NOTE:

[1] Sarà un piacere non una pena pel lettore lo scorrere Erodoto (l. VII

c. 104, 134 p. 550, 615). Il colloquio fra Serse e Demarato alle

Termopili è una delle più interessanti e morali scene dell'istoria.

L'aspetto delle virtù della sua patria formava il tormento del regale

Spartano, che con angoscia e rimorso le rimirava.

[2] Veggasi quest'orgogliosa iscrizione in Plinio (_Hist. nat. VII.

27_). Pochi uomini hanno meglio assaporato le dolcezze della gloria e le

amarezze della sventura, nè poteva Giovenale (Sat. X) offrire un più

vivo esempio delle vicende della fortuna e della vanità degli umani

desiderii.

[3] Γραικους.... εξ ων τα προτερα ουδενα ες Ιταλιαν ηκοντα ειδον, οτι

μη τραγωδους, και ναυτας λωποδυτας. Quest'ultimo epiteto di

Procopio troppo nobilmente si traduce col termine di pirati: ladri

navali è la parola propria, e significa gente che spoglia, sia per

rubare sia per oltraggiare (Demostene _contra Conon_. negli Oratori

greci di Reiske, t. 2, p. 1264)

[4] Vedi il libro 3 e 4 della Guerra Gotica; lo scrittore degli Aneddoti

non può aggravar questi abusi.

[5] Agatia, l. 5 p. 157, 158. Egli ristringe questa debolezza

dell'Imperatore e dell'Impero alla vecchiezza di Giustiniano; ma, pur

troppo, Giustiniano non fu mai giovane.

[6] Questa dannosa politica, che Procopio (Aneddoti c. 19) imputa

all'Imperatore, si manifesta nella sua lettera ad un principe Scita, il

quale era capace d'intenderla (Agatia l. V p. 170, 171).

[7] _Gens Germana feritate ferociore_, dice Vellejo Patercolo, parlando

de' Germani (II 106). _Langobardos paucitas nobilitat. Plurimus ac

valentissimis nationibus cincti, non per obsequium, sed praeliis et

periclitando tuti sunt_ (Tacito, _de Moribus German._, c. 40). Vedi

parimente Strabone l. 7 p. 446. I migliori geografi li collocano di là

dell'Elba, nel vescovato di Maddeborgo e la Marca di mezzo di

Brandeborgo. Questa situazione si accorda colla patriottica osservazione

del conte di Hertzberg, che la maggior parte dei conquistatori Barbari

uscirono dagli stessi paesi che ora partoriscono gli eserciti della

Prussia.

[8] L'origine Scandinava dei Goti e dei Lombardi, come è asserita da

Paolo Warnefrido, soprannominato il Diacono, viene impugnata dal Cluvier

(_Germania antiqua_, l. 3 c. 26 p. 102 ecc.), natìo Prussiano, e difesa

da Grozio (_Proleg. ad hist. Goth._, p. 28 ecc.) ambasciatore di Svezia.

[9] Due fatti nel racconto di Paolo Diacono (l. 1 c. 20) esprimono i

costumi nazionali: 1. _Dum ad tabulam luderet_, mentre giuocava alle

dame. 2. _Camporum viridantia lina_. La coltivazione del lino suppone la

proprietà, il commercio, l'agricoltura e le manifatture.

[10] Mi sono servito, senza pretendere di conciliarli insieme, de' fatti

recati da Procopio (_Goth._ l. 2 c. 14, l. 3 c. 33, 34, l. 4 c. 18, 25);

da Paolo Diacono (_de Gestis Langobardorum_, l. 1 c. 1-23; in Muratori,

_Script. rer. ital._, t. 1 p. 405-419); e da Giornandes (_de success.

Regn._, p. 242). Il lettore paziente può trarre qualche lume da Mascou

(Storia de' Germani, ed Annot. XXIII) e dal Buat (_Hist. des Peuples_,

ecc. t. ix, x, xi).

[11] Adotto la denominazione di Bulgari, seguendo Ennodio (_in Panegyr.

Theodorici_, Opp. Sirmond, t. 1 p. 1598, 1599), Giornandes (_de Rebus

Geticis_, c. 5 p. 194, e _de Regn. success._ p. 242), Teofane (p. 185),

e le Cronache di Cassiodoro e Marcellino. Il nome di Unni è troppo vago:

le tribù de' Cutturgurii ed Utturgurii formano divisioni troppo minute,

ed offrono nomi di troppo aspra pronuncia.

[12] Procopio (Goth. l. 4 c. 19). Quest'imbasciata verbale (egli

confessa da se di essere un Barbaro senza lettere) vien riportata in

forma di una lettera. Selvaggio n'è lo stile, pieno di figure ed

originale.

[13] Risulta questa somma da una lista particolare, che trovasi in un

curioso frammento manoscritto del 550, che sussiste nella Biblioteca di

Milano. L'oscura geografia di quei tempi eccita ed esercita la pazienza

del conto di Buat (t. XI p. 69-189). Il ministro francese spesso perdesi

in un deserto che richiede una guida Sassone o Polacca.

