--Era il dopopranzo della domenica. Noi due ci si era arrampicati lì

in alto e intanto una mezza dozzina di fanciulle stavano a' piedi

dell'albero, e gridavano--Coraggio dunque! Fate le cose a modo.--E noi

spiccavamo le ciliegie fin dove ci si poteva arrivare con le mani, e

poi scrollavamo i rami con quanto fiato ci restava in corpo. Era una

pioggia di frutti, che le bimbe raccoglievano o nelle falde del vestito

o nel grembialino spiegato... Di quelle bimbe tre erano le sorelle

di Fausto, tre erano loro amiche... La maggiore poteva contare dieci

anni... Era una fanciulla alta, bionda, con due lunghe treccie che le

cadevano giù per le spalle... con due grandi occhi azzurri, pieni di

dolcezza e d'ingenuità...

--Oh adesso che ci penso--esclamai--L'ho presente anch'io... Lascia

ch'io compia la tua descrizione... Le sue treccie bionde erano annodate

da due fettuccie di seta blù...

--È vero...

--Vestiva un abitino di percallo bianco con fioretti rossi...

--Sì, sì.

--La chiamavano... Oh! qui la memoria mi tradisce...

--La chiamavano Virginia.

--Sicuro, Virginia. Ebbene?

--Ebbene, parecchi anni dopo quella fanciulla divenne mia moglie.

Mi guardai intorno. La camera da letto di Federico non era una camera

nuziale. Indovinai un lutto domestico:

--È morta... forse?--chiesi con esitazione.

Il Vivaldi chinò il capo con un cenno affermativo, e si portò la mano

sugli occhi.

--E da poco tempo?--continuai.

--Oh... no--egli rispose--dal marzo del 1866.

--Povero amico!--diss'io commiserandolo sinceramente e rispettando un

dolore che si manteneva così vivo dopo più di nove anni.

--Ma che c'entra in tutto ciò l'orologio, tu mi chiederai?--egli

ripigliò dopo una brevissima pausa.

Federico aveva côlto il mio pensiero. Io stavo infatti tormentandomi

il cervello per iscoprire la relazione fra la morte della Virginia e

l'incidente che aveva commosso in modo sì strano l'amico mio.

--Quando la Virginia infermò--egli disse--erano sei mesi ch'io

l'avevo sposata... sei mesi di una felicità senza nube... Da che male

ella fosse presa, non lo so; non lo seppero i medici, non lo seppe

nessuno... Ella non soffriva... moriva a oncia a oncia. Ma non lo

credevamo nè lei, nè io, e facevamo piani per l'avvenire... Appena

ella fosse guarita, avremmo piantato nuove aiuole di fiori nel nostro

giardinetto, avremmo rimesso a nuovo, secondo le nostre modeste

fortune, una parte della casa.--Per esempio--ella osservò un giorno

ridendo e additando quello che tu chiamavi giustamente un oggetto da

museo--per esempio sarebbe assai bene poter cambiare quell'orologio

antidiluviano.--Io le promisi che avremmo fatto apposta una gita

insieme a Venezia per comperare una cosa di suo gusto. Ne fu tanto

contenta, la poveretta.

Eravamo noi due soli. I suoi genitori eran morti, ero orfano anch'io.

Del resto, io non volevo cedere a nessuno il privilegio di vegliare mia

moglie. Quante notti sedetti, senza chiuder occhio, al suo letto! Ella

si assopiva, poi si destava, mi diceva una parola affettuosa e tornava

a cedere al sonno. Per ore ed ore non si sentiva nella camera che il

suo respiro e il _tic-tac_ dell'orologio. Quanto a me, se non fosse

assurdo, direi che non respiravo neppure, tanto la mia vita era confusa

con quella dell'amata creatura che mi languiva davanti.

Una notte che la vedevo più inquieta del solito, le domandai:--Ti reca

disturbo il battito dell'orologio?

--Oh no--rispos'ella--tutt'altro.

