--Io l'avrei ringraziata moltissimo e le avrei risposto con un bel

discorsetto diviso in tre punti. Le avrei detto, come donna, ch'io non

sono una di quelle creature romantiche, le quali dopo avere amato un

uomo, giudicano opportuno di gettargli in braccio la figlia; le avrei

soggiunto, come madre, ch'io desidero che lo sposo della Matilde abbia

qualche anno, ma non già ventisei o ventisette anni più di lei; come

amica finalmente avrei concluso: caro signor Michele, non faccia questa

corbelleria, non prenda una moglie più giovane del suo figliuolo.

Grazie al cielo, Ella ha troppo giudizio, non mi ha fatto la domanda

e io non dovevo farle alcuna risposta. C'era solo il pericolo, che so

io? che la Matilde potesse pigliar sul serio le sue galanterie.... Le

ragazze sono capricciose, pensano poco all'avvenire.... sono capaci di

preferire al sole che nasce il sol che tramonta, senza rammentarsi che

subito dopo il tramonto viene la sera....

--Con altre parole, Ella mi paragona al sol che tramonta.

--E se ne offende quasi! Le par poco il sole?... E un bel tramonto,

in fede mia, uno di quei tramonti cinti di nubi rosate, di vapori

trasparenti e sottili che coronano un magnifico giorno che muore, e

preparano un magnifico domani....

--Motteggiatrice perpetua!

--Non creda. Ci fu un istante in cui temei di dover prender le cose sul

serio.

--Quando?

--Quando ho dovuto rinunziare alla speranza di far passare il suo brio

giovanile per opera di galvanismo, e la maestà del suo portamento per

effetto delle stecche di un busto...

--Un busto! Mi attribuiva un busto?--sclamò il signor Michele

scandolezzato.

--Eh! Ho avuto torto.... E allora, temendo che le sue prove

cavalleresche le dessero battaglia vinta, fui sul punto di

corrucciarmi, e di licenziarla su due piedi.....

--Nientemeno?

--Sì, ma prevalsero in me idee più mansuete. Non volevo darle la

soddisfazione di vedermi in collera, volevo punirla della sua audacia,

e ridere....

--Bella mansuetudine!

--Mi consultai con mio fratello, che, quantunque non paia, è un

savio. Egli mi disse: Ho un'idea. L'amico ha anch'egli il suo tallone

d'Achille, ed è quel figliuolo ch'egli ha lasciato a Venezia e che non

vuole chiamar qui perchè non lo faccia sfigurare.

--Oh signora Amalia, crede ch'io sia così vano?

--Non è nè più nè meno dì tante signore eleganti che non conducono

fuori di casa le loro ragazze quando son grandi. Ebbene, questo suo

figliuolo io non lo conoscevo, ma Gustavo lo aveva visto anni sono,

e mi assicurava che s'egli aveva tenuto le sue promesse doveva esser

diventato uno dei più belli e simpatici giovinotti che si possano

immaginare.--Andrò a prenderlo io--disse Gustavo--vincerò le sue

resistenze, e ove mi riesca di portarlo qui non dubito che egli darà

scacco matto al suo signor padre. Figuriamoci se la Matilde non

dovrebbe trovare estremamente comica la idea di esser la matrigna

di questo Arturo... Eh caro signor Michele, fu un giuoco e potevo

perdere.... il suo Arturo poteva rifiutarsi di venire, poteva essere

un giovinastro sgarbato e dar così maggior rilievo ai pregi dei

suo compitissimo genitore, e allora i nostri imbarazzi sarebbero

cresciuti... Ciò le dà la chiave delle mie inquietudini...

--E anche della sua emicrania?

--Non ne parli. Fu uno stratagemma per evitare le spiegazioni e per

tener lontana da lei la Matilde... Oh! Ella mi deve pagare quei bagni

freddi....

--Io!... A lei?--sclamò l'Arsandi maravigliato che si scambiassero le

parti.

