PILESTRINA DA CASTELLO A M. CATHERINA ET A M. TARSIA DA CASTELLO S.

Non mi direte già piu care sorelle che io non sia amica di Christo poi

che m'ho dimostrata amica della pace qual hoggi hò fatto con la mia

adversaria et nel vero, ne sono molto contenta d'haverla fatta, perche

mi stava piena di amaritudine, tutta via pensando alla vendetta, et al

risentirmene non feminilmente, ma con valore maschile & martiale hora

conosco esser vero ciò che M. Tullio ne scrisse che non sol essa era

dolce, ma che anchora piacevole, soave, & amichevole era il suo nome;

& che per lei si conservavano in buono stato non sol le cose publiche,

ma ancho le private, hora potrò dir di buon cuore & non simulatamente,

DIMITTE NOBIS DEBITA NOSTRA, SICUT ET NOS DIMITTIMUS DEBITORIBUS

NOSTRIS: questo vi ho voluto far intender con questa mia polizza; acciò

vi rallegriate, & facciate il medesimo. Di casa nostra.

ISABELLA VILLAMARINI PRINCIPESSA DI SALERNO ALLE NOBILISSIME SIGNORE

RIGHETTA VIOLANTE, ET PORTIA SANSEVERINE S.

Domani nell'aurora, vi aspetto, perche n'andiamo insieme a

communicarci; cioè a ricevere quel santissimo sacramento instituito

dal Salvatore nostro volendo egli abbandonare questo mondo et salir al

cielo, & questo fece perche fusse segno perpetuo et perpetua ricordanza

dell'amaro supplicio per noi miseri peccatori in croce sostenuto,

resta hora che ci andiamo con pura fede, & crediamo che per noi

indubitatamente sia morto Giesù, & ch'egli ci habbi con la morte sua

aperto il Paradiso, chiuso l'Inferno, rotto la fronte a Sathan & vinto

la rapace morte: bisognerà di più conservare per l'avenire i suoi santi

precetti, quai egli dette pria che questa santissima cena instituisse:

state (vi prego) tutta notte in oratione, pregando l'eterno padre

ci mandi lo spirito suo ne cuori nostri, perche abbruggi col suo

fuoco tutte le immunditie et tutte le lordure de comessi peccati:

io vi ricordo che si come li ottimi rimedi sogliono recar morte se

con debito modo non si riceveno, cosi li sacramenti di Giesu Christo

sogliono essere salutevoli alli degni & mortali a chi indegnamente li

riceve: scordative ogni vanità; scacciate da voi ogni altro pensiero,

ogni altro amore, fuor che di unirvi per fede con Giesu Christo, &

mai da lui per alcuno momento di tempo non separarvi: voglio signore

facciamo per l'avenire una nova vita: voglio che abbandoniamo questo

cieco mondo, cioè le sue concupiscentie & gli suoi inganni, & che

doventiamo christiane de fatti & non di nome solo. Voglio, che i nostri

ragionamenti sieno sempre dell'honor d'Iddio, della gloria de beati,

& delli eterni supplitij che sono a reprobi apparecchiati: & questi

faremo sempre quando saremo tra noi: ma quando ci accaderà però essere

in conversatione di qualche signora, a cui più piaccia l'honor del

mondo, che quello d'Iddio, parlaremo di Lucretia (quel raro lume della

Romana castità) di Sophronia similmente Romana, di Sabina imperatrice,

di Monima, di Milesia, & di Veronica Chia, ambedue sagge & mogli del

gran Mitridate: parleremo di Theoxena, di Neera Salentina, di Evadne,

di Iocasta, di Erigone, & di altre molte che valorose furono, non ci

faremo a cotesto modo, tener chiettine & pur di cose honorate saranno i

ragionamenti nostri: non altro. Di casa nostra alli X. d'Aprile.

Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori · 第 95 / 268 题