V. Due scoperte.

Che cosa era accaduto durante la giornata al dottor Maggioli? Qualcosa

di lieto certamente, perchè in quella sera lo vedemmo entrare in

salotto così arzillo e così allegro da irradiare il suo buon umore su

tutte le persone colà raccolte.

--Sentiamo il suo parere--gli disse la baronessa Lanari.--Ma già lei

lo ha espresso anticipatamente con la pratica; non ha preso moglie. Il

cavalier Borrelli sostiene che artisti e scienziati dovrebbero restare

celibi; non si può servire a due padroni, egli afferma.

--Sarei giudice e parte nella quistione--rispose il dottor

Maggioli.--Per ciò riferirò soltanto come credeva di averla risoluta

un luminare della scienza tedesca.

Nessuno, meglio del chiarissimo professore Jonath von Schwächen della

piccola ma celebre università di Entmannt nello Schwazabourg, nessuno

ha sperimentato meglio di lui la verità di quel proverbio. E nel suo

caso c'era l'aggravante, come direbbe un avvocato, che, invece di due

padroni, egli doveva servire due padrone: la moglie e la scienza.

--Avrebbe potuto scegliere!--direte. Eh, no! oramai la scelta non era

più possibile. Fatta la sciocchezza di prender moglie--e vi assicuro

che non era stata una sciocchezza, perchè la signora Von Schwächen

rappresentava quel che c'è di più grazioso, di più roseo, di più

biondo e nello stesso tempo di più solido nel tipo viennese--fatta,

come suol dirsi, la sciocchezza di prender moglie, il povero

professore non aveva altri mezzi di mantenere la sua cara metà

all'infuori di quelli che poteva apprestargli la scienza; scienza a

cui aveva consacrata tutta la sua giovinezza, vivendo di patate e di

birra per parecchi anni, e di castagne in alcuni mesi dell'anno,

intestato di riuscire una celebrità nel ramo della neurologia, scelto

non so perchè, ma certamente non a casaccio.

A trent'anni infatti, egli era già additato come una delle glorie più

luminose di questa nuova branca della antica fisiologia; le sue

scoperte si contavano a dozzine; e due o tre di esse avevano sconvolto

da cima a fondo scienza e scienziati, aprendo larghi spiragli di

verità neppur sospettati fin allora.

Come il giovine professore, conquistato meritamente un alto posto

nella piccola, sì, ma celeberrima università di Entmannt, avesse

conosciuta, conquistata e sposata la bella e spiritosa signorina Elsa

Meizen, non importa raccontare, quantunque sia assai interessante. Mi

menerebbe troppo lontano e poi insinuerebbe qualcosa di leggero e di

voluttuoso in questa narrazione che tenta di spaziare nella più seria

e più elevata atmosfera scientifica. Basti sapere che i tormenti

intellettuali del professore nella terribile lotta coi più complicati

misteri della vita animale, erano eguagliati dai tormenti del marito

che voleva--e chi può biasimarlo?--rimanere unico e assoluto

possessore del tesoro di grazia di Dio che la sua buona sorte gli

aveva concesso.

Non già che la signora Von Schwächen gli avesse dato il minimo

pretesto di farlo sospettare della di lei purissima virtù; no, mai! Ma

la bella e dolce signora non poteva impedire che gli sfaccendati di

Entmannt, e specialmente i giovani studenti, non la perseguitassero

con la loro troppo visibile e troppo significativa ammirazione, tutte

le volte che ella accompagnava il marito nei giardini pubblici e nelle

birrerie della città e dei dintorni; e il professore non era così

assorto dagli esperimenti e dalle scoperte scientifiche da non

accorgersi delle insidie che venivano tese alla sua felicità maritale.

Fino a un certo tempo egli si era difeso da ogni possibile malanno con

l'interdire alla moglie e interdirsi qualunque relazione di società e

d'intima amicizia, calcolando anche un po' su la lentezza degli

istinti amorosi dei suoi compaesani, che sogliono divagarsi troppo a

lungo per via, dietro il poetico e il sentimentale, prima di arrivare

al positivo.