[14] _Panicum_, _milium_. Vedi Columella, l. 2 c. 9 p. 430, ed. Gesner;

Plinio, (_Hist. Nat._ XVIII, 24, 25). I Sarmati facevano una polenta di

miglio, mista con latte o sangue di cavalla. Nell'ubertà del nostro

moderno stato domestico, il miglio serve a nudrire i polli e non gli

eroi. Vedi i Dizionarii di Bomare e di Miller.

[15] Quanto al nome, alla nazione, alla situazione ed a' costumi degli

Schiavoni, vedi le testimonianze originali del VI secolo in Procopio

(_Goth._ l. 2 c. 26, l. 3 c. 14), e ciò che ne dice l'Imperatore

Maurizio (_Stratagemat._ l. 2 c. 5 ap. Mascou, Annot. XXXI). Gli

stratagemmi dell'Imperatore Maurizio non furono stampati, per quanto io

sappia, che in fine alla Tattica di Arriano, edizione di Scheffer, in

Upsala, 1664 (Fabr., _Bibliot. Graec._ l. 4 c. 8 t. 3 p. 278), libro

raro e che non mi venne fatto di avere.

[16] _Antes eorum fortissimi..... Taysis qui rapidus et vorticosus in

Histri fluenta furens devolvitur_ (Giornandes, c. 5 p. 194 ed. Muratori.

Procopio, _Goth._ l. 5 c. 14, e _de Edif._ l. IV c. 7). Pure lo stesso

Procopio ricorda i Goti e gli Unni come vicini, Γειτονουντα, il

Danubio (_de Edif._ l. 4, c. 1).

[17] Il titolo nazionale di _Anticus_, preso nelle leggi ed iscrizioni

da Giustiniano, fu adottato da' suoi successori, e vien giustificato dal

pio Ludewig (_in vit. Justinian._ p. 515). Esso ha stranamente intricato

i giureconsulti del medio evo.

[18] Procopio, _Goth._ l. 4 c. 25.

[19] Un'irruzione degli Unni viene unita da Procopio coll'apparizione di

una cometa, forse quella del 531 (_Persic._ l. 2 c. 4); Agatia (l. 5 p.

154, 155) toglie a prestito dal suo predecessore varj fatti più antichi.

[20] Procopio riferisce od ingrandisce le crudeltà degli Schiavoni

(_Goth._ l. 3 c. 29, 38). Quanto al mite e liberale loro procedere co'

prigionieri, possiamo appellarci all'autorità, alquanto più recente,

dell'imperatore Maurizio (_Stratagem._ l. 2 c. 5).

[21] Topiro giaceva presso Filippi nella Tracia o Macedonia, dirimpetto

all'isola di Taso, dodici giornate distante da Costantinopoli (Cellario,

t. 1 p. 676, 840).

[22] Se pongasi fede alla maligna testimonianza degli Aneddoti (c. 18),

queste incursioni aveano ridotto le province meridionali del Danubio

allo stato delle solitudini Scitiche.

[23] Da Caf a Caf; che una geografia più ragionevole può forse

interpretare dall'Imao al monte Atlante. Secondo la filosofia religiosa

de' Maomettani, la base del monte Caf è di smeraldo, il cui riflesso

produce l'azzurro del cielo. La montagna è dotata di un'azione sensitiva

nelle sue radici o nervi; e la vibrazion loro, dipendente dal cenno di

Dio, produce i terremoti (D'Herbelot, p. 230, 231).

[24] Il ferro della Siberia è il migliore ed il più abbondante del

mondo, e, nelle parti meridionali, l'industria dei Russi ne scava al

presente più di sessanta miniere (Strahlenberg, Storia della Siberia, p.

342, 387. _Voyages en Siberie par l'abbé Chappe d'Auteroche_, p.

603-608, ediz. in 12. Amsterdam, 1770). I Turchi offrivano ferro per

sale: eppure gli ambasciatori Romani, con istrana ostinazione,

persistevano in credere, che un artifizio era desso, e che il loro paese

punto non ne produceva (Menandro _in Excerpt. Leg._ p. 152).

[25] Di Irgana-Kon (_Abulghazi Kan, Hist. Généalog. des Tatars_, P. 2 c.

5, p. 71, 77 c. 15 p. 155). La tradizione conservata da' Mogolli de' 450

anni ch'essi passaron ne' monti, concorda coi periodi Chinesi

dell'istoria degli Unni e dei Turchi (De Guignes, t. 1 P. 2 p. 376) e

colle venti generazioni dalla loro restaurazione sino a Zingis.

[26] Il paese de' Turchi, ora de' Calmucchi, è descritto benissimo nella

Storia Genealogica p. 521-562. Le curiose note del traduttore Francese

sono ampliate e riordinate nel secondo volume della Traduzione inglese.

