Un uomo costretto a sciupare man mano il suo patrimonio, prevede che
giunto in fondo rimarrà denudato e povero, e la vita gli sarà penosa.
E però va vendendo alla spicciolata i piccoli capitali, e le
cedolette, e le gioie di famiglia, e lascia per ultimo il fondo più
vasto che forma la base delle sue sostanze; e su quello mette ipoteche
sopra ipoteche, prima di decidersi a venderlo, perchè pensa che dopo
quello non avrà più nulla....
Così è di me, lettori. Sto liquidando l'aureo capitale delle memorie,
e mi appiglio ai piccoli fatti, ai particolari, alle sensazioni mute;
e tremo di por mano al grande avvenimento che forma la base del mio
romanzo, delle mie gioie, perchè sento che con quello avrò esaurito il
tesoro delle dolci ricordanze; mi resterà il dolore, la prosa.... poi
l'isolamento, la miseria del cuore.
Ma anch'io ho tanto preso a prestito sul quel mio capitale, che omai i
lettori potrebbero rapirmene il segreto mettendone insieme le
bricciole sparse. Tanto vale adunque ch'io prenda il mio coraggio a
due mani e dia dentro a grandi colpi di penna a distruggere quei
poveri e cari avanzi della mia fortuna passata.