L'è vero che vostro marito morendo di subita & sproveduta morte vi è
cagione di farvi piangere piu dirottamente di quello che per aventura
fareste se in altro modo havesse restituito lo spirito al cielo & io
vi dico che niuna sorte di morte si doverebbe da noi con piu ardente
affetto desiderare, essa almeno non ci fa marcire ne letti, non vota
le spiciarie, ne ci fa divenire odiosi a parenti et amici. Fu da molti
invidiata la morte di Trophonio & di Agamede, di Andragora, di Nicanore
& di G. Carbone per esser avenute all'improviso. Io non vi niego già
che la morte repentina non sia un certissimo argomento dell'humana
fragilità & che seco non rechi infinito stupore a chi non è bene
instrutto della miseria humana: dico però all'incontro, che tutte le
volte che n'habbiamo buona opinione della salute del defunto ch'ella
si dovrebbe piu di qualunque altra morte da noi bramare. Sarebbe
indubitatamente da pensar male di chi vivendo pieno di sceleratezze &
tutto colmo di iniquità & repentinamente morisse. Il vostro consorte ha
sempre vissuto da vero, et da perfetto Christiano, non è da dubitare
che questo non li sia stato conceduto da Iddio per un singolar
privilegio: sarebbe in vero stato cosa pur troppo pietosa il veder
per molti & molti giorni affannatamente languire si virtuosa et santa
anima, qual fu la sua. Deh consolative adunque di una solida & ferma
consolatione: siate pur certa, che s'egli fu tale nell'intrinseco, qual
estrinsecamente sempre si dimostrò ch'egli sia nel cielo empireo, & in
perpetuo goda quelle celestiali bellezze quai sempre desiderò mentre
qua giu con esso noi angelicamente portandosi conversò: & qui faccio
al mio scrivere fine. state lieta & piacciavi per l'avenire se vi pare
di sapere mal sofferire simili accidenti, pigliare Christo per vostro
marito, ilquale non muore mai, anzi da vita perpetua alle cose caduche
transitorie & mortali. Dalle tre Pievi, alli XX. d'Aprile.