Mi dimandaste l'altro giorno, che ci ritrovamo in casa di M. Giulia
mia carissima cognata; che vuol dire, che essendo moglie disi gentil
litterato, qual è il S. Onofrio non vi dessi alle lettere come fanno
alla età nostra tante nobili Madonne; & tante illustre Signore non
vi potei all'hora rispondere, per la venuta di quelle Signore, che
sprovedutamente ne sopragiunsero, hor che mi ritrovo nel mio studiolo
tutta sola & sfacendata, vi rispondo, si non in tutto come vorrei,
& voi per aventura desiderate, almeno come dalla debolezza del mio
intelletto m'è conceduto, & vi dico che non sò da qual parte mi rivolga
per studiare; se mi do alla Theologia temo non cader in qualche mala
sospitione et che di me, si dica, che io sia Pelagiana, ò Manichea,
ò Anabatista ò Arriana. Se mi volto a Grammatici, essi poverelli non
sanno ne ragionare, ne giudicar d'altro che de nomi & de verbi, di
sillabe & di accenti, debbo volgermi alli spinosi Loici, alli Severi
Philosophi, alli odiosi Sophisti, a litigosi legisti, ò a lascivi
poeti? ne a questi credo mi consiglierete già voi? L'è adunque meglio
che io li lasci star in pace, & che mi trattenga nelli esercitij
dalle donne sin'hora usitati; io non voglio doventar poetessa perche
veggo che quelle che si danno alle lettere non si sanno (fuor di
que) rassettar un paio di calze ò lavarsi un moccichino. Io non so la
piu bella via di farmi stimare & honorare al mondo, che con l'esser
casta, modesta, taciturna, & humile, senza tante lettere & senza
tante philosophie: vi ho detto quanto m'è occorso per hora, intorno a
tal fatto. Se ci vedremo con la corporal presentia, forse vi renderò
dell'altre ragioni che vi pareranno assai piu probabili. Di casa
nostra.