--No, no--riprese la sonora Amalia in tuono conciliativo.--Chi vince

può essere generoso. E io ho vinto. Sa che cosa mi disse la Matilde?

--Che cosa?

--Il signor Michele è un uomo di spirito, ma suo figlio è molto più

simpatico. Era tutto quello che io domandavo... Non si mortifichi,

signor Michele.... Per vincere un Arsandi si è dovuto ricorrere a un

altro Arsandi.... Pensi che gloria per la famiglia!

--Penso.... penso che la signora Matilde aveva torto....

--Torto in che?

--Nel giudicarmi un uomo di spirito.

--Ah non si umilii... Del resto, la metterò subito alla prova... Ella

avrà certo capito che cosa vi sia da fare in questo momento.

--Io?--rispose il signor Michele grattandosi leggermente la nuca--in

verità.... a meno che ella non intenda maritare questi due figliuoli.

--Ah signor Michele, ho proprio paura ch'ella avesse ragione...

--In che senso?

--Scusi sa, ma nel dire che non è un uomo di spirito... Oh via, caro

amico, lei tratta questa faccenda come avrà trattato gli affari di

frutta secche e di spazzole della ditta Bertheen Harris e C.... Ma le

pare?.... Quei due ragazzi si conoscono da poche ore; non si saranno

antipatici, lo ammetto, ma è una buona ragione perchè si sposino?...

Sa Ella se i loro caratteri siano fatti per istare insieme, se i loro

gusti siano conformi, sa Ella finalmente se suo figlio abbia la più

lontana idea di prender moglie?... E quando pure egli l'avesse, crede

che io gli darei mia figlia senza domandar più in là?... Per che razza

di madre mi prende?

--Perdoni, ma Arturo non è un partito disprezzabile...

--Tutt'altro... È anzi troppo per la mia figliuola... Egli è straricco.

--Non esageri. Avrà ventimila sterline.

--Che sono in franchi?

--Cinquecentomila.

--E mia figlia non ha che centomila lire di dote.

--Ce n'è d'avanzo.

--La Matilde non ha ancora 18 anni.

--Arturo ne ha già 22.

--Troppo pochi. Son due fanciulli. E poi suo figlio è artista, ha

bisogno di libertà, di movimento...

--Mio figlio è più sodo e più assestato di me.

--Non ci vuol molto--pensò la signora Amalia. E soggiunse--La Matilde è

cattolica.

--E Arturo è protestante. Le fa caso?

--Oh questo no... E a lei?

--A me? È tutt'uno.

--Cose utilissime a sapersi, ma non se ne fa nulla... I matrimoni si

combinano in questa maniera nelle commedie e nei romanzi, non nella

vita reale e fra persone di giudizio...

La signora Amalia aveva ragione in un modo così evidente, che l'Arsandi

non seppe più che rispondere. Egli balbettò soltanto un _dunque_

interrogativo.

--Dunque mi dispiace davvero, ma non ci vedo che un'uscita... Mi preme

di non parere una madre che accalappii i generi nelle sue reti.... E

così, non se n'abbia a male, io non vorrei trattenere suo figlio qui

che.... fino a domani sera per esempio.

--Ah lo getta da parte come un limone spremuto!

--Che similitudine triviale! Veda, non c'è caso.... Bisogna proprio che

domani sera Ella lo conduca via.

--Che io lo conduca? È pur venuto senza di me.

--Che vuole? Se resta qui lei, ho paura di dover tornar a chiamare il

suo Arturo.

--Insomma ci chiude la porta in faccia.

--Dio guardi!..... Lascino trascorrere un paio di settimane, tanto che

passi il pericolo di sorprese e di riscaldamenti fuori di proposito,

e poi ci facciano una nuova visita, chè saranno i beni accetti.... O

perchè se ne sta imbronciato?.... Se dovrebbe anzi ringraziarmi.....