Era un orologio che si caricava ogni otto giorni. Finchè la Virginia

era sana, ci pensava lei; durante la sua malattia ero succeduto io

nell'ufficio. Ma i patimenti del corpo e le angustie dell'animo mi

avevano tolto il giusto concetto del tempo e avevano scompigliato

la mia memoria; una settimana caricai l'orologio per due giorni di

fila, un'altra me ne scordai affatto. Il 29 marzo del 66 era il

giovedì santo. Mi dimenticherò di tutto, non mi dimenticherò mai di

quel giorno. Nella mattina la Virginia aveva discorso della Pasqua

precedente quando noi ci preparavamo alle nozze, così lieti da non

dover invidiare i più gran re della terra.--Saremo felici anche l'anno

venturo, non è vero?--ella soggiunse, e per la prima volta mi parve

di avvertire nella sua voce un leggero accento dubitativo che mi mise

i brividi. Il medico, dopo la sua visita, scrollò il capo, ma non

accennò a nessun pericolo imminente. Sulle quattro del pomeriggio la

Virginia mi pregò che le sciogliessi i capelli; i legacci le davano

molestia. Obbedii, e le sue belle treccie bionde le scesero giù per le

spalle.--E pensare che bisognerà tagliarle _se_ guarirò.--Ella vide

l'espressione desolata del mio volto e corresse la frase--_quando_

guarirò.--Indi mi disse:--Apri un momento la finestra. È ormai

la primavera.--Io mi movevo come un automa senza profferire una

parola.--Oh come è bello!--ella sclamò contemplando dal suo letto

parte di quell'orizzonte che tu ammiravi poco fa.--Basta, adesso...

Puoi chiudere.--Ella abbassò le palpebre e cadde in un sopore. Le

sedetti vicino prendendole una mano che penzolava fuor delle coltri. Il

suo alito era lieve lieve; nel suo volto c'era una pace di paradiso.

Avrei voluto chiamar qualcheduno, ma mi sentivo come inchiodato sopra

la sedia. Andava facendosi buio; la luce che penetrava nella camera

attraverso le stecche delle persiane diveniva sempre più debole.

L'orologio misurava gli eterni minuti col suo uniforme _tic-tac,

tic-tac_.

Ad un tratto il _tic-tac_ cessò.

--L'orologio s'è fermato--disse la Virginia con voce quasi

impercettibile.

Nello stesso tempo ella mise un sospiro, e la sua mano, prima si agitò

con un tremito, poi si irrigidì nella mia...

Accorse gente, si accesero i lumi. Virginia era morta. L'orologio,

fermo, segnava le 6.15... Tu piangi, amico mio?... Oh lo so che tu

avevi sempre buon cuore.

Federico mi baciò più volte singhiozzando. Quand'egli si fu alquanto

calmato--Non so come le sopravvissi--egli soggiunse.--Per buona fortuna

non tardò a scoppiare la guerra. Corsi subito ad arruolarmi con

Garibaldi, invocando una palla che mi togliesse di pena. Sa Iddio se

l'ho cercata, ma non trovai che una palla spuria... la quale mi ferì ad

un braccio... Quando potei lasciare l'ambulanza era già sottoscritto

l'armistizio... Tornai a casa ove secondo i miei ordini nessuno aveva

toccato l'orologio..... Mi rassegnai a vivere ma non c'è più gioia per

me... orsù, vuoi uscire?

Mi offrì un sigaro e mi prese per il braccio.

Allorchè fui sulla soglia non potei a meno di voltarmi indietro.

L'orologio, fermo, segnava le 6.15.

LA LETTERA DI MARGHERITA

È una sera di dicembre. Il signor Massimiliano Nebioli, uomo sui

sessanta, che porta parrucca ed occhiali, è seduto, con tanto di muso,

dinnanzi alla tavola del salotto da pranzo, e legge la _Gazzetta di

Venezia_, lagnandosi di tratto in tratto perchè il lume a petrolio non

fa abbastanza chiaro, o fuma, o scoppietta. La signora Gertrude sua

moglie è sprofondata in una poltrona vicina alla stufa e sonnecchia, o

fa le viste di sonnecchiare.

Di fuori è un tempo d'inferno. Piove, nevica e soffia un vento di

tramontana da intirizzire. È una di quelle notti nelle quali i

felici del mondo, ravvolgendosi fra le coltri, mettono filantropiche

esclamazioni:--Poveretti quelli che non hanno fuoco da scaldarsi,

nè panni da coprirsi, nè un buon bicchiere di vino da rifocillarsi

il sangue! Poveretti i poveretti, insomma!--Poi uno sbadiglio, una

stiratina di braccia e tutto è finito.

Qualche volta il vento è così forte che ne tremano anche le doppie

impannate del salotto e le tendine di lana si agitano con una leggera

ondulazione. La fiamma del lume approfitta di questi momenti critici

per dare un piccolo guizzo e il signor Massimiliano brontola più forte

e protesta contro la servitù che non sa chiuder bene le finestre.