[27] Visdelou, p. 141, 151. Questo fatto si può qui introdurre, benchè,

strettamente parlando, esso appartenga ad una tribù subordinata e che

venne dopo.

[28] Procopio, _Persic_. l. 1 c. 12, l. 2 c. 3. Peyssonel (_Observ. sur

les Peup. Barb. p. 99, 100_) stabilisce la distanza che corre tra Caffa

e l'antica Bosforo, in 16 lunghe leghe tartare.

[29] Vedi, in una Memoria del De Boze (_Mem. de l'Acad. des Inscrip., t.

VI p. 549-565_), gli antichi Re e le medaglie del Bosforo Cimmerio; e la

gratitudine di Atene, nelle orazioni di Demostene contro Leptine (negli

Oratori Greci di Reiske, t. 1 p. 466, 467).

[30] Intorno all'origine ed alle rivoluzioni del primo impero Turchesco,

ne ho tolto le particolarità dal De Guignes (_Hist. des Huns_, t. 1 P. 2

p. 367-462), e da Visdelou (_suppl. à la Biblioth. Orient._ d'Herbelot,

p. 82-114). I cenni Greci e Romani sono raccolti in Menandro (p.

108-164) ed in Teofilacte Simocatta (l. VII c. 7, 8).

[31] Il fiume Til, o Tula, secondo la geografia di De Guignes (t. 1 P. 2

p. 58 e 352), è una piccola ma gentil riviera del deserto, che cade

nell'Orhon, Selinga, ecc. Vedi Bell, Viaggio da Pietroburgo a Pechino

(vol. 2 p. 124); non per tanto la descrizione ch'egli fa del Keat, giù

pel quale discese nell'Oby, rappresenta il nome e gli attributi del

_fiume nero_ (p. 139).

[32] Teofilacte, l. 7 c. 7, 8. Nondimeno i veri Avari sono invisibili

anche agli occhi di De Guignes, e che può averci di più illustre de'

_falsi_? Il diritto de' fuggitivi Ogori a questa denominazione nazionale

viene riconosciuto dagli stessi Turchi (Menandro, p. 108).

[33] Si trovano gli Alani nell'Istoria Genealogica de' Tartari (p. 617)

e nelle carte di Danville. Essi affrontarono le mosse dei generali di

Zingis intorno al mar Caspio, e furono disfatti in una gran battaglia

(_Hist. de Gengiscan_, l. 4 c. 9 p. 447).

[34] Le ambascerie e le prime conquiste degli Avari si possono leggere

in Menandro (_Excerpt. Legat. p. 99, 100, 101, 154, 155_), in Teofane

(p. 196), nell'_Historia Miscella_ (l. XVI p. 109) ed in Gregorio di

Tours (l. 4 c. 23, 29; negl'Istorici di Francia, t. 2 p. 214, 217).

[35] Teofane (_Chron_. p. 204) e l'_Historia Miscella_ (l. 16 p. 110),

come interpreta il De Guignes (t. 1 P. 2 p. 354), sembrano parlare di

un'ambasceria Turca allo stesso Giustiniano; ma quella di Maniaco, nel 4

anno del suo successore Giustino, è positivamente la prima che sia

pervenuta a Costantinopoli (Menandro, p. 108).

[36] I Russi hanno scoperto caratteri, rozzi geroglifici, lungo le rive

dell'Irtish e del Genissì, intagliati sopra medaglie, tombe, idoli,

rocce, obelischi, ecc. (Strahlenberg, Storia della Siberia, p. 324, 346,

406, 429). Il D. Hide (_de Religione veterum Persarum, p. 521 ecc_.) ha

pubblicato due alfabeti del Tibet e degli Eigori. Io sono, da lungo

tempo, in sospetto che _tutto_ il sapere degli Sciti, ed un _poco_ e

forse _assai_ del sapere Indiano, sia derivato dai Greci della

Battriana.

[37] Tutte le particolarità delle ambascerie Turchesca e Romana, così

curiose nell'istoria degli umani costumi, sono levate dagli estratti di

Menandro (p. 106-110, 151-154, 161-164), in cui sovente è dispiacevole

la mancanza di ordine e di connessione.

[38] Vedi d'Herbelot (_Biblioth. Orient_. p. 568, 929). Hyde (_de Relig.

vet. Pers_. c. 21 p. 290, 291); Pocock (_specimen Hist. Arab_. p. 70,

71); Eutichio (Annal. t. 2 p. 176); Texeira (in Stevens, Storia della

Persia, l. 1 c. 34).

[39] La fama della nuova legge per la comunanza delle donne si propagò

in Siria ben presto (Asseman. Bibl. Orient. t. 3 p. 402) ed in Grecia

(Procopio, _Persic_. l. 1 c. 5).