--Questo poi stento a capirlo.

--Ha una cattiva giornata... Impedisco a lei di fare delle sciocchezze,

voglio allontanare fino il sospetto ch'io abbia teso un laccio a suo

figlio, ed Ella non mi ringrazia?... Mi ringrazierà almeno di questo

consiglio che le do. Se le è tanto grave il peso della vedovanza,

cerchi una donna savia, stagionata, che di qui a dieci o quindici

anni possa curare con mano esperta e con animo indulgente i suoi

reumatismi... Vuol che gliela trovi io?... C'è una sorella nubile del

professore Benvoglio...

--Non mi parli di quell'animale,--proruppe il sig. Michele che aveva un

gran bisogno di sfogarsi con qualcheduno.

--Signor Michele, moderi i termini... Povero professore! Un tipo di

cavaliere da medio evo, un uomo che andrebbe nel fuoco per me e che

sospira ai miei piedi senza speranze....

--Anche per questo mi è odioso... Come mai una donna del suo spirito

può sopportare gli omaggi di quello scimunito?--replicò corrucciato

l'Arsandi gettando via il sigaro.

--Insomma non mi maltratti quel povero uomo che ha una sorella

nubile....

--Signora Amalia, la supplico, non mi spinga agli estremi....

--Oh! oh! Andiamo proprio in tragico--rispos'ella fermandosi a un

tratto e guardando il suo interlocutore con una certa curiosità. Erano

in quel momento dietro una macchia d'abeti e i raggi orizzontali del

sole che tramontava, penetrando tra i frastagli delle fronde e dei

rami, venivano ad illuminare in bizzarra guisa il volto di lei.

In un lampo l'Arsandi le prese e baciò la mano.

--Che cos'ha adesso?--gridò ella facendo un passo indietro.

--Potrà ella perdonarmi la mia aberrazione?--egli chiese con accento

commosso.

Quantunque imbarazzata dalla nuova e singolar piega che prendevano le

cose, ella trovò ancora il modo di scherzare e gli rispose--Quale? Ne

ha avute tante!

--Quella di non essermi accorto subito che la sola donna ch'io potrei

ancora amare sarebbe.....

--Si fermi--interruppe la donna con piglio disinvolto, quantunque con

voce un po' tremula e velata.--Ella è sul punto di dire una corbelleria.

--Signora Amalia, signora Amalia, non rida sempre; mi ascolti per

carità...

--No, non è possibile--diss'ella movendosi per andarsene.--Ma non si

vergogna? Lei passa dalle madri alle figlie e dalle figlie alle madri

con la più candida e ingenua aria del mondo.... C'è davvero qualche

lacuna nel suo senso morale.

--Non mi rigetti così, non mi tolga ogni speranza....

--Venga piuttosto, chè gli altri ci aspettano..

--Capisco che sono stato un fanciullo e che non mi acquistai oggi nuovi

titoli alla sua stima, ma se le memorie della nostra prima giovinezza

non sono ancora scancellate dall'anima sua, se esse si ridestarono in

lei come in me... perchè le giuro, ciò che mi affascinò un istante

nella sua Matilde fu l'immagine di sua madre, fu l'immagine della

gentile creatura con cui venticinque anni fa ci siamo scambiati una

dolce promessa.....

Il lettore si sarà accorto che il cavaliere Arsandi s'era impigliato

in uno di quei periodi nei quali manca assolutamente il filo della

sintassi, periodi arrischiati, che non ammettendo una conclusione

grammaticale, sforzano sovente la mano e trascinano a qualche atto di

audacia. Ed io ho ragione di credere che il signor Michele fosse sul

punto di gettarsi ai piedi della mordace vedovella, quando s'intesero i

passi e la voce di persona che si avvicinava.

--Amalia! Arsandi! Dove diamine si sono cacciati?--Era Gustavo.--Oh

siete qui--- egli soggiunse scorgendoli.--Vi cerco per tutto il

giardino... Mi pareva di seccare quei giovinotti....

