Atene (Aulo Gellio, notti Attiche, II, 1). Il Dott. Mead attribuisce la
particolare salubrità delle case religiose al doppio vantaggio
dell'esser separate dalle altre, e dell'astinenza che vi si osserva (p.
18, 19).
[193] Il Dott. Mead prova che la pestilenza è contagiosa, coll'appoggio
di Tucidide, di Lucrezio, di Aristotile, di Galeno, e dell'esperienza
comune (p. 10-20); ed egli confuta (_Preface_, p. 2-13) l'opinione
contraria dei medici francesi che visitarono Marsiglia nell'anno 1720.
Non pertanto erano dessi i recenti ed illuminati spettatori di una peste
che, in pochi mesi, portò via cinquantamila abitatori (_Sur la Peste de
Marseille, Paris, 1786_) di una città, la quale nei presenti giorni
della prosperità e del commercio non contiene più di novantamila anime
(Necker, _sur les Finances_, t. I, p. 231).
[194] Le forti osservazioni di Procopio, ουτε γαρ ιατρω ουτε γαρ ιδιωτη,
(_nè al medico nè all'uom volgare_) sono distrutte dalla susseguente
esperienza di Evagrio.
[195] Procopio (Aneddoti, c. 18) usa da principio alcune figure di
rettorica, come le arene del mare ec., indi procura di fare un computo
più regolare, e dice che μιριαδας μυριαδων μυριας furono
sterminate sotto il regno dell'Imperiale Demonio. L'espressione è oscura
sì in grammatica che in aritmetica, ed una interpretazione letterale
produrrebbe più milioni di milioni. Alemanno (p. 80) e Causin (t. III p.
178) traducono questo passo per duecento milioni, ma ignoti mi sono i
motivi che a ciò gli inducono. Se tolgasi via il μιριαδας, i
rimanenti μυριαδων μυριας, una miriade di miriadi, darebbero
cento milioni, numero non affatto inammissibile.