[40] Egli offrì la propria moglie e la sorella al profeta; ma le

preghiere di Nushirvan salvarono la madre; e lo sdegnato monarca mai non

dimenticò l'umiliazione a cui avea dovuto discendere la sua filiale

pietà: _pedes tuos deosculatus_ (disse egli a Mazdak), _cujus foetor

adhuc nares occupat_ (Pocock, _specimen Hist. Arab_. p. 71).

[41] Procopio, Persic. l. 1 c. 11. Non fu Proclo savio più del dovere?

Non fu per avventura immaginario il pericolo? La scusa almeno era

offensiva per una nazione che non ignorava le lettere: ου γραμμασι οι

βαρβαροι τους παιδας ποιουνται αλλ’οπλων σκευη. Dubito che in Persia

vi fossero forme di adozione in uso.

[42] Appoggiandosi a Procopio ed Agatia, il Pagi (t. 2 p. 543, 626) ha

provato che Cosroe Nushirvan salì al trono nel 5 anno di Giustiniano (A.

D. 431 1. di aprile; A. D. 532, 1 di aprile). Ma la vera cronologia che

consente coi Greci e cogli Orientali, è stabilita da Gio. Malala (t. II

p. 211). Cabade, o Kobad, dopo un regno di 43 anni e due mesi, ammalò

agli 8, e morì ai 13 di settembre, A. D. 531, in età di 82 anni. Secondo

gli annali di Eutichio, Nushirvan regnò 47 anni e 6 mesi; onde si dee

porre la sua morte nel marzo del 579.

[43] Procopio, Persic. l. 1 c. 23. Brisson. _de Regn. Pers_. p. 494. La

porta del palazzo d'Ispahan è, od era, la scena fatale del disfavore o

della morte (Chardin, Viaggio in Persia, t. 4 p. 312, 313).

[44] In Persia, il principe delle acque è un ufficiale di Stato. Il

numero de' pozzi e de' canali sotterranei è molto diminuito ed insieme

con essi è diminuita la fertilità del suolo: si sono perduti

recentemente 400 pozzi vicino a Tauris, e se ne contavano altre volte

42,000 nella provincia di Korasan (Chardin, t. 3 p. 99, 100. Tavernier,

t. 1 p. 416).

[45] Il carattere ed il governo di Nushirvan vien qui rappresentato

talvolta colle proprie parole di d'Herbelot (Bibl. Orient. p. 680 ecc.

da Khondemir); ora con quelle di Eutichio (Annal. t. 3 p. 179, 180 ecc.

che son molto ricchi), di Abulfaragio (_Dynast._ VII p. 94, 95 ch'è

molto povero), di Tarikh Schikard (p. 144-150), di Texeira (in Stevens,

l. 1 c. 35), di Assemanno (Bibl. Orient. t. 3 p. 404-410), e dell'Ab.

Fourmont (_Hist. de l'Acad. des inscript._ t. 7 p. 325-334), il quale ha

tradotto uno spurio o genuino testamento di Nushirvan.

[46] Mille anni prima ch'egli nascesse, i giudici di Persia aveano

proferito una solenne opinione. τω βουσιλευoντι Περσεων εξειναι ποιειν

το αν βουληται (Erodoto l. 3 c. 31 p. 210, ediz. Wesseling). Nè

questa massima costituzionale era già stata negletta come un'inutile e

sterile teoria.

[47] Per tutto ciò che spetta allo stato letterario della Persia, alle

versioni greche, ai filosofi, ai sofisti, alla scienza ed ignoranza di

Cosroe, Agatia (l. 2 c. 66-71) mostra di esser male informato e

fortemente pregiudicato.

[48] Asseman. Bibl. Orient. t. 4 p. DCCXLV, VI, VII.

[49] Il Shà Nameh, o libro dei Re, è forse l'originale monumento

d'istoria che fu tradotto in greco dall'interprete Sergio (Agatia l. 5

p. 141), conservato dopo la conquista dei Maomettani, e posto in versi

nell'anno 994, dal poeta nazionale Ferdussi. Vedi d'Anquetil (Mem.

dell'Accad. t. 31 p. 379), e il cav. Guglielmo Jones (Ist. di Nadir Shà

p. 161).

[50] Nel 5 secolo il nome di Restomo, o Rostam, eroe che pareggiava la

forza di dodici elefanti, era familiare agli Armeni (Mosè da Corene,

Stor. Armena, l. 2 c. 7 p. 96, ed. Whiston). Nel principio del 7 secolo,

il romanzo Persiano di Rostam ed Isfendiar era applaudito alla Mecca

(Koran., ed. di Sale, c. 31 p. 335). Eppure Maracci non ci dà

quest'esposizione del _ludicrum novae historiae_ (_Refut. Alcoran_, p.

544-548).

[51] Procop. _Goth._ l. 4 c. 10. Kobad aveva un medico greco per

favorito, ch'era Stefano di Edessa (_Persic._ l. 2 c. 26). Antica era

l'usanza, ed Erodoto racconta le avventure di Democede di Crotona (l. 3

c. 125-137).