--Bisogna metter dell'altra legna nella stufa--egli dice a un certo

punto rivolgendosi a sua moglie. Ella, che obbedisce a suo marito come

un cagnolino, si alza dalla poltrona, tira il campanello, poi torna

al suo posto. Un osservatore attento noterebbe due cose: primo, che

la signora Gertrude ha gli occhi rossi; secondo, che nel tragitto

dalla poltrona al sofà ov'è il cordone del campanello, ella cammina in

modo che il suo consorte non possa vederla in viso. Guai a lei s'egli

s'accorgesse ch'ella ha pianto!

All'appello della padrona è accorsa la Marina, la vecchia cameriera

di casa, col naso rosso dal freddo, con le mani conserte sotto il

grembiale e con la testa sprofondata fra le spalle, come lumaca che

ha ritirate le corna. La Marina non ha neppur ella un viso allegro,

effetto forse della stagione.

--Fate dell'altro fuoco--ordina la signora Gertrude.

--E chiudete meglio le imposte--soggiunge il signor Massimiliano.

--Ma se son chiuse benissimo--dice la cameriera.

--Niente affatto; venite qui e sentirete che arietta.

--Sfido io, col vento che c'è fuori. Vorrei che passasse un po' in

sala... Che Siberia!

--È una Siberia anche qui... Non sapete nè accendere la stufa nè

chiudere le finestre.

La Marina, che ha la lingua lunga, sta per replicare, ma è trattenuta

da uno sguardo supplichevole della padrona. Così ella ringhiotte le sue

osservazioni, e inginocchiata davanti la portella della stufa caccia

della nuova legna tra le bragie, e con le molle, col soffietto e un

poco anche col fiato, raccende il fuoco, che divampa allegro e rumoroso

e illumina la parete.

--Avete aperto il registro, per Dio?--grida in tuono burbero il signor

Massimiliano.

--Eh mi pare che se non lo avessi aperto, a quest'ora ci sarebbe già la

stanza piena di fumo.

--So che non fate mai nulla a modo--continua il signor Nebioli per

giustificare la sua diffidenza.

Questa volta la Marina non può reprimere un lunghissimo _auff_, che

però, a uno sguardo della signora Gertrude, ella fa terminare in uno

starnuto.

Appena ella è uscita il signor Massimiliano brontola:--Petulante!

Poi torna a immergersi nella lettura della _Gazzetta_, commentando da

sè le notizie:--Arnim fu condannato a tre mesi di carcere. Ci ho gusto.

Non c'è modo di governare se non c'è rispetto per l'autorità. Ormai

ciascuno vuol fare il suo talento. I popoli non vogliono obbedire ai

governi come i figliuoli non vogliono obbedire ai genitori. Bel mondo!

La signora Gertrude trasse un sospiro dal petto.

--Che cosa c'è?--ripigliò il signor Massimiliano.--Hai perduto la

parola? Adesso in casa non si discorre che per sospiri.

--C'è proprio da stare allegri--insinuò timidamente la signora Gertrude.

--Cominciamo coi soliti piagnistei--disse l'ameno signor Nebioli,

sbattendo con forza la _Gazzetta_ sulla tavola.

--Vedi se non è meglio ch'io mi taccia?

--Meglio niente affattissimo... Si discorre tranquillamente,

quietamente come fanno gli altri... come faccio io... Ed eccoci da capo

a piagnucolare... Vorrei sapere che cosa ci sia di speciale stassera...

--Nulla, nulla...

--Nulla un cavolo... sentiamo, via.

--C'è, c'è... che penso alle belle feste che ci si preparano.

--Oh corpo di un cannone! E ne ho colpa io se passeremo le feste male?

--Chi dice questo?

--Sono io che ho detto alla nostra figliuola di scapparci di casa? Sono

io che l'ho gettata in braccio ad uno spiantato, ad un brigante, ad un

ladro?...

--Massimiliano, per carità, quanto all'essere uno spiantato non c'è

dubbio, ma un ladro poi, un brigante...--osservò la signora Gertrude

con un coraggio di cui ella stessa non si sarebbe creduta capace.

Infatti suo marito andò su tutte le furie:--Già lo so che tu lo

difendi, già lo so che tu trovi degnissima di lode la condotta di quei

due signori...

--Ma no, Massimiliano, no...

