Per quanto intendo, tutto'l male che è avenuto a M. Clara, è
proceduto dall'ira vostra: la colpa è adunque di voi stessa, se danno
sostenuto havete ne casi vostri veramente si come i fanciulli sovente
si feriscono mentre altri vogliono ferire, per l'inesperienza che
hanno delle arme, cosi l'ira spesse fiate nuoce a noi stessi, mentre
cerchiamo d'offender altrui. non dovevate gia voi si leggiermente
credere che M. Priamo vi havesse ingiuriato, perche si come soliti non
siamo di credere alle prime novelle che ci vengono ò liete, ò triste
ch'elle sieno: cosi non dovemo subitamente credere a quello che ne
persuade l'ira nostra: ma devesi differir la fede ch'ella desidera
per alcun giorno. Si come per la nebbia i corpi, cosi per il sdegno
le cose ci paiono sempre maggiori di quel che sono. perdonatemi se
vi dispiaccio cotai cose dicendovi: non dovevate voi mai correre si
impetuosamente alla vendetta come fatto havete. si suole da savi far
il contrario nel vendicarsi, di quel che si fa de cibi nel mangiarli.
niuno mangia salvo quando ha fame, ma la vendetta non si deve usare,
salvo quando non se n'ha voglia di farla, perche non accenda troppo.
temo io grandimenti che questa vostra strabocchevole & quasi perpetua
ira non vi travagli, & conturbi la desiata quiete a quella guisa, che
noi veggiamo l'assidua tosse conquassar il corpo. Se io circa questo
potrò in qualche cosa giovarvi, non pretermetterò cosa veruna a fare
(pur che sappia che vi risulti a utile, & a piacere) ne aspetterò
giamai che l'opera mia mi sia da veruno richiesta: state sana, &
amatime. Da Pusilipo alli XIII. di Marzo.