[52] Vedi Pagi, t. 2 p. 626. In uno de' trattati che fece, s'inserì un

onorevole articolo per la tolleranza de' Cattolici, e per la loro

sepoltura (Menandro, in _Excerpt. Legat_. p. 142). Nushizad, figlio di

Nushirvan, fu un Cristiano, un ribelle ed un martire (D'Herbelot, p.

681).

[53] Intorno alla lingua Persiana ed a' suoi tre dialetti, si consulti

d'Anquetil (p. 339-343) e Jones (p. 152-185). Αγρια τινι γλωττη και

αμουσοτατω, è il carattere che Agatia (l. 2 p. 66) ascrive

ad un idioma rinomato nell'Oriente per la poetica sua dolcezza.

[54] Agatia specifica il Gorgia, il Fedone, il Parmenide e il Timeo.

Renaudot (Fabricio, Bibl. gr. t. 12 p. 246-261) non fa menzione di

questa barbarica traduzione di Aristotele.

[55] Di queste favole ho veduto tre copie in tre lingue differenti: 1.

in _Greco_, tradotte da Simeone Seth (A. D. 1100) dall'Arabo, e

pubblicate da Starck a Berlino nel 1697 in-12; 2. in _Latino_, versione

dal greco, intitolata: _Sapientia Indorum_, inserita dal P. Pussino al

fine dell'edizione di Pachimero (p. 547-620, ed Rom.); 3. in _Francese_,

versione dal turco, dedicata, nel 1540, al sultano Solimano. _Contes et

Fables indiennes de Pilpay et de Lokman, par MM. Galland et Cardonne.

Paris_, 1778, 3 vol. in-12. Il Warton (Storia della Poesia inglese, vol.

1 p. 129, 131) si prende un campo più largo.

[56] Vedi l'_Historia Shahiludii_ del Dott. Hyde (Syntagm. Dissert. t. 2

p. 61-69).

[57] La pace perpetua (Procopio, _Persic_. l. 1 c. 21) fu conchiusa o

ratificata nel 6. anno e nel consolato 3. di Giustiniano (A. D. 533, tra

il primo di gennaio e il primo di aprile. Pagi, t. 2 p. 550).

Marcellino, nella sua Cronaca, usa lo stile dei Medi e dei Persiani.

[58] Procopio, _Persic._ l. 1 c. 26.

[59] Almondar, re di Hira, fu deposto da Kobad e ristabilito sul trono

da Nushirvan. La madre di lui, per la sua bellezza, fu soprannominata

l'_Acqua celeste_, nome che divenne ereditario, e fu esteso per una più

nobil cagione (la liberalità in tempo di carestia) ai principi Arabi

della Siria. _Pocock, Specimen Hist. Arab._ p. 69, 70.

[60] Procopio, _Persic._ l. 11 c. 1. Non conosciamo l'origine e

l'oggetto di questo _strata_, via selciata di dieci giornate di viaggio

da Auranite a Babilonia (Vedi una Nota latina nella Carta dell'Impero

Orientale di Delisle). Vesseling e Danville non ne fan cenno.

[61] Ho fuso, in una breve diceria, le due orazioni degli Arsacidi

dell'Armenia, e degli ambasciatori Goti. Procopio, nella sua istoria

pubblica, sente e ci fa sentire che Giustiniano fu il vero autor della

guerra. _Persic._ l. II c. 2, 3.

[62] L'invasione della Siria, la rovina di Antiochia, ecc., vengono

raccontate regolarmente e per disteso da Procopio (_Persic._ l. II c.

5-14). Si può trarre qualche altro aiuto dagli Orientali. D'Herbelot (p.

680) avrebbe dovuto arrossire quando li biasima di far contemporanei

Giustiniano e Nushirvan. Danville (l'_Euphrate et le Tigre_) spiega con

chiarezza la geografia del teatro di quella guerra.

[63] Nell'istoria pubblica di Procopio (_Persic._ l. II c. 16, 18, 19,

20, 21, 24, 25, 26, 27, 28). Con qualche piccola eccezione, noi possiamo

ragionevolmente chiuder l'orecchio alle maligne insinuazioni degli

_Aneddoti_ (c. 23 colle note, secondo il solito, dell'Alemanno).

[64] La guerra Lazica, la contesa di Roma e della Persia sul Fasi, è

noiosamente tessuta in molte pagine da Procopio (_Persic._ l. II c. 15,

17, 28, 29, 30. _Gothic._ l. IV c. 7-16) e da Agatia (l. II, III, p.

55-132, 141).