A questo punto il Martelli guardò la sorella e l'amico.--Ehi, ci

sarebbe il dubbio che seccassi anche voi?

--Sciocco!--disse la signora Amalia arrossendo. E dopo questo

complimento gli prese il braccio.--Andiamo. Venga, signor Michele.

Costui, pieno di stizza, le si mise a fianco e le bisbigliò

all'orecchio:--Ci riparleremo.

Ella non rispose.

--Ha proprio la cera scura--pensò Gustavo.--Che fosse innamorato

davvero di mia nipote? O che si siano intesi di nuovo con la Amalia? O

che non ci possa perdonare la burla fattagli?--Erano tutte cose sulle

quali egli non poteva chiarirsi finchè non fosse a quattro occhi con

sua sorella.

Non tardarono a giungere dov'erano la Matilde ed Arturo.

--A proposito--disse il Martelli quando furono tutti vicini--bisogna,

Arsandi mio, che spieghiate a vostro figlio da che originale abbiate

tolto una mezza figura ch'egli ha visto nel vostro album, e che, a

sentirlo, rassomiglia tanto a mia nipote.

Il signor Michele stette in forse un momento e poi disse:--Non c'è

nessuna ragione di far misteri. L'originale è qui, la signora Amalia,

venticinque anni fa, quand'io ero ospite de' suoi genitori.

Questa rivelazione non fece sorpresa ad alcuno dei presenti, tranne ad

Arturo che non sapeva rendersi conto del come non vi avesse pensato.

Ma la signora Amalia lo tolse d'imbarazzo.--Vede che cosa significa un

periodo di venticinque anni. Per trovare una rassomiglianza bisogna

passare alla seconda generazione.

* * * * *

La signora Amalia fu incrollabile nei suoi propositi. Ella non accordò

più alcun colloquio particolare al cavaliere Arsandi, e volle ch'egli

ed Arturo partissero nella giornata del domani. È però notissimo a

tutti i conoscenti della famiglia e a tutti i curiosi del paese, che,

dopo quindici giorni e dopo uno scambio assai vivo di lettere, tanto

il padre che il figlio tornarono alla villa, ove Arturo e Matilde

si trattano come due fidanzati. Molti indiscreti vogliono dare per

cosa già stabilita anche il matrimonio fra il cavaliere Arsandi e la

vedova Nottoli, ma la signora Amalia a chi gliene parla dice sempre

che non v'è in ciò ombra di vero. È certo nondimeno che il professore

Benvoglio lasciò la villeggiatura nel massimo furore e discorre delle

signore Nottoli, di Gustavo Martelli e dei due Arsandi con acrimonia di

letterato. Egli odia più che mai l'Inghilterra e vagheggia con passione

sempre più viva l'ideale dell'antica Grecia. Si crede che egli stia per

isposare la serva.

LO SPECCHIO ROTTO

CAPITOLO PRIMO

Patatrac.

Patatin.

Questi due suoni si fecero sentire quasi contemporaneamente una

mezz'ora prima del tempo di desinare in casa del signor Pacifico

Rosettini, dottore in legge e possidente, e loro tenne dietro un

rumoroso pianto infantile. La signora Virginia, seconda moglie

del signor Pacifico, la quale sedeva nel salotto da lavoro curva

sopra un ricamo; il signor Pacifico stesso che stava preparando una

_conclusionale_; la cameriera Adelaide che apparecchiava la tavola, e

due ragazzini fra gli otto e i dieci anni tornati in quel momento dalla

scuola e ronzanti intorno alle casseruole della cucina, convennero

da vari punti sul luogo dond'era venuto il rumore, e accolsero con

differenti esclamazioni e domande un fanciullo che poteva avere poco

più di un lustro d'età e che scendeva una breve e agevole scaletta con

una guancia più rossa dell'altra, un gran furore negli occhi lagrimosi

e i due piccoli pugni stretti in atto di collera e di minaccia.

