Sarebbe opera utile al trionfo della Pace il cercar di correggere
nelle scuole, e in particolar modo nell’insegnamento storico, la
troppo facile e cieca ammirazione dei grandi macelli e dei famosi
macellatori; il combattere la leggierezza, il linguaggio inconsciamente
barbarico con cui s’avvezzano i giovanetti a raccontare e a descrivere
le stragi più orrende, con l’idea falsissima che siano una cosa sola
l’indifferenza per lo spargimento del sangue e il coraggio; l’educarli
a congiunger sempre all’ammirazione del valore guerriero un sentimento
di pietà profonda per le vittime e di alto rispetto per la vita umana;
il far sì che al sentimento della necessità ed anche della santità di
certe lotte cruente uniscano sempre quello d’un orrore doloroso per
questa necessità medesima e la speranza che un giorno essa non sia più
per l’umanità che un ricordo funesto e non abbiano più a sorgere statue
d’eroi sopra piedestalli di carne umana lacerata. Se questo si facesse,
non avverrebbe così di frequente d’udir persone civili e gentili,
non per altro che per spirito d’avventura o per ambizione di gloria
patriottica o per scopo d’educazione nazionale, esprimere placidamente
il desiderio di una guerra, senza che dieci voci indignate s’alzino
loro d’intorno a dire che hanno proferito la parola più stolida e più
scellerata che possa uscir dal labbro d’un uomo.