AURELIA MAGIA A M. LAURA CERUTA.

Mi dimandaste l'altro giorno, che ci ritrovamo in casa di M. Giulia

mia carissima cognata; che vuol dire, che essendo moglie disi gentil

litterato, qual è il S. Onofrio non vi dessi alle lettere come fanno

alla età nostra tante nobili Madonne; & tante illustre Signore non

vi potei all'hora rispondere, per la venuta di quelle Signore, che

sprovedutamente ne sopragiunsero, hor che mi ritrovo nel mio studiolo

tutta sola & sfacendata, vi rispondo, si non in tutto come vorrei,

& voi per aventura desiderate, almeno come dalla debolezza del mio

intelletto m'è conceduto, & vi dico che non sò da qual parte mi rivolga

per studiare; se mi do alla Theologia temo non cader in qualche mala

sospitione et che di me, si dica, che io sia Pelagiana, ò Manichea,

ò Anabatista ò Arriana. Se mi volto a Grammatici, essi poverelli non

sanno ne ragionare, ne giudicar d'altro che de nomi & de verbi, di

sillabe & di accenti, debbo volgermi alli spinosi Loici, alli Severi

Philosophi, alli odiosi Sophisti, a litigosi legisti, ò a lascivi

poeti? ne a questi credo mi consiglierete già voi? L'è adunque meglio

che io li lasci star in pace, & che mi trattenga nelli esercitij

dalle donne sin'hora usitati; io non voglio doventar poetessa perche

veggo che quelle che si danno alle lettere non si sanno (fuor di

que) rassettar un paio di calze ò lavarsi un moccichino. Io non so la

piu bella via di farmi stimare & honorare al mondo, che con l'esser

casta, modesta, taciturna, & humile, senza tante lettere & senza

tante philosophie: vi ho detto quanto m'è occorso per hora, intorno a

tal fatto. Se ci vedremo con la corporal presentia, forse vi renderò

dell'altre ragioni che vi pareranno assai piu probabili. Di casa

nostra.

Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori · 第 194 / 268 题