--Che c'è, Gino?

--Che cosa è stato?

--Hai fatto una delle tue solite?

--Ti sei fatto male?

--Che bambino senza giudizio!

--Via, strapazzatelo per soprammercato.

--Ih! Che strepito!.....

In mezzo a questo fuoco incrociato di punti interrogativi ed

ammirativi, la signora Virginia s'era chinata sul bimbo, e presolo per

disotto le ascelle lo esaminava e palpava da tutte le parti.

--Via, via, non ha nulla--disse il signor Pacifico.

Intanto il fanciullo singhiozzava--Cattiva nonna..... cattiva.....

--Ah! È stata la nonna. Che cosa ti ha fatto?

Gino segnò la guancia sinistra e piangendo con assai più rabbia che

dolore, disse:--Mi ha picchiato qui.....

--Ti ha dato uno schiaffo?..... Ma sarai stato cattivo..... Le avrai

messo sossopra la camera.

--Niente.... niente.... È caduto... solo... lo... specchio.

La cameriera, nell'intento lodevolissimo d'esaminare _de visu_ la

posizione, aveva salito i pochi gradini della scala che metteva

all'appartamento della _padrona vecchia_ e stava già per entrar nella

camera ov'era successo il contrasto fra nonna e nipote, quando sentì

chiuder l'uscio con molta violenza e dare il chiavistello per di dentro.

--Che basilisco!--ella mormorò fra i denti battendo la ritirata.

--Benedetta donna!--soggiunse la signora Virginia.

--Già, già, bisogna lasciarla sbollire da sè--disse il signor

Pacifico.--Ma badiamo bene che anche Gino va castigato.

--Lo castigo io--rispose con una certa ansietà la signora Virginia

mentre faceva riparo al colpevole con la sua persona.

--Siamo intesi--replicò gravemente il marito.--Ehi, signorini, che c'è

da ridere? Subito in camera fin che suoni il campanello del pranzo.

Hanno capito? Ha capito, Giorgio? Ha capito, Roberto?

Queste parole erano indirizzate ai due ragazzi poc'anzi accennati,

figli del primo letto del signor Pacifico. Essi si avviarono lentamente

alla loro stanza canterellando--Torototela torototà.

--Mal educati!--brontolò il signor Pacifico, senza badare che questo

rimprovero veniva a ricadere sopra di lui--Mal educati! E rientrò nel

suo studio.

Gino fu condotto via da sua madre che gli asciugò le

lagrime--Cattivello che sei, perchè sei andato a disturbare la

nonna?..... Adesso venga qui ad aspettare il castigo.

Il bimbo guardò la genitrice con aria d'incredulità, e in prova del suo

ravvedimento appena giunto nel salotto da lavoro rovesciò il paniere

ove la signora Virginia teneva le sue lane da ricamo.

--Gino, Gino--gridò la mamma--vuoi proprio un altro schiaffetto?--E lo

minacciò con la mano.

Ma Gino aveva cacciato le gambe entro il paniere e si rotolava sul

pavimento con tanta grazia e rideva con sì schietta allegria, che la

signora Virginia ebbe una voglia matta di dargli un bacio anzichè uno

schiaffo.

Il furbacchiotto capì benissimo le disposizioni materne; quindi non si

spaventò punto nel veder la signora genitrice alzarsi dalla seggiola,

ma anzi con raddoppiata ilarità levò in aria le gambe con suvvi il

paniere tanto da farlo parere una cornucopia rovesciata.

--Domando io--disse la signora Virginia raccogliendo da terra il suo

Gino e pigliandoselo in braccia--domando io come si fa a schiaffeggiare

un visino simile.

E continuava, rivolgendosi a un interlocutore immaginario--Guardate mo;

non vi pare che si vedano ancora i segni di quelle cinque brutte dita

lunghe ed ossute?..... Che orrore!.... Picchiarmi il mio Gino.....

