L'altro giorno mi vennero (per lor gratia) a visitare alcune honorate
Madonne, lequali molto di voi si dolsero per havervi udito biasimare
le donne litterate, & che quando udite che alcuna donna habbi composto
qualche bella opera, ve ne ridete, ne fate scherno et ne pigliate
giambo, ne vi si puo per alcun modo persuadere che ciò sia vero.
Credereste piu agevolmente la natura della Chimera, & del Tragelafo
anzi che le femine possino esser dotte: poverella voi chi v'ha posto
in capo si strana opinione? adunque crederete non esser vero che una
femina detta per nome Carmenta fusse quella che ritrovò le lettere?
& pur questo confessano tutti li antichi istorici. Se adunque le
lettere sono inventione delle Donne: perche vi dispiace che le donne
con ogni studio ci attendino? Adunque non potrete voi credere che
Polla Argentaria moglie di Lucano scrivesse della guerra di Cesare
& di Pompeio, scrivesse dieci libri di selve, scrivesse Saturniali,
scrivesse dell'incendio di Roma, dell'incendio di Troia, & della
calamità di Priamo? Adunque crederemo che Claudia moglie di Statio
dottissima non fusse? adunque mosse dalla vostra falsa openione non
crederemo che Corrina la Tebana facesse cinque libri de Epigrammi et
cinque fiate superasse Pindaro tenuto il prencipe de poeti Lirici?
Saranno favole per voi le cose memorabili che si raccontano della
dottrina, di Pamphila, di Damophila, di Sosipatra, di Carisena, &
di Istrina Reina de Scithi: laquale, per il testimonio di Erodoto,
insegnò al figliuolo detto Sile, lettere Greche? ma lasciamo stare le
antiche Donne: diciamo de le moderne. havete voi inteso della dottrina
rara delle figliuole del Moro Inglese, & delle Bilibalde figliuole di
Bilibaldo Alemanno? havete considerato mai con attentione che poesia
sia quella ch'esce della poetica fantasia della Reina di Navara, della
S. Laura Terracina, della S. Violante Sanseverina, dalla S. Genevra
Villa fuora, della S. Emilta Angosciola, et della nostra virtuosa M.
Giulia Ferreta? havete voi mai letto il libro della vera Tranquillità
che ne dette gli anni passati la dotta penna della S. Isabella Sforza?
Vorrei leggeste le faconde prose della S. Princessa Anna Estense, et
della sua creata Olimpia morata; io vi supplico a non lasciarvi piu
di bocca uscir si fatte parole per quanto vi è caro l'honore. oh se
ciò sapessero tante & tante grandi & valorose donne, lequali, lasciato
l'ago, poste si sono alli studi, vi lacerarebbono con Iambi piu che
Anacreontici et con satire piu mordaci che non sono quelle di Persio
& di Giuvenale. fate a mio modo, (che da madre vi consiglio,) datevi
anchora voi alle buone lettere, perche non ci è altra via di ricuperare
i nostri primi honori, & la nostra vecchia reputatione: non ci è il
miglior modo per fuggir la tirannia de gli huomini, & per guardarsi
da le lor insidie, che di riccorrere alli santi studi delle dottrine &
divine et humane. Vi ho voluto avisare di questi rumori che sparsero le
parole che alli di passati diceste alla presentia di alcune forastiere,
dove si ritrovò similmente il vostro M. Ortensio, & di voi stranamente
si scandalizò, & m'hebbe a dire che s'egli creduto havesse che ciò
dicessi di buon cuore che piu non vi voleva come era di suo solito ne
amare, ne riverire. hor pensate da voi stessa, quanta perdita sarebbe
questa: state adunque in voi raccolta, & se aviene che alla presenza
vostra piu di cotai cose si favelli, parlatene altrimenti di quel che
fatto havete per il passato overo per mio consiglio tacerete. Di Villa:
alli X. d'Agosto. baciate da parte mia le vostre belle figlie.