III. — È un errore....

È un errore il credere che si educhino i giovani al coraggio e

ai sacrifici patriottici destando in essi il furore della gloria

soldatesca e quella febbre d’orgoglio nazionale, che non è amor di

patria sapiente, ma orgoglio individuale, dilatato e larvato. Si

destano in loro, insieme con questi sensi, un desiderio spensierato

della guerra, un disprezzo facile e crudele della vita altrui e altre

passioni e tendenze che li sviano dal culto degli alti ideali. Ma

quanto al farne dei cittadini forti e dei soldati intrepidi, la cosa è

diversa.

Nel fatto, sui campi di battaglia e nei cimenti della vita civile,

si vedon far mala prova molti di quelli che eran più smaniosi della

lotta, molti patriotti furibondi e squassapennacchi terribili, ed anche

uomini a cui l’educazione letteraria o militare diede tutti i caratteri

apparenti del cittadino valoroso o del bravo soldato, e mostrare invece

una intrepidità e una fermezza inaspettata giovani e uomini maturi,

d’indole grave e modesta e d’idee miti e ragionevoli, i quali non

avevan dato innanzi alcun indizio della loro forza. La fermezza e il

coraggio, in costoro, derivano da un sentimento profondo di dignità

personale, dalla coscienza di combattere per una causa giusta, da

un concetto particolare che hanno della vita, e da altre forze mal

definibili che sono in fondo all’animo loro. Su queste forze non hanno

potere alcuno quelli che credono di formar dei prodi cittadini e di

suscitar degli eroi gridando perpetuamente alla gioventù: — Patria,

armi, sangue, guerra, gloria!

Questi non fanno che seminar del vento e ritardare il cammino della

civiltà col mantener vivo il pregiudizio funesto che si fortifichi un

popolo inebbriandolo d’ambizione e facendogli adorare la spada.

Lotte civili · 第 21 / 30 题