--Ah non è un ladro, non è un brigante... Sì che è un ladro, è un

ladro di fanciulle; sì che è un brigante, perchè assassina una

famiglia... E poi ci sono questi conforti! Quando si mette in campo

un tale argomento, quando si ragiona, _madama_ prende le parti

dell'avventuriere e della figlia insubordinata... Avrei voluto vedere

io se lei avrebbe consentito a farsi sposare in quella maniera, avrei

voluto vedere se il suo signor padre mi avrebbe passato buono un tiro

simile a quello di _colui_! Mi si è pesato e ripesato su non so quante

bilancie, e ci mancò poco che non mi si rimandasse pei fatti miei

perchè non avevo blasone. La signora era _contessa_, e ci teneva...

--Oh Massimiliano, come puoi dir questo?

--Ci teneva tanto che il suo più bel sogno era quello di far contessa

sua figlia, di darla ad un nobile... Va là, cara, che l'hai trovato il

genero nobile.

--Senti, Massimiliano, hai ragione, sono stati crudeli, sono stati

infumi, se vuoi, ma quel lasciarli patire... ricchi come siamo.

Il signor Nebioli tornò a scoppiare come una bomba:

--Nemmeno un centesimo non voglio dar loro finchè vivo, no, nemmeno un

centesimo... Quando sarò morto s'ingrasseranno a loro agio... Già lo so

che molti desiderano la mia morte... Ma io voglio farli aspettare un

pezzo, perchè al mondo mi ci trovo benissimo... Se non fossero questi

piagnistei che ho in casa.

E alzatosi dalla seggiola si mise a passeggiare su e giù per la stanza.

La signora Gertrude si alzò ella pure. Ella era combattuta fra la

soggezione straordinaria che le aveva sempre inspirato suo marito, e

il convincimento che la severità di lui era eccessiva e ch'ella non

faceva opera di buona madre obbedendogli in tutto. Le si spezzava il

cuore a pensar che sua figlia, a tanti chilometri di lontananza, non

aveva forse modo di render meno squallido il suo desco per le feste

del Natale. Ella avrebbe potuto mandarle qualche cosa di soppiatto, ma

non sapeva nasconder nulla a Massimiliano, e Massimiliano non voleva

neppure ch'ella scrivesse alla ingrata, alla perfida Margherita. E sì

ch'egli l'aveva amata tanto questa figliuola, l'aveva fatta regina

del suo cuore e della sua casa; burbero con tutti, era stato con lei

dolce, compiacente, le aveva prodigato mille doni e mille carezze! E

l'amava ancora, ed era soltanto la sua indole puntigliosa e caparbia

che gl'impediva di perdonarle. Ma aveva i suoi momenti di debolezza

ed erano appunto quelli in cui egli prorompeva con maggiore violenza.

Sentendo che il fuoco andava languendo, lo attizzava egli stesso, si

scagliava senza misura contro i colpevoli e quando li aveva colmati

di vituperii tornava a persuadersi che il loro delitto era stato

ben grave. Una donna più avveduta della signora Gertrude, anzichè

atterrirsi di queste sfuriate, avrebbe dato loro il vero significato,

le avrebbe accolte come sintomi di resipiscenza, e sarebbe tornata

vigorosamente alla carica. Ma ella si ritirava subito impaurita e si

limitava a piangere in silenzio e di nascosto. Il suo unico conforto

era quello di non opporsi a suo marito, di seguire in tutto i suoi

desiderii. I deboli non si accorgono mai che anche i despoti hanno

qualche volta il desiderio di esser contraddetti, e che se non lo

manifestano gli è perchè temono di perdere la riputazione di fermezza a

cui devono la loro forza.

A ogni modo quella sera la signora Gertrude era un po' meno timida del

consueto. Ed ella si spinse fino a dire con un fil di voce:--Non si

potrebbe almeno per queste feste?...

--No, no, tre volte no--proruppe il signor Massimiliano dando un gran

pugno sopra il pianoforte. Era un pianoforte a coda, di molto prezzo,

ch'era stato comperato parecchi anni addietro per la Margherita. Ma

dacchè la Margherita se n'era andata, nessuno l'aveva più aperto,

nessuno aveva sentito più la sua voce armoniosa. Ora soltanto, al colpo

che ne scuoteva tutta la compagine, le sue corde mandarono un gemito

lungo lungo, che parve come un richiamo ai tempi fuggiti ed evocò nella

malinconica stanza l'immagine della gentile fanciulla.

Le ultime vibrazioni di quel suono si perdevano nell'aria quando si udì

una grande scampanellata.