[65] Sallustio descrisse in Latino, ed Arriano in Greco il _Periplo_,

ossia la navigazione intorno al mare Eussino. 1. Debrosses primo

Presidente del Parlamento di Digione ha restituito con _singolar_ cura

l'opera del primo che più non esiste (_Hist. de la Republique Romaine_,

t. II l. III p. 199-298). Egli ha il coraggio di assumere il carattere

dello storico romano. La sua descrizione dell'Eussino è ingegnosamente

formata di _tutti_ i frammenti dell'originale, e di _tutti_ gli autori

Greci e Latini che Sallustio potè copiare, o da cui potè esser copiato.

Il merito dell'esecuzione fa perdonare la stranezza del disegno. 2. Il

Periplo di Arriano è indirizzato all'Imperatore Adriano (in _Geograph.

Minor._ Hudson, t. I), e contiene tutto ciò che il Governatore del Ponto

avea veduto da Trebisonda a Dioscurias, tutto ciò che aveva udito da

Dioscurias al Danubio, e tutto ciò che sapeva dal Danubio a Trebisonda.

[66] Oltre i molti cenni che ne fanno per occasione i poeti, gli

storici, ecc., dell'antichità, possiamo consultare le geografiche

descrizioni del Colco, lasciate da Strabone (l. XI p. 760-765) e da

Plinio (_Hist. Nat._ VI, 5, 19, ecc.).

[67] Ho fatto uso di tre descrizioni moderne della Mingrelia e de' paesi

adiacenti. 1. Del Padre Arcang. Lamberti (_Relations de Thevenot_, part.

I p. 31-52 con una Carta), il quale aveva tutta la dottrina e tutti i

pregiudizi di un Missionario. 2 Di Chardin (_Voyages en Perse_, t. I p.

54, 68-168); giudiziose ne sono le osservazioni; e le avventure a lui

seguite in quel paese, instruiscono più delle sue osservazioni. 3. di

Peyssonel (_Observations sur les Peuples barbares_, p. 49, 50, 51, 58,

62, 64, 65, 71, ecc. ed un trattato più recente _sur le Commerce de la

mer Noire_, t. II p. 1-53): lungo tempo egli è vissuto a Caffa, in

qualità di Console di Francia: la sua erudizione val meno della sua

sperienza.

[68] Plinio, _Hist. Nat._ l. XXXIII, 15. Le miniere aurifere ed

argentifere della Colchide trassero colà gli Argonauti (Strabone, l. I

p. 77). Il sagace Chardin non potè rinvenir oro nelle miniere, nei

fiumi, od altrove. Eppure un Mingrelio perdè una mano ed un piede per

aver mostrato in Costantinopoli alcuni saggi d'oro nativo.

[69] Erodoto, l. II c. 104, 105, p. 150, 151. Diodoro Siculo l. I p. 33,

ediz. Wesseling. Dionisio Perieget, 689, ed Eustazio _ad loc. Scholiast.

ad Apollonium Argonaut._ l. IV, 282-291.

[70] Montesquieu, _Espr. des Lois_, l. XXI c. 6. _L'Isthme.... couvert

de villes et de nations qui ne sont plus._

[71] Bougainville (_Memoires de l'Acad. des Inscr._ t. XXVI p. 33) sopra

il viaggio affricano di Annone ed il commercio dell'antichità.

[72] Un istorico greco, Timostene, ha asserito, _in eam CCC nationes

dissimilibus linguis descendere;_ ed il modesto Plinio si contenta di

aggiugnere: _et a postea a nostris CXXX interpretibus negotia ibi gesta_

(VI, 5); ma le parole _nunc deserta_ ricoprono una moltitudine di

antiche finzioni.

[73] Buffon (_Hist. Nat._ t. III p. 433-437) raccoglie l'unanime

suffragio dei naturalisti e de' viaggiatori. Se, al tempo di Erodoto,

essi erano veramente μελαγχες e ουλοτριχεσ (ed egli osservati gli

aveva con cura), questo prezioso fatto è un esempio dell'influenza

del clima sopra una colonia straniera.

[74] Un Ambasciatore mingrelio arrivò a Costantinopoli con duecento

persone; ma le mangiò (_vendè_) una ad una, finchè non rimase che con un

secretario e due servitori (Tavernier, t. I p. 365). Un Signore

mingrelio vendette ai Turchi dodici preti e la sua moglie per comperarsi

una concubina.

[75] Strabone, l. XI p. 765. Lamberti, _Relation de la Mingrelie_. Non

conviene però cadere nell'altro estremo di Chardin, che non dà alla

Mingrelia più di 20,000 abitanti per supplire ad un'annua esportazione

di 12,000 schiavi: assurdità indegna di quel giudizioso viaggiatore.

[76] Erodoto, l. III c. 97. Vedi nel libro VII c. 79 le armi ed il

servizio loro nella spedizione di Serse contro la Grecia.

[77] Senofonte che s'era azzuffato co' Colchi nella sua ritirata

(Anabasis, l. IV p. 130, 343, ed. Hutchinson; e la Dissertazione di

Forster, p. LIII-LVIII nella versione inglese di Spelmann, vol. II) li

chiama αυτονομοι; prima della conquista di Mitridate, sono

denominati da Appiano αρειμανες (_de bello Mithrid._ c. 15 t. 1

p. 661 dell'ultima e miglior edizione di Gio. Schweighaeuser, Lipsia,

1785, 3 vol. in 8 gr.).