Figuratevi dunque la meraviglia e lo stupore di tutta la piccola, sì,

ma pure pettegola cittaduzza di Entmannt, quando si seppe che _l'orso

di Düsseldorf_ come era chiamato il professore perchè nativo di colà,

si era ammansato tutt'a un tratto, e frequentava le riunioni e

riceveva in casa sua e dava fin pranzi per far ammirare, diceva,

l'abilità culinaria della sua giovine signora.

Dirò subito di che si trattava.

Il gran neurologo--per caso, come accade sempre, ed egli non voleva

accrescere, nascondendolo, il merito della sua scoperta--il gran

neurologo, tormentando cavie e conigli e altri simili animali

condannati dal destino alla vivisezione, si era accorto che certe sue

operazioni intorno a non so qual paio di nervi, precisamente a

sinistra della spina dorsale, producevano nei suoi soggetti di studio

una rapida quanto durevole estinzione della facoltà amatoria, senza

nessun pregiudizio delle altre funzioni vitali, anzi con evidente

benefizio della salute. L'operazione poteva venir fatta con tale

semplicità di mezzi, con tale sicurezza di riuscita, che non è da

meravigliarsi se nel cervello del professore, continuamente agitato

dal timore di perdere per lo meno l'esclusività del possesso del suo

tesoro coniugale, nascesse subitanea la diabolica idea di servirsi di

quella scoperta unicamente per sua personale difesa, finchè durava il

pericolo, prima di abbandonarla all'universale patrimonio della

scienza.

Ed ecco come cominciò a procedere e continuò per due anni a Entmannt

il terribile difensore del suo diritto di marito. Adocchiato il più

assiduo e il più intraprendente dei corteggiatori di sua moglie, lo

invitava a pranzo e lo ubbriacava. Appena l'infelice, designato a

esser vittima del fatale bisturi, cascava col capo su la tavola, il

professore, aiutato dal servo, lo trasportava nella stanza dov'era già

preparato un letto per riceverlo. Con la scusa di vegliar l'amico,

egli si chiudeva per pochi minuti con l'addormentato suo ospite, lo

rovesciava bocconi, metteva a nudo quel punto che la sua scoperta gli

aveva additato, faceva la invisibile puntura... e tutto era finito! La

mattina dopo, colui si svegliava, oh _quantum mutatus ab illo!_... E

così lo sterilizzato personaggio--come egli con moderno vocabolo

scientifico lo chiamava--poteva rimanere assiduo frequentatore della

casa e dei pranzi, senza che la virtù della bella e seducente signora

Von Schwächen corresse pericolo.

Il delitto scientifico--bisogna qualificarlo tale--rimaneva, non che

impunito, ignorato, perchè le povere vittime non erano in caso neppur

di supporre d'onde poteva essere derivata la loro disgrazia; e avevano

il più grande interesse di non divulgarla.

Se non che c'è nel mondo, a quel che sembra, una giustizia assai più

oculata e più tremenda della pretesa giustizia umana! E, tardiva ma

inesorabile, essa raggiunse il colpevole al suo ottavo o nono delitto.

Ermanno Flart era uno dei più bravi discepoli del professore, e suo

aiuto in molte delicatissime esperienze. La giovinezza, la natura

estremamente vigorosa, anzi eccessiva, lo spingevano a lusingarsi di

poter essere anche aiuto del professore in certe intime funzioni, che

questi, da buon marito, pretendeva di eseguire da solo.

Quando si accorse delle mostruose intenzioni del prediletto

discepolo--mostruose, perchè rivelavano la nera ingratitudine di

cui egli era capace--il professore non potè frenarsi dal prorompere

in eloquentissimi sfoghi contro la precoce perversità dei giovani

moderni; ma il suo sdegno si centuplicò allorchè potè accertarsi

che la sua fin'allora impeccabile metà incoraggiava, forse

inconsapevolmente, gli slanci amorosi dello studente con occhiate e

sorrisi in modo insolito prodigatigli ogni volta che quegli veniva

a trovare il professore in casa o lo accompagnava nelle passeggiate

e nelle diverse stazioni alle birrerie assieme con la sua bionda

metà.

Occorreva provvedere e sùbito; e per ciò Ermanno Hart ricevette, da lì

a due giorni, un invito a pranzo, pel quale non seppe nascondere la

grandissima gioia e la immensa soddisfazione.