Nè paga di guardarselo e di baciarlo da tutte le parti, lo portò

davanti allo specchio, e contemplandone con infinita compiacenza

l'immagine, tornò a dire--Un bambino simile!

Gino, incoraggiato così, ripetè la frase--Brutta nonna.

La madre gli mise una mano sulla bocca.--Non si dicono queste parole...

Mi racconti piuttosto che cos'ha fatto... Ha rotto lo specchio grande

della nonna?

--No... il piccolo.

--Quello fatto come un _o_?

--Sì, sì--rispose Gino--come un _o_ grande.

--Ma che bravo bambino!--esclamò la signora Virginia.--Conosce già le

vocali.--Indi ripigliando un tuono che voleva esser serio:--Ah lei

ha rotto lo specchio che somiglia ad un _o_; così ha fatto gridare la

nonna... la nonna è stata troppo buona, non le ha dato che uno schiaffo

solo, io gliene darò due.

Dette queste parole, amministrò al delinquente due schiaffetti piccoli

e gentili che arrivando su quelle guancie pienotte diedero un suono

grasso e simpatico; indi lo depose in terra e continuò:--Adesso poi

bisogna prepararsi a domandar perdono alla nonna. Stia attento e ripeta

quello ch'io dico: _Signora nonna_... Andiamo, via, Gino... _Signora

nonna_.

--_Signora nonna_....

--Bravo. Così va bene. Avanti: _Le domando scusa_....

--_Le domando scusa_.....

--_Di quello che ho fatto_...

--_Di quello che ho fatto_...

--_E le prometto_... Serio, Gino, non bisogna ridere. _E le prometto_...

--_E le prometto_...

--_Che non lo farò mai più_. Ha capito?... _Che non lo farò mai più_.

--_Che non lo farò mai più_.

--Bravissimo. Faccia conto ch'io sia la nonna, si metta lì in fondo,

venga verso di me e torni a dir tutto quello che ha detto.

Il bambino con aria grave e marziale si condusse fino alla parte

opposta, là si girò tutto di un pezzo e fisò i suoi occhi biricchini

in viso alla signora madre. La signora madre guardò lui nella stessa

maniera, e ambedue scoppiarono in una sonora risata. La quale risata

nel piccolo Gino si prolungava in maniera da impedirgli di fare un

passo e da incutere un legittimo timore di serie conseguenze; onde

la signora Virginia si alzò e corse alla riscossa del suo rampollo,

prendendoselo nuovamente in braccio e dichiarando ad alta voce che un

demonietto uguale non vi era stato e non vi sarebbe mai e poi mai.

Questa eccellente lezione di belle creanze fu interrotta dall'annunzio

che la minestra era in tavola.

--Dunque, Gino, siamo intesi--disse la signora Virginia dando la mano

al bimbo e avviandosi con esso verso il salotto da pranzo.

Ivi si trovavano Giorgio e Roberto, il primo dei quali aveva

già versato un poco di vino sulla tovaglia, e ivi giungeva,

contemporaneamente alla moglie e all'indomabile Gino, il signor

Pacifico asciugandosi col fazzoletto i sudori e dichiarando che non era

possibile immaginarsi la quantità di persone venute al suo studio nel

corso della giornata.

--Come se non bastassero i clienti--osservava l'egregio signor

Pacifico--ci sono le faccende pubbliche. E non c'è mica caso di

lavarsene le mani... Oh sì!... Vi dicono che bisogna prestarsi

pel paese, che bisogna fare, lavorare, ecc. E ora c'è Consiglio

provinciale, e ora Consiglio comunale, e poi la relazione sul gaz.....

Giorgio sta quieto..... e poi le ferrovie, e il bilancio..... Roberto,

va a vedere che cosa fa la nonna che non viene a pranzo. Insomma, basta

avere un grano di cervello in zucca che in questo benedetto paese tocca

far tutti i mestieri.....

