L'è pur grande il dispiacere ch'io sento d'intendere che viviate in
tanta maninconia & habbiate cambiato quel vostro benigno Giove nel
maligno Saturno: non ridendo mai, non mai pigliando alcun solazzo ne
divisando con gli amici delle cose che cottidianamente accascano, ma se
pur vi piace d'imitar Pithagora nel serbar del silentio, perche non vi
piace similmente di serbar quel suo divin precetto COR NE EDITO. Ilche
altro dir non voleva salvo che macerar non si dovevamo, ne affligerci
cotanto il spirito, dalla cui afflittione ne nasce la consuntione
delle ossa, si come la sacra scrittura canta: desiderarei pur da voi
sapere, qual profitto trar possiate dal starvene si dolente come a
tutte l'hore fate. non sogliono gia star cosi quelle anime che sperano
nell'immortalità, quelle anime (dico c'hanno Christo con esso loro)
lequali anchora che col corpo sieno in terra, l'animo però loro sempre
alberga et stassi in cielo d'onde ancho ne trasse l'origine sua: state,
state, lieta, & lasciateci godere della vostra dolce conversatione, la
quale apre il Paradiso a chi n'è fatto da voi degno. Di Cremona alli
XX. d'Aprile.