Lo studente, a tavola, non ebbe bisogno di incitamenti a bere e a

ribere. Era già di sua natura bevitore poderosissimo; e il fuoco dei

begli occhi della signora Von Schwächen gli produsse quel giorno tale

irritante senso di aridità alla gola, che egli vuotò più bottiglie di

vino e più scioppi di birra in due ore che non avesse mai fatto in un

mese.

Cadde quant'era lungo, come morto, per terra, nel punto che voleva

alzarsi dalla seggiola per propinare alla salute della bionda signora

del suo professore. Il quale, mal dissimulando la infernale

contentezza, lo raccolse, aiutato dal fido servitore, e lo trasportò

nella solita stanza, dove poco dopo si chiuse, solo con lo studente,

per procedere alla premeditata operazione sterilizzatrice.

Fosse però il turbamento che il delitto desta sempre, anche nei cuori

più induriti, o avesse il professore ecceduto nel bere per dare il

buon esempio alla sua futura vittima, fatto sta che l'occhio e la mano

non solamente non furono fermi e sicuri come le altre volte, ma il

caso se ne mescolò forse per far fare al chiarissimo neurologo una

scoperta in opposizione a quella malefica e sterilizzante.

Sia che egli abbia operato la puntura nel lato destro invece che nel

sinistro, o in un altro impercettibile punto non ancora scrutato dalla

scienza, il resultato fu terribile.

E prima ad accorgesene fu la dolce signora Von Schwächen, che il

marito, chiamato per non so quale seduta coi suoi colleghi di

Università, avea dovuto lasciar sola a guardia dell'addormentato.

Ella era entrata nella camera, assai commossa dal caso; e si era

permesso un castissimo gesto di carezza, alla fronte del giovane,

quando lo vide saltar giù dal letto... Ah Signore Iddio!

E non ebbe tempo di indignarsi, di gridare al soccorso.--Non

aggiungerò altro,--s'interruppe il dottor Maggioli, a un vivissimo

gesto della baronessa,--quantunque, se veramente avesse voluto, nelle

tre ore che passarono--egli soggiunse subito, sornione--prima che il

professore fosse tornato a casa, la onesta signora avrebbe potuto

indignarsi, gridare al soccorso e fare ben altro!

Il professore trovò il giovane già desto, un po' abbattuto, e gli

sorrise col più ipocrita dei sorrisi che mai labbro umano avesse

abbozzato. E sicuro del fatto suo, trionfante, sprezzante, da quel

giorno permise che il giovane Hart rinnovellasse più frequentemente le

visite alla signora, e consentì anche che l'accompagnasse qualche

volta, e solo, al passeggio.

La signora Von Schwächen scoprì un giorno, fra gli appunti dei

cartolari scientifici del marito, la spiegazione della sua sicurezza e

della sua tranquillità, e fu indignata dell'infamia commessa contro

quei poveri otto o nove timidi adoratori di lei. Palesò la scoperta al

suo Hart; il quale, sospettando quel che doveva essere accaduto con

lui, si diè segretamente a fare esperienze che lo condussero a

verificare, in modo assolutamente scientifico, quel che il caso aveva

fatto operare al ferocissimo sterilizzatore.

I due amanti, per ciò, stimandosi troppo protetti dalla sicurezza del

professore, non presero più, da allora in poi, tante precauzioni nelle

loro gioie, e un bel giorno si fecero sorprendere.

Ma allora si vide quel che può la passione scientifica in un alto

intelletto. Invece di buttarsi addosso al vituperatore del suo talamo

e strozzarlo, il professore Von Schwächen volle persuadersi come mai

la sua operazione fosse fallita. Si mise a discutere con lo scolaro,

quasi niente di male fosse accaduto, quasi si trovassero rinchiusi nel

laboratorio. Il professore espose la sua scoperta e le sue otto o nove

esperienze in _anima vili_; Hart riferì i resultati opposti, ottenuti

per via delle ricerche da lui iniziate, e addusse in prova sè stesso.

E di accordo, come contratto di pace, professore e scolaro stabilirono

di non propalare le loro rispettive scoperte.

--La mia è malefica!--conchiuse il professore.

--La mia è peggio; è superflua!--conchiuse il discepolo.

Il Benefattore · 第 35 / 40 题