XI.

Sovente uscendo dal teatro dopo lo spettacolo giungevo in tempo ad

offrire il braccio a Fulvia prima de' miei amici.--Ed allora la tenevo

stretta stretta come cosa mia, e camminavo a fronte alta come un

conquistatore, e meravigliavo che i passeggeri non mi facessero tutti

di cappello, e leggevo l'ammirazione mista d'un po' d'invidia su tutti

i volti. È ben vero che a tarda sera poco si distinguono i volti, e

meno le passioni che esprimono: ma che non vede un occhio innamorato?

V'erano momenti in cui tenendola serrata così, e combinandosi i nostri

passi come un solo passo, e tacendo entrambi quasi per muto accordo,

mi pareva che pensassimo e sentissimo insieme, ed ella si fondesse in

me, ed io in lei, e facessimo un solo essere.--E me la immedesimavo

per modo, che finivo per dubitare della sua presenza reale, e credermi

solo sognando di lei. Allora provavo il bisogno di accertarmi della

sua esistenza. Nè volevo parlare per non rompere l'incanto: e mi

passavo la sinistra mano dietro il dorso, e colla punta delle dita

sfiorava il gomito del suo braccio che posava sul mio. Se aveva le

maniche serrate ai polsi, le mie dita non incontravano che la stoffa

dell'abito, ed ella non s'avvedeva di nulla. Ma più spesso aveva

maniche svolazzanti, ed allora sentivo un gomito fresco e liscio, e

non sapevo staccarmene, e mi prendevano vertigini pel dispetto di non

poterci arrivare che colla punta delle dita. Ed allora Fulvia

spaventata si voltava, poi alla sua volta portava dietro la mano

destra per accertarsi che non aveva una bestia sul gomito. Sono certo

che pensava ad una bestia, ed aveva paura.

Io lasciava che si tranquillasse, poi ripetevo il gioco, e la poverina

diveniva pensosa ed inquieta.

Una volta ebbe come un'idea, un sospetto del vero, perchè la vidi

cercare collo sguardo la mia mano sinistra. Ma questa era tornata già

a carezzarmi il mento, ed ella tornò daccapo ad impensierirsi.

E codesto perchè, malgrado tanta tempesta di giovanile amore che si

agitava in me, io la corteggiavo evidentemente meno de' miei amici; e

per una certa convinzione che avevo d'inspirare le stesse

inquietudini, gli stessi trasporti che provavo, non assumevo

nessun'aria sentimentale; ero sempre allegro, e questo mi faceva

sembrare indifferente.

Come dunque Fulvia avrebbe potuto credere che un giovane che non la

corteggiava, nè faceva l'innamorato, cadesse in simili ragazzate? Io

però ero spesso indispettito di quella sua mancanza di penetrazione, e

pensavo: «Com'è sciocca! non sa indovinarmi.» Ma altre volte il suo

imbarazzo e le sue tacite paure mi divertivano assai.

Tempesta e bonaccia: Romanzo senza eroi · 第 13 / 46 题