VI. L'invisibile.

--Oh, io sono come le bambine, alla mia età!...--disse la baronessa

Lanari, ridendo.--Raccontatemi una fiaba, datemi a leggere una storia

meravigliosa e sto a sentirla tutta occhi e orecchi, e divoro le

pagine con deliziosa ansietà, anche quando la paura mi fa accapponare

la pelle. Le novelle, i romanzi, che ci rappresentano fatti di ogni

giorno, che ci ricantano le solite storie, alle quali spesse volte

abbiamo assistito da testimonii e un po' forse da interessati; che,

per lo meno, somigliano tanto a queste, da darci l'illusione che il

merito del novelliere e del romanziere consista unicamente nella bella

maniera con cui ha saputo raccontarceli; le solite novelle, i soliti

romanzi mi fanno l'effetto di un pettegolezzo trasportato dai salotti

nelle pagine di un libro. Invece, le storie meravigliose che hanno la

potenza di farci penetrare lentamente, inavvertitamente, nelle regioni

dell'impossibile, dell'assurdo, e farci sognare a occhi aperti e darci

l'illusione che l'impossibile, l'assurdo siano, o siano stati, per

eccezione, per misteriose circostanze, una realtà, non mi deliziano

soltanto perchè mi trascinano con dolce violenza in un modo diverso

dal nostro, ma anche perchè m'ispirano una grande ammirazione per

l'ingegno dell'autore. Dopo, appena la sorpresa è passata, io rifletto

che le cose lette sono una... una...

--Una sciocchezza, una stupidaggine--l'aiutò a dire il dottor

Maggioli.

--No, una mistificazione--riprese la baronessa--un capriccio di

fantasia artistica (quel che mi sembra sciocco o stupido non riesco a

leggerlo); che importa, però? Per una o due ore, per mezza giornata,

io ho avuto il beneficio di dimenticare le noie, le miserie, le

brutture che mi circondano e mi irritano e mi affliggono, e sono

gratissima all'autore da cui è stato prodotto quel miracolo. Mesi fa,

ho letto un romanzo inglese dove si narra la storia di un uomo

riuscito a rendersi invisibile...

--_The invisible Man_--la interruppe il dottore.--L'ho letto anch'io

che non soglio leggere romanzi, ed è stata una gran delusione. Mi

aspettavo di trovarvi ben altro. L'uomo invisibile non è un'assurdità,

è una realtà, ed io credevo che quell'autore avesse voluto raccontarci

la storia vera...

--Ecco, ora vuol mistificarci lei!--esclamò l'avvocato

Veraldi.--Scommetto che ha già pronta qualcuna delle sue storielle...

--Dica pure storielle, non me ne offendo--rispose il dottor

Maggioli.--Convengo che possano sembrare tali perchè non sono

ordinarie. Ma sappia che ogni volta che io racconto in questo salotto

qualcuna di quelle che lei chiama storielle, io racconto fatti da me

veduti, dei quali posso affermare, fin con giuramento, la veridicità.

Mai, come nel caso dell'_Invisibile Man_, è apparso evidente che la

fantasia più sbrigliata sia incapace di raggiungere la prodigiosa

potenza della Natura. Vi sono attorno a noi, dentro di noi tali forze

di cui pochi sospettano l'esistenza, e che si lasciano indietro, a

grandissima distanza, tutto quel che possono inventare di più strano,

di più incredibile un novelliere, un romanziere, un poeta in vena di

scapricciarsi con le finzioni più pazze. Chi sa che cosa s'immaginava

di aver prodotto lo scrittore dell'_Uomo invisibile_! Una cosa

sbalorditoia, originalissima... Ebbene, io posso assicurarvi,

baronessa, ch'egli è rimasto assai assai al disotto della realtà.

L'uomo invisibile io... come dire?... l'ho visto. Sembra una

contraddizione, e non è.

--Infatti, giacchè era invisibile...--disse la baronessa.--Ma dunque?

--Giudichi lei se ho ragione di parlare così. E perchè questi signori

capiscano di che cosa si tratta, accennerò che il romanziere inglese

ha inventato le avventure di un giovane scienziato il quale, per mezzo

di reagenti chimici, è riuscito a rendere invisibile il suo corpo, e a

dare il pauroso spettacolo di un cappello, di una giacchetta, d'un

paio di pantaloni, di un paio di scarpe che camminino da sè, come cosa

viva, senza che si scorga il corpo umano da cui sono portati. L'uomo

invisibile del quale voglio parlarvi era diverso, meno incoerente

senza dubbio, dell'eroe del romanziere inglese. Poteva rendersi

invisibile quando gli faceva comodo, e interamente, corpo e vestiti.

Poteva...

