LA CONTESSA DI MONTE L'ABBATE À SUOR. A. B.

La professione della vita monastica qual faceste già molti anni

sono, richiederebbe che voi menaste altra vita di quella che menate;

imperoche si come nella faccia piu offendono i Nevi & le Verrucole; che

nelle altre parti del corpo le gran macchie & le horribili cicatrici:

cosi piccioli peccati paiono sempre più grandi nelle persone religiose;

la vita de quali fu già proposta à noi altri per un chiaro essempio &

norma di ben vivere. Considerate (vi prego) che vogliano dir que veli

che portate in capo: certo non altro solevano significare che castigo

et mortificatione delle membra. considerate quella parte delle vostre

vestimenta che volgarmente si chiama la patientia; & vedrete quel

ch'ella vuole dimostrare si come ad Ercole cavatosi di dosso la pelle

del leone, non si conveniva punto quella veste milesia, con laquale

serviva ad Omphale: cosi mal si conviene à voi di haver lasciato la

vita monacale & vivere hora in tante delitie che non ne gustò mai la

metà la delitiosa Messalina. non dico già che sempre io approvi il

monastico rigore: ma ben vi dico che si come l'arco troppo tirato si

rompe, cosi l'animo troppo rimesso & ocioso si spezza & perde ogni suo

vigore. Deh ritornate al monistero, dove ad un tratto meno offenderete

Iddio, & l'honor della casa vostra & qual reputatione credete voi che

recar vi possi l'assidua prattica de dissoluti scolari qual voi havete?

mutate, mutate vita, & non aspettate che la divina sferza ve la faccia

mutare. Iddio da mal vi guardi. Di Vinegia.

LUCRETIA DI ALICROTTA ALLA S. D. CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI

ALIFFE S.

Non hò ne lingua, ne parole atte ad isprimere (valorosa donna) il

dolore, che hò sentito nella morte del vostro honoratissimo consorte;

la cui vita era à molti vita, & la cui salute ad infiniti porgeva

salute: & chi è colui si di rigido diaspro composto che non pianga

et non si doglia veggendo colui dal mondo partirsi che di humanità &

di religione tutti gli altri pari suoi avanzava: et haveva sempre le

ricchezze sue esposte alli servigi de suoi amici & cari benvoglienti?

Quanto havrebbe meritamente da pianger non sol voi, che li foste cara

consorte, ma tutto'l regno di Napoli veggendosi privato di si honorato

cavagliere: concedo liberamente che tal perdita sia stata troppo

grande, nondimeno, tolerar si deve, percioche cosi suol avvenir alla

debolezza nostra; cosi accade alla conditione della vita comune, & di

questi frutti dacci spesso la iniquità della fortuna. Confortative però

signora poi che fragile, caduca, & mortale è l'humana generatione: &

con tal patto & legge nasciamo, che morir ci bisogna ogni & qualunque

volta che à Iddio piaccia: scrisse Pindaro che altro non eravamo che

un'ombra & un sogno, & non meno elegantemente di lui il medesimo ci

espresse Theocrito, di due pastori favellando. Dalli fati siamo noi

guidati & inevitabili sono li fati: la morte non perdona à veruno,

tocca i fenili, batte i tuguri, et percuote l'alte Torri de Potenti

Rè: se muoiano le città, quanto piu facilmente pò morir l'huomo di

cui scrisse Omero non potersi cosa piu fragile ritrovare. veggiamo

estinta Babilonia superba di grossa muraglia, di bellissimo tempio,

& de sospesi orti; Veggiamo estinti Tiro per l'ostro & per la porpora

altiero; veggiamo estinto Corinto dalla finezza del metallo nobilissimo

reputato: et pareracci strano che un'huomo muoia? Certamente Signora

mia tutte quelle cose che secondo la natura ci accadeno, sono da

reputar buone, & qual cosa pò esser piu naturale che chi è mortale una

volta, muoia? temperate adunque le lagrime, perdonate al dolore, et

per darvi un'utile consiglio (benche forse vi parerà alquanto acerbo)

preparatevi anchora voi al morire, con ferma speranza di rivederlo in

cielo, & in eternamente goderlo, senza temere, che piu rubato, ò dalla

podagra danneggiato vi sia: ne piu oltre mi stendo, perche so che savia

siete, & saviamente in cotal caso vi portarete; Iddio padre delle

consolationi sia quel che vi consoli (quando le mie lettere per se

bastevoli non sieno). Di Cremona alli VII. d'Aprile.

Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori · 第 94 / 268 题