E il signor Pacifico spiegò il tovagliuolo, tornò a passarsi il

fazzoletto sulla fronte e si atteggiò a vittima dell'amor di patria.

Poscia il suo occhio olimpico degnò abbassarsi al piccolo Gino.

--Lo hai castigato?--egli chiese alla moglie corrugando la fronte.

--Sicuro.

--Così va bene.--E soggiunse:--Si fa pel tuo meglio, caro. Se

diventerai un uomo pubblico.....

--Scotta--gridò Gino con voce piagnucolosa, occupandosi più della

minestra che degli augurî paterni.

--Soffia, bambino, soffia--suggerì la signora Virginia--Così... O vuoi

che passiamo nell'altro piatto?

--La nonna non vuol venire a pranzo--disse Roberto che rientrava in

quel momento in salotto.

--Non vuol venire? Te lo ha detto lei?

--Sicuro. È chiusa in camera. Ho picchiato. Prima non ho inteso che un

brontolio... Poi ho picchiato di nuovo; e lei s'è alzata di dov'era

a sedere, perchè ho sentito mover la scranna, e gridò brusca: _Chi è

là_? Le dissi che ero io e che venivo a ricordarle che il pranzo era in

tavola e che l'aspettavamo.--O credete forse ch'io sia sorda e che non

abbia inteso il campanello?--ella rispose. A pranzo non vengo perchè

non mi accomoda di venire e non mi seccate.

Dopo questo sproloquio Roberto sedette al suo posto e immerse con

grande enfasi il cucchiaio nella zuppiera di riso.

Il signor Pacifico fece un viso disgustato, e si rivolse alla

moglie:--Prova tu.

La signora Virginia, che in mezzo a' suoi difettucci non aveva fiele

di sorta, rinnovò infruttuosamente il tentativo di Roberto; il signor

Pacifico ottenne lo stesso risultato, cosa che offese il suo amor

proprio, e convenne quindi rassegnarsi a desinare quel giorno senza la

nonna.

CAPITOLO SECONDO

La signora Paola, chè così si chiamava la nonna, aveva settant'anni

sonati; ma era ancora assai vigorosa. Il suo passo era franco e sicuro,

l'occhio vivo, il volto solcato da pochissime rughe. I suoi capelli

erano quasi tutti bianchi, non radi però, chè anzi di poco ne era

scemato cogli anni il volume. E docili ancora si bipartivano con bella

regolarità sulle tempie dando una maestà severa alla sua fisonomia.

Ella era anche buona e caritatevole, la signora Paola, nè in famiglia

si mostrava punto esigente come usano talvolta le persone dell'età sua.

Anzi se qualcheduno aveva davvero bisogno di lei, se v'erano malati in

casa, ella diveniva un miracolo di attività e di abnegazione. Fuori

che in queste occasioni si notava in tutto il suo contegno un certo

riserbo, un desiderio frequente di solitudine e di silenzio. Non era

espansiva nè col figlio, nè con la nuora, nè coi nipoti. Verso questi

ultimi era affettuosa, ma senza gli spasimi che le nonne sogliono

avere. Il solo Gino, che cacciava il naso dappertutto e non aveva

soggezione d'anima viva, penetrava volentieri nel santuario della sua

camera e forzava le carezze della rigida matrona. Appunto una di queste

visite era finita colla catastrofe dello schiaffo. Che cosa facesse

Gino lo sappiamo; non ci siamo però ancora reso ragione dell'impeto

subitaneo della signora Paola.

A capacitarcene è forza conoscere qualche fatterello assai semplice.

Nuovi racconti Dopo venticinque anni; Lo Specchio rotto; Il Parassita indipendente; Il Maestro di calligrafia; L'Orologio fermo; La Lettera di Margherita · 第 5 / 11 段