--Non ci metta paura facendoci credere che ciò sia possibile!--esclamò

la signorina Bonucci.--Mi vengono i brividi soltanto a pensare che un

uomo sia in caso di introdursi non visto in camera mia quando io più

credo di essere sola...

--Si rassicuri.--continuò il dottor Maggioli, sorridendo.--Non è

facile arrivare al punto di produrre in sè questo prodigio. Occorre un

organismo speciale e tale persistenza nello sforzo per raggiungere lo

scopo, da scoraggiare i più risoluti. E poi--sarebbe lungo

spiegarlo--certi singolari stati fisici, come questo di cui parliamo,

richiedono, a quel che pare, singolari e corrispondenti condizioni

morali da impedire che se ne abusi, servendosene per soddisfare

volgari e delittuosi capricci.

--Ah! Se fosse vero--lo interruppe l'avvocato.--io vorrei almeno

divertirmi!

--Zitto!--disse la baronessa..--Sarebbe un po' difficile che lei, con

tutto quell'adipe, divenga invisibile!

--Non era magro--riprese il dottor Maggioli, ridendo anche

lui.--l'uomo che una mattina venne da me per consultarmi. Si lagnava

di un male strano: aveva la sensazione di essere così leggero, che

camminando gli sembrava di venir trasportato via dal movimento

dell'aria più che dai piedi, quantunque il corpo obbedisse alla sua

volontà.

--Sono un po' estenuato--disse, esitando. Lo invitai a spiegarmi quali

potevano essere state le cagioni del male.

--So--rispose--che lei è una persona spregiudicata, e perciò ho

preferito di consultarla invece del mio medico ordinario. Ho voluto

fare un esperimento, sono riuscito, ma ne risento le cattive

conseguenze. Non ritenterò più; intanto cerco di riparare i danni

prodotti nel mio organismo dall'imprudenza commessa.

Per quanto io fossi già ridotto a non meravigliarmi di niente, mentre

egli mi esponeva il suo caso, stavo incerto se avessi da fare in quel

momento con un individuo malato di corpo o di spirito. L'uomo più

spregiudicato del mondo non può udire senza incredulità la recisa

affermazione di un fatto che contraddice a tutte le leggi della natura

da noi credute inviolabili. E colui mi rivelava tranquillamente di

essere arrivato a rendere invisibile il suo corpo e i suoi vestiti, e

di essersi potuto spingere, così, a grandi distanze dal luogo in cui

si trovava. Egli attribuiva a queste esperienze l'estenuazione che gli

produceva l'effetto di sentirsi trasportato via, più che di camminare

coi propri piedi.

--Come ha fatto?--gli domandai, quasi egli m'avesse detto cosa da non

recarmi nessuna meraviglia.

--Non vorrei abusare della sua cortesia--rispose--intrattenendolo per

parecchie ore con la spiegazione di teoriche un po' astruse. E poi, il

preciso _come_ non saprei spiegarglielo neppure io stesso. Tenterò.

Era un adepto teosofo, un discepolo di quella scuola religiosa

filosofica e scientifica che esiste nell'India e che la signora

Blavatsky e i suoi collaboratori cominciano a diffondere in Europa.

Ascoltai, senza batter ciglio, senza mostrare stupore o incredulità;

anzi arrivai fino a mostrarmi persuaso della possibilità del fatto.

Soggiunsi però:

--Una cosa è la possibilità di un fatto, altra la realizzazione di

esso. Io, per esempio, non dirò mai che i palloni, teoricamente, non

siano dirigibili; ma, per ora, la scienza non è riuscita a ridurre in

pratica la teorica, quantunque molti si siano illusi di aver sciolto

l'arduo problema.

--Crede dunque che io sia un illuso? Che il fatto della mia

invisibilità sia soltanto un'allucinazione prodotta dallo sforzo

nervoso, e dalla perturbazione che n'è seguita nell'organismo?

--Potrebbe darsi--risposi.

--In questo caso, le darò una prova. Ritornerò da lei fra qualche

giorno.

--Perchè non darmela ora stesso?

--Perchè occorre una preparazione. La prova sarà tale, che lei non

potrà più dubitare. Intanto pensi al rimedio ora che sa di che cosa si

tratta.

--Una buona serie di doccie fredde!--dissi da me.

E credevo di non più rivederlo, sapendo per esperienza che i malati

del genere a cui stimavo che colui appartenesse non sogliono ritornare

dai medici, se sospettano di non essere stati presi sul serio.

Ecco ora quel che mi accadde due giorni dopo, e quando non pensavo

affatto al mio strano visitatore.

Ero rientrato in casa portando cinque o sei bellissime rose thea.

Allora amavo di avere qualche fiore sul mio tavolino di studio, in un

vasetto giapponese regalatomi da un amico, oggettino bello e raro che

mi era carissimo. Le avevo poste io stesso in quel vasetto, mutando

l'acqua dei fiori mezzo appassiti che vi si trovavano da due giorni.