--Chi viene questa sera?--sclamò il signor Massimiliano, fermandosi in

mezzo al salotto con l'atteggiamento d'un cane di guardia che sente il

calpestio di passi sconosciuti.

Anche la signora Gertrude tese l'orecchio:--Chiudono la porta.

--Quella stupida servitù avrà certo aperto senza veder prima chi

sia--osservò il Nebioli pronto sempre ad interpretare ogni cosa nel

modo meno benevolo.

Intanto dal di fuori s'intese una voce:--Non c'è bisogno che mi

annunziate. Mi presento, da me.

--È la voce del dottor Beverani--disse la signora Gertrude, pallida ed

inquietissima.

--Il dottor Beverani! Che cosa può volere?--masticò fra i denti il

signor Massimiliano corrugando la fronte.

Si spalancò l'uscio ed entrò un uomo alto e grosso, col bavero tirato

su fino agli occhi, col cappello in testa e con le mani sprofondate

nelle tasche della pelliccia. E sulla pelliccia e sulle falde del

cappello si andavano liquefacendo larghi fiocchi di neve.

--Buona sera! Buona sera!--disse il nuovo arrivato.--Domando scusa se

entro così, ma fa un tal freddo che non ebbi il coraggio di levarmi il

soprabito nell'andito.

Il signor Nebioli avrebbe avuto una gran voglia di mandare a spasso

l'incivile che veniva a colare come una grondaia nel suo salotto da

pranzo, ma il dottor Beverani era una persona di riguardo, medico di

casa da un pezzo, socio di più accademie, cavaliere di più ordini, e

non conveniva usargli scortesia. Inoltre la sua visita non era certo

senza grave motivo e destava una legittima curiosità anche nel signor

Massimiliano.

Il dottore spiegò tranquillamente sopra una sedia la sua pelliccia,

depose sopra un'altra il suo cappello e poi si appoggiò con la schiena

alla stufa.

--Ah qui si respira un'altra aria--egli esclamò soddisfatto.--Dunque,

con più calma, buona sera, signora Gertrude, buona sera, Massimiliano.

La signora Gertrude rispose un timido--_buona sera_--e suo marito emise

alcuni suoni inarticolati.

Però il dottor Beverani non parve curarsi di questo gelido saluto, ed

egli continua:--Beati quelli che possono far salire a forza di legna

il termometro a dodici gradi! Fuori siamo a tre o quattro gradi sotto

zero..... Fui or ora in una casa di poveri ove c'erano dei bambini che

tremavano di freddo da far compassione. Un locale terreno, senza vetri

alle finestre, un focolare spento, e lungo una parete due pagliericci

senz'altre coperte che di miseri cenci. Su una sedia, ravvolta in uno

scialle sdrucito, una vecchia con la febbre addosso. Ha una bronchite

di cui potrebbe anche guarire se andasse all'ospedale...

--E perchè non ci va?--chiese il Nebioli infastidito.

--Perchè la mamma dei bimbi è morta l'anno passato, e durante il giorno

quando il padre lavora, o chi guarderebbe quelle creaturine? Eh! A chi

sta sdraiato nel suo seggiolone vicino al caminetto, la filosofia è

facile e con un paio di sentenze si accomoda tutto... Ma quando le cose

si vedono dappresso, allora è un altro paio di maniche... I comunisti

han torto, ma nondimeno, una volta all'anno, in inverno, divento

comunista anch'io....

--Tanto fa petroliere--saltò su il signor Massimiliano--ma, scusate,

non siete venuto a farci visita che per narrar queste malinconie?

--No davvero, per quanto piacere abbia di veder voi e la signora

Gertrude, non mi sarei spinto fin qui senza una ragione seria, in mezzo

al vento e alla neve.

--Vergine Santa!--sclamò la signora Gertrude--ho in cuore il

presentimento di una disgrazia.

--E che disgrazie volete che ci siano?--urlò suo marito per

dissimulare, secondo il solito, con le grida, l'inquietudine che si era

impadronita anche di lui. E avrebbe continuato nei medesimo tuono, se

il dottor Beverani non avesse preso subito la parola.

--No, no, buona signora--egli disse avvicinandosele e prendendole ambe

le mani--non ci saranno disgrazie. Ho una lettera da consegnare...

--Una lettera? Per me dunque?--interruppe il signor Massimiliano.

--Per voi e per vostra moglie... La persona che scrive vuol essere

sicura che la lettera sia giunta nelle vostre mani... Ha scritto

ancora, e...