[78] Appiano (_de bello Mithrid._) e Plutarco (_in vita Pomp._) parlano

della conquista della Colchide, fatta da Mitridate e da Pompeo.

[79] Possiamo rintracciare l'origine e la caduta della famiglia di

Polemone in Strabone (l. XI p. 755, l. XII p. 867), in Dion Cassio o

Zifilino (p. 588, 593, 601, 719, 754, 915, 946, ed. Reimar), in Svetonio

(in Ner. c. 18, in Vespas. c. 8), in Eutropio (VII, 14), in Gioseffo

(_antiq. Judaic._ l. XX c. 7 p. 970, ediz. Havercamp) ed in Eusebio

(_Chron._ colle _Animadv._ di Scaligero).

[80] Al tempo di Procopio non v'erano Fortezze romane sul Fasi. Pizio e

Sebastopoli furono sgombrate al sentire che i Persiani si avvicinavano

(_Goth._ l. IV c. 4); ma l'ultima di queste piazze fu restaurata da

Giustiniano (_de Edif._ l. IV c. 7).

[81] A' giorni di Plinio, di Arriano e di Tolomeo, i Lazi formavano una

particolare tribù sul confine settentrionale della Colchide (Cellario,

_Geograph._ ant. t. 11 p. 222.) Nell'età di Giustiniano, si sparsero, od

almeno regnarono su tutto il paese. Al presente, hanno trasmigrato lungo

la costa verso Trebisonda, e compongono un rozzo popolo, dedito alla

pescagione, che parla un linguaggio particolare (Chardin, p. 149.

Peyssonel. p. 64).

[82] Gio. Malala, Cron. t. 11 p. 134-137. Teofane, p. 144 _Hist.

Miscel._ l. XV p. 103. Autentico è il fatto, ma la data par troppo

recente. Nel parlare della loro alleanza persiana, i Lazi contemporanei

di Giustiniano usano obsolete parole: εν γραμμασι μινιμεια, προγονοι. — Potevano queste parole appartenere ad un'alleanza che da

soli vent'anni era sciolta?

[83] Non rimane altro vestigio di Petra che negli scritti di Procopio e

di Agatia. La maggior parte delle città e castella della Lamica si può

ritrovare col paragonare i nomi, e la posizione loro colla carta della

Mingrelia, in Lamberti.

[84] Vedi le piacevoli lettere di Pietro della Valle, viaggiatore romano

(Viaggi, t. 2 p. 207, 209, 213, 215, 266, 286, 300, t. III p. 54, 127).

Negli anni 1618, 1619 e 1620, egli conversò con Shà Abbas e vivamente

incoraggiò un disegno che avrebbe unito la Persia e l'Europa contro il

Turco, loro comune inimico.

[85] Vedi Erodoto (l. 1 c. 140 p. 69), il qual parla con diffidenza

(Larcher, t. 1 p. 399-401. _Notes sur Herodote_), Procopio (_Persic._ l.

1 c. 11), e Agatia (l. 2 p. 61, 62). Questa pratica, conforme al

Zendavesta (Hide, _de Relig. Pers._ c. 34 p. 414-421); dimostra che la

sepoltura dei Re persiani (Senofonte, Cirop. l. 8 p. 658, Τι γαρ τουτου μακαριωτερον του τῃ γῃ μιχθηναι), è una finzione greca, e che

le tombe loro non potevano essere che cenotafi.

[86] Il supplizio di scorticare un uomo vivo non potè esser introdotto

in Persia da Sapore (Brisson, _de Regn. Pers._ l. 2, p. 578), nè copiato

dalla insulsa storiella di Marsia, suonatore di Frigia, più insulsamente

citata, come esempio, da Agatia (l. 4 p. 132, 133).

[87] Nel palazzo di Costantinopoli v'erano trenta silenziarj, che si

chiamavano _hastati ante fores cubiculi_, της σιγης επισαται,

onorevol titolo, che conferiva il grado di Senatore, senza imporne i

doveri (Cod. Teodos. l. 6 tit. 23. Coment. del Gotofred. t. 2 p. 129).

[88] Intorno a queste orazioni giudiciali, Agatia (l. 3 p. 81-89, l. 4

p. 108-119) spende diciotto o venti pagine di una falsa e fiorita

rettorica. L'ignoranza o trascuranza di lui giunge al segno di passare

in silenzio il più forte argomento contro il Re di Lazica cioè

l'antecedente sua ribellione.

[89] Procopio espone l'usanza della Corte gotica di Ravenna (_Goth._ l.

