Sovente uscendo dal teatro dopo lo spettacolo giungevo in tempo ad
offrire il braccio a Fulvia prima de' miei amici.--Ed allora la tenevo
stretta stretta come cosa mia, e camminavo a fronte alta come un
conquistatore, e meravigliavo che i passeggeri non mi facessero tutti
di cappello, e leggevo l'ammirazione mista d'un po' d'invidia su tutti
i volti. È ben vero che a tarda sera poco si distinguono i volti, e
meno le passioni che esprimono: ma che non vede un occhio innamorato?
V'erano momenti in cui tenendola serrata così, e combinandosi i nostri
passi come un solo passo, e tacendo entrambi quasi per muto accordo,
mi pareva che pensassimo e sentissimo insieme, ed ella si fondesse in
me, ed io in lei, e facessimo un solo essere.--E me la immedesimavo
per modo, che finivo per dubitare della sua presenza reale, e credermi
solo sognando di lei. Allora provavo il bisogno di accertarmi della
sua esistenza. Nè volevo parlare per non rompere l'incanto: e mi
passavo la sinistra mano dietro il dorso, e colla punta delle dita
sfiorava il gomito del suo braccio che posava sul mio. Se aveva le
maniche serrate ai polsi, le mie dita non incontravano che la stoffa
dell'abito, ed ella non s'avvedeva di nulla. Ma più spesso aveva
maniche svolazzanti, ed allora sentivo un gomito fresco e liscio, e
non sapevo staccarmene, e mi prendevano vertigini pel dispetto di non
poterci arrivare che colla punta delle dita. Ed allora Fulvia
spaventata si voltava, poi alla sua volta portava dietro la mano
destra per accertarsi che non aveva una bestia sul gomito. Sono certo
che pensava ad una bestia, ed aveva paura.
Io lasciava che si tranquillasse, poi ripetevo il gioco, e la poverina
diveniva pensosa ed inquieta.
Una volta ebbe come un'idea, un sospetto del vero, perchè la vidi
cercare collo sguardo la mia mano sinistra. Ma questa era tornata già
a carezzarmi il mento, ed ella tornò daccapo ad impensierirsi.
E codesto perchè, malgrado tanta tempesta di giovanile amore che si
agitava in me, io la corteggiavo evidentemente meno de' miei amici; e
per una certa convinzione che avevo d'inspirare le stesse
inquietudini, gli stessi trasporti che provavo, non assumevo
nessun'aria sentimentale; ero sempre allegro, e questo mi faceva
sembrare indifferente.
Come dunque Fulvia avrebbe potuto credere che un giovane che non la
corteggiava, nè faceva l'innamorato, cadesse in simili ragazzate? Io
però ero spesso indispettito di quella sua mancanza di penetrazione, e
pensavo: «Com'è sciocca! non sa indovinarmi.» Ma altre volte il suo
imbarazzo e le sue tacite paure mi divertivano assai.