Letto che io hebbi le vostre dolcissime lettere, incontanente chiamai
ambidui li nipoti vostri, & si lor dissi quanto faceva di mestieri,
per dargli miglior creanza & per rimuoverli da quelli brutti studi,
ne quali del continuo occupati si stanno: ma certamente a quel che
io mi aveggo, hò gittato tutta l'opra come quelli far sogliono, che
predicano al deserto: m'è venuto per tanto voglia di rassimigliarli a
quella gemma detta Antrace, della stirpe de carbonchi, a cui è cosa
peculiare l'estinguersi nel fuoco & ardere nell'acqua. Oh quanti ne
veggio di tal natura che se li essorto divengono languidi et nell'opra
rimessi, se da qualche cosa li sconforto tutti si accendono: se
lor faccio grato servigio mi doventano nemici & se li tratto male,
molto piu mi apprezzano & fannomi vezzi. Ricordomi d'haver letto
in Plutarco ritrovarsi alcuni ingegni, simili a quella Pietra che
si chiama Draconite; la quale polir non si pò, ne artificio alcuno
suole mai admettere: a questa pietra rassimiglio io alcuni ingegni
e ispetialmente quelli de vostri nipoti, poscia che ridur non si
possono ad alcun civil costume & honorato esercitio. Io vorrei (si
come piu fiate lor hò detto) imitassero quelli che seco portano alcune
gemme, altri contro l'imbriachezza & altri contra la celeste saetta:
cosi anch'essi havessero sempre con esso loro alcuni precetti della
christiana philosophia: per rimediare con prestissimo antidoto alle
infirmità dell'animo. ne altro intorno a questo vi dico. Iddio li
aiuti. Di Lucca alli X. di Febraio.