1 c. 7). Gli Ambasciatori stranieri sono stati trattati con gelosia e

rigor non diverso in Turchia (Busbechio, ep. 3 p. 149, 242 ecc.), in

Russia (Viaggio di Oleario), e nella China (Relazione del sig. di Lange

ne' viaggi di Bell, vol. 2 p. 189-311).

[90] Le pratiche ed i trattati tra Giustiniano e Cosroe si spiegano

copiosamente da Procopio (_Persic._ l. 2 c. 10, 13, 26, 27, 28. _Goth._

l. 2 c. 11, 15), da Agatia (l. 4 p. 141, 142) e da Menandro (_in

Excerpt. Legat._ p. 132-147). Si consulti Barbeyrac, _Hist. des anciens

Traités_, t. 2 p. 154, 181-184, 193-200.

[91] D'Herbelot, Bibliot. Orient. p. 680, 681, 294, 295.

[92] Vedi Buffon, _Hist. Natur._ t. 3 p. 449. La forma dei lineamenti

arabi, ed il colore della lor pelle, che han durato per 3400 anni

(Ludolph. _Hist. et Comment. Æthiop._ l. 1 c. 4) nella colonia

dell'Abissinia, può giustificare il sospetto, che la razza ugualmente

che il clima abbiano contribuito a formare i Negri delle regioni

adiacenti e simili fra loro.

[93] I Missionari portoghesi, Alvarez (Ramusio, t. 1 f. 204 rect. 274

vers.), Bermudez (_Purcha's Pilgrims_, vol. 2 l. V c. 7 p. 1149-1188),

Lobo (_Relation etc. par M. Legrand_, con XV Dissertazioni. Parigi 1728)

e Tellez (_Relation de Thévenot_, part. IV) non han potuto riferire

della moderna Abissinia che quanto essi hanno veduto od inventato.

L'erudizione di Ludolfo (_Hist. Ætiop._ Francoforte, 1681, Commentario,

1691. Append. 1694) in venticinque lingue, non potè aggiungere gran cosa

all'istoria antica di quel paese. Non pertanto la fama di Caled od

Ellisteo, conquistatore dell'Yemen, vien celebrata in canti nazionali e

in leggende.

[94] Le negoziazioni di Giustino cogli Axumiti o Etiopi son ricordate da

Procopio (_Persic._ l. 1 c. 19, 20) e da Giovanni Malala (t. 2 p.

163-165, 193-196). L'istorico di Antiochia cita la relazione originale

dell'ambasciatore Nonnoso, della quale un curioso estratto ci venne

serbato da Fozio (_Bibl. Cod._ 3).

[95] Il commercio degli Axumiti sulle coste dell'India e dell'Affrica e

nell'isola di Ceilan, è curiosamente descritto da Cosma Indicopleuste

(_Topogr. Christ._ l. 2 p. 132, 138, 139, 140, l. 11 p. 338, 339).

[96] Ludolfo, _Hist. et Comment. Æthiop._ l. 2 c. 3.

[97] La città di Negra, o Nag'ran, nell'Yemen, è circondata da palme, e

giace sulla strada maestra fra la capitale Saana e la Mecca; distante

dieci giornate di una carovana di cammelli dalla prima, e venti dalla

seconda (Abulfeda, _Descript. Arabiae_, p. 52).

[98] Il martirio di S. Areta, Principe di Negra, e de' suoi trecento e

quaranta compagni, è abbellito nelle leggende di Metafraste e di

Niceforo Callisto, copiato dal Baronio (A. D. 522, n. 22-26. A. D. 523,

n. 16-29), ed è confutato, con oscura diligenza dal Basnagio (_Hist. des

Juifs_, t. 12 l. 8 c. 2 p. 333-348), il quale investiga lo stato degli

Ebrei nell'Arabia e nell'Etiopia.

[99] Alvarez (in Ramusio, t. I f. 219 vers. 221 vers.) vide il florido

stato di Axuma nell'anno 1520, _luogo molto buono e grande_. Axuma cadde

in rovina per un'invasione de' Turchi. Non rimangono ora più di 100

case; ma la rimembranza della sua passata grandezza vien tuttavia

serbata dall'incoronazione dei Re (Ludolfo, _Hist. et Comment._ l. 2 c.

11).

[100] Le rivoluzioni dell'Yemen nel sesto secolo si debbono raccogliere

da Procopio (_Persic._ l. I c. 19, 20), da Teofane Bizantino (_apud

Phot. cod._ 63 p. 80), da S. Teofane (_in Chronograph._ p. 144, 145,

188, 189, 206, 207, ch'è piena di strani abbagli), da Pocock (_Specimen

Hist. Arab._ p. 62, 63), da D'Herbelot (_Bibliot. Orient._ p. 12-477) e

dal Discorso preliminare e Corano di Sale (c. 105). La rivolta di

Abrahah è ricordata da Procopio; e la sua caduta, benchè annuvolata da

miracoli, è un fatto istorico.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 08 · 第 8 / 27 题