Riferisco questi particolari per far meglio comprendere il mio stupore

quando, terminato di leggere alcune lettere arrivate nella mia

assenza, non vidi più le rose dove con molta cura le avevo disposte

poco prima. Accusandomi di sbadataggine, le cercai con gli occhi per

la stanza, su altri mobili; le rose erano sparite! Passato il rapido

sbalordimento, io non potei più dubitare di averle poste nel vasetto e

cercavo di spiegarmi quel fatto, sospettandolo una burla di un mio

nipotino entrato zitto zitto nello studio mentre ero distratto dalla

lettura. Guardai l'uscio, e vistolo chiuso e non socchiuso, rivolsi di

nuovo gli occhi al tavolino... Era sparito anche il vasetto!

Un brivido di freddo mi corse per le ossa. Davanti a certi fenomeni

non c'è tempra d'uomo che resista. E il pensiero volò subito

all'incognito che mi aveva promesso una prova della sua invisibilità.

Egli doveva essere nello studio, in qualche angolo, e chi sa come

rideva della mia paura e del mio imbarazzo!

Giacchè, lo confesso, io avevo paura non sapevo come comportarmi.

A un tratto, ecco un foglio di carta da lettere che esce dalla

_papeterie_, si stende sul tavolino proprio nel posto dove io solevo

scrivere, ed ecco una penna impugnata da mano invisibile che si muove

e traccia dei caratteri celeremente. Mi slancio per afferrare il

braccio e fermare la mano, ma la penna cade sul tavolino, e io non

sorprendo niente di solido come avevo immaginato. Leggo quel che la

penna ha scritto:--_Crede ora? Verrò domani_--e mi sento preso da

vertigine, vedendo riapparire il vasetto con le rose, ma in un altro

punto del tavolino.

Eppure--tanta è la nostra avversione a prestar fede a quel che

crediamo impossibile!--io sarei rimasto nel dubbio di essere stato

vittima di un'allucinazione cagionata da quella che il Braid ha

chiamato _attenzione aspettante_, se il giorno appresso il mio cliente

non si fosse presentato, sorridendo dalla soddisfazione e ripetendomi

le parole scritte:

--Crede ora?

--Credo a quel che ho visto--risposi.--Ma questo non prova che voi

possiate rendervi invisibile. Prova soltanto che avete un potere

misterioso con cui agite a distanza, mettendo in opra forze da me

ignote e delle quali si parla in parecchi libri che si occupano di

simili fenomeni.

--Ha ragione--egli disse.

E rimase pensieroso.

--Senta--riprese dopo lunga pausa.--Io ero risoluto a non abbandonarmi

più a queste pericolose prove di cui già risento i tristi effetti. Ma

esse hanno le affascinanti attrattive dell'hascich e della morfina e

sono malefiche altrettanto. Gustate una volta, non è possibile

rinunziarvi, neppure avendo la certezza di trovarvi, presto o tardi,

la pazzia, o la morte. Ha ragione: le prove datele non sono

convincenti. Per ringraziarla, a modo mio, della cortesia con cui mi

ha accolto e dell'interesse dimostratomi, le darò ora la prova

assoluta. Apriamo le finestre.

E accorse egli stesso ad aprirne una; io apersi l'altra.

--Si segga là--riprese indicandomi una seggiola--e non dica una

parola, non faccia il minimo movimento. Stia soltanto a guardare.

Incrociò le braccia, si piantò ritto su la persona nel centro della

stanza, con gli occhi chiusi e la testa rovesciata un po' indietro,

immobile per alcuni minuti. Io trattenevo il fiato, ansiosissimo.

Vidi uscirgli disotto le braccia un lieve vapore bianco, che discese

lentamente lungo le gambe e le avvolse quasi serpeggiando fino alla

punta dei piedi; lo vidi risalire con ondate più dense, aggirarsi

attorno al petto, elevarsi fin sopra i capelli e nascondere ai miei

sguardi tutta la persona di lui. Poi questa colonna di fumo, che

spandeva attorno un odore acre, sgradevole, cominciò a piegarsi da una

parte quasi mossa dall'aria che penetrava da una delle finestre e a

disperdersi uscendo, come spinta dal vento, con larghi avvolgimenti,

dall'altra... Ed io sbarravo gli occhi, stupito di vedere che il fumo

biancastro andasse via attenuandosi. Sembrava che il pavimento

fumigasse; poi le ultime ondate si staccarono dal suolo tremolanti, si

alzarono fino all'altezza delle finestre e svanirono.. Il mio cliente

era sparito!

Rimase ancora là? Uscì, invisibile, dall'uscio o col fumo?

Non saprei dirlo... Era sparito; e non l'ho più riveduto!

Il Benefattore · 第 36 / 40 题