--E non voglio veder nulla--gridò il Nebioli voltandosi da un'altra

parte.--Ho capito chi è la persona che scrive; ella è morta per me.

La signora Gertrude avrebbe dato dieci anni della sua vita per trovare

un lampo di energia in quel momento, per farsi consegnar quella

lettera, per aprirla, per baciarne i caratteri; ma era inutile, ella

ormai non sapeva che piangere. E si nascose il volto fra le palme e

soffocò i suoi singhiozzi.

Il dottore non ismarrì punto la sua calma alle brusche risposte del

vecchio bisbetico, ma estrasse di tasca la lettera e ripigliò:--Voi

leggerete questo foglio, Massimiliano.

--Vi dico di no--rispose costui, dando però un'occhiata di sbieco alla

sopracoperta che il medico aveva avvicinato al lume.

--O lo lascierete leggere a vostra moglie.

--Nemmen per idea.

--Allora lo leggerò io... La Margherita me ne dà facoltà... Fatemi

portare una candela perchè alla luce del petrolio io non leggo...

--Vi ripeto--cominciava il signor Massimiliano, quando il dottore lo

interruppe senza riscaldarsi, ma con una certa aria di autorità:

--Io spero che il medico di casa avrà il diritto di farsi portare una

candela e di leggere una carta. Signora Gertrude, abbia ella la bontà

di suonare il campanello.

--Non ce n'è alcun bisogno--disse il vecchio dispettosamente. E

rivoltosi a Gertrude:--Se vuole una candela, accendigliela; sulla

credenza ce ne sono due... che fai lì come una statua? Santa pazienza!

Il dottore teneva sempre la lettera fra le dita; il signor Massimiliano

gliela strappò con un impeto subitaneo.

--Sapete dove meriterebbe di andar questa lettera? Nella stufa.

Quantunque il Beverani fosse certo che una tale minaccia non avrebbe

avuto effetto, egli ficcò gli occhi addosso al suo cliente, che pareva

magnetizzato da quello sguardo e passava la lettera da una mano

all'altra dopo averla tirata fuori dalla sopracoperta ch'egli stracciò

in minutissimi pezzi.

Intanto la signora Gertrude faceva inutili sforzi per accendere il

lume. Le sue mani tremavano ed ella non riusciva a tener fermi i

fiammiferi vicino al lucignolo.

--Lasci fare a me, buona signora--disse il dottore accostandosele con

bontà.--Torni a sedere e si rinfranchi.

--Quella fraschetta ha tempo da perdere--osservò signor Massimiliano

che aveva spiegato la lettera e l'aveva scorsa rapidamente con

l'occhio.

--Dodici facciate fitte! E che scrittura! Figlia pessima in tutto,

anche nella calligrafia!

E gettò con aria sprezzante i foglietti sopra la tavola.

--Son qua io--prese a dire il dottore che si avvicinava tenendo in una

mano la candela, e trascinando con l'altra una sedia.--Non m'ero già

offerto di farvi io la lettura?

--Se volete leggere, fate il vostro comodo. Nè io, nè mia moglie

non aspettiamo lettere, non vogliamo saperne... Per me riprendo la

_Gazzetta_--replicò il Nebioli, quantunque con tuono alquanto più

rimesso. E sedette fingendo d'immergersi nuovamente nel giornale.

--Va benissimo--disse il dottore senza scomporsi. Spinse verso la

tavola la poltrona della signora Gertrude, le accennò di prendervi

posto, estrasse dal taschino del panciotto un paio di lenti, le inforcò

al naso dopo averle forbite col fazzoletto e poi cominciò:

«_Caro babbo, cara mamma_,

«Dopo tanti mesi torno a scrivervi. So che non mi risponderete e non

oso chiedervi che mi rispondiate, ma in ogni modo seppure ho rinunciato

alla speranza di ricevere una vostra lettera e forse di vedervi più

mai, non voglio lasciarvi credere ch'io mi sia dimenticata di voi,

ch'io non vi ami più.

--Si può dare un esordio più pretenzioso?--brontolò il Signor

Massimiliano alzando gli occhi dalla _Gazzetta_.--Ancora ha ragione lei.

--Attendete alla vostra politica--disse il medico.--No, signora

Gertrude, non pianga così!

E ripigliò la lettura.

Nuovi racconti Dopo venticinque anni; Lo Specchio rotto; Il Parassita indipendente; Il Maestro di calligrafia; L'Orologio fermo; La Lettera di Margherita